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Kaledon – Legend of the Forgotten Reign, chapter I : The Destruction (2002)

Pubblicato il 28/03/2006 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Legend of the Forgotten Reign, chapter I : The Destruction
Autore: Kaledon
Genere: Power Metal
Anno: 2002
Voto: 8

Visualizzazioni post:69

Questo album di debutto dei romani Kaledon risale al 2002 e all’epoca riscosse notevoli successi per la bellezza della musica qui proposta, un power metal classicissimo, a cominciare dal drago in copertina, per continuare con il concept tipico del reame buono del re Antillius contrastato dal perfido re Carnagus che vuole la distruzione del magico regno di Kaledon. Ovviamente, per gli stessi motivi elencati sopra, l’album si attirò le aspre critiche di tutti coloro che non amano il power metal o che semplicemente, e non a torto, lo accusano di non poter fare a meno di certi ingredienti ormai triti e ritriti. A mio parere personale, le cose migliori dei Kaledon le vedremo più avanti, dato che il loro principale autore, il chitarrista Alex Mele, ha fatto sapere che la saga dei Kaledon avrà bisogno addirittura di sei album per essere completata. In questo album di debutto, tuttavia, i ragazzi confezionano una prova discreta, grazie anche al bravissimo David Folchitto degli Stormlord dietro le pelli che aggiunge quel tocco di tecnica che spesso manca ai batteristi power, se escludiamo “mostri” come Zimmermann (Gammaray), Terrana (Rage) e Jorg Michael (ex Stratovarius) che tra l’altro è stato recentemente contattato dalla band per le registrazioni arrivate al terzo capitolo. Tornando ai dettagli dell’album, rimandiamo all’ottimo www.kaledon.com per le spiegazioni del concept, e partiamo dall’intro “The Calling” epica e battagliera nel finale, poi si parte con una vera bomba di pezzo, “In Search of Kaledon”, classicissima power song con ritornello ultra orecchiabile che accontenterà i patiti di power fin da subito. Una cosa che mi ha fatto un po’ storcere il naso, e che si ripercuote per tutto l’album, purtroppo, sono i cori, secondo me un po’ troppo “artigianali”, e l’utilizzo delle voci sovrapposte che creano un po’ di confusione, d’altro canto il lavoro delle chitarre e gli assoli sono molto validi, anche se, per ovvi motivi di genere, un amante dei virtuosismi non sceglierà il power per accontentare le sue esigenze. Il pezzo successivo è “Army of the Undead King”, sostenuta da un Claudio Conti alla voce davvero dotato sulle parti alte, se vogliamo meno power del pezzo precedente, appare infatti più “massiccio”. Tocca ora a “Thunder in the Sky” e si torna al power più classico, con velocità e ritmi serrati, un pezzo davvero bello con un riff che da’ forse l’idea di “già sentito” ma che si dimostra ottimo. E come non metterci una ballad per spezzare un po’ il ritmo sostenuto? Tocca quindi a “Streets of the Kingdom”, pezzo che mi piace un sacco, che rispecchia la tristezza dei soldati che vedono le strade del loro regno devastate e progettano vendetta per l’onore del loro re imprigionato. Segnalo anche un’ottimo assolo nella seconda parte del pezzo, prima del ritornello finale, e qualche inserto tecnico di David sempre nel finale. Anche la successiva “Spirit of the Dragon” richiama alla mente gruppi come gli Stratovarius, data anche la sinfonia che Daniele alle tastiere dona al pezzo. Qui Claudio canta a sprazzi in maniera più “cattiva”, mentre in altre parti del pezzo sale altissimo. Il ritornello è composto da un coro davvero scatenato, l’assolo strumentale è bello e compatto e il pezzo complessivamente è ben fatto. Sulla stessa scia è anche il seguente “Hero of the Land”, con un coro estremamente bello e tirato, una parte centrale strumentale gradevole e ben fatta dove segnalo il basso di Paolo e le chitarre di Alex e di Tommy e il finale del pezzo in crescendo, come la tiratissima voce di Claudio. Dei cori ecclesiastici aprono “God says Yes”, seguita da schitarrate classiche e da un bell’inizio strumentale, specialmente della tastiera, prima del sopraggiungere di Claudio. Il pezzo è un crescendo di cori e di velocità, sullo stile dei primi Freedom Call, il risultato è molto gradevole, per un pezzo che lascia intravedere speranze di salvezza per il regno grazie all’intervento divino. Si prosegue con “Deep Forest”, pezzo molto lento e di durata abbastanza ridotta, a dire la verità mi pare l’episodio meno riuscito del cd, con la voce di Claudio non proprio a suo agio quando deve cantare in tonalità più bassa, apparendo quasi sforzato. Penultimo pezzo dell’album è “Desert Land of Warriors”, che dopo un’apertura diciamo “normale” si apre in un ritornello molto coinvolgente e prosegue su ritmi sostenuti e piacevoli, ad una velocità supersonica. Nel finale poi il ritmo cresce ancora di più e i ragazzi hanno tempo di darci qualche assaggio della loro tecnica con una serie di rapidi cambi di tempo e di melodie finali mentre Claudio sale con la voce a livelli elevatissimi. L’ultimo pezzo è il più lungo dell’album, “The Jackal’s Fall”, aperto in maniera sinfonica addirittura da degli archi, poi i sussurri esplodono e ci regalano una bella suite metallica con un coro molto epico ed orecchiabile (sempre che si riesca a canticchiare una canzone a questi livelli di voce..), a tratti melodica, altre volte più grintosa, inserti di tastiera molto azzeccati, insomma, i Kaledon mettono in questo pezzo tutto quello che sanno fare, e siccome pare che lo sappiano fare molto bene, il pezzo non può che essere bello! Gli assoli che ci sono nella seconda parte del pezzo sono davvero validi, da ascoltare un sacco di volte. E sebbene i Kaledon si mantengano fino alla fine aggrappati ai cliché del power inserendo perfino la voce narrante all’interno della canzone, il lavoro complessivo dei ragazzi romani in sede di debutto è molto buono e il voto alto rappresenta la mia personale fiducia in un gruppo che si propone come valida proposta italiana in un panorama piuttosto piatto e che stenta a trovare i successori dei gruppi storici come Helloween, Stratovarius e Gammaray.

Tracklist:
1. The Calling
2. In Search of Kaledon
3. Army of the Undead King
4. Thunder in the Sky
5. Streets of the Kingdom
6. Spirit of the Dragon
7. Hero of the Land
8. God says yes
9. Deep Forest
10. Desert Land of Warriors
11. The Jackal’s Fall

Line-up:
Alex Mele – Lead, Rhythm Guitars & Backing Vocals
Claudio Conti – Lead & Backing Vocals
Tommy Nemesio – Rhythm Guitars
Paolo “Animal” Lezziroli – Bass Guitars & Backing Vocals
Daniele Fuligni – Keyboards, Piano & Harpsychord
David Folchitto – Drums

Sito ufficiale: www.kaledon.com
Contatti: contact@kaledon.com

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