Slider by IWEBIX

Black Hill – Nasty Nights (2005)

Pubblicato il 3/04/2006 da in Demo | 0 commenti

Titolo: Nasty Nights
Autore: Black Hill
Genere: Glam
Anno: 2005
Voto: 7.5

Visualizzazioni post:88

Non sai che il rock è morto? Se vuoi ascoltami, parla di cose tristi, quelle vendono milioni e più di dischi. Un bacio a chi indovina da quale canzone è tratta questa citazione. Ad ogni modo, non è per niente vero che il rock sia morto, e i toscanissimi Black Hill ce lo dimostrano, proponendo un disco auto prodotto composto da sette tracce di glam, che ci catapultano negli anni Ottanta, quando questo genere era all’apice del suo successo, i Motley Crue gareggiavano con Ozzy Osbourne a chi la combinava più grossa, le ragazze mostravano senza timore le loro generose forme, la musica era sinonimo di allegria, ironia e leggerezza.
Da un punto di vista tecnico, “Nasty nights” si presenta bene, con un artwork estremamente scarno, ma una buona produzione, con suoni bilanciati per tutti gli strumenti, forse appena un po’ secchi per quanto riguarda la batteria, molti cori, ottima la voce, sicuramente adeguata al genere.
Le canzoni propongono pillole di quello che potrebbe essere benissimo un trattato di filosofia del vero rocker. Non ci è dato di sapere se i Black Hill credano nell’amore, quel che è certo però è che il sesso e le donne sono una componente essenziale di questo trattato di filosofia, scritto con un linguaggio in linea di massima allegro, dove ci deve essere uno scambio reciproco, e se qualcuno cerca di farla franca, non la passa certo liscia (come ci spiega chiaramente “Give my money back”). Anche l’autorità costituita, degnamente rappresentata in “Traffic light” ha ben poco potere sul modo di pensare; tuttavia non sembra costituire un’entità cattiva, da combattere, bensì un elemento di disturbo innocuo, un mocciosetto che ti si attacca a una gamba con qualche pretesa assurda, non troppo difficile da scrollare via, per poi proseguire per la propria strada. “Rock ‘n roll” è poi, chiaramente, il manifesto del modo di vivere da seguire: noi non cantiamo le canzonette melense come fa Stevie Wonder, noi facciamo altro, se vi va bene salite in macchina e seguiteci, e ai nostri concerti salite a ballare sui tavoli fino a sfondarli, e chi non è d’accordo se ne vada in fretta. Un pezzo che colpisce, ma per altri motivi, è poi “Fat love”, un brano veloce, ottimamente strutturato, da cui però traspare una maggiore vena di profondità e di tristezza. C’è qualcuno che sta male, qualcun altro che ricorda i bei tempi in cui questi problemi non c’erano, e l’amore non basta a ridare serenità a chi soffre. Il contrasto fra la leggerezza del glam e l’impotenza per questa situazione si fa sentire molto chiaramente e dà uno smalto di maggiore bellezza al brano, rendendolo di gran lunga uno dei migliori nel disco.
Per concludere, vi siete mai chiesti che cosa pensano i rocker durante una piovosa mattina invernale? Per avere risposta vi può aiutare la conclusiva “Strange days”, ballad suggestiva, fatta quasi esclusivamente di chitarra acustica e voce, decisamente in contrasto con il resto dell’atmosfera del disco, in cui si esprime il desiderio di avere con sé un sole tascabile, sufficiente per illuminare il giorno e scacciare via la tristezza. Non sempre bastano lo smalto nero e le magliette leopardate per essere pienamente contenti, ma di sicuro aiutano anche quelle.

Tracklist:
Bitch
Granma Glam
Traffic light
Give my money back
Fat love
Rock ‘n roll
Strange days

Line-up:
Phil Hill: batteria
Glitzie; chitarra
Mark Sicksexx: basso
Al “the doctor Hard”: voce

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *