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Fire Trails (Pino Scotto)

Pubblicato il 4/04/2007 da in Interviste | 0 commenti


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Pino Scotto: un icona dell’heavy metal italiano, attivo da oltre 25 anni principalmente con i Vanadium, poi con i suoi progetti solisti, e da qualche anno con i Fire Trails, ora ben inseriti nel panorama hard rock/heavy metal italiano. Entrateparallele ha incontrato Pino Scotto e gli altri ragazzi della band e ci siamo fatti raccontare tante cose, alla maniera di Pino Scotto, un rocker che non nasconde mai quello che pensa e che non ha risparmiato critiche pesanti nei confronti del mondo musicale (e non solo..). A voi l’intervista, in versione pressochè integrale (abbiamo tagliato qualche ulteriore parolaccia 😉 )

Ciao Pino! Cominciamo l’intervista dall’incontro con Steve Arganthal (attuale chitarrista dei Fire Trails, oggi purtroppo assente) e con la nascita della band, volevo sapere se è stato difficile conciliare le vostre due anime musicali o se il tutto è sembrato abbastanza naturale, dato che venite da due mondi musicali un po’ diversi.

Pino Scotto: Ma guarda, il bello è stato proprio questo. Esaurita l’esperienza con i Vanadium avevo voglia di ricomporre una band, e mi sono accorto che la cosa non era difficile, era impossibile! mi ero davvero rotto! invece ho conosciuto una persona come Steve, che oltre alla sua grandezza dal punto di vista musicale è una persona davvero straordinaria, che mi ha fatto ritornare la voglia di mettere su un gruppo e di rimettermi in gioco. Nello stesso periodo c’erano questi “scassamaroni” della Underground Symphony che mi parlavano di continuo dei Vanadium e mi chiedevano di riformare la band, allora io ho fatto questa controproposta, cioè di mettere insieme un tot di pezzi dei Vanadium e di risuonarli con la nuova band. Ad essi abbiamo aggiunto due nuovi brani, anche se si dice tre ma in realtà sono solo due e abbiamo così fatto questo primo lavoro, con una formazione completamente diversa da quella di adesso, difatti c’era l’ex tastierista dei Gotthard Neil Otupacca, c’era Angelo Perini che era il mio bassista nella Pino Scotto Band e alla batteria Lino Mascheroni dei vecchi Vanadium. Il tributo è andato abbastanza bene, però abbiamo capito che c’era la necessità di musicisti un po’ più bravi, sopratutto con un’attitudine più improntata a questo genere. Pian piano li abbiamo trovati, prima è arrivato il tastierista Maurizio Belluzzo, che aveva già collaborato con me nei miei vecchi album in italiano, lui è uno che lavora da tanti anni in questo ambiente e sa fare davvero di tutto. Dato che è praticamente fratello di sangue di Coppolino abbiamo chiamato lui al basso. Poi Maurizio ha capito che in questo ambiente non c’erano soldi (risate generali della band) e abbiamo preso Larsen al suo posto.

Ho letto che siete stati voi a contattare Larsen, giusto?

P.S. Ma dai, per una volta diciamo le cose come stanno! allora, una sera eravamo in un locale dove c’era una delle solite manifestazioni di ladraggine, non facciamo nomi, mi riferisco ad uno di quei concorsi per far pagare i ragazzini. Ad un certo punto parlavo con l’organizzatore, che è un mio amico da anni e che conosco bene, e gli ho detto che stavo cercando un tastierista. Larsen era seduto di fianco a me e mi fa “io sono un chitarrista, ma suono anche la tastiera!” e allora gli ho detto di venire a fare una prova con noi, dopo essersi tirato giù qualche pezzo dei nostri. A dire la verità inizialmente Larsen non fu molto accettato da qualcuno della band (che non sono io), gli demmo allora una seconda chances e finalmente riuscì a dimostrarci il suo effettivo valore, è un vero pazzo anche lui! Nel frattempo io avevo cominciato a scrivere tutto il materiale per “Third Moon”, abbiamo fatto un demo tra di noi in saletta e abbiamo cominciato a cercare un’etichetta. Io pensavo a dire la verità a qualcosa di diverso, una sera incontrai in un locale Niki della Valery Records, anche lui mio vecchio amico e che un tempo cantava in un gruppo, che mi parlò della sua Valery Records con cui faceva latino americano, e mi disse che avrebbe voluto cominciare a fare metal. A fine serata gli passai il demo con i nostri cinque pezzi e lo andammo ad ascoltare in macchina, lui non mi fece nemmeno scendere dalla macchina e mi disse “facciamo il disco!”.
Dopodochè andammo in studio, Niki ci lasciò la massima libertà anche in termini di tempo, cosa che secondo me un’altra etichetta non avrebbe fatto, e a settembre 2005 è uscito “Third Moon” ed è andato davvero bene. Noi abbiamo cominciato a girare così come l’album, che è distribuito dalla Avispa in Spagna, da Point Music in Germania, in tutto il Nord Europa e stiamo aspettando il Giappone, ma più che altro perchè io non mi sono mai trombato una giapponese, lo scopo è quello! E questa comunque è tutta la storia, dall’inizio fino ai giorni attuali.

Comunque tu eri già andato all’estero in passato con i Vanadium, giusto?

P.S.Sì, c’ero andato, ma si parla di secoli fa, coi Vanadium è storia chiusa, avevamo fatto anche quella roba in italiano, che secondo me non dovevamo fare, ma vabbè..

Passo ora a chiederti dei prossimi lavori dei Fire Trails, ho letto sul sito di un prossimo dvd?

P.S.Noi abbiamo del materiale pronto per fare un dvd, ma ci tengo a dire che, anche se “discograficamente” “Third Moon” è il nostro secondo album, secondo me in realtà è il primo, anche perchè i pezzi inediti pubblicati sul tributo ai Vanadium appartenevano a quello stile. Ora siamo in giro e ci rimarremo ancora un po’, abbiamo suonato coi Deep Purple, abbiamo girato tutta l’Italia, siamo andati al Tradate, all’Agglutination, al Gods of Metal, stiamo davvero cercando di andare dappertutto, specialmente all’estero dove abbiamo già ricevuto qualche proposta di tour, ma tutto sempre nel nome del rock n roll, perchè qui si continua a suonare solo per la gloria, tanto i soldi non ci sono! se arrivano non ci sputiamo certo sopra, ma noi vogliamo essere apprezzati per quello che siamo, e secondo me ci meriteremmo molto di più dei cantautori del cazzo che ci sono in Italia come Zucchero o Ramazzotti, noi purtroppo viviamo in un paese di rincoglioniti e non ci possiamo fare niente.

Riguardo alla vostra attività live, leggo che tu cerchi sempre di fare molte date al Sud Italia, che è una cosa che fanno davvero in pochi.

P.S.Sì, cerco di farlo perchè non lo fa mai nessuno, anche perchè quando vai lì devi abbassare i costi, i costi di viaggio sono alti, per farti l’esempio noi stasera suoniamo qui a Bologna ma poi torniamo a Milano, laggiù ci vuole sempre l’albergo. Va bene suonare per la gloria, ma non possiamo nemmeno andare sempre in perdita..

Pino, avrei una domanda sui Vanadium.. la posso fare??

P.S.Falla pure, perchè no?

Ogni volta che si parla di Pino Scotto bisogna per forza parlare dei Vanadium. Tu come vivi questo accostamento dopo tanti anni?

P.S.Ma guarda, io dei Vanadium non rinnego niente, però io sono uno che a casa non ha neanche i dischi dei Vanadium, io sono uno che guarda sempre al domani, del passato non me ne frega niente, forse è per quello che sono ancora vivo.

Avevo letto della possibilità di rivedere in edicola il tuo libro, giusto?

P.S.Sì, c’era stata questa proposta per le edicole di far ristampare il libro che era uscito su di me in allegato ad un cd con una dozzina di pezzi presi dalla mia carriera solista, tutti cantati in italiano, vedremo come si metteranno le cose.

Ora veniamo ai tuoi passaggi televisivi..

P.S.Vero, conduco questa trasmissione su Rock TV da un paio d’anni, è una cosa che mi piace molto, perchè vedo che questi ragazzini reagiscono alle provocazioni. E’ difficile trovare una trasmissione come Rock TV che mi dia così tanta libertà, a parte bestemmiare io lì posso fare veramente di tutto.

Tu ti aspettavi questa ammirazione da parte dei giovani? io ho visto anche al Gods che la gente era felicissima di sentirvi, e lo stesso pubblico non era composto solo dai nostalgici degli anni ’80, ma anche da tanti giovani e da tanti ragazzini.

P.S.Ma nella nostra stessa band ci sono tre diverse generazioni, i Fire Trails stessi sono la dimostrazione che siamo una bella realtà, e non è secondo me solo questione di generazioni, è che noi abbiamo un prodotto, una band, che sono di grande valore.

Altra domanda, abbiamo assistito a tante reunion in questi ultimi anni, Sabotage, Crying Steel, Hocculta, Adramelch, Synthesis. Ci sarà la possibilità di vedere una cosa simile anche per i Vanadium?

P.S.Manco morto. Scrivilo, eh? M-A-N-C-O M-O-R-T-O!! L’unica cosa che stiamo cercando di fare, con la Valery Records, è quella di far ristampare gli album vecchi. Ci stiamo provando ma non è facile.

Una curiosità mia, ma il nome “Vanadium” attualmente è registrato a nome tuo?

P.S.No, il nome “Vanadium” è dei Vanadium e basta, non mi permetterei mai di uscire con qualcosa del tipo “Axl Rose’s Vanadium” da solo, non ho la faccia come il culo!

.. e allora perchè gli altri hanno preso il nome “Diumvana”?

P.S.Sì, ma difatti non sono i “Vanadium”, io non ho alcuna pretesa sul nome, a parte che il nome “Diumvana” sembra una barzelletta.. e comunque il nome è vacante perchè nemmeno loro se lo piglierebbero su, è questione anche di dignità.

Volevo sapere se nella attuale scena metal italiana ci sono gruppi che apprezzi particolarmente.

P.S.Il discorso è questo. Prima era esplosa la mania del thrash metal, del black metal, e tutti questi ragazzini ad urlare nei microfoni, ora c’è quest’altra moda del prog metal, o di gruppi come i Rhapsody o i Vision Divine, che sono tutti uguali, secondo me. Questi qui invece di uscire di casa ed andare a trombare, bere o a pippare erano lì in casa a studiare 40 ore al giorno sullo strumento. Ma ricchione, dico io, ma vai a trombare invece che stare sempre in casa ! (un inflessibile caporedattore ormai viola dal ridere..) .. senti tutti questi qui che urlano, senti questi chitarristi tutti piri-piri-piri, ma non trasmettono nulla, non hanno il blues nel sangue, non hanno il rock and roll! Secondo me questa gente non farà un cazzo, te lo dico io.. sicuramente, come tanti altri, andranno avanti un po’ perchè i ragazzini si fanno prendere dal trendy, anche nel metal. Ma non diventeranno dei grandi, perchè i grandi sono altri, sono quelli che hanno qualcosa da dire e qualcosa da fare.

Per quanto riguarda i Fire Trails, tu ti senti pienamente realizzato ora che sei con loro o ti verrebbe la voglia di cimentarti in altri progetti, tipo qualcosa di blues, o altro?

P.S.No, guarda, non ci sarebbe il tempo. Siamo presissimi, in questa band bisogna davvero metterci il sangue, se no non andiamo da nessuna parte. Tu lo sai, qui è una guerra, anche perchè questa è una cosa bella, tangibile, e la stiamo toccando con mano. Se la lasciamo marcire siamo dei coglioni.

Tu, sei considerato da molti un personaggio “scomodo” perchè dici sempre quello che pensi, forse nel mondo musicale bisogna essere un po’ “falsi” per farsi apprezzare meglio?

P.S.Guarda, io dico sempre che questo è un mondo che si regge su una piattaforma di menzogne. Io in passato ho fatto il ’68, ho dato il culo alla politica, al comunismo, e adesso sono 15 anni che non voto più, perchè ho capito che sono tutti delle merde, ma non perchè non possa esistere il comunismo, ma perchè sono esseri umani, e gli esseri umani fanno schifo e sono ignoranti come delle capre. Basta che gli metti in mano un po’ di soldi, un po’ di potere, e si vendono pure l’anima. Questa è la cosa triste di questo mondo, capisci? se no questo sarebbe un mondo magnifico.

Lascio da parte un attimo Pino e chiedo a Frank Coppolino, bassista della band, com’è arrivato ai Fire Trails.

F.C. Ma guarda, io sono stato molto onorato, tre anni fa, di entrare a far parte di questo progetto. Sono davvero entusiasta della cosa, sono arrivato proprio appena terminate le registrazioni del primo album, il tributo ai Vanadium. Io e Pino ci conoscevamo da oltre vent’anni ma non avevamo mai fatto nulla insieme. Io venivo dai Daydream con cui abbiamo suonato in lungo e in largo per l’Italia e anche per l’Europa, poi ho suonato tre anni con gli Exilia, fino al 2001. Una volta mollati gli Exilia ho suonato per un paio d’anni con un trio blues, una cosa davvero molto bella, però avevo in mente di fare qualcosa di più serio.

Infine chiedo a Larsen Premoli, tastierista, com’è suonare con Pino Scotto.

L.P. Ahah, Pino è.. il nonno buono, il papà buono. Suonare con Pino è una meraviglia, avevo 18 anni quando ho cominciato a suonare con loro, ed è stato davvero un bel saltino per me. Ho cominciato a studiare pianoforte fin da piccolo, e poi ho sempre suonato con i miei coetanei, arrivare così presto a suonare a questi livelli per me è stata una bella sfida. Mi hanno insegnato davvero tanto, impari anche un sacco di cose tecniche, come l’hammond nel mio caso, o anche tante cose riguardo proprio le costruzioni musicali.

Che ricordi hai del Gods Of Metal di quest’anno?

L.P. E’ stata indubbiamente una gran figata.. è stato strano, perchè al di là del palco mostruoso la cosa brutta è stata proprio l’enorme distanza tra il palco e le persone. Tu vedevi tutte queste persone, e ce n’erano davvero tante, che urlavano, alzavano le braccia, ma non si sentivano! dal palco era davvero difficilissimo sentirli, con tutto il muro sonoro. Una sensazione strana, sono abituato a vedere i ragazzi della band a pochi centimetri da me, e invece Steve (il chitarrista) che era dall’altra parte, sembrava in fondo ad un campo da calcio! e poi ci è piaciuto molto l’orario della nostra esibizione, abbiamo cominciato con il sole che c’era ancora, abbiamo finito poco dopo il tramonto, una cosa davvero molto bella!

Ok, chiudiamo questa bella chiacchierata tornando a Pino Scotto e facendolo concludere come desidera!

P.S. Ragazzi, il discorso è questo: o vi rendete conto che vi stanno fottendo il cervello, e allora mandate affanculo tutte le merde, perchè questo è un paese di merda, ma anche qui, nel mondo della musica, perchè qui di gente vera, di veri rocker, non ce n’è .. mandateli tutti a fare in culo, perchè se siete come loro vi mando a fare in culo io!

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