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22/07/2007: Entrate Parallele Festival 2007 (+introduzione Landrock Festival)

Pubblicato il 3/08/2007 da in Live report | 0 commenti


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PREMESSA: LANDROCK FESTIVAL 2007
Delirium XTremens + Raising Fear + Scarecrown + Tut An Saund
Venas di Cadore (Belluno), 21 luglio 2007

(per chi volesse leggere direttamente il report dell’EP festival, clicchi su questo link).

Prima del live report dell’EP Festival 2007, una (breve) parentesi sul Landrock Festival, che si è tenuto il giorno prima. Un meritato spazio per l’open air con il quale ci siamo “gemellati” e abbiamo condiviso la fase della promozione di entrambi i festival. Un grosso applauso agli organizzatori per la location scelta: definire quel posto una figata fotonica è fin troppo riduttivo. Il Landrock si è tenuto nell’area esterna di un fortino risalente alla Grande Guerra, e il palco ha, come sfondo, un panorama mozzafiato: le Alpi. Rimandiamo alla seguente foto per darvi una vaga idea della bellezza del posto..

ep festival 2007

(dettaglio non da poco: il posto era in una zona molto lontana dal centro cittadino, con il risultato che non ci sono stati problemi di orario e di “rumore”). Infine, come ciliegina sulla torta, un fornitissimo stand enogastronomico a prezzi veramente concorrenziali. Un festival a dir poco stupendo.

Quattro (più un ospite speciale) i gruppi presenti a questo Landrock Festival: per motivi personali (legati al festival del giorno dopo), sono stato costretto a saltare il concerto degli headliner, i Delirium XTremens, ai quali comunque verrà dedicata una breve parentesi.

Ad aprire la giornata una cover band locale, i Tut an Saund, che ha allietato i presenti (stando a fonti ufficiose, raggiungeranno le 300 unità nel corso della serata) per un’oretta poco più con il loro vario repertorio, che spaziava dai Guns N Roses ai Led Zeppelin, passando per i Deep Purple. Una formazione, che ha presentato due cantanti (femminile e maschile), che, a dirla tutta, non mi ha entusiasmato. Ovvio, quando senti una “Smoke on the water” è quasi fisiologico mettersi a cantarla a squarciagola, ma le pecche di una band che, a prima vista, sembra la classica cover band dei ragazzi del paese ci sono tutte: tanto impegno, tanta carica, ma anche tanti limiti che puntualmente saltano fuori quando poi si presentano gruppi di buon livello come i successivi. In ogni caso, un ottimo riscaldamento per il resto della serata e, perché no, un sottofondo più che buono per la cena (paninozzo alla salsiccia con fetta da un chilo di formaggio caldo) del sottoscritto.

Dopo il lungo set dei Tut an Saund, salgono sul palco gli Scarecrown, gruppo al quale verrà dedicato ampio spazio nel report dell’EP festival. A differenza del concerto del giorno successivo, la band ha avuto più tempo a disposizione (circa 20 minuti in più); quindi, la band ha potuto proporre la loro scaletta-tipo, che presenta brani tratti dal mini di debutto “Till the last breath” e dall’album di prossima uscita. Una band che dal vivo è una sicurezza, e che si apprezza ancora di più quando ha a disposizione un impianto audio di tutto rispetto. Maggiori dettagli nella seconda parte dell’articolo.

Un cambio palco veloce e salgono on stage i Raising Fear, una power-metal band veneta (sotto Dragonheart Records) che sta ottenendo molti consensi tramite la stampa specializzata e che ha come punto di forza l’esperienza più che decennale di tre membri su cinque nel “settore”. Stimissima, tra parentesi, per la scelta del nome del gruppo, ispirato al titolo di un album dei seminali Armored Saint.
Chi mi conosce bene è a conoscenza che io e il power metal siamo come due magneti con lo stesso polo, però la presenza scenica di questa band veneta mi ha impressionato: alla loro seconda pubblicazione ufficiale, i cinque hanno stupito i presenti con i loro brani a cavallo tra power europeo (o “teutonico”) e quello americano. Un concerto tutto sommato divertente, per uno come me non avezzo al genere: il contratto importante (sono distribuiti da SPV, non da un’etichetta qualsiasi) se lo meritano tutto e, pur trovandosi in un bill un po’ fuori dal loro genere, si sono meritati gli applausi finali.

Prima del concerto degli headliner, una veloce ospitata per i padovani Soulpit: una band voluta fortemente dagli organizzatori, che hanno dedicato a questo combo uno spazio da “special guest” prima dei Delirium XTremens. Un solo EP all’attivo per i Soulpit, quel “Trapped into the Soulpit” che sta ottenendo consensi dappertutto, ma è quello che basta per stupire tutti i presenti al Landrock: una prestazione molto energica che ricorda moltissimo i padri del death n roll, gli svedesi Entombed, anche se la parte rock and roll è ridotta al lumicino. Bello soprattutto il fatto che alcuni fans hanno seguito la band direttamente da Padova: ma d’altronde, di fronte ad una location del genere, anche un viaggio bello lungo si può tranquillamente fare! Una grande sorpresa, questi Soulpit: un ottimo biglietto da visita, in attesa del tour che porterà il gruppo in giro per il Veneto insieme ad Outsider e Nameless (tour ancora in fase di sviluppo e che vedrà le band alternarsi il titolo di headliner della serata).

Purtroppo, per motivi personali, sono stato “costretto” a perdere il set dei Delirium XTremens, quindi questo breve report fa riferimento a ciò che mi è stato detto da Raffaele, uno degli organizzatori, via telefono.
Come prevedibile, un concerto dei Delirium XTremens in provincia di Belluno può avere un solo risultato: un pienone. Tenendo conto anche del fatto che in quell’occasione, di fatto, è stato presentato il nuovo disco “Cre(h)ated from nothing”, prima uscita della band dopo una lunghissima gavetta, incensato dalla stampa specializzata italiana ed estera. Grande perizia tecnica e presenza scenica sono gli elementi che caratterizzano il combo guidato dal frontman Ciardo, che per l’occasione ha alternato il microfono insieme ad altre tre persone: Peter degli Slowtorch, Giorgio dei Born to Kick Your Ass (nota cover band dei Motorhead) e Antonella degli Scarecrown. Un concerto a dir poco fenomenale, nel quale si sono alternati brani della band a cover di brani anche al di fuori del contesto tipico della band, come ad esempio “Pet Cemetery” dei Ramones. Una band da vedere, e nessuno si stupirà se, nel giro di poco tempo, questo combo bellunese si ritrovi a fare “il salto”.

Landrock Festival: una figata. Bei gruppi, bella cucina, ottima organizzazione (soprattutto i puntuali bus navetta per raggiungere il posto), stupenda location. Un festival senza alcun difetto, a dirla tutta. Speriamo che cresca nel giro di qualche anno, anche a livello solamente underground: sarebbe bello che questo festival possa diventare una realtà di buon livello nel gioro dei festival dell’Alto Veneto. Anche perché, a dirla tutta, avere a disposizione un posto stupendo e lasciarlo godere “a pochi” non è bello.

Si ringrazia lo staff del Landrock Festival, in particolare Raffaele e Ciardo, per l’ottima riuscita della manifestazione e per l’enorme aiuto in fase di promozione

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ENTRATE PARALLELE FESTIVAL 2007
Bleed in Vain + Scarecrown + Amia Venera Landscape + Outsider
Miane (Treviso), 22 luglio 2007

ep festival 2007

Il brutto di fare un festival estivo organizzato in un tendone, allo scopo di usufruire di un impianto di alto livello e di un palco enorme e ottimamente attrezzato, è solo uno: che se il caldo c’è, si fa sentire e parecchio. Puoi aprire il tendone, puoi fare andare le ventole aspiratrici, ma il “summer day in hell” si è rivelato ben più killer del previsto. Questa sarà stata sicuramente una delle cause della (relativamente) bassa affluenza a questo festival, oltre al fatto che tanti, piuttosto di “supportare la scena”, preferiscono andare al mare a pigliarsi il sole. In ogni caso, 200-250 persone nel momento di punta per un festival partito da zero (anche se, di fatto, questa è la sua terza edizione, dopo le prime due organizzate a Mortara, Pavia) sono da considerarsi un successo senza precedenti, soprattutto tenendo conto di alcune condizioni negative, tra le quali il caldo è quella meno rilevante.
Un festival che è stato penalizzato anche da chi ci ha ospitato (che comunque ringraziamo di tutto il cuore per averci dato a disposizione questo pomeriggio), che ci ha costretto ad alcuni “tagli” che verranno approfonditi in seguito.

Ma parliamo dei concerti.. Purtroppo, la sfortuna ha voluto che il set dei Broken Box fosse saltato il giorno prima, per motivi di salute di uno dei componenti: il risultato è stato uno slittamento dell’inizio del festival di ben un’ora e mezza. Le band rimaste sono comunque quattro, confermando il fatto che comunque tre ore di buona musica ci saranno. Come già detto prima, non c’è stato un vero e proprio headliner: ogni (almeno, nei progetti iniziali) band ha avuto a disposizione 45 minuti.
Alle 15.30 salgono sul palco gli Outsider, gruppo mestrino che si è ritagliato (e si sta ritagliando: è notizia di alcuni giorni fa il loro secondo posto al concorso di gruppi emergenti Suonica Live) enormi soddisfazioni nel corso degli ultimi mesi, ultima tra tutte il fatto di avere aperto la terza giornata del Gods of Metal il 30 giugno. Chi, meglio di loro, ad aprire le danze della terza edizione dell’EP festival?

ep festival 2007 ep festival 2007

Il gruppo capitanato da Fabio “Fabione” Favaretto si dimostra fin da subito una vera e propria macchina da guerra, ricca di groove e che ricorda vagamente una delle più grandi band di sempre (i Pantera) e i Lamb of God. Una band che si merita tanto, soprattutto dopo un disco del calibro di “Death without honor”, e tenendo conto che la carica espressa dalla band è a dir poco esplosiva: anche se in realtà Luigi Belluzzo si rivelerà un vero e proprio personaggio senza alcun freno (in fatto di headbanging e di movenze sul palco), tutta la band si muove a proprio agio nel palco dell’EP festival. Una scaletta che, per l’occasione, dedica molto spazio alla loro unica uscita ufficiale, e con alcune canzoni finora inedite: partendo da “Tombstone (piledriver)” e passando per più o meno una decina di brani (tra cui il tributo personale a Dimebag Darrell “Drunken God”), i cinque stupiscono tutti e catalizzano l’attenzione dei presenti con il loro aggressivo thrash metal moderno. Peccato per il fatto che il pubblico, fino a quel momento, era ancora poco numeroso: gli Outsider si sono fatti sentire, e parecchio.

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Gli Amia Venera Landscape sono stati la vera e propria scommessa di questa edizione dell’EP festival: una band che, pur non avendo alcuna uscita ufficiale (la prima verrà pubblicata non prima dell’inizio del 2008), si sta già facendo notare. A dimostrare ciò, la recente vittoria al Suonica Live, alcune interviste su riviste specializzate (Sonic Magazine), supporto a band estere abbastanza famose (a settembre suoneranno insieme agli svizzeri Knut, nella loro unica data italiana) e, soprattutto, un seguito fedele ai loro concerti. Una proposta che, comunque, esula di molto rispetto agli altri gruppi: mentre “bene o male” gli altri tre sono riconducibili ad un filone più o meno comune, questo gruppo viene incasellato nel genere post-hardcore, che vede, ad esempio, gli Isis come riferimento principale. Aggiungeteci qualche influenza ambient, e vi renderete conto di avere di fronte una band “diversa”.

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Il gruppo si è formato recentemente (la formazione attuale, di fatto, si è costituita a fine giugno!), ma si presenta già carico di esperienza e di un bagaglio tecnico notevole. Le canzoni presentate sono poche rispetto a quelle proposte dagli altri gruppi: ma, pur essendo di fronte a pezzi mediamente lunghi, siamo di fronte a brani ben articolati, vari e “complessi”, che non annoiano, e arricchiti soprattutto da parti elettroniche curate da Federico Marcon. Degna di nota, tra tutte, la conclusiva “A black heart”, destinata a diventare probabilmente uno dei loro brani simbolo. Una band convincente, questo gruppo che vede coinvolte persone provenienti da diverse zone geografiche. Incoraggiante la performance del cantante Alessandro Brun che, pur essendo al suo secondo concerto, ha dimostrato delle doti screaming veramente di buon livello. Sugli scudi, tra tutti, i due fondatori del gruppo, Enrico Uliana (chitarra) e il batterista Simone Pellegrini. Una band che, pur essendo giovanissima, è destinata ad un futuro roseo. In attesa che anche a loro arrivi “la spinta” per salire in alto, pollici alzati!

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Gli Scarecrown sono una band che sta raccogliendo quanto ha seminato nei (quasi) quattro anni dalla loro formazione: un minicd, “Till the last breath”, che è stato pubblicato da una piccola etichetta inglese, un nuovo album in arrivo, tante date live in giro per il Nord Italia e, last but not least, un sempre più crescente consenso di pubblico. Tutto meritato, questo loro successo.. soprattutto tenendo conto che, pur avendo una voce femminile (alternata comunque con due voci maschili), non cavalca per niente il successo del movimento “gothic” capitanato da band come Nightwish e Within Temptation: la loro musica, infatti, risulta ben più aggressiva di quella dei due gruppi citati e vicina a gruppi come i (da loro amati) Machine Head. L’occasione di vederli, finalmente, su un palco di tutto rispetto era ghiottissima.

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La band, al contrario del Landrock Festival, ha avuto a disposizione solamente 45 minuti, quindi la scaletta proposta solitamente dal combo veneto-friulano si è vista tagliata di alcuni brani. Come era da aspettarsi, vista anche la durata limitata del loro minicd d’esordio (recensione su queste pagine a breve) e il fatto di non averlo proposto per intero, il grosso della scaletta è basato sul loro nuovo album, che dovrebbe uscire nel giro di pochi mesi. Anche se il disco è ancora in fase di post-produzione, i brani sono già noti e cantati dai fan, tra cui i due responsabili del fan club della band (aspettiamo di vedere il presidente con la maschera del macellaio di Nip/Tuck, per farlo entrare di diritto nel Valhalla): tutto questo a dimostrazione del forte seguito che il gruppo ha in zona.
Sul gruppo niente da dire: pur essendo andato incontro a dei problemi a livello di casse spia, la compattezza dei cinque, forte di un’esperienza on the road piuttosto lunga, non ha avuto alcun cedimento. Non sarebbe corretto dire che un componente è più in risalto rispetto agli altri, visto che tutti e cinque (Antonella Buosi, Andrea Boscariol, “Blackie”, Simone Sut e Federico Riccio) riescono, durante il tempo a disposizione, a ritagliarsi il loro spazio. Bella, soprattutto, l’idea di far salire alcuni dei presenti (dai componenti di altri gruppi della giornata ai responsabili del fan club, passando per la gente del pubblico) sul palco durante le loro canzoni. Un gruppo che sta dimostrando di valere tanto, un altro gruppo dal quale ci si aspetta moltissimo nei prossimi mesi.

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A chiudere la giornata i veneziani Bleed in Vain, band che propone un death melodico figlio di tutto quel movimento svedese che tanto ha fatto scuola in questi anni, influenzando anche il metalcore americano. Per l’occasione, il bassista Massimo “Kokh” Cocchetto è stato rimpiazzato da Paolo Beretta, chitarrista dei milanesi Forgotten Tears e grande amico della band. Per una volta, chiudere un festival non è sinonimo di fortuna e prestigio: infatti, per motivi ancora ignoti, il gruppo è stato costretto a tagliare ben tre canzoni del loro limitato set, riducendo il concerto a 35 minuti rispetto ai 45 previsti inizialmente. Questa, di fatto, resterà l’unica evidente pecca di una bella giornata, nella quale soprattutto sono stati rispettati i tempi prestabiliti con gli organizzatori che ci hanno concesso lo spazio: non è stato bello vedere un equo trattamento con la controparte.

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I Bleed in Vain sono già noti al pubblico da tempo, essendo ormai alla seconda release, anche se è stato l’ultimo “Say everything will be fine”, prodotto di altissima qualità registrato in gran parte agli arcinoti Fredman Studios, ad averli lanciati: e proprio da questo album verrà pescata tutta la scaletta della band. L’intenzione del gruppo era quella di suonare tutto l’album, variando l’ordine delle canzoni, ma il problema esposto precedentemente ha costretto il gruppo capitanato dal frontman Enrico Longhin (autore di un ottimo concerto, sfortunatamente penalizzato da un problema al microfono durante il primo brano) a tagliare alcuni brani. Il concerto inizia con “Bulletproof”, canzone che apre anche il loro disco: un concerto che ha dato spazio ad una band un po’ statica, ma altamente professionale, partendo dalla coppia di chitarre Davide Carraro – Enrico Pajaro e arrivando al batterista Giacomo Secco. Performance altamente positiva anche del bassista-ospite speciale Paolo “Allu” Beretta che, pur non avendo mai provato con la band prima di quella serata, sembrava già un membro fisso del gruppo. Alla notizia del taglio del loro set, la band raccoglie l’avviso con rassegnazione (e anche con qualche, giustissima, vena polemica), ma concede ai fan, che hanno acclamato a gran voce il loro nome, un’ultima canzone, la bella “End in hand”. Un ottimo concerto, la degna chiusura di una giornata all’insegna del metallo pesante in una zona che non è particolarmente abituata a queste sonorità. Unico difetto: il concerto dei Bleed in Vain risulterà, dal punto di vista del pubblico, il meno seguito della giornata. Una nota a dir poco negativa, per un gruppo che merita, soprattutto per l’alta professionalità, un seguito maggiore.

ep festival 2007 ep festival 2007

Una bella giornata, quella della terza edizione dell’EP festival. Pur essendosi tenuta in un orario proibitivo, a causa del caldo asfissiante di quei giorni, la risposta di pubblico è stata molto soddisfacente: 250 persone nell’intera area, di domenica pomeriggio a metà luglio, sono da considerarsi un numero enorme. Peccato per alcuni incidenti di percorso, che hanno macchiato una giornata che, altrimenti, sarebbe stata perfetta. Il pubblico è rimasto felicissimo, i gruppi anche: cosa chiedere di più?
Un bilancio positivo per questa edizione del 2007: un ottimo risultato, in attesa del 2008 che potrebbe portare qualcosa di nuovo in questo festival.

Si ringrazia Federico “Dimensionzero” per il reportage fotografico della giornata

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