Slider by IWEBIX

5-7/11/2006, House Of Shakira + Markonee (date di Bologna e Padova)

Pubblicato il 4/04/2007 da in Live report | 0 commenti


Visualizzazioni post:53

Esisteva un tempo, soprattutto negli anni ’70, in cui i giornalisti che scrivevano per testate musicali avevano spesso la possibilità di andare in tour con una o più band e di seguire le loro esibizioni per più date in diverse città del mondo. Sorvolando sull’avventura di William Miller raccontata nel poeticissimo film “Almost Famous”, basta leggere le avventure dell’immortale Lester Bangs al seguito del tour inglese dei Clash per rendersi conto dell’atmosfera che si respirava in quegli anni, e delle grandi opportunità (soldi pochi) di cui potevano usufruire i giornalisti. A distanza di 30 anni, pur non potendo pretendere di eguagliare il grande Lester, Entrateparallele ha avuto la possibilità di seguire gli svedesi House Of Shakira in due tappe del loro breve tour italiano, alla caccia dei fantasmi del rock, o forse semplicemente di un po’ di buona musica. Mancano naturalmente, a questo live report on the road, gli elementi intermedi, vale a dire i momenti di viaggio insieme alla band protagonista, ma le occasioni per aneddoti divertenti e per vedere come si comporta un gruppo al di fuori del palco non sono comunque mancate.

La prima serata si apre a Bologna, nel rinato Der Kindergarten, ancora una volta sotto l’ala protettiva di Bologna Rock City, ancora una volta, purtroppo, di fronte a un pubblico ben poco nutrito. La serata non prevede solo l’esibizione degli House Of Shakira, che a conti fatti si esibiranno per circa 45 minuti e inizieranno il concerto verso le 23.30, ma anche la finale del concorso nazionale “The Global Battle Of Bands”. Per l’occasione, sono confluiti a Bologna 8 gruppi, che si contendono il titolo di migliore band italiana del contest e il posto per la finale europea, che si terrà a Londra in dicembre. Le sole armi a loro disposizione sono un quarto d’ora di concerto a testa, con la possibilità di suonare 3 pezzi, un pugno di irriducibili al seguito, il bisogno di impressionare una giuria incorruttibile, e soundcheck quasi inesistente. I gruppi più significativi della serata risultano essere: Bullworker Band (gruppo di southern rock, abbastanza standard in verità, ma ben suonato e abbastanza divertente), Nuumak (il cui look a metà fra gli Hammerfall ed Hellraiser suscita la domanda “Ommioddio, ma come cavolo sono conciati questi?”, con un microfono simile a una forca stilizzata, dediti a un metal in stile Korn molto efficace), Biosystem 55 (gruppo bolognese di crossover il cui cantante vince senza ombra di dubbio il premio come miglior esibizione di tutta la serata, veramente una persona che sul palco dà tutta se stessa e anche qualcosa in più) e Statobrado (altro gruppo bolognese, che vede partecipare Amos, chitarrista dei Rain, e Rocco, vice cantante dei Rain e membro dei defunti Seventh Sign, band di rock italiano, molto immediati, con bei testi e belle linee vocali), questi ultimi penalizzati forse dal cantato in italiano, se visto nell’ottica di una finale europea. La lunga serie di esibizioni vede alla fine vincitori, meritatamente, i viterbesi Nuumak, e al secondo posto gli Oranjet, che si erano esibiti per primi e proponevano un rock in stile anni ’80, caratterizzato dall’uso della batteria elettronica.
(chiedo perdono a Fabrizio, bassista dei Nuumak: tratta in inganno dal suo aspetto filiforme, l’ho scambiato per una ragazza)

L’esibizione degli House Of Shakira, per finire la serata, non riesce tuttavia a far riempire il Kindergarten (che aveva registrato un minimo di affluenza in più solo durante l’esibizione degli Statobrado), ma il quintetto svedese non si lascia certo impressionare e mette in fila 11 canzoni tratte da tutti gli album prodotti finora, all’insegna di un hard rock melodico ma convincente e molto vario; fra questi emergono “In Your Head” e “Wings”, che sono tratti dall’album “Three”, mentre da “First Class” sono estratti “Hey Lord”, “Ain’t Your Crowd” e You Are”, che è anche il penultimo brano della serata. Lo stile della band attinge in buona parte a quelli che sono i mostri sacri dell’hard rock nordeuropeo, gli Europe fra tutti, e i brani sono arricchiti da un gran numero di assoli di chitarra in stile neoclassico, molto raffinati.

Una delle caratteristiche principali degli House Of Shakira è inoltre il grandissimo uso che fanno dei cori, in quanto, oltre all’ottimo cantante Andreas Eklund, i microfoni spettano anche al chitarrista solista Mats Hallstensson e al folle bassista Per Schelander. Le tre voci insieme compongono un mosaico variegato e molto coinvolgente, che riscuote in effetti un notevole successo fra il pubblico. Sarà che si tratta per la maggior parte dei membri delle band che hanno partecipato al contest, e quindi, in quanto musicisti, più in grado di capire l’hard rock melodico proposto dal gruppo, fatto sta che ogni pezzo risulta accolto molto bene, nonostante la stanchezza e la “timidezza” dei più (non ci sono transenne, e volendo il pubblico potrebbe mettersi direttamente a ridosso del palco, cosa che invece non succede).

Tempo un paio di giorni, ed ecco che gli House Of Shakira tornano in scena, per quella che sarà l’ultima data del loro fulmineo tour italiano, breve ma comunque importante in quanto ottima occasione per farsi conoscere non solo al nord, ma anche nel centro Italia, con due date rispettivamente a Roma e Francavilla a Mare. La tappa padovana vede la band esibirsi al Banale Club, un locale ampio, ben arredato (gli sgabelli del bar sono rivestiti di tessuto tigrato), purtroppo molto freddo, ma riscaldato dalla carica degli svedesi e, ancora prima, dall’esibizione dei Markonee, che avevano già aperto la prima data del tour, a Bergamo. In questa occasione il pubblico è un po’ più numeroso rispetto a due sere prima, e soprattutto è molto più caloroso e partecipativo se confrontato al pubblico bolognese; c’è perfino qualche irriducibile che canta i ritornelli di tutte le canzoni. La band non tarda ad accorgersi di questo calore, tant’è che, sfidando il coprifuoco imposto dal gestore del locale (che aveva già infierito sui suoni dei Markonee), ai nove pezzi che avrebbero dovuto comporre la setlist ne vengono aggiunti ben tre, fra cui “Anyway You Want” e la deliziosa ballad acustica “Chicago Blue” (tratta ancora da “First Class”). La parte precedente del concerto ricalca invece in modo quasi completo quella di Bologna, e viene eseguita ancora una volta in modo impeccabile. Al contrario, il look del gruppo è un po’ più sobrio rispetto alla data di Bologna, e a parte Per Schelander, che sfoggia una giacca di pelle arancione e una cuffia di mezzo terrorista, tutti gli altri sono vestiti in modo casual, e chiome fluenti a parte, passano praticamente inosservati quando, a concerto finito, tutti scendono dal palco e si mescolano alla gente comune.

Oltre a questo, va segnalata la toccata e fuga dei Markonee, che per un motivo o per l’altro finiscono per esibirsi solo con quattro pezzi, vale a dire “Colors”, “Loved Land”, “Every Beat Of My Heart” e “Marconi”, nuovo singolo della band bolognese, di imminente uscita. I Markonee, che hanno già un discreto seguito in terra veneta, si presentano al meglio di sé e non mostrano di disdegnare o sottovalutare l’ennesima occasione di esibirsi dal vivo al seguito di un gruppo hard rock. Presenza scenica, maglie che omaggiano grandi gruppi e suoni al meglio, nonostante i volumi più bassi del solito, contribuiscono a potenziare un’esibizione già di per sé significativa.
A fine concerto, mentre il palco si svuota rapidamente e lascia spazio a gruppetti di liceali che ballano ska, c’è ancora un po’ di tempo per saluti, omaggi, complimenti, scambi di CD, foto di rito e chiacchiere in perfetta armonia; i membri delle due band tornano ad essere normali esseri umani, che tra una birra e l’altra si congedano dall’Italia in allegria e spensieratezza.

Per concludere, esprimo un personale e sentitissimo ringraziamento allo staff di Bologna Rock City, che continua ad organizzare eventi su eventi con una passione ed un’ostinazione fuori dal comune, e i membri dei Markonee, che oltre al viaggio in macchina in mezzo alla nebbia si sono sentiti in dovere di deliziarmi con una serie di massime di vita assolutamente indiscutibili e impossibili da contestare. Citerò solamente: “Per bocca o per altro, io ho della compressione” (il lettore intelligente interpreti da solo l’enigmatica affermazione), ma il nome dell’autore resta incastrato nelle nebbie della notte. Alla prossima occasione!

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *