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26/11/2006, Bonfire + guests (Der Kindergarten Bologna)

Pubblicato il 4/04/2007 da in Live report | 0 commenti


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Ancora una volta le porte del Kindergarten si aprono ad una nuova domenica all’insegna del rock di vecchio stile e del metal più recente. Questa volta il ruolo di ospiti d’onore tocca ai Bonfire, tedeschi venuti quasi da un altro mondo, richiamati in Italia da Bologna Rock City, in una serata fredda e nebbiosa come solo Bologna sa sfoderare, che comunque non basta a far desistere una settantina di spettatori acclamanti ed incuriositi.
La serata però si apre molto prima dei Bonfire, e sono ben cinque i gruppi che hanno l’incarico di riscaldare l’atmosfera in attesa degli headliner. Cominciano gli Embryo, davanti agli irriducibili arrivati puntuali; nel loro caso c’è tempo solamente per tre pezzi, che danno comunque buona prova di sé, con brani ben eseguiti, niente male per una band che si professa semplicemente come un tributo ai Black Sabbath e che dichiara di avere avuto il primo concerto dopo soli due giorni dalla formazione del gruppo.
Discorso abbastanza simile per il gruppo successivo, gli Apnea, che si caratterizzano per un largo uso dello slap fatto dal bassista e per un cantante chiaramente molto giovane e dotato, carismatico e dinamico sul palco, forse troppo entusiasta all’inizio e quindi più debole sulla lunga distanza. Ad ogni modo, entrambi i gruppi di inizio serata mostrano di avere buone doti, e meritano di essere seguiti anche nei loro sviluppi futuri.

La platea inizia ad affollarsi un po’ per l’arrivo dei modenesi Trick Or Treat, che colgono l’occasione per reclamizzare il loro primo full length, vale a dire “Evil Needs Candy Too”. Anche per loro il tempo a disposizione non è molto, tuttavia il quintetto è in grado di sfornare una buona prova, sostenuta a spada tratta da alcuni esemplari di tipici ascoltatori di power metal, che si infiammano all’udire le prime note di brani come “Evil Needs Candy Too”, di “Like Donald Duck” (brano inizialmente contenuto nel primo demo della band uscito alcuni anni fa), per non parlare di quando viene eseguita “Eagle Fly Free”. Una prova breve ma incisiva nel complesso, che mette bene in risalto la bravura di tutti i musicisti, nonché la loro disponibilità verso il pubblico, tutti aspetti che vanno premiati e che di sicuro accompagneranno il gruppo nella loro, si spera, lunga e produttiva carriera.

Il genere e le sonorità cambiano radicalmente con l’ingresso in scena delle Merendine Atomiche, che per chi non lo sapesse, nonostante il nome da gruppo ska demenziale, nascono come tribute band ai Metallica, negli ultimi anni hanno iniziato a suonare pezzi propri e hanno per ora realizzato due album, avvalendosi tra gli altri della preziosa collaborazione di Jeff Waters degli Annihilator. Il quintetto padovano ha finalmente un po’ più di tempo a disposizione, e si lancia in una esibizione carica di grinta e di passione, elementi che da sempre li hanno contraddistinti. Dei brani suonati, la maggior parte sono contenuti nel secondo e più recente album, vale a dire “Raw” (fra cui la title track anche in questo caso), mentre quello iniziale e quello finale, rispettivamente “Blood For Glory” e “Victory Over The Enemies”, fanno parte del disco precedente, intitolato “Walk Across Fire”. Peccato solo che, data la distanza da casa, la band si sia congedata in fretta dal luogo del concerto, ma speriamo che ci siano a breve altre occasioni produttive di incontro.

Si avvicina sempre più il momento clou della serata, ma immediatamente prima dei Bonfire è il turno dei Rain, che giocano in casa e godono come al solito dell’appoggio di una consistente fetta di pubblico, la famigerata Raincrew, alla quale è dedicata il brano “Only For The Raincrew”, eseguito come penultimo brano. Chi ha visto i Rain dal vivo almeno una volta sa bene cosa aspettarsi dalla band: tanto sano rock all’insegna di un’ottima voce e di un accompagnamento che non lesina sui volumi né sulla grinta (e neanche sulle bevande alcoliche). Anche in questo caso, con la dozzina di pezzi proposti che spaziano da vecchie hits come “Heavy Metal”, “Born To Kill” e “Headshaker”, a due inediti, vale a dire “8 bar” e “Mr. 2 Words”, la band si esibisce con la consueta passione e riscuote la sua giusta quota di acclamazioni dai presenti. L’atmosfera, insomma, è calda al punto giusto, ed è facile accorgersene.

L’ingresso sul palco dei Bonfire è letteralmente pirotecnico, dato che, dopo una lunga intro registrata, le prime note suonate in diretta sono accompagnate dall’esplosione di due piccoli fuochi d’artificio ai lati della batteria. C’è veramente solo l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda i pezzi, se si conta che la carriera dei tedeschi è stata lunga ed estremamente produttiva, e ci si rende conto rapidamente che la serata privilegerà i pezzi dei primi album. C’è da dire anche che i fans dei Bonfire non sono particolarmente rigidi, ed apprezzano ugualmente sia i brani dei primi dischi che quelli degli ultimi. In particolare, dal disco di esordio, “Don’t Touch The Light”, vengono eseguite la title-track e “You Make Me Feel”, rispettivamente a inizio e fine concerto, quasi ad indicare che tutto nasce e va a finire lì, nelle origini di questo gruppo così longevo ed attivo. In ordine sparso vengono poi eseguiti fra gli altri “Hard On Me” e “Bang Down The Door”, entrambi presenti su “Point Blank”, album di marca dell’anno 1989. Passando agli anni più recenti, invece, fanno bella mostra di sé “Proud Of My Country” e “Under Blue Skies”, tratti dagli album del 1999 e del 2000, ovvero “Fuel To The Flames” e “Strike X”.

Ogni pezzo è accompagnato da qualche parola di presentazione, come davanti a un gruppo di amici a cui si racconta la propria vita, piuttosto che dal palco al pubblico. In tutto questo tripudio di musica, non si può certo dire che i membri del gruppo non siano invecchiati nel corpo, primo fra tutti il singer Claus Lessmann, che però è di sicuro uno dei più entusiasti, anche più del pubblico stesso, tanto da volerlo onorare di una vera e propria discesa dal palco, con tanto di abbracci e strette di mano scambiati praticamente con tutti. Questo è sicuramente un ottimo segno di umanità e disponibilità, e anche questo in fondo è rock ‘n roll.

N.B. Si ringraziano Fabio e Daniela di Metalinside.it per la preziosa collaborazione.

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