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Alias – Rock, groove, sexy and funky (2005)

Pubblicato il 26/03/2006 da in Demo | 0 commenti

Titolo: Rock, groove, sexy and funky
Autore: Alias
Genere: Hard rock
Anno: 2005
Voto: 8

Visualizzazioni post:86

Questo è un disco che non lascia indifferenti.
Non stiamo parlando propriamente di metal (per di più è cantato in italiano), anche se le influenze ci sono, ma ci sono anche molto funky, hard rock, gocce di pop qua e là, il rock anni ‘70 e certi virtuosismi ben noti, ad esempio, agli appassionati di shred. Un prodotto complesso, quindi, un primo aspetto di cui tenere conto. E che dire dei membri del gruppo, personaggi poliedrici del bolognese e dintorni, che, oltre a formare questo gruppo, si sono infiltrati in un considerevole numero di altre band, fra cui un tributo ai Guns and Roses (Muppet Suicide), uno a Led Zeppelin e Deep Purple (Coda) e uno a Vasco Rossi (Stupido Hotel), continuando con l’hard rock e il glam degli anni ’80 (Sex4Cash), il metal più classico (Basic Dreams), e anche qualcosa totalmente al di fuori del metal (Barock Project)? Cosa pensare di un gruppo i cui membri suonano in tutte queste altre band? Che sono dei pazzi scatenati sull’orlo della schizofrenia, pronti per una bella perizia psichiatrica con sconto comitiva, o grandi appassionati di musica, senza paraocchi purché sia ben suonata e dia modo di esprimere appieno le proprie potenzialità e i propri interessi? Ascoltare per credere, ma non si tratta di capricci del momento.
Il disco stesso è poliderico. Si parte con “Scossa”, piena di vigore, facilissima da memorizzare nonostante la sua lunghezza e la complessità delle melodie, si prosegue con “Binario morto”, che ripropone il tema della vita come viaggio, in modo tremendamente reale, pezzo ritmato, velocissimo, senza un attimo di pausa, frenetico come un viaggio che potrebbe anche non portare da nessuna parte, si conclude con “Angelo di vento”, malinconica ma non distruttiva. In mezzo, altri episodi degni di rilievo, come “Ultima poesia” (che si afferma fra tutte per il testo più bello), o la rockeggiante, più immediata, dolce e amara “Bambolina elettrica”.
Gli strumenti, forti di una produzione di ottimo livello, hanno tutti il giusto peso; si dà finalmente rilevanza al basso, che qui è tutto fuorché un semplice riempitivo, e basta ascoltare un pezzo a caso per rendersene conto. Anche le chitarre fanno i loro dovuti assoli, eppure non si trasformano in fastidiose sbrodolature senza capo né coda, ma anzi riescono sempre a preservare il giusto equilibrio, creando un sound ben amalgamato, espressione chiara di un lavoro lungo e di una coesione interna che fa onore ai membri degli Alias.
I contenuti potrebbero, ad un primo sguardo, apparire banali, ma soffermandosi un attimo in più non è difficile cogliere molte sfumature poetiche nei testi, anche solo piccoli frammenti, che cambiano completamente la canzone. Un esempio per tutti è contenuto nel ritornello della struggente “Diario”, il frammento “tanto la notte capirà”. Che idea: la personificazione della notte, non più entità da cui fuggire, da maledire, ricca di mostri e spiriti di ogni genere, ma un’amica comprensiva, una di quelle che non fa troppe domande nei momenti di crisi, che sa tacere quando è il momento giusto, ma che comunque resta in vigile attesa, pronta ad aiutare e a non lamentarsi. Stesso discorso per la già citata “Binario morto”, e non lascia indifferente neppure il testo dell’ottima “Freedom”, brano relativamente lento, di grande impatto, grazie a una serie di ottimi assoli da parte delle due chitarre e a un’introduzione strumentale di una quarantina di secondi che prepara ad un’atmosfera rarefatta e malinconica, il respiro di chi non si lascia abbattere dalle sconfitte, che sembra pervadere l’intero brano. Ma non bisogna fermarsi ora: per fortuna arrivano in rapida successione le grintose “Replay” e “Sexy & funky” a scrollare di dosso la tristezza dai sensi di chi ascolta.
Non c’è bisogno di dire molto altro, se non che l’attività live degli Alias riprenderà a fine aprile dopo quasi un anno di pausa. Il disco è caldamente consigliato a chi suona (saprà apprezzare meglio i tecnicismi di cui è pieno il disco), a chi, pur dedicandosi anima e corpo al metal, non disdegna ogni tanto anche qualcosa di più “leggero” (per modo di dire), a chi pensa che la musica possa essere divertimento, ma anche un modo per riflettere, e anche a chi non si rispecchia in nessuna di queste categorie, perché ampli, anche se per un millesimo di secondo, i propri orizzonti musicali.

Tracklist:
1- Intro
2- Scossa
3- Ultima poesia
4- Non dire no
5- Diario
6- Binario morto
7- Bambolina elettrica
8- Freedom
9- Replay
10- Sexy & funky
11- Angelo di vento

Line-up:
Mirko Bacchilega: voce
Massimiliano Scarcia: chitarra
Marco Rizzi: chitarra
Giambattista Giorgi: basso
Giacomo Calabria: batteria

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