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17/02/2007 Play It Loud Festival (Buddha Rock Cafè, Orzinuovi, BS)

Pubblicato il 4/04/2007 da in Live report | 0 commenti


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Live Report Play It Loud Entrateparallele

Avete letto qui sopra chi ha suonato al Play It Loud?!? Quando è stato dato ufficialmente l’annuncio con tanto di pubblicazione della locandina riportante il bill di questo concerto, il tempo intorno a noi si è fermato per un istante: in questo microscopico lasso temporale ci siamo proiettati sotto il palco del Buddha Rock Cafè rapiti dalle gesta delle band coinvolte nel progetto, abbiamo sentito chiaramente quelle vibrazioni che solo intense emozioni sanno regalare.. il ritorno alla normalità ha lasciato però una certezza: noi al Play It Loud saremmo stati presenti!! E così è stato: potevamo sottrarci dal rendere reale la visione estatica descritta sopra? Potevamo mancare ad un evento di cotanta portata? Ma ovviamente no!!

Play It Loud Report

Tutto questo però non è bastato per giungere in quel di Orzinuovi in orario per assistere allo show d’apertura dei nostrani POWERFUL (maledette strade provinciali!!) ma riusciamo a goderci almeno quattro pezzi dei marchigiani BATTLE RAM, che si muovono sul palco del locale come nel salotto di casa loro: il già abbondante pubblico incita il combo capitanato da quel gran musicista che risponde al nome di Gianluca Silvi e la band, per quello che ci è dato di valutare a causa del poco tempo, sfodera un’ottima prestazione! Splendido il suono delle chitarre, vere e proprie ascie affilate che senza pietà alcuna calano colpi vincenti come “Burning Lives” e la nuova e ottima “Smash The Game” sugli astanti in visibilio. Non esageriamo nel definire eccezionale l’ugola del nuovo cantante, che nella distruttiva “Battering Ram” posta in chiusura allo show ci ha fatto correre diversi brividi lungo la schiena.. Grande prova per i Battle Ram che ad Aprile, come assicurato dallo stesso Gianluca, inizieranno le registrazioni per l’attesissimo full-lenght d’esordio!

Concerto Play It Loud Orzinuovi Buddha Concerto Assedium Play It Loud

La pausa necessaria ai fonici alla preparazione del palco per l’esibizione degli ASSEDIUM ci da’ modo di guardarci intorno e, oltre a un po’ di facce amiche, notiamo con molto piacere l’eterogeneità del pubblico accorso al Buddha: c’è davvero gente di tutte le età, dal ragazzino che ha scoperto l’heavy metal l’altro ieri al metallaro stagionato reduce dagli anni ottanta.. e perfino un paio di famigliole con figli!! Il tempo vola letteralmente e gli Assedium sono già pronti per travolgerci con il loro epic metal! Sono da poco passate le 16.30 quando irrompe sullo stage Luca “Fils” aprendo di fatto le ostilità con l’epica “Messenger Of Chaos” subito incalzata dalla potente “Sacred Vengeance”. Un Fils davvero coinvolgente trascina i presenti nel mondo degli Assedium: non c’è spazio per per nulla che non sia epic metal d.o.c.! I suoni questa volta non sono proprio il massimo, anche se questo non impedisce comunque di godere della musica della band milanese. Dallo splendido debut album “Rise Of The Warlords” vengono proposte ed accolte alla grande anche la diretta “Under The Black Star”, che idealmente porta per pochi minuti on stage i Cirith Ungol, l’oscura “March Of The Hoplite” che vede ospite sul palco così come sul disco Marco Concoreggi dei BattleRoar, e la conclusiva e intensa “Imperial Dream”. Dopo averli promossi su disco, promuoviamo la band anche dal fronte live!

Battleroar Live Play It Loud Live Report Play It Loud Battleroar

Chi se non i BATTLEROAR possono definirsi “epici”, considerando il loro background musicale? a parte i grandissimi richiami alle storiche bands epic metal come Manilla Road, Omen, Cirith Ungol, Heavy Load (il nome “Battleroar” deriva proprio da una loro canzone), la band ha dalla sua la particolarità di unire in un sol colpo le due culture alla base della storia europea, quella greca rappresentata da tutti gli strumentisti e quella italica incarnata nel frontman vocalist Marco Concoreggi. Partendo da una base così imponente e considerando che il fulcro dei Battleroar sono proprio le esibizioni dal vivo, risulta ovvio il grande successo ottenuto dai ragazzi italo-ellenici al Play It Loud. Brani potenti e quadrati, quel suono grezzo che ti da’ sempre l’impressione di essere coinvolto in un’epica battaglia campale, pezzi come “Battleroar”, la devastante “Vampire Killer” e “Victorious Path” che non lasciano scampo al pubblico già numeroso e caldo per l’esibizione della band. L’innesto del violino in alcune canzoni è l’arma in più dei Battleroar, che danno un tocco di suggestione davvero prezioso ai loro pezzi, rendendoli ancora più vivi e da brividi. Davvero una prova convincente per una band in continua crescita!

Play It Loud Ironsword Brescia

Avete presente quel detto secondo cui quando si impara una lingua straniera si inizia imparando le parolacce? Ecco, il buon Tann, cantante dei portoghesi IRONSWORD, corrisponde perfettamente a questo tipo di studente. Del resto cosa ci si può aspettare da un trio che suona del veloce potente Barbaric Metal? C’è da dire che la band è accolta con molto entusiasmo dal pubblico, già abbastanza numeroso nonostante non siano ancora calate le ombre della sera, e nonostante la terra lusitana non sia propriamente una di quelle famosissime per i gruppi che lancia, vicino al palco ci sono diverse persone che conoscono a menadito i brani proposti. Fra questi sono da ricordare una “Under The Flag Of Rome”, che viene “dedicated to figa”, riscuotendo consensi unanimi, “March On”, entrambi tratti dal primo album della band, vale a dire “Ironsword” (datato 2002), e “Brothers Of The Blade” e “The Wench” (comprensiva anche di presentazione della band), che invece sono tratte dal secondo full length, ovvero “Return Of The Warrior”. BC Rich nera per Tann, maglietta dei Cirith Ungol per il massiccio bassista Rick Thor, tutti marchi di fabbrica di un gruppo perfettamente inserito nel contesto della giornata, tutte caratteristiche che fanno degli Ironsword l’ottima chiusura della prima metà del Play It Loud.

Concerto Play It Loud Dark Quarterer Live Dark Quarterer Play It Loud

Dopo l’infuocata esibizione degli Ironsword, giunge per il Play It Loud un momento di tregua con l’esibizione dei toscani DARK QUARTERER. E’ una “tregua” strana, soffusa, per una band che sale sul palco in maniera quasi timida. Si passa dai giovani e scatenati gruppi a due Signori (con la S maiuscola) che rispondono ai nomi di Gianni Nepi (basso e voce) e Paolo Ninci (batteria), accompagnati dal giovanissimo Francesco Sozzi alla chitarra. I Dark Quarterer sono uno dei gruppi storici della scena heavy metal italiana degli anni 80 e il loro epic-progressive metal fu all’epoca straordinariamente innovativo (non che al giorno d’oggi possa definirsi “superato”, anzi..). Avevo un certo timore per il gruppo perchè pensavo che la loro proposta musicale, ricca di riferimenti al progressive settantiano e condita da un’oscurità quasi ipnotica, potesse risultare fuori luogo in un tale contesto da amanti del “trù metallo” più puro. Invece i Dark Quarterer, con un’umiltà e una professionalità senza rivali in questa giornata, hanno saputo conquistare il pubblico mostrando le loro capacità tecniche e portando tutti i presenti nella magica atmosfera che solo “L’Oscuro Macellatore” è in grado di creare. Canzoni come “War Tears”, “Last Breath” o l’omonima “Dark Quarterer” rimangono delle gemme e il flusso che esce dalla band per la perizia strumentale e per la magnifica voce senza tempo di Gianni Nepi ci riconducono ad un tempo lontano, una quarantina di minuti per dimostrare il valore di una band che a causa di una carriera a dir poco sfortunata non ha mai raccolto quanto ha seminato.

Live Report Crying Steel Play It Loud Concerto Crying Steel Orzinuovi Buddha

Con una certa ansia attendiamo ora l’inizio del prossimo show.. ansia condivisa anche dal buon Luca Bonzagni, vocalist della storica formazione bolognese CRYING STEEL!! Il tempo trascorso a chiacchierare con lui poco prima dell’infuocata esibizione ci porta però una pessima notizia: il chitarrista Alberto Simonini non sarà della partita a causa di gravi problemi di salute. E’ un duro colpo questo, e vogliamo approfittare di queste righe per rivolgere ad Alberto i nostri più sinceri e sentiti auguri per una rapida guarigione ed un ancora più rapido ritorno sulla scena.. FORZA ALBERTO! Bando alle tristezze ora, e torniamo a quello a cui tra poco assisteremo: l’assenza di Alberto obbliga la band a ridurre i pezzi da proporre, che saranno poi sette.. i Crying Steel non vogliono deludere i propri fans (tra cui noi, che amiamo visceralmente questa band), ed il pubblico riversa sul combo felsineo una quantità enorme d’affetto: probabilmente neanche i musicisti si aspettavano una reazione del genere! Non faceva tempo a finire un pezzo che in automatico partiva il coro incitante la band, e più di una volta abbiamo visto Luca quasi in difficoltà di fronte ad una tale mole di affetto! I Crying Steel hanno trasformato tutto questo in energia e ne è venuto fuori uno spettacolo da brividi.. “Kill Them All” rompe il ghiaccio e piazza subito una mazzata ai metal kids che, ben felici, si abbandonano completamente all’heavy metal sopraffino dei Nostri! “Raptor” si riversa sulla folla con tutta la sua carica sancendo definitivamente la nostra caduta nel vortice emozionale costruito dai brani dei Crying Steel. La Priestiana “Hold Her” lancia un’ormai scatenato Luca che urlando “..the steel is baaack!!!!!” introduce la potente “Let It Down”, song dotata di un refrain che ti resta subito stampato in mente! “Next Time Don’t Lie” è l’ultimo pezzo estratto dal nuovo disco “The Steel Is Back” (di cui leggerete la recensione su queste pagine a breve e il cui titolo è tutto un programma..) ma l’apoteosi si raggiunge solo con gli ultimi due pezzi: “Ivory Stages”, estratto dal loro mini-LP omonimo targato 1984, ma soprattutto con la splendida e mitologica “Thundergods”! Grandi, grandi, grandi!! Una prova tutta cuore e passione, che resterà impressa per molto tempo nelle nostre menti!

Concerto Play It Loud Brescia Live Paragon Play It Loud

È ormai ora di cena, ma nessuno sembra dare segni di stanchezza quando è il momento dei tedeschi PARAGON. Anche questo gruppo ha in programma l’uscita di un album, intitolato “Forgotten Prophecies”, nel giro di pochi mesi, e difatti non perde occasione per proporre alcuni brani inediti. Oltre a questo, i Paragon si distinguono per un abbigliamento a dir poco pacchiano, fra cui figurano croci, rosari, brillantini, pantaloni di pelle decorati e quant’altro; per contrasto, la strumentazione è estremamente semplice, interamente basata sul nero, per un heavy metal tipicamente di stampo tedesco, pieno di riferimenti al potere, alla forza e all’acciaio, che potrebbe piacere soprattutto a un biker di stampo tradizionale (difatti alcuni di questi fanno bella figura sotto il palco). Dal punto di vista musicale quindi non ci sono grandi fronzoli, solo moltissima voglia di consolidare il proprio passaggio nella realtà musicale mondiale e di farsi conoscere anche nella realtà italiana. L’accoglienza è comunque buona nel suo complesso, e l’interesse è mantenuto costantemente alto.

Live Report Play It Loud Skanners Concerto Skanners Play It Loud

Agli SKANNERS va l’onorevole compito di suonare in un orario, poco dopo le ventidue, in cui tutto il pubblico ha sbrigato le pratiche mangerecce ed è nel momento di massima affluenza all’evento. Il Buddha è bello pieno e il gruppo altoatesino sfodera una prestazione maiuscola in grado di trasformare la piccola Orzinuovi in una grande “Rock, Rock City”. Gli Skanners sono attivi dal 1982 e il carisma e la grinta del loro uomo simbolo, il cantante Claudio “The Undertaker” Pisoni dimostrano quanta rabbia abbia in corpo questo gruppo. Lo stesso Claudio, ringraziando dal palco gli organizzatori del Play It Loud e in particolare Giuliano Mazardi della My Graveyard Productions, trasforma questa rabbia verso tutti coloro che non li hanno mai considerati in una carica positiva che permarrà sul pubblico per tutti i cinquanta minuti di spettacolo della band, assolutamente coinvolgente ed impeccabile snocciolando uno dopo l’altro pezzi come “Turn It Louder” o “Time Of War” che esaltano i tanti presenti. Claudio presenta uno ad uno i membri del gruppo che eseguono dei brevi assoli tra le ovazioni del pubblico, dai chitarristi Fabio Tenca e Walter Unterhauser al bassista Renato Olivari fino al drummer Christian Kranauer, raggiungendo l’apice imbracciando una minichitarra gonfiabile e suonando “in playback”. E con il tempo tiranno che decreta la fine della loro esibizione abbiamo negli occhi l’immagine del frontman Claudio sdraiato sul palco, esausto, simbolo di una band che per il rock, per il Metal, ha dato veramente l’anima, non solo stasera ma per tutto il corso di una carriera più che ventennale! Rimaniamo in attesa di ascoltare, già che siamo in tema “My Graveyard”, le ristampe di “Dirty Armada” (1986) e di “Pictures Of War” (1988) in uscita proprio in questi giorni!

Live Report Play It Loud Blitzkrieg Concerto Blitzkrieg Orzinuovi Buddha

Già il solo fatto che gli inglesi BLITZKRIEG abbiano iniziato la loro esibizione suonando un pezzo che si chiama “Armageddon” può darvi un’idea della grinta e della forza che hanno portato con loro sul palco. Nonostante somigli un po’ a un Renato Zero senza lifting e abbia anche qualcosa del pipistrello, il cantante Brian Ross ha ancora un notevole carisma, e con poche parole e molte note cantante riesce ad attirare facilmente l’attenzione su di sé. Chi conosce questo gruppo molto bene ha affermato che in questo caso sono stati un po’ deludenti, ma il giudizio forse poteva dipendere anche dall’ora che inizia a farsi tarda, o dal fatto di essere reduci dall’esibizione esplosiva degli Skanners, per cui è difficile, obiettivamente parlando, restare, sugli stessi toni. Fatto sta che anche per i Blitzkrieg il bilancio è positivo per quanto riguarda la partecipazione da parte del pubblico e per gli aspetti tecnici, come la presenza scenica e i suoni in generale. C’è posto anche per la cover di “Electric Eye” dei Judas Priest, nel finale, e per una serie di brani storici, come l’omonima “Blitzkrieg”, “Hell Express”, altro pezzo dal titolo profetico, “Legion”, “Blades Of Steel”, “Trial By Fire” e “Eyes Of The World”, dai tratti un po’ più malinconici. Tra un pezzo e l’altro non succede granché, Brian Ross non si dilunga certo in discorsi inutili, limitandosi ad annunciare i brani e ad esprimere qualche parola di ringraziamento; fatto sta che, come già accennato, il suo carisma è indiscutibile, e non si può non rimanere affascinati dal suo personaggio, nonché dal buon accompagnamento, anche se stranamente assortito, di musicisti che lo fiancheggiano.

Raven Live Play It Loud

Siamo arrivati al momento degli headliner, e la domanda è unica: cosa combineranno questi granitici RAVEN, che mancano dall’Italia da oltre vent’anni? Saranno degni? Cosa combineranno i fratelli Gallagher del metal? Ma niente paura, perché ogni domanda ha una risposta sostanzialmente positiva, e tutto funziona ancora perfettamente. Nonostante gli anni, i capelli più radi e il vistoso appesantimento, infatti, sia il bassista John che il chitarrista Mark non fanno altro che correre e saltare da un punto all’altro del palco, urlandoti in faccia i loro vecchi successi, in parte in versione originale, in parte riveduti e corretti, ad esempio una versione allungata di “Break The Chain”, come brano conclusivo. Unico segno di modernità, un microfono all’orecchio, per il resto l’uniforme è sempre la stessa, con un gilet a frange per John e stivaloni zeppati per Mark, pochi strumenti, suoni essenziali e robusti, supportati da un ottimo lavoro di batteria, per uno show di oltre un’ora di durata. Vengono eseguiti, naturalmente, moltissimi vecchi classici, come “All For One”, “Rock Until You Drop” e “Run Silent Run Deep”, e c’è anche spazio per un piccolo duetto con Brian Ross, cantante dei Blitzkrieg, richiamato sul palco per un momento di pura emozione, nonostante l’età non proprio verde degli artisti presenti sul palco. In tutto questo, il pubblico è sempre attentissimo, la stragrande maggioranza degli spettatori rimane fino alla fine e non dà segni di stanchezza, nonostante la durata complessiva del festival e la brevità delle pause fra un gruppo e l’altro. Insomma, indipendentemente dal fatto che i Raven piacciano o non piacciano, è comunque un onore avere la possibilità di assistere a una loro esibizione, proprio per il pezzo di storia del metal che rappresentano, nonché per la determinazione con cui portano avanti il loro progetto musicale da oltre trent’anni. Un finale degno per un festival sempre all’altezza delle aspettative.

Live report scritto da Anna Minguzzi, Gianluca “Avalon” Moraschi e Alessio “Thor” Torluccio.
Fotografie a cura di Anna Minguzzi, Maria “Mary Lou” e Silvia “Lady Avalon” Omodeo.

Si ringraziano Giuliano Mazardi e My Graveyard Productions per la disponibilità e Cold (www.hardsounds.it) per il supporto.

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