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Helloween – Rabbit Don’t Come Easy (2003)

Pubblicato il 19/03/2006 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Rabbit Don't Come Easy
Autore: Helloween
Genere: Power Metal
Anno: 2003
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:95

Dopo la pausa post “The Dark Ride” gli Helloween ritornano sulla scena con un album che unisce moderno con passato. Il power è tornato nelle vene dei ragazzi tedeschi, ora con una nuova formazione, oltre infatti ai classici Deris, Weikath e Grosskopf , abbiamo Sascha Gerstner direttamente dai Freedom Call, che sostituisce Roland Grapow alla chitarra, e il mostruoso Mikkey Dee (Motorhead) alla batteria (escluso per le canzoni “Don’t Stop Being Crazy” e “Listen to The Flies” dove vi si esibisce il batterista “ufficiale” Mark Cross proveniente dai Metalium). Mark Cross verrà sostituito poi a fine album da Stefan Schwarzmann, per via di una mononucleosi. Da notare che Rabbit.. è il primo album degli Helloween dopo il ribaltone all’interno del gruppo, culminato con l’abbandono (o la cacciata, a seconda dei punti di vista..) di Grapow e di Uli Kusch. Ma passiamo all’analisi dell’album:
Il cd si apre subito con il singolo “Just a Little Sign”, bellissima canzone power metal, molto veloce e completa, dove le zucche ci fanno sentire che sono tornate più in forma che mai. Deris ci delizia con i suoi bellissimi acuti, mentre Sascha si dimostra subito un validissimo sostituto di Grapow, duettando con maestria nella classica battaglia di assoli con Weikath, si prosegue di bene in meglio con “Open Your Life”, che procede alla grande tra acuti ed assoli fantastici come da stile da Helloween, che ci fanno dimenticare in fretta il Dark album precedente. Come da tradizione Helloween, non può mancare l’happy metal song! “The Tune”, una canzone semplice, ma dal ritmo trascinante, con le zucche che si esibiscono al massimo delle loro capacità. La successiva “Never Be a Star” si apre con una melodia indiana (!!!) che viene per fortuna quasi subito sostituita da una più marziale e cupa. Andi si esibisce in ottimi acuti altisonanti. Dopo l’esplosione delle chitarre ecco la strofa live (???) che scompare prima della conclusione tra gli acuti quasi metallici (per il timbro particolare) del singer tedesco. Eccoci giunti a “Liar” canzone che si apre con uno stile molto diverso dal solito, quasi thrash. Qui Andi sfoggia una voce oscura e tenebrosa, comunque ben fatta che dimostra che il biondo singer possiede ottime doti (non ce ne accorgiamo solo adesso!!). Si prosegue con “Sun 4 The World” che si apre anch’essa con una melodia indiana. Il ritmo della canzone è blando, e la voce di Deris appare quasi lamentosa. Per fortuna il bel ritornello ci da un po’ di tregua. La canzone inizia a diventare interessante dopo la solita esibizione di Sascha e Weikath, alle quali fa eco anche la tastiera di Jorn Ellerbrock, e dove finalmente Deris canta come sa fare. Giunge il turno di “Don’t Stop Being Crazy” canzone lenta, dove una armoniosa melodia sostiene un calmo Deris fino al ritornello dove tira finalmente fuori la voce, poi è la volta di “Do You Feel Good” che si apre con una musica distorta, dall’effetto mixato, alla quale si aggiungono batteria, chitarre e basso. La voce di Andi appare anch’essa distorta. La mixata viene bruscamente interrotta dalla furia degli Helloween, per poi riprendere al ritornello, distorto anch’esso. La distorsione (ma a che serve??) viene poi totalmente abbandonata dopo la seconda strofa. Qui oltre alle classiche chitarre e ai loro giri di assoli si aggregano anche Mikkey Dee e una velocissima tastiera. Con “Hell Was Made in Heaven” si ritorna al Power puro, anche se Deris accenna ogni tanto ad una voce Dark (ma è fissato?!). Il ritornello è molto bello e il buon singer ci delizia con leggeri acuti (visto che siamo in tema) quasi celestiali.
Procediamo a “Back Against The Wall” che si apre con un’orrenda distorsione che procede a sostegno di un cupo Deris fino al ritornello, dove finalmente il ritmo si fa un po’ più interessante.. l’intermezzo musicale alza solo di poco il basso livello di questa canzone che secondo me è la meno bella del cd. E’ ora il turno di “Listen To The Flies” dove finalmente si ritorna ai veri Helloween. Il ritmo è veloce e Mark Cross può finalmente farci sentire quello che sa fare. Andi ritorna a farci sentire i suoi magnifici acuti, come i bravi Sascha e Weikath e le loro scale, egregiamente supportati da Markus “Testone” Grosskopf.
Arriviamo all’ultima canzone dell’album, la controversa “Nothing To Say” che si apre con uno stile molto rock stagionato. Ma non è ancora nulla rispetto a quello che sentiremo al pre-ritornello.. REGGAEE!! Dagli Helloween avevo sentito di tutto, ma questo mi mancava.. Il ritornello è comunque molto bello, con una solita ottima prova di Deris. La canzone con il procedere si accende anche se per poco infatti gli assoli delle chitarre sono solo accennate, prima della conclusione dove Andi conclude accompagnato dalla musica fino al coro di ranocchie bruscamente interrotto.
Conclusione: Questo cd segna il grande ritorno degli Helloween, anche se continuano ad avere qualche fase “oscura”. La voce di Andi, le chitarre la grandiosa batteria sono una delizia per le orecchie. Come detto in precedenza questo cd unisce Helloween vecchio e nuovo stile, meritandosi di norma di entrare nella vostra collezione di cd. Solo se amate il genere, sia ben chiaro.. Ultimo appunto finale, questo cd è molto bello, il debutto dei Masterplan uscito nello stesso periodo con i due “transfughi” Grapow-Kusch lo fu altrettanto anche se mooolto più tecnico, diciamo allora che non tutto il male vien per nuocere..

Tracklist:
1. Just a Little Sign
2. Open Your Life
3. The Tune
4. Never Be a Star
5. Liar
6. Sun For The World
7. Don’t Stop Being Crazy
8. Do You Feel Good
9. Hell Was Made in Heaven
10. Back Against The Wall
11. Listen To The Flies
12. Nothing To Say
13. Far Away

Line-up:
Andi Deris (Vocals)
Michael Weikath (Guitars)
Sascha Gerstner (Guitars)
Markus Grosskopf (Bass)
Mikkey Dee/Mark Cross (Drums)

Sito ufficiale: www.helloween.org

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