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Heraldry – Shadows of Ancient Skies (2004)

Pubblicato il 29/03/2006 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Shadows of Ancient Skies
Autore: Heraldry
Genere: Power Symphonic Metal
Anno: 2004
Voto: 9

Visualizzazioni post:52

Abituato come sono a demo cd underground, mi sono ritrovato spiazzato davanti a tanto lusso: gli Heraldry infatti sono già lanciati dalla Northwind Records e mi arrivano nell’elegante confezione di vendita, con cd serigrafato, booklet completo e, sopratutto, bella musica ben registrata. La proposta dei ragazzi romani è un ottimo power sinfonico che strizza l’occhio ai neoclassicismi degli Stratovarius, alla nobiltà di stile degli Angra di “Angel’s Cry” e dintorni, fino a ricordare, parlando dell’Italia, qualche similitudine con gli Skylark, anche se gli Heraldry sono meno “tastiera-dipendenti” dei milanesi di Antonini. Il cd si apre con “Dream Fighter”, aperta da una rombante cavalcata chitarristica di Antonio ed Enzo e dalla doppia cassa, prima di lasciare spazio alla tastiera di Michele (che nell’album suona anche il basso) e alla voce di Max. Il pezzo è una bella power-song, alternata dalle parti sinfoniche e dai cori di Max. Dovessi associare a Max un cantante per similità di voce, prenderei Joacim Cans degli Hammerfall, anche se Max ha una voce più dolce e meno “tagliente”. Ovvio che essendo nel power non si scappa dalla doppia cassa, dalla voce acuta, dal ritornello ripetuto svariate volte, ma a chi piace il genere questo cd è veramente consigliato, se non altro per le influenze che abbiamo citato sopra. Secondo pezzo è “Afterglow”, aperto dalla tastiera molto calma e poi sorretto dalle chitarre, qui molto maideniane (gli Heraldry erano un tempo una cover band degli Iron), prima dell’arrivo di Max alla voce. Il pezzo è abbastanza lento, si risveglia all’improvviso nel ritornello (e un richiamo a Matos qui pare di udirlo, ma questo non è affatto un male, anzi secondo me è una garanzia di qualità, essendo fatto tutto molto bene) e nell’assolo centrale, di chitarra prima, di tastiera e di basso poi, con la batteria sempre a mille. Pausa intermedia di chitarra classica suonata dal cantante, il pezzo si trasforma in una ballad, poi cresce di nuovo e torna ai veloci e dinamici ingredienti e al ritornello finale, non prima però di un assolo di chitarra da brividi. Tocca ora a “Last Warrior’s Cry”, lento all’inizio, solo chitarra, voce e tastiera, poi si apre quello che secondo me è il pezzo più bello dell’album, riproposto anche come bonus-track in versione edit. Tutti gli strumenti ai massimi livelli che si esaltano, soprattutto nel bridge e nel ritornello, per un pezzo che è un potenziale singolo e che piacerà un sacco anche a chi non ascolta metal. Vorrei far notare anche gli intermezzi prog dei ragazzi in questo pezzo, che si aggiungono davvero come la ciliegina sulla torta. Da ascoltare fino alla fine, senza pensare a nulla fuorché alla musica che ci pervade. Quarto pezzo è “Landscape”, strumentale, messa a metà album probabilmente per spezzare il ritmo dei pezzi, tutti molto lunghi, e farceli godere meglio dopo questa pausa chitarristica, non estremamente virtuosa se non nel finale, ma comunque ad ottimi livelli (per intenderci, preferisco Ferlazzo negli assoli delle altre canzoni). Siamo al quinto pezzo, “The Fortune Teller”, aperto da una voce oscura prima che gli strumenti comincino a spandere le loro note. Va segnalata in questi ultimi tre pezzi la decisa sterzata verso il prog (o power-prog per essere più precisi) dei ragazzi, gruppi come Dream Theater e Fates Warning vengono chiamati in causa, fusi con tratti di doppia cassa, di cambi di tempo (la parte centrale solo strumentale è notevole) e di un parziale accantonamento della voce di Max che compare solo nei tratti essenziali e che per una volta deve farsi da parte, sopraffatta dalla bellezza delle trame musicali. La tastiera chiude dolcemente il pezzo e apre “Heraldry”, dall’inizio che pare addirittura epic, fin quando la vena sinfonica dei ragazzi non torna e non ritornano evidenti i richiami ai maestri Angra. Qui la voce di Max è un po’ più “dura”, i testi sono un po’ classici (il re che detiene il potere, la corona, la gloria e l’eterna luce) e nella parte centrale io ci sento qualche vago richiamo ai primi Rhapsody, che subito scompare nella parte progheggiante, accompagnata poi da un bel lavoro delle due chitarre di Antonio ed Enzo prima della ripresa di Max per i ritornelli conclusivi e l’epica atmosfera finale, con tanto di squilli di trombe. Chiude il cd “Shadows of Ancient skies”, scritta addirittura da quattro membri del gruppo su cinque, aperta da una bella marcia introduttiva che sfocia in un pezzo che fonde alla perfezione power e prog, dove tutti gli strumenti sanno andare ad incastrarsi tra loro, mi piace segnalare in particolare il basso e la tastiera, visto che di chitarre scrivo sempre fino alla nausea.. la crescita del pezzo è continua e costante, il ritornello non ha la doppia cassa ma colpi precisi e mirati di Fabrizio, tastiera e chitarre eseguono meravigliosi assoli intrecciandosi fra loro, poi la tastiera di Michele rimane sola e Max la sospinge, con altissima voce, ad un lento ritornello, mosso dalle onde del mare, che sfuma pian piano, dopo averci regalato grandi emozioni. Per concludere, mentre nello stereo risuona la radio-edit di “Last Warrior’s Cry” che chiude il cd, poche volte un prodotto italiano mi ha così tanto entusiasmato. Un album eccezionale, che vi conquisterà subito e che non finirete mai di apprezzare, una piccola gemma nel panorama del power metal italiano. Attendo i ragazzi in futuro per le prossime uscite, sperando di vederli sempre più in alto!

Tracklist:
1- Dream Fighter
2- Afterglow
3- Last Warrior’s Cry
4- Landscape
5- The Fortune Teller
6- Heraldry
7- Shadows of Ancient Skies
8- Last Warrior’s Cry (edit version)

Line-up:
Davis Mastrantonio – voce
Antonio Machera – chitarra
Enzo Ferlazzo – chitarra
Marco Machera – basso
Michele Garolla – tastiere
Fabrizio Machera – batteria

Sito ufficiale: www.heraldrypage.com
Contatti: rydden@libero.it
Sito etichetta: www.northwindrecords.com

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