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24/02/2007, House Of Lords + Moonstone Project + Markonee (Metarock, Cascina)

Pubblicato il 4/04/2007 da in Live report | 0 commenti


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Live Report House Of Lords Concerto di Pisa Metarock

Ancora una volta Entrateparallele si reca in trasferta, e questa volta lo fa con un pizzico di orgoglio professionale in più, dato che la promozione del tour degli House Of Lords ha visto la redazione coinvolta in prima persona, in stretta collaborazione con i colleghi di “Flash” e con quelli di Bologna Rock City, che seguono in particolare la serata di Pisa con la breve, ma efficace performance dei Markonee.

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Il Metarock di Cascina (con l’accento sulla prima “a”, per dovere di cronaca) si caratterizza per un palco di media grandezza, uno spazio consistente davanti ad esso, e una lunga gradinata con postazioni più comode. Fuori piove che Dio la manda, ma un ampio porticato permette di stare anche all’esterno, fattore non trascurabile visto che i volumi sono molto alti, e si rischia di rimanere rintronati.
“Ciao! Noi siamo i Markonee, veniamo da Bologna e siamo appena scesi dalla macchina!”, e non è un’esagerazione: due membri del gruppo sono veramente arrivati e subito saliti sul palco, dopo un viaggio abbastanza travagliato, con il rischio di far saltare l’esibizione per limiti di orario. Per fortuna va tutto bene, anche sul palco è tutto già pronto, e il quintetto (con il batterista degli Apnea come ospite speciale, in sostituzione del batterista ufficiale, impegnato altrove) propone quattro fra i pezzi più consolidati, vale a dire “Modern Time Clockwork”, “Loved Land”, “Marconi” e “Burning”. In pratica, un’energia esplosiva concentrata in pochissimo spazio, dal risultato come sempre più che valido, e con un ottimo riscontro da parte dell’interesse del pubblico.

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È poi con molto interesse che assistiamo all’esibizione dei Moonstone Project, ambiziosa idea musicale a cui prendono parte fra gli altri il valente chitarrista Matt Filippini e il lungocrinito tastierista Alessandro Del Vecchio, polivalente musicista che fa parte anche dei Time Machine e degli Edge Of Forever. Il cantante ospite della serata è nientemeno che Roberto Tiranti, e fa un certo effetto, per chi l’ha visto negli anni passati esibirsi con i Labyrinth, vedere questo ragazzo dall’aria semplice, con i capelli rasati e l’abbigliamento casual, che attacca un pezzo dopo l’altro con l’energia e la potenza vocale che da sempre lo contraddistinguono. Si tratta per la maggior parte di brani lunghi (alla fine dei conti sono solo sette) e dalla struttura articolata, in cui ogni strumentista ha modo di dimostrare la sua abilità e dove anche il tastierista ha modo di dettare più volte e di esibirsi nel cantato. Lo stile è per la maggior parte un prog metal molto interessante, nel quale figurano anche passaggi funky e folk, a dimostrazione della varietà di influenze di questo progetto e della volontà di non considerarsi semplici appartenenti a un solo stile musicale. I Moonstone Project stanno godendo, ora come ora, di un particolare momento di grazia, che li vedrà fra le altre cose impegnati, nei prossimi mesi, in un tour che avrà Glenn Hughes come ospite speciale, e sono quindi da seguire con un occhio di riguardo per la bravura, ma anche per la semplicità con cui si pongono rispetto al pubblico.

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È poi il momento degli House Of Lords, che propongono una scaletta piuttosto lunga e complessa, che alterna come da copione brani piuttosto veloci ad alcune ballad strappacuore, prima fra tutte l’ottima “Love Don’t Lie”. Fa un certo effetto vedere le foto d’epoca e l’aspetto attuale di James Christian, che sembra essersi trasformato in un compassato signore un po’ soprappeso ma ancora agguerrito, accompagnato da musicisti convincenti, come il chitarrista Jimi Bell, che non alza praticamente mai gli occhi dal suo strumento ma non sembra sbagliare una nota. Il repertorio della serata prevede quasi solo pezzi del vecchio repertorio degli House Of Lords; fra i brani dell’ultimo album, “World Upside Down”, viene eseguita sostanzialmente solo “Your Eyes”, mentre non mancano altri brani un po’ più vecchi, come “Pleasure Palace”, che apriva il primo album, omonimo, o come “Can’t Find My Way Home”, che invece viene da “Sahara”.

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Si tratta di un’esibizione senza sbavature, precisa e piacevole, con il sapore di un’epoca un po’ passata, ma senza rimpianti, divertente senza essere esagerata, equilibrata nelle parti predominate dagli strumenti acustici, ma che privilegia comunque il rock. Nessuno dei musicisti si atteggia a divo, anche se tutti possiedono le qualità per esserlo, e soprattutto James Christian è il primo a scendere fra il pubblico subito dopo la fine del concerto per concedersi a foto insieme ai fan e per scambiare quattro chiacchiere con chiunque, prontamente imitato dagli altri del gruppo. Gli House Of Lords sanno quindi molto bene come lasciare un buon ricordo di sé, e anche se non ci sono promesse immediate di ritorni da queste parti, credo che in molti se lo augurino a fine serata.

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