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Marduk – Plague Angel (2005)

Pubblicato il 27/03/2006 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Plague Angel
Autore: Marduk
Genere: Black Metal
Anno: 2005
Voto: 7.5

Visualizzazioni post:53

L’amore smisurato che provo per la band svedese risale al 1999 quando comprai, insieme ad un amico, quel Panzer Division Marduk che divise la critica, ma permise a me di scoprire lo sconfinato e affascinante mondo del metal più estremo.
Da allora più di cinque anni, un live di alta fattura e due album ci separano da questo Plague Angel, arrivato come inaspettato regalo natalizio da parte della mia dolce metà che mi ha fatto scendere più di una lagrima (si passi l’arcaismo molto romantico) di gioia per l’emozione e di ringraziamento verso quella ragazza.
Il precedente platter a firma Marduk vedeva l’avvicendarsi dietro le pelli dello storico drummer Andersson in favore di un più tecnico e spaccaossa Dragutinovic, mentre questo lavoro di fine 2004 vede invece il cambio più profondo e se vogliamo basilare del bassista e del front man. Tornano nelle fila Devo Andersson, che negli albori della band rivestiva il ruolo di secondo chitarrista, e soprattutto l’importante cambio di cantante, che vede tal Mortuus al posto del grandissimo Legion. Dal canto suo Morgan alla chitarra, fondatore, leader maximo e deus ex machina della band ci da dentro e tenta di sfornare un album malvagio e tellurico, come sempre marchio di fabbrica dei Marduk, e stavolta complice una produzione differente dagli ultimi lavori riesce appieno nell’impresa.
World Funeral del 2003 aveva l’ingrato compito di risollevare la band dopo la delusione della Grande Danse Macabre (2001), e in parte era riuscito nell’impresa. Questo Plague Angel continua il discorso iniziato in World Funeral accentuando la componente cattiva e riprendendo parecchi spunti da quel capolavoro di Panzer Division Marduk (musica che esprime così tanta cattiveria l’ho sentita solo negli Slayer… scusate se è poco).
“The Hangman of Prague” inizia lasciando subito il dubbio all’ascoltatore: come si può andare così veloci e così precisi suonando black metal? E signori la risposta sta nel nome. Marduk: sinonimo di coerenza e capacità allo stesso tempo affiancanti da classe e tecnica. Non c’è pace per noi, “Throne of rats” non fa che aumentare l’odio trasmesso dall’album con riffs taglienti e cattivi e un drumming a firma Dragutinovic a dir poco disumano, devastante nei blast beat a velocità infernali, quasi innaturale nei tappeti di doppia cassa.
Un mid tempos come “seven Angel, Seven Trumphet” ci ricorda perché i Marduk hanno raggiunto così tanta fama (sebbene il pezzo ricordi molto “Bleached Bones” di World Funeral, un pezzo geniale). Le continue pause nel pezzo non fanno altro che aumentare la tensione espressa dalle lyrics cantate da un Mortuus in buona forma. “Life’s Emblem” è un pezzo molto old style, black metal tiratissimo e riff di chitarra gelidi, ma nel complesso è un po’ stantìo come brano. Stesso discorso vale per “Steel Inferno” che comunque risulta un buon pezzo, ma molto fine a se stesso (che sa tanto di riempitivo e contorno ai brani forti).
La lunga “Perish in Flames” può essere considerata uno degli Hi-light del disco. Geniale nella sua composizione, marcia lugubre di demoniaca malvagità segnata da un lunghissimo e malato scream inziale di Mortuus. Lunga litania di tempi lenti con lyrics molto mortifere, che ricordano la Grande Danse Macabre, fino alle accelerazioni di doppia cassa nella sua parte centrale, segno tangibile della varietà del song writing di Morgan, sempre un passo fuori dagli stereotipi black metal. Immancabile poi un pezzo veloce da neanche due minuti e mezzo ed è “Holy Blood Holy Grail” che porta giusto giusto alla cattiveria concentrata di “Warschau” una geniale pietra miliare di pura follia lanciata a seimila all’ora che sembra uscita da un campo di battaglia (e torna ripetitiva l’influenza di Panzer Division Marduk).
Quattro minuti di brano strumentale orchestrale chiamato “Death March”. Oddio i Marduk si danno al sinfonico! No! Piccolo esperimento di una marcia militare cupa e lugubre che si adatta come un guanto alle atmosfere dei Marduk, sebbene brano orchestrale. Geniale.
“Everthing Bleeds” torna sui canoni black metal più intransigenti e quindi velocità ignobili per riff sulfurei di chitarra e basso. Di nota anche le lyrics basate sulla storia di giovanna D’Arco.
In generale un album davvero ben strutturato, con una produzione di alto livello volutamente grezza, che dona alla chitarra un che di sanguigno, molto più presente rispetto alle produzioni cristalline degli Abyss dei precedenti album. Unica nota sta nel nuovo entrato Mortuus, che dona una prestazione notevole ma che non ha ancora minimante scalfito l’affetto per Legion, che rimarrà lo storico cantante dei Marduk nei secoli a venire. Se ci fosse stato lui il voto sarebbe slittato in alto verso un otto o più. Se col tempo noi fans ci abitueremo a Mortuus allora qualcosa cambierà! Rimane però intatta la classe di chi non si fa influenzare dal mondo ma lo influenza con la musica.

Tracklist:
1- The Hangman Of Prague
2- Throne Of Rats
3- Seven Angels,Seven Trumpets
4- Life`s Emblem
5- Steel Inferno
6- Perish In Flames
7- Holy Blood,Holy Grail
8- Warschau
9- Deathmarch
10- Everything Bleeds
11- Blutrache

Line up:
Morgan Steinmeyer Håkansson – chitarra
Devo Andersson – basso
Emil Dragutinovic – batteria
Mortuus – voce

Sito Ufficiale: www.marduk.nu

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