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18/12/2006, Opeth+Amplifier (New Age Club (Roncade (TV))

Pubblicato il 4/04/2007 da in Live report | 0 commenti


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Babbo Natale porta in dono ai metallari italiani ben quattro date degli Opeth, la band svedese che sta avendo, da un po’ di anni a questa parte, un consenso di critica e di pubblico senza precedenti, tenendo conto che si sta parlando di una band “death metal”. Ad accompagnarli, i sorprendenti inglesi Amplifier, già passati per lo Stivale alcune settimane fa. La data di Roncade assume anche un importante valore simbolico: è l’ultima di un lunghissimo tour durato ben 19 mesi, che ha portato Akerfeldt e soci a suonare in tutto il mondo.

Per esser stato di lunedì, sono accorsi al New Age molti fan del gruppo svedese (principalmente) e britannico. Il fatto che non ci fosse stato un pienone si spiega con la vicina (geograficamente parlando) data di Ravenna del sabato precedente.

Il concerto degli Amplifier è iniziato con già molta gente all’interno del club: cosa alquanto strana per un gruppo di supporto, che di solito è abituato ad un pubblico ben più rimaneggiato (ogni riferimento al concerto dei Mastodon a Jesolo è puramente casuale). La rock-band di Manchester, voluta dagli stessi Opeth come gruppo di apertura di quest’ultima parte di tour (Akerfeldt, durante i ringraziamenti, elogerà personalmente il power trio britannico), ha dimostrato di meritarsi ampiamente il ruolo concessogli.

Forti di un album interessante come “Insider”, che sta riscuotendo ampi consensi di critica e di pubblico, la band ha proposto quel suo particolare post-rock psichedelico (e con quel pizzico di stoner che non guasta mai), ottenendo l’interesse di quella grossa fetta di pubblico che non li conosceva, grazie soprattutto ad un concerto molto fisico e sentito. Di sicuro, da rivedere nel ruolo di headliner, anche se sono già scesi nello Stivale di recente (con una data, tra l’altro, al New Age Club): bisognerà aspettare un pochino..

Finito il concerto degli Amplifier, dopo un breve cambio palco e sound check, salgono sul palco gli Opeth, il piatto forte della serata. La serata è quella delle migliori: una band molto carica e in forma, un Akerfeldt che si dimostra un bravo musicista ma anche un bravo cabarettista e un Martin Axenrot, recentissimo sostituto di Martin Lopez, che purtroppo non riesce nell’arduo ruolo di sostituire il batterista di origini sudamericane.

Ma parliamo del concerto: il compito di iniziare le danze è lasciato a quella “Ghost of Perdition” che apre anche il recentissimo album “Ghost Reveries”. E subito saltano all’orecchio dei difetti: un suono molto confusionario ed “impastato”, che non permette all’ascoltatore di godere appieno della canzone. Con la successiva “When”, tratta da “My Arms, Your Hearse”, però questi problemi si risolvono, e i suoni diventano più cristallini, più definiti: in poche parole, migliori. I problemi si rifaranno sentire solamente su “The Grand Conjuration”, lasciando intuire che questi problemi sono, in realtà, errori di settaggi a livello di suoni. Peccato, soprattutto per l’ultima canzone.

La scaletta proposta è la stessa che girava per il web giorni addietro, identica anche per le altre date italiane: escludendo “Orchid”, inspiegabilmente escluso, tutti gli altri album hanno almeno una canzone in scaletta, con particolare rilevanza all’ultimo album e a quello più elogiato dai fans, quel “Blackwater Park” rappresentato dalla title track e “Bleak”. Come intermezzo tra una canzone e l’altra, quasi sempre, Akerfeldt si è improvvisato cabarettista, proponendo delle cose molto bizzarre (come, ad esempio, la gara di headbanging di Lacuna Coil-iana memoria) o ironici apprezzamenti nei confronti della musica italiana (più precisamente, ad Eros Ramazzotti). Queste cose, magari, hanno spezzato il climax raggiunto durante il loro concerto, ma comunque si sono rivelate divertenti, e han strappato un sorriso e una risata ai presenti per più di una volta. Magari, quando Akerfeldt deciderà di smetterla con la musica, avrà già pronto un posto nell’autoctono Zelig svedese..

Come già anticipato prima, la band era molto “in palla”: Akerfeldt e soci hanno sbagliato poco o nulla: ormai gli Opeth sono in giro da moltissimi anni (dieci anni fa approdarono per la prima volta in Italia, come supporto dei Cradle of Filth), l’esperienza accumulata permette al combo scandinavo di offrire uno show di altissimo livello. Due i punti degni di nota: il nuovo tastierista Per Wiberg si sta rivelando quella marcia in più che mancava agli Opeth per fare il salto di qualità. L’altra parentesi di nota è, come già detto prima, il fatto che Martin Axenrot faccia un po’ rimpiangere il predecessore, quel Lopez idolo di molti fan. Axenrot è bravo, senza dubbio, ma si sente che deve ancora ingranare. In ogni caso, con il tempo, si dimostrerà un sostituto valido.

In conclusione, un gran concerto, ultima chicca di un 2006 davvero esaltante dal punto di vista live.

Setlist Opeth
Ghost of Perdition
When
Bleak
The Night and the silent Water
Face of Melinda
The Grand Conjuration
Windowpane
Blackwater Park
————–
Deliverance

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