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Primal Fear – New Religion (2007)

Pubblicato il 25/09/2007 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: New Religion
Autore: Primal Fear
Genere: Power Metal
Anno: 2007
Voto: 8 1/2

Visualizzazioni post:114

Coincidenze. E’ tutta una questione di coincidenze.
Inizia tutto con tre semplicissime domande che ci si pone di solito quando ci si sveglia (soprattutto dopo una salutare e colossale sbronza): “chi sono”, “dove sono” e “che stramaledettissimo giorno è oggi”. Se la risposta alle ultime due domande è “a casa mia in Italia” e “un giorno qualsiasi di agosto” il primo pezzo del puzzle è già al suo posto. Agosto in Italia significa sole per la maggior parte dei giorni, caldo infernale e vacanze, almeno per la maggior parte delle persone sane di mente; poi ci sono gli altri, tra cui il sottoscritto, che ormai da molto tempo la sanità mentale non sa più nemmeno dove sta di casa (il fatto che io, come il peggior Costantino, quello di Maria De Filippi, non l’imperatore, abbia appena usato la terza persona per parlare di me, dovrebbe darvi un indizio su che infimo livello la mia mente versi), che passano quasi tutto agosto a casa, dovendo lottare per riuscire a organizzare ogni singola serata, perchè gli amici sono tutti partiti per le spiagge e nessuno è rimasto nei paraggi disponibile a far bisboccia.
Ma le coincidenze sono una gestalt, il tutto è più della somma delle singole parti e così i pezzi del puzzle si incastrano a volte in modi inaspettati.
Così viene una sera di fine agosto: un amico, anche lui rimasto a casa tutto il mese ti chiama per andare a portare a casa uno degli ultimi sabati estivi e così esci con l’idea di andare a bere una insipida birretta nel più squallido bar della più infima cittadina del più piatto angolo d’Italia e tornare presto nel tuo letto; beh sempre meglio che stare chiuso in casa.
Ma le coincidenze sono l’anima delle sorprese e ti squilla il telefono. E’ tornata un’amica comune e chiede di uscire dalle sue parti; non ci sono motivi per rifiutare quindi ti muovi insieme al tuo compare alla volta della metropoli più becera che il circondario possa offrire. Arrivi lì e devi scegliere il locale da infestare, ma di aperti ce ne sono pochi; ne scegli uno, un pub pseudoirlandese, meno irlandese che mia nonna con le ruote al posto delle orecchie, dove non vai praticamente mai; si parte e si giunge in loco, orrendamente pieno di cafoburini, ma ormai sei lì e chi guida è il tuo socio, quindi entri e cerchi un buco libero, che ovviamente, al pari di una undicenne vergine, non esiste. Rimane da provare la saletta fumatori, luogo tanto appartato quanto nefando per la coltre tossica di cui è impregnato, ma che se non altro è il posto in cui c’è musica dal vivo; lì un tavolo c’è, uno solo, in fondo nell’angolo in basso a sinistra, così chiami i tuoi amici che stanno già proponendo di levare le tende e inizia la vera e propria serata.
E così coincidenze varie ti hanno portato lì, ma la notte è ancora giovane e c’è spazio per altro.
Sale sul palco il cantante della serata, si mette sulle ginocchia la sua chitarra acustica e inizia a suonare, così inizi a cantare insieme ai tuoi compari, perchè non puoi non cantare quando senti dal vivo canzoni di Ligabue che non ascoltavi da anni, quando avevi comprato il primo cinquantino (e no, non un merdosissimo scooter) e ti dovevi muovere tra compiti in classe e programmate. E così la serata scorre, tra canzoni e chiacchiere, ripagandoti del fatto che i tuoi vestiti puzzano talmente tanto di fumo che appena arrivato a casa dovrai bruciarli, fino a quando il tuo compare si alza per andare alla toilette prima di schiodare dall’infame, sebbene per stasera accettabile, posto.
Ed è in quel momento che un’altra farfalla con la labirintite sbatte le ali ad Hong Kong, le onde di probabilità iniziano a muoversi in modo iperbolico e a causa di due sistemi metereologici correlati, ma indipendenti e di quella farfalla che non era a casa a dormire, a New York inizia a piovere: si chiama Teoria Del Caos.
Il tuo amico torna e ti dice che in bagno ha appreso da un manifesto chi è il tizio che sta suonando da tutta sera, senza che tu l’abbia riconosciuto, è un tuo vecchio amico fraterno la cui strada, per alterne vicende personali, si è allontanata dalla tua e che non vedi da dieci anni esatti.
E così ti fai notare e ci si riincontra, gli offri una birra, si parla e, come diceva già De Gregori anni addietro, ci si narra “dieci anni in poche frasi” e scopri anche che quella sera lui non avrebbe dovuto suonare lì, ma per strani motivi è capitato così.
E la serata giunge al termine, lo saluti, gli dai il tuo numero e ti fai lasciare il suo, con la consapevolezza che qualcosa è di nuovo cambiato nella tua vita e che non passeranno altri dieci anni prima che alcune strade tornino ad incrociarsi, soprattutto perchè non permetterai che questo succeda.
Il puzzle del destino è a questo punto sembrerebbe completo, ma manca ancora un tassello.
Il tuo compare ti accompagna alla tua macchina e sulla lunga strada verso casa ti rendi conto che la serata ha bisogno di una degna colonna sonora di chiusura.
Spulci tra i cd ci trovi “New Religion”, l’ultimo album dei Primal Fear, abbandonato in auto in attesa di essere ascoltato e recensito, quindi lo inserisci nell’autoradio e scopri che è l’album perfetto per l’occasione!
E ora tutti i pezzi sono al loro posto e il quadro è completo.
Pur conoscendoli già, seguendo da sempre i Gamma Ray, di cui Ralf Scheepers è stato il primo cantante, non avevi mai sentito i Primal Fear quindi ti aspetti un album simile a “Insanity And Genius” dei succitati Raggi Gamma e infatti il pezzo d’apertura dell’album non delude le aspettative e tra batteria e acuti da frantumare una fabbrica di bicchieri di cristallo giungi a “Face The Emptiness” e già qualcosa è cambiato, la voce di Ralf si abbassa di qualche tono e i ritmi virano verso un power metal meno “tirato”.
Ma le canzoni di questo album, come le coincidenze, continuano a cambiare e ad incastrarsi in modi inattesi e così si apre la bellissima “Everytime It Rains” che ti lascia spiazzato per quanto è bella e diversa da tutto il resto dei pezzi contenuti nell’album, merito soprattutto della stupenda voce della giovanissima Simone Simons degli Epica qui a far da traino al frontman dei Primal Fear.
Ancora stordito ascolti poi la title track seguita da “Fighting The Darkness”, più una suite che un singolo pezzo, composto infatti da tre distinti segmenti di cui il centrale strumentale e il reprise finale.
“Blood On Your Hands” ti riporta poi ad atmosfere più pesanti preparando il terreno segnato da “The Curse Of Sharon”, un’altro di quei pezzi che oscurano il pezzo seguente perchè continui a pensare di riascoltarlo e ti risvegli dalla trance solo 5 minuti dopo.
Notevole è poi “Psycho”, dalle cupe atmosfere un po’ schizzate.
Il disco si chiude con un’epica ballad, giusto giusto perchè è un ulteriore cambiamento rispetto a tutto quando ascoltato fino a quel momento e conclude questo “New Religion” in egregio modo lasciandoti a cercare di capire che genere di album hai appena ascoltato. Raramente hai sentono lavori così vari e ben fatti.
Ma d’altronde…coincidenze. E’ tutta una questione di coincidenze.

Tracklist:
1 – Sign Of Fear
2 – Face The Emptiness
3 – Everytime It Rains*
4 – New Religion
5 – Fighting The Darknsess
The Darkness
Reprise
6 – Blood On Your Hands
7 – The Curse Of Sharon
8 – Too Much Time
9 – Psycho
10 – World On Fire
11 – The Man (That I Don’t Know)

Nota: Uscirà anche un’edizione limitata in digipack contenente i video di “Sign Of Fear” e “Fighting The Darkness”.

Line-up:
Ralf Scheepers – Voce e Cori
Stefan Leibing – Chitarra Principale
Henny Walter – Chitarra
Randy Black – Batteria
Mat Sinner – Basso e voce

Guests:
Simone Simons – Voce*
Tobias Lundgren – Cori
Ronny Milianowicz – Loops e supporto
Matz Ulmer – Tastiere
Magnus Karlsson – Chitarra principale

Sito ufficiale: www.primalfear.de
Album distribuito in Italia da: www.frontiers.it

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