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19/06/2007: Machine Head + guests (Live Club, Trezzo sull’Adda, MI)

Pubblicato il 13/07/2007 da in Live report | 0 commenti


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[i][b]INTRODUZIONE ALL’INTRODUZIONE![/b]
Per l’occasione, il live report di questa serata è stato scritto a quattro mani da Nicola Lucchetta e da una (per ora) collaboratrice esterna, Antonella Buosi, che ci racconterà direttamente dal lato palco il concerto dei Machine Head, con tanto di breve resoconto del backstage dei gruppi.

Preparatevi una moka di caffè perchè, questo giro, il live report è veramente lungo e ricco di foto.. check it out![/i]

Come disse una volta il saggio della montagna, “I Machine Head sono la band più troia della storia: segue i trend musicali del momento, non fa nulla di proprio”. E io ribatto al Jedi della situazione: fossero tutti come loro dal vivo, prima di tutto ci si divertirebbe un botto ai concerti, e secondo ci sarebbero meno musicisti che puntano a spararsi le pose e basta. Oltre al fatto che il mondo sarebbe un puttanaio di altissima classe..
Questa breve introduzione per raccontare ai nostri lettori la serata del 19 giugno, che ha portato a Trezzo sull’Adda (poco distante da Milano) la band di Rob Flynn come headliner e, come ospiti speciali, Mastodon e Caliban, due band che l’Italia l’hanno vista più volte negli ultimi mesi (soprattutto la band teutonica). Per l’occasione, il (nuovo) Live Club ha aperto lo spazio estivo: uno spazio di dimensioni discrete con un palco di tutto rispetto. Gli ingredienti per una serata della madonna ci sono tutti, ecco.

I primi a salire sul palco sono i tedeschi [b]Caliban[/b] (sostituti dei defezionari Chimaira), che allieteranno il pubblico per 30 minuti spaccati. In realtà, non siamo di fronte al classico opening act inutile messo là a caso giusto per fare il check dei suoni: alcuni dei presenti (come si poteva notare dal look di certe persone, i famosi ciuffi emo), infatti, erano venuti in quel di Trezzo principalmente per loro, dimostrazione del forte seguito che i teutonici hanno in Italia e nella scena metalcore.
Pur non apprezzando i Caliban su disco (alla lunga sono, secondo me, un po’ ripetitivi), è da ammettere una cosa: i cinque tedeschi dal vivo sono delle macchine da guerra! La band di Andy Dörner si dimostra più compatta e devastante rispetto al concerto di marzo al New Age di Roncade (anche se là, sicuramente, la presenza dei Bleeding Through appena prima, concerto della stagione per il sottoscritto insieme ai Tool a Jesolo, ha il suo peso): non so come abbiano fatto, ma i cinque hanno sbagliato praticamente nulla, segno di un’esperienza pluriennale in giro per il mondo e di tanta, tanta professionalità. I pezzi presentati lasciano spazio all’ultimo album, di recente pubblicazione, ma viene percorsa tutta la breve ma intensa carriera del combo europeo. Lo dico: questa è la classica band della quale non comprerei mai un disco, ma che mi vedrei molto volentieri dal vivo. Pollice in alto con una mano, e corna talle in alto con l’altra.

caliban trezzo sull'adda caliban trezzo sull'adda

Per i [b]Mastodon[/b] non smetterò mai e poi mai di tessere lodi nei loro confronti: a dirla breve, sono l’act più valido uscito nel giro dell’ultimo lustro. Dischi come “Leviathan” o il recente “Blood Mountain” non escono tutti i giorni, e per pubblicarli serve un’abilità tecnica e soprattutto compositiva fuori dal comune. Dopo la serata deludente (più per un pubblico non partecipe che altro) di Jesolo, quando i quattro della Georgia furono l’ospite speciale dei Tool, l’attesa per questo concerto era, per me, non irrilevante.
Una cosa è da dire: la band di Troy Sanders è, oggi come oggi, tra i più importanti live act in circolazione nel metallo, ma ha un difetto che è a dir poco enorme.. la presenza di un fonico che definire mediocre è un complimento. Il lavoro pessimo di questo (de facto) quinto componente del gruppo rovina quanto di buono la band statunitense fa, rendendo i suoni confusionari, con una batteria troppo in evidenza in alcuni momenti e la perdita di gran parte delle melodie costruite dal gruppo. Difetto enorme proprio perché la band nei 45 minuti nei quali ha suonato non ha mai steccato. Un grande gap per questo gruppo, che rende il concerto molto meno efficace rispetto ad uno con la presenza di un fonico con le contropalle (e mica chiedo quello di Steve Vai eh, sarebbe bastato quello dei Caliban).

mastodon trezzo sull'adda mastodon trezzo sull'adda

Il concerto inizia e finisce con due canzoni lasciate fuori a sorpresa dalle scalette del precedente tour europeo: rispettivamente, il ruolo di apripista e di ciliegina sono lasciate a “Iron Tusk” e “Blood and Thunder”. Nel caso di “Iron Tusk”, l’inizio è risultato confusionario, proprio a causa dei difetti tecnici detti prima: cosa che è risultata a dir poco fastidiosa, proprio perché il riff iniziale è tra i più fighi partoriti negli ultimi anni. In mezzo a queste due perle, tanti brani pescati dalle ultime due pubblicazioni del gruppo: da citare tra tutte “Megalodon”, con il bridge elettrico a metà canzone suonato PERFETTAMENTE da Bill Kelliher (come sul cd), e una “Colony of Birchmen” che ha scatenato il panico tra i presenti.
Ma parliamo dei musicisti.. cosa dire, se non che parliamo con gente che sa suonare fin troppo bene? Pur, come già detto, penalizzati da dei suoni non del tutto buoni, il gruppo suona da Dio. Da notare che siamo di fronte ad un gruppo che, escluso il batterista (che suona e basta), vede dei componenti “completi”, che sanno destreggiarsi abilmente tra microfono e strumento, anche se su questo ruolo il bassista-cantante Troy Sanders si dimostra il più preparato. Come a Jesolo, la band si presenta durante il set distaccata e intenta a suonare e basta: zero dialoghi con il pubblico e solo alcuni feedback (o silenzi) a fare da intermezzo tra i vari pezzi. Solo alla fine il gruppo ringrazierà i presenti e le altre band. Se questo è il prezzo da pagare per avere un concerto della madonna ben venga: meglio zero chiacchiere e grande musica che tante pose e proclami e poca sostanza.
Da notare, piccolo appunto di contorno, che il batterista Brann Dailor si aggirava tra il pubblico durante il set dei Machine Head con una tshirt vintage del film “L’impero colpisce ancora”. Un dettaglio in più che porta la stima verso i quattro di Atlanta oltre ogni limite.

caliban trezzo sull'adda caliban trezzo sull'adda

Alla fine, dopo un cambio palco tutto sommato veloce, sale sul palco il pomo della discordia del metallo internazionale, quella band tanto odiata da molti quanto amata da pochi, ma che con l’ultimo disco, “The Blackening”, uscito ormai tre mesi fa, è riuscita a mettere d’accordo quasi tutti (i non-fan per partito preso della band ci sono sempre, e sono difficili da estirpare): signore e signori, direttamente da Oakland, California, i [b]Machine Head[/b]!
Cosa dire dello show di Rob Flynn e soci.. prima di tutto, per i quattro non erano necessarie conferme: dal vivo sono sempre stata una certezza, una band che punta moltissimo sull’impatto sonoro e sulla grinta. Ma questo tour è stato comunque atteso da moltissimi, proprio per l’uscita di un album a dir poco ottimo alcuni mesi fa, incensato da più o meno tutta la stampa specializzata. E, al contrario del tour medio di un qualsiasi mostro sacro (ricordiamo che i Machine Head sono in giro da quasi tre lustri..), sono anche i pezzi più recenti quelli più attesi dalle persone accorse in quel di Trezzo.
Ma parliamo del concerto, che apre con “Clenching The Fists Of Dissent”: e distruzione fu. Il pubblico non si risparmia, creando un mosh a dir poco impressionante, che coinvolge tutte le persone presenti nella zona centrale del pit. Già da subito, i quattro si confermano una band che, al secondo tour insieme, è molto affiatata, unita e musicalmente eccelsa. Sopra le righe un Rob Flynn a dir poco spaziale: si sbatte, suona in maniera perfetta, coinvolge e si fa coinvolgere, commuovendosi più di una volta durante la serata. Ma anche il resto della band non è da meno: partendo da un Dave McClain superlativo e arrivando a Adam Duce (che si dimostra un bassista perfetto per la band) e a un Phil Demmel che crea un muro di suono eccezionale, in collaborazione con l’acclamato frontman.
La scaletta copre principalmente la parte iniziale e finale della carriera, con una breve parentesi sulla parte centrale (ingiustamente messa da parte, almeno per quanto riguarda “The Burning Red”) della carriera, con quelle “Bulldozer” e “The Blood, the Sweat, the Tears” messe non a caso in successione. Certo, sarebbe stato bello sentire una “From this Day”, giusto per piazzare un nome, ma di fronte al ben di Dio presentato dai cinque statunitensi durante la serata non ci si deve lamentare manco per sogno.

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I pezzi tratti da “The Blackening” si confermano molto validi anche in sede live: commoventi soprattutto “Aesthetics of Hate” (con tanto di breve introduzione da parte di Rob Flynn in ricordo dell’amico, di tutti, Dimebag Darrell) e “Halo”, di sicuro tra gli ipotetici highlight della serata. Ma è sui vecchi classici che il pubblico offre il meglio di sé, partendo da “Ten Ton Hammer”, il primo momento di delirio puro della serata, e arrivando alla conclusiva, e attesa dai presenti, “Davidian”, che scatena il panico senza compromessi tra i presenti. La giusta ciliegina sulla torta di un concerto a dir poco ottimo, concluso da un Rob Flynn visibilmente in lacrime che lancia a terra il microfono e si mette ad applaudire il pubblico.
Una piccola parentesi: al contrario dei precedenti tour (nei quali la band suonava pezzi come Creeping Death o South of Heaven), questa volta i Machine Head non hanno proposto nessuna cover, segno che la band è ormai sicura di avere una natura propria e di ottenere enormi consensi senza ricorrere al materiale di altri.
Critiche a questo concerto? Nessuna! Personalmente ho preferito di poco i Mastodon, anche se qua il giudizio del fan si fa sentire sicuramente. Ma comunque, tanto di cappello ad una band che ha dimostrato di poter ancora dire molto, dal vivo ma anche su disco. Certo, una “Bay of Pigs” me la sarei sentita e goduta ben volentieri, ma a lamentarmi per la mancanza di alcuni pezzi faccio la figura del bambino viziato che, dopo essersi mangiato una coppa di gelato enorme, pretende una montagna di panna montata, il topping al cioccolato e la granella di nocciole.

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Una serata della madonna, questa del 19 giugno: due concerti superlativi e la conferma di una band europea, i Caliban, che si dimostra sempre più un gruppo di enorme livello, magari a tratti monotono ma professionale come pochi. L’attesa per il ritorno delle due band principali, però, è enorme: dopo una serie di supporting act, aspettiamo fiduciosi un tour da headliner dei Mastodon e siamo sicuri che, a dicembre, i Machine Head metteranno a ferro e fuoco l’Alcatraz, come coheadliner del “Black Crusade Tour”.

[i]Backstage[/i]

Beh! Io ho ben poco da aggiungere dal Backstage, mi sembra che Nicola abbia completato perfettamente quella che è stata la giornata del 19 giugno, posso parlarvi umanamente di chi sono i Mastodon, Caliban e Machine Head (che era una cosa che mi incuriosiva.. e non poco).. e tutto è riassumibile in un’unica parola: FANTASTICI! Sono persone che, nonostante abbiano calcato palchi (e che palchi), hanno mantenuto il loro savoir faire da persone semplici, si è riso e scherzato sembrava una baraccata più che un backstage, hanno saputo essere seri e professionali quando è stato il momento e persone squisite (oltre che pazze.. ndr) in molte occasioni.

Posso invece raccontarvi le emozioni del concerto dei Machine Head da sopra il palco, ebbene si, ho avuto questa fortuna .. e mi ha dato l’opportunità di vivere per un’ora e più quello che è anche un mio sogno, beh! I suoni sul palco erano mostruosi, perfetti: era una sberla in faccia ogni volta che iniziavano una canzone.. Ho sentito e visto tutto il loro affiatamento, ho sentito ogni tanto qualche imperfezione, ma hanno un feeling talmente.. TANGIBILE che non ci si accorge di nulla.. ridono e scherzano sul palco pur non perdendo la loro professionalità!
Io, probabilmente, sarò di parte, però penso che nessuno dei presenti al concerto possa dire che non ci hanno dato una carica di adrenalina pazzesca.. anche perché ho visto la gente sotto come rispondeva .. era la violenza fatta folla! Ahah! Ho visto anche per la prima volta (in Italia) un circe pit fatto bene ed un Rob Flynn emozionato a fine concerto dopo il MUST di Davidian!

Adesso attendo il 24 novembre, giorno in cui sarò a Londra alla London Brixton Academy per la Black Crusade .. see ya soon!

caliban mastodon machine head backstage trezzo sull'adda

Setlist Machine Head:
Clenching The Fists Of Dissent
Imperium
Now I Lay Thee Down
Bulldozer
The Blood, the Sweat, the Tears
Ten Ton Hammer
Aesthetics of Hate
Old
Halo
Take My Scars
Descend The Shades Of Night
Davidian

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