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17/09/2006, Gotthard + Markonee, Estragon (Bologna)

Pubblicato il 4/04/2007 da in Live report | 0 commenti


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Il maltempo non è bastato per arrestare l’arrivo in Italia degli svizzeri Gotthard, gruppo che sta vivendo un particolare periodo di grazia, forte di un ottimo disco live e di capacità vocali, strumentali e di presenza scenica rimaste pressoché inalterate nel corso degli ultimi 20 anni.
Sono da poco passate le 21 quando sul bel palco del nuovo Estragon, un luogo che si candida a diventare un punto di ritrovo molto significativo per i rocker e i metallari emiliani, salgono i Markonee, che giocano in casa e quindi non hanno certo paura di aprire le danze, anche considerato il buon album da poco pubblicato (“The Spirit Of Radio”) e il buon riscontro di pubblico, che è aumentato in modo esponenziale nell’ultimo anno.

Anzi, si può quasi dire che i Markonee siano più efficaci dal vivo che su disco, in quanto dotati di una presenza scenica invidiabile e di quel pizzico di follia necessaria per immergersi al meglio nello spirito dei veri rocker. Gli otto brani suonati come apertura, fra cui il pezzo che porta il loro nome, che è una specie di autocelebrazione molto conosciuto tra il pubblico, lo dimostrano pienamente.

Ci sono molte cose da dire sull’esibizione dei Gotthard. Da veri professionisti, il gruppo è riuscito a portare avanti uno spettacolo di quasi due ore senza mai permettere un calo di attenzione da parte del pubblico; l’accoglienza a loro riservata è stata tale che Steve Lee in più occasioni si è profuso in ringraziamenti, e gli applausi sono stati a loro volta ricompensati da un terzo bis fuori programma, uno di quelli in cui speri sempre, prima che si riaccendano le luci definitivamente, ma che quasi mai i gruppi concedono. Chi ha ascoltato “Made in Switzerland” poteva in buona parte prevedere quale sarebbe stata la scelta dei pezzi proposti, in quanto l’ordine è stato rispettato praticamente alla lettera. Si comincia con “All We Are” e “Dream On”, che a loro volta sono i primi brani di “Lip Service”, l’ultimo album in studio, datato 2005, e si prosegue con la cover di “Hush”, che termina una triade davvero trascinante e senza un attimo di respiro.


Si continua con due brani un po’ più vecchi, vale a dire “Mountain Mama”, che vede il biondo e gentilissimo chitarrista Leo Leoni alle prese con le distorsioni per la voce, e il mid tempo di “Let It Be”; tutto questo non fa altro che preparare all’arrivo di uno dei cavalli di battaglia dei Gotthard, ovvero “Top Of The World”, che coinvolge e convince di più ad ogni ascolto e viene eseguita anche in questo caso in maniera impeccabile. Anche se “Lip Service” viene degnamente rappresentato da diversi altri brani, come “I Wonder”, “Anytime, Anywhere” e “Said & Done”, non mancano i riferimenti a brani del passato, tra cui spicca la malinconica “In The Name”, introdotta da un arpeggio di chitarra acustica davvero impressionante. Ma è il rock il padrone della serata, quindi niente tristezza, e spazio a “Lift U Up”, un brano richiesto a gran voce dal pubblico, che ne intona il ritornello, uno di quelli che riuscirebbero a scuotere chiunque dalla propria immobilità.


L’attore principale sul palcoscenico è senza dubbio Steve Lee, un cantante impeccabile, perfetto trascinatore della sua band, che non sbaglia una nota e non mostra il minimo segno di stanchezza o di noia; è chiaramente lì per divertirsi e per far divertire, il pubblico lo sente e gli rende grazie per questo. Leo Leoni dal canto suo cambia un numero incredibile di chitarre, passando dalla acustica alla double neck per tornare sulla sua fedele Gibson nera, sempre sorridendo e con classe, e ringraziando a sua volta piuttosto spesso, in un ottimo italiano, i partecipanti. Menzione speciale anche per il tastierista turnista, l’italiano Niccolò Fragile, schivo e in un angolo, abilissimo a tirare fuori il meglio dalle sue tastiere. Insomma, pioggia a parte, un’ottima serata davvero sotto ogni punto di vista.

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