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20/6/2007: Hatebreed + Ill Nino (Colonia Sonora Festival, Collegno, TO)

Pubblicato il 21/06/2007 da in Live report | 0 commenti


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E questa volta è stato il turno del Colonia Sonora. In un anno, il 2007, decisamente soddisfacente dal punto di vista concertistico, questa era una delle date che aspettavo con più impazienza. Prima di tutto perchè non avevo mai visto dal vivo gli Ill Nino e avevo potuto vedere gli Hatebreed solo in tour con gli Slayer, e secondariamente perchè probabilmente una data del genere sarà irripetibile, sopratutto in Italia.

Come spiegatomi in sede di intervista da Christian Machado, questa era una data da co-headliners, cioè con entrambi i gruppi a suonare per lo stesso tempo, e ad aprire le danze salivano sul palco gli Ill Nino. La band di New Jersey partiva subito alla grande, e l’impostazione della scaletta appariva subito chiara: pochissimi pezzi tratti dall’ultimo “One Nation Underground” e piede ben premuto sull’accelleratore, con canzoni prevalentemente tratte dall’esordio “Revolution/Revolucion”. Si iniziava infatti con la stupenda “If You Still Hate Me” e il pubblico (circa un migliaio di ragazzi) dimostrava di apprezzare, scatenando un pogo si violento, ma quasi fermo se paragonato a quanto sarebbe successo poco dopo.

Gli Ill Nino, comunque, dimostrano di sapere tenere il palco in maniera impeccabile, e, pur non strafando dal punto di vista tecnico, facevano il loro lavoro egregiamente, aiutati da un repertorio vario e molto personale, che, sopratutto in sede live, si confermava coinvolgente come pochi. Da sottolineare è anche il fatto che ormai il combo latino è una macchina oliata alla perfezione, con sopratutto la sezione ritmica Chavarri – Pina ad esprimersi ad altissimo livello, e con l’ottimo cantante Christian Machado decisamente a suo agio sia con le screaming vocals sia con il suo tipico e suadente timbro pulito. I punti più alti dell’esibizione del sestetto sono stati sicuramente l’esecuzione di vere e proprie bombe come “I Am Loco”, “God Save Us” e “This Is War”, che però non hanno assolutamente offuscato il tipico lato melodico della band, ben rappresentato da pezzi come “Te Amo – I Hate You” e “How Can I Live”. Ma questo è stato anche un concerto pieno di sorprese.

Prima il pubblico ha potuto assistere a un lunga “sfida” di batteria e percussioni tra Dave Chavarri e Danny Couto e poi lo stesso drummer introduceva, a sorpresa, uno strepitoso medley di covers, tra cui, le migliori erano sicuramente “Raining Blood” degli Slayer e “Bored” dei Deftones, evidentemente influenze importanti per l’ensemble. In seguito, dopo avere sottolineato l’amore per la band per marijuana e alcool, il singer annunciava l’ultimo pezzo, “Liar” con cui si chiudeva una esibizione convincente, compatta e decisamente soddisfacente per i fan del gruppo.

Dopo un rapido cambio di palco, alle 22:45 circa era il turno degli Hatebreed. Jamey Jasta e compagni ci mettevano poco a mettere a ferro e fuoco le assi del palco del Colonia Sonora, grazie a un suono semplice, diretto, monolitico allo spasimo, una vera colata di lava. I pezzi suonati dal combo statunitense, anche se spesso irriconoscibili uno dall’altro, sono l’ideale per divertirsi a un concerto metal, sono l’ideale per scatenare un pogo indemoniato, e, vi posso assicurare, che quello che ho visto nel pit di Collegno lo avevo visto raramente.

I ragazzi hanno fatto tutto quello che poteva essere fatto per dare piacere ai propri beniamini, con addirittura ragazzi che si trovavano piantati per terra in mezzo al marasma, muovendosi come un pugile che colpisce un invisibile sacco da pugilato, insomma ci si poteva fare male. Ma si sa, la musica degli Hatebreed, proprio forse per la sua estrema semplicità, è molto coinvolgente, è anche senza essere dei die-hard fans del quintetto, era facile iniziare un headbanging furioso. I nostri per la scelta dei pezzi andavano prevalentemente a pescare dall’ultimo lavoro, “Supremacy”, senza dubbio il più violento del combo, e in sede live pezzi come “Defeatist”, “To The Threshold” e “Destroy Everything” (quest’ultima tra le più richieste dalla platea) non hanno fatto prigionieri.

Ma, probabilmente, le canzoni più coinvolgenti sono state quelle tratte dal disco di maggiore successo del gruppo di Bridgeport, “The Rise Of Brutality”: e infatti durante una di queste, “Straight To Your Face”, che si scatena un circle pit (praticamente una corsa circolare violentissima al posto del pogo) devastante, che costringerà più di un ragazzo a ritirarsi nelle file posteriori durante il resto del concerto. Dallo stasso platter erano anche tratte la roboante “Tear It Down” e la terremotante “Doomsayer”, durante la quale, alla fine del pezzo, per la troppa potenza profusa dal gruppo del Connecticut, gran parte della strumentazione di spegneva, lasciando il solo chitarrista Sean Martin con uno strumento funzionante, tra lo sgomento dei kids sotto il palco. Fortunatamente il problema si risolveva presto, anche se nuovamente durante “Confide In No One” il gruppo era costretto a fermarsi per problemi tecnici.

C’è da dire che però gli Hatebreed si comportavano molto professionalmente, mantenendo in ogni caso alta l’attenzione, col singer Jamey Jasta che con carisma interagiva con la platea e col drummer Matt Byrne a stupire tutti con le sue evoluzioni alla batteria. A chiudere la serata ci pensa un classicone immortale come “I Will Be Heard”, la giusta chiosa di una serata perfetta, grazie a u due band sicuramente tra le migliori del panorama metal “moderno” mondiale.

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