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Armageddon In The Park : il report

Pubblicato il 20/09/2007 da in News | 0 commenti


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Riceviamo e pubblichiamo il live report realizzato dagli organizzatori dell’Armageddon In The Park:

10 Agosto 2007 finalmente arriva il giorno più atteso dai metallari molisani e delle regioni limitrofe, è il giorno dell’Armageddon In The Park giunto quest’anno alla IV edizione.
L’attesa si sente nell’aria e infatti già dalla notte prima molti metalheads provenienti da ogni parte d’Italia campeggiano nell’ideale cornice del parco di San Giacomo degli Schiavoni. La mattinata scorre veloce tra preparativi, saluti alle band e addetti ai lavori, come la My Graveyard intraprendente etichetta nostrana e esponenti di grandi testate specializzate come Rock Hard.
Subito dopo i primi soundcheck si capisce che si avrà un sound da paura, cosa non facile in festival come questo e quando si ha a che fare con band eterogenee.

Aprono le danze i Phaenomena, band pugliese che con il loro prog tecnico ed elegante, hanno il non facile compito di attirare la gente sotto il palco, sicuramente più diretti che su disco cosa gradita ai più, bravi.

Tocca ai Planar Evil infiammare il palco, storica old school thrash metal band molisana il che ci riempie di orgoglio! Alle prese con le registrazioni dei nuovi pezzi al Temple Of Noise studio di Roma, la loro scaletta prevedeva un mix di brani nuovi e più datati con una sorpresa finale che avrebbe scatenato un pogo sfrenato, purtroppo Giove Pluvio si accanisce contro di loro e al terzo pezzo sono costretti a posare gli strumenti. Si intuiva però che sarebbe stata una performance degna di nota con il martello pneumatico Amilcare alla batteria su tutti, gasato e in forma.

Seguono momenti di tensione tutti con gli occhi rivolti al cielo per scrutare anche la più piccola stella, di modo che si possa suonare di nuovo e non mandare all’aria il lavoro di un anno. Si decide di rischiare e stavolta il cielo è metallaro, cupo e incazzato ma senza lacrime.
Passata la paura l’Armageddon riaccende i motori e lo fa al meglio con i marchigiani Battle Ram, tra le band più promettenti del panorama nazionale. Il “barba” aggredisce le orecchie di tutti i defenders con mezz’ora di metallo puro e incontaminato, memore della lezione dei grandi, Iron Maiden, Manowar, Mercyful Fate, Manilla Road e Cirith Ungol. I pezzi scorrono via tirati e compatti con soli veloci e melodici come il dio del metallo comanda. Buona prova di tutta la band con il cantante Daniele sugli scudi. L’esibizione si conclude con la classica “Battering Ram”, gran bella song dove il Silvi si conferma signor riffmaker e il pubblico gradisce scapocciando senza sosta.

Tocca ai Rain salire on stage, che dire? Non hanno bisogno di presentazioni, sono sulla scena da tempo immemore. Se c’è una band in Italia che incarna lo spirito live dell’heavy metal questi sono i Rain e la loro fedelissima crew, di cui noi ci sentiamo onorati membri!
Si parte a palla con i brani estratti dall’ultimo album “Dad Is Dead” a breve negli scaffali. “Mr. 2 Words” è l’opener brano roccioso in pieno stile Judas Priest, i riff di Amos e Cisco prendono lo stomaco, Mario dietro le pelli è un motore, un treno inarrestabile, trovatemi in Italia un batterista metal che picchia con tale irruenza! La stabilità del drumkit è messa a dura prova, una motopompa, attitudine e adrenalina.
Lo show prosegue con “Last Friday”, “Dad Is Dead” e “Swan Tears” dove Rocco alla voce non fa rimpiangere lo storico Tronco, tutto il pubblico è con lui a cantare il refrain e si susseguono scene di delirio collettivo, gran voce e ottima presenza scenica la sua. Dopo un’altra killer-song “Headshaker”, è la volta di “Heavy Metal” qui è tutto il parco dell’Armageddon a cantare dalle transenne fino agli stand delle salsicce, giusto così dopotutto siamo qui per sua maestà il Metallo. “Only For The Rain Crew” è dedicata a tutti noi con tanto di flashbomb sul palco a immortalare una serata indimenticabile, con Gino storico bassista della band, carisma da vendere il suo e da far invidia a nomi più blasonati, a fotografare i metalheads più esagitati che per poco non arrivano sul palco. Si chiude con la motorheadiana “Born To Kill” e “Highway To Hell” dove il palco diventa una vera stalla a cielo aperto con i microfoni a disposizione di chiunque volesse improvissarsi Bon Scott per una notte. Gran concerto, gran coinvolgimento di tutti se non li avete mai visti dal vivo correte al loro prossimo live.

Finalmente arriva l’ora degli headliner Infernal Poetry, molti sono qui per loro e infatti le prime fila vengono avvolti dal loro sound, alcuni rimangono esterefatti, altri si lanciano in un headbanging furioso. Già perché i nostri sono semplicemente la band più originale, personale, malata che la nostra scena abbia mai partorito. Ineccepibili tecnicamente su disco, riescono a riproporsi anche in sede live con in più un impatto devastante. Il sabba ha inizio con “Forbidden Apples” dall’ultimo EP “Nervous System Checking”, le orecchie percepiscono qualcosa di fresco, il death melodico degli esordi si è evoluto verso qualcosa di schizzato, insano, spiazzante e fottutamente heavy, da brividi! Con “From Mortal Body To Eternal Soul” si pesca dal primo album dove tutte le idee future erano in embrione, gran pezzo Infernal Poetry al 100%. “I Always Lay Beneath” torna a “Beholding The Umpure” del 2005, qua la lezione del mai troppo compianto Chuck Schuldiner è stata capita, metabolizzata e reinterpretata da questi pazzi, un alternarsi di riffoni death e accelerazioni al cardiopalma, il pubblico è annichilito. Veramente gran musicisti i ragazzi, sezione ritmica un metronomo, chitarre sempre presenti ad eseguire partiture intricate ma al tempo stesso coinvolgenti e non è cosa che riesce a tutti, più Paolo frontman carismatico ed inquietante che tra growl, urla, sputi e ottimo vino delle colline del basso Molise fa capire al mondo che nessuno farà cessare la nostra rabbia!!! La tempesta sonora corre verso l’epilogo non prima però del botto finale. “Hellspawn”, uno dei miei brani preferiti, fa capire che ai concerti metal si fa “burdell” fino alla fine, fino all’ultima goccia di sangue e sudore, gran canzone che unisce Slayer, Death, Obituary e qualcosa dei Children Of Bodom, una miscela a dir poco esplosiva. Finale affidato ad un inno metal per eccellenza, quella “Fear Of The Dark” cantata innumerevoli volte sotto il palco dei Maiden, qui riproposta con voce growl e una veemenza da far tremare il suolo. Tutti abbracciati pronti a cantare ma gli Infernal partono direttamente dal riff e stavolta per le transenne non c’è scampo, vola di tutto e di tutti, staff, security, band, organizzazione sono sotto il palco per suggellare una giornata di sacro metallo che finisce tra applausi e fiumi di birra.

Quando tutto sembra finito ecco a sorpresa l’Armageddon Project, band che raccoglie parte degli organizzatori, attacca gli strumenti per i die-hard, per suonare fino all’ultimo minuto disponibile. C’è ancora chi ha voglia di cantare e shakerarsi la testa e allora vai coi classici, riuscitissima e cattivissima “Ace Of Spades” proposta in chiave speed-thrash metal e “Symphony Of Destruction” a mettere a dura prova le cervicali.

Si può e si deve sempre crescere e migliorare, ma bisogna fare i complimenti a tutti per dove già è arrivato l’Armageddon In The Park, soprattutto in considerazione della regione di appartenenza il Molise, vergine per queste manifestazioni e venuta alla ribalta nazionale solo per fatti di cronaca, purtroppo. E’ ora che le istituzioni regionali si rendano conto che l’evento ha travalicato i confini molisani, facendosi conoscere in tutta Italia e non solo.
Anche la scena metal, dal centro al nord al sud deve supportare queste iniziative fatte con la sola passione e fedeltà per la causa dell’heavy metal, senza intermediazioni di nessuna agenzia, e senza alcuno scopo di lucro ma col solo fine di offrire per gli anni a venire sempre qualcosa di migliore al pubblico metal.
L’Armageddon In The Park è fatto da metallari per i metallari, e noi saremo qui a crederci e lottare fino all’ultimo respiro… WE’RE DEFENDERS OF THE FAITH!!!

Iron Mike

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