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12/01/2007, Gods of Demential (Nuovo Estragon, Bologna)

Pubblicato il 4/04/2007 da in Live report | 0 commenti


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Cosa ci si deve aspettare da un festival che si chiama Gods of Demential? Nient’altro che divertimento allo stato puro a base di musica, ricetta tanto semplice quanto efficace, nonché valida a tutte le età. Lo stato maggiore di Bologna Rock City questa volta ha veramente fatto le cose in grande, invitando ad esibirsi sul palco del Nuovo Estragon una serie di gruppi tanto bravi quanto folli, in un modo o nell’altro, secondo un tipo di divertimento che tra l’altro si addice a tutta la famiglia. Ne sono la riprova alcune squadrette di ragazzi in evidente età da primi anni di scuola superiore, che, forti delle loro uniformi targate Children Of Bodom e simili, attendono puntuali all’ingresso, accompagnati da uno o due genitori a scelta, i quali entrano a loro volta ed hanno l’aria di divertirsi un mondo. Sicuramente la presenza di queste diverse tipologie di età è spiegata in parte dalla presenza degli Atroci, gruppo che oltre a giocare in casa sembra essere molto ben conosciuto dagli adolescenti (immagino già i loro testi citati sui diari di scuola, e i famosi buoni omaggio elargiti dal Profeta durante i concerti custoditi gelosamente come le lettere d’amore di un tempo), e in parte da quella degli Skiantos, che sono attivi da oltre trent’anni, e quindi è facile che gli attuali genitori se li ricordino e li rivedano volentieri, anche se i tempi sono cambiati.

Live Report Gods Of Demential Bologna Longobardeath Gods Of Demential Bologna

Ad ogni modo, il compito di aprire la serata viene dato ai Longobardeath, gruppo che si vanta di suonare “dialett milanes violent”, definizione sicuramente azzeccata. Quale altro gruppo ha avuto l’idea così geniale di coverizzare “Ace Of Spades”, cantandola interamente in dialetto milanese e ribattezzandola “L’ass de picch”? Detta così sembrerebbe un insulto al rock e a uno dei suoi pezzi ormai storici, uno di quelli per cui basta sentire i primi tre secondi per iniziare l’headbanging; in realtà è proprio la smitizzazione di un pezzo del genere che fa di “L’ass de picch” un brano assolutamente esilarante, uno di quelli che si ricordano. Potrebbe sembrare un’idea banale (quanti brani sono stati riscritti su pezzi già noti con testi a dir poco improbabili?), ma la sua efficacia è indiscutibile. È poi fondamentale il ruolo del cantante Ul Mik, che maledice a più riprese, e giustamente, la nebbia che aleggia sulla città, ma non si esibisce con meno grinta perché il pubblico è ancora poco numeroso. Anzi, per incoraggiare la partecipazione, scende dal palco ed esegue in platea quasi tutto “Il barone Fanfulla”. La dissacrazione di pezzi celebri continua con una versione rivisitata di “Johnny B. Good”, che diventa per l’occasione “Giuan grattacul”, e culmina con “Polenta violenta”, uno di quei pezzi che un vero abitante delle terre padane non può non conoscere (il titolo è già di per sé esplicativo). Decisamente una delle esibizioni migliori della serata, che risente solo della scarsa affluenza di pubblico.

Live Report Gods Of Demential Bologna Prophilax Gods Of Demential Bologna

Il secondo gruppo a salire sul palco è probabilmente più conosciuto a livello nazionale, aiutato sicuramente da un’attività che, contrariamente a quella dei Longobardeath, non ha subito particolari momenti di interruzione, e gode quindi di uno zoccolo duro di seguaci e di una serie di brani ormai passati alla storia (anche perché il gruppo in questione incoraggia palesemente il libero download). È il turno dei Prophilax, che capeggiati dal cantante Ceppaflex sfoderano una serie di brani, per la maggior parte tratti dall’ultimo album, che porta l’emblematico titolo di “Il quinto escremento”, più alcuni pezzi storici a fare da interludio, fra cui si può citare l’edificante motivetto “Dora daccela ancora”. Tra i pezzi nuovi si ricordano invece “Abbasta che respireno”, in puro stile da burino di periferia, “Pornografia unica via”, “Don Mignotte”, che ancora una volta ripercorre le gesta di un cavaliere d’altri tempi, dedito a tutto fuorché all’amor cortese, e “Ospedanal”. I Prophilax sembrano non risentire affatto del passare degli anni, né dal punto di vista scenico, né da quello vocale, e questo è un fattore incoraggiante per quella che è la situazione della musica demenziale in Italia. Il pubblico, che inizia finalmente ad aumentare, mostra evidenti segni di partecipazione e di entusiasmo.

Live Report Gods Of Demential Bologna Gli Atroci Gods Of Demential Bologna

“Correva l’anno 1628…correva mia nonna in carriola…”; incomincia con questa lugubre voce registrata, che descrive a fosche tinte una celebre epidemia di peste (presumibilmente quella descritta anche dal prode Manzoni in quel famoso libro sul quale ci siamo dannati tutti), l’esibizione degli Atroci. A prima vista si direbbe che buona parte del pubblico, come già accennato, sia lì per loro, e il motivo è abbastanza semplice: il gruppo è di casa, e i ragazzi sono troppo giovani per conoscere gli Skiantos in quella che è la loro veste storica, troppo poco informati per conoscere i Longobardeath, che non sono della zona, troppo poco alternativi per sapere i pezzi celebri dei Prophilax. Ma si sa che una loro esibizione è garanzia di uno spettacolo degno di questo nome, che segue ormai una serie di rituali fissi, come l’inginocchiarsi, la consegna dei famosi buoni omaggio alle ragazze (che chissà perché si chiamano tutte Ramona, Pamela o Samantha), gli insulti ai truzzi (“E’ stato visto uno di voi aggirarsi qui intorno con in mano un disco di Ramazzotti”, bisbiglia il Profeta con tono da complotto, introducendo “Voglio vederti morire”), e altrettanti exploit tecnici da parte di tutti i musicisti, Bestia Assatanata in testa. Ecco così che vengono eseguiti quasi tutti i brani più celebri del loro repertorio, come “Peppino l’usuraio”, “I guerrieri del metallo”, “I 10 metallamenti” e la velocissima “Alvaro il metallaro”. L’esibizione degli Atroci è senza dubbio la più partecipata dal pubblico, in perfetta sintonia con quella che è la ricetta vincente del gruppo, ovvero musica suonata ottimamente accostata a un look plateale e a testi di fronte ai quali è impossibile restare indifferenti.

Live Report Gods Of Demential Bologna Skiantos Gods Of Demential Bologna

Dover scrivere degli Skiantos è un compito a dir poco ingrato. Si prova una sorta di timore reverenziale in partenza, se si pensa il numero di anni di attività e le altrettante iniziative a cui ha preso parte il buon “Freak” Antoni nel corso di questo stesso periodo. Quando poi si vede il Freak salire sul palco in smoking, con a fianco un leggio da orchestra multicolore, ci si rende subito conto di essere di fronte a un pezzo importante della storia della musica bolognese, e non solo, una di quelle persone che possono fare praticamente quello che vogliono senza sentirsi presi in giro se non da una ristretta minoranza. Quando poi senti questo distinto signore che attacca a cantare pezzi storici come “Gelati”, “Mi piacciono le sbarbine”, per non parlare di “Io ti amo da matti (sesso e karnazza)” o “Kakkole” con la stessa energia di sempre, ti viene certamente da ridere, ma con un maggiore senso di rispetto nei confronti di chi sta cantando. Ci sono alcuni tra il pubblico che hanno sentito gli Skiantos negli anni d’oro, e sono i più indicati per esprimere un giudizio obiettivo, più a mente fredda, che in sintesi dice che la loro esibizione in questa specifica serata non è stata delle migliori, e anche a livello di repertorio alcune scelte sono state abbastanza discutibili. Si tratta di punti di vista, certamente; il gruppo va comunque stimato per la forza che dimostra sul palco e per il tipo di musica che continua a suonare nonostante il trascorrere del tempo. Se poi questo ad alcuni non basta, pazienza, il bilancio della serata resta comunque ampiamente in attivo, sia per i giovani che per i meno giovani.

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