Slider by IWEBIX

Summoner – Winter Solstice (2003)

Pubblicato il 21/03/2006 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Winter Solstice
Autore: Summoner
Genere: Death Black Melodico
Anno: 2003
Voto: 7+

Visualizzazioni post:44

Album davvero gradevole questo dei lariani Summoner, ben aggrappati al genere di death/black melodico, che pescano un po’ dalla scuola svedese di Inflames e Dark Tranquillity e un altro po’ dai Children of Bodom e dai Cradle of Filth. A tutto questo aggiungiamo la voce femminile di Nadia su diversi pezzi e quelle in versioni “ospiti” dei cantanti di Node e Ancient. Il difetto che si può trovare in quest’album è probabilmente la troppa similitudine con i gruppi citati sopra, alcune canzoni (come “My Epitaph”) hanno gli stessi giri melodici di altre dei “Maestri” del genere (in questo caso “Cathode Ray Sunshine” dei Dark Tranquillity) ma in generale, come detto inizialmente, l’album mischia bene questi ingredienti e a me, che sono un grande adoratore di questi generi, è piaciuto parecchio. L’album, il primo completo di questo gruppo che in precedenza aveva inciso solo un demo, si apre con “Following Your Insight”, che parte stile At The Gates, riffs pesanti, accelerazione di batteria, voce cupa, poi i riffs cambiano e lasciano spazio alla melodia, accompagnata da una tastiera spesso presente, e la voce di Nadia ci porta al primo break, poi giunge il ritornello davvero molto “swedish style” di un pezzo che comunque attenua la sua furia solo nella seconda parte, crescendo in un finale molto intenso. Un pezzo lungo con molte influenze e ben riuscito. Le influenze svedesi si notano subito nella title-track, accompagnate a tratti dal bravo tastierista Stefano, che scrive tutti i testi e le canzoni assieme al chitarrista Joe. Proprio Joe, assieme a Nadia, ci conduce nella parte intermedia della canzone, lenta e melodiosa, prima del ritorno di tutti gli strumenti, dell’arrivo di Paolo a turbare la quiete e della conclusione nel solito stile, molto coinvolgente. Le successive due tracce, “Gaia Flowered Mantle” e “The Epoch of Stillness” sono ambedue senza voce femminile, molto improntata sullo stile Children of Bodom la prima, anche se i cambi di tempo ci riportano di nuovo agli Inflames. Anche qui la tastiera di sottofondo dona un tocco gentile che contrasta con la voce di Paolo, che nella seconda parte denota uno stile alla Dany Filth. “The Epoch of Stillness” rimane nello stesso stile, Hugo e Joe alle chitarre si rincorrono sempre più velocemente, mentre nel break tutti i suoni si estremizzano per un tratto fino a ricordare i vecchi Dimmu Borgir. Poi si riparte con calma sotto la sostenuta batteria di Massimo, ritornando al consueto “Summoner Style” fino al termine. Nella successiva “In Dreamy Lullabies” ritorna Nadia a dettare con Paolo, il pezzo si alterna tra la dolcezza di lei e la ferocia di lui, mentre gli strumenti accelerano sempre più. Il break è quasi radiofonico, lento e oppressivo, poi si riparte in pieno swedish style, per un’altra canzone molto lunga (come tutte in questo album), dove comunque i Summoner mostrano di trovarsi a loro agio in mezzo a tante sonorità. Tocca a “My Epitaph”, ho già detto sopra dell’eccessiva somiglianza con un altro brano, c’è da dire comunque che il pezzo presenta anche altre caratteristiche, è più variegato, ha degli spunti di tastiera notevoli, ha un attacco molto black verso metà canzone, quando i cantanti sussurrano e prosegue poi su questi canoni, e quando il testo della canzone ci dice “cradle” non possiamo non pensare ai vampirici inglesi tra gli ispiratori dei Summoner. Il penultimo pezzo è “Renewed”, qui i Summoner si spostano verso zone un po’ più estreme, stile At The Gates e confezionano un pezzo molto bello, deciso e compatto, anche se non mancano le aperture melodiche e un assolo di chitarra nel finale che ho apprezzato molto. L’ultimo pezzo è “Forever Fellows”, anche questo un po’ più duro rispetto ai primi, la voce femminile qui non c’è più, i passaggi di tastiera sono meno virtuosi, il grosso è fatto dalle chitarre cupe, dal basso e dall’incessante batteria. La voce di Paolo è qui molto screaming con frequenti passaggi al black. Analizzando quindi il lavoro dei ragazzi, mi sono trovato di fronte ad un album che si lascia ascoltare volentieri, ben registrato, che può presentare il difetto di portare poca originalità ma che non potrà non piacere a tutti gli amanti del death e del black melodico.

Tracklist:
1- Following Your Insight
2- Winter Solstice
3- Gaia Flowered Mantle
4- The Epoch of Stillness
5- In Dreamy Lullabies
6- My Epitaph
7- Renewed
8- Forever Fellows

Line-up:
Paolo – voce maschile
Nadia – voce femminile
Hugo – chitarra
Joe – chitarra
Luca – basso
Stefano – tastiera
Massimo – batterista

Sito ufficiale: www.summonersite.com
Contatti: info@summonersite.com

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *