Slider by IWEBIX

Common Yet Forbidden – The Struggle (2007)

Pubblicato il 3/12/2007 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: The Struggle
Autore: Common Yet Forbidden
Genere: Death/Thrash
Anno: 2007
Voto: 5.5

Visualizzazioni post:48

E’ come riprendere l’equilibrio dopo che sei caduto. Questo è l’impatto iniziale con The Struggle, feroce evocazione in musica dei pensieri dei Common Yet Forbidden, talentuosi ragazzi dall’anima Death/Thrash. Un suono graffiante e urlato, che con dignità si insinua nei tuoi pensieri e ti tiene vigile, nervoso e incazzato spronandoti alla battaglia. Avete presente? Come quando ascoltate un pezzo e dite “ora ho proprio voglia di scendere in strada e rompere le braccia al primo che incontro!”, con il numero di malcapitati a cui si spezzerebbero le braccia che aumenta a seconda del nostro indice di gradimento del pezzo in questione. “The Struggle“, opener e title-track, è di grande impatto, un sapiente mix di In Flames fritti con contorno di Children of Bodom, il tutto dopo che le rispettive band si sono incontrate per strada per darsele con dei frustini di frassino in una battaglia all’ultimo sangue (credo che la giornata passata nel traffico d’olocausto di Milano incida non poco nella descrizione di questi scenari.. non trovate?). D’improvviso spuntano di qua e di là riffoni alla Stormlord (alla “Secrets of the Earth” da “Curse of Medusa”), e nonostante questa opener si stia protraendo già da un po’, il disco pare aprirsi con i migliori auspici.
Ad un tratto, accade. Senza che nemmeno ce ne fossimo accorti, la traccia che il lettore pensa di star suonando è la quarta. Ma non è un’illusione… è proprio la quarta! Ma le chitarre.. la voce.. il sapiente mix degli strumenti e la pregevole produzione.. ma questi sono bravi! Come può essere che non mi sono accorto che sono passate quattro tracce?!? Riavutomi da questo iniziale piccolo shock, e dopo innumerevoli ascolti per cercare di risolvere il mistero, devo effettivamente ammettere che inspiegabilmente, nonostante gli ingredienti per corrodere i muri a distanza ci siano tutti, i nostri amici Common Yet Forbidden sono, senza purtroppo nulla togliere alla loro bravura esecutiva… piatti. Le tracce si susseguono, pur con variazioni sullo stesso tema di batteria, con i medesimi “aargh” “uiiih” e cose di questo genere, e l’acidità atona dei riff non aiuta granchè a dipanare la matassa.

A rendere ancora più complicato il nodo, nonostante non ne siano flagellati tutti quanti i pezzi, v’è la “sindrome del cantiamoci sopra”. Si tratta di una tendenza a cantare dal primo all’ultimo secondo di una canzone, senza margine di interruzione, a macchinetta, dal primo secondo all’ultimo respiro di un pezzo. Non sto parlando di liriche rap, ma di una sorta di ossessiva e compulsiva concatenazione di fonemi a razzo (hey, il correttore di word!) che non fanno altro che generare domande quali “ma un attimo di respiro no?” e “ecco, ma qui non sarebbe stato meglio lasciar parlare gli strumenti?” in chi ascolta, generando un solitamente inconscio senso di fastidio e malessere.
A colpire, elevandosi dalla comunque scintillante produzione, per assurgere ad identità univoche e a riuscire ad installarsi nella nostra mente, sono, opener a parte, “Face of the Father” e “Dead Alive“, dotate oltrechè di un buon ritmo e un’ottima realizzazione (come del resto le restanti tracce dell’album) di un’anima propria ed incontrovertibile.
A chiusura dell’intero componimento vi è “Riff List“, una traccia strumentale che sembra messa lì per rispondere alla “ma non sarebbe stato meglio far parlare gli strumenti?” che la “sindrome del cantiamoci sopra” aveva generato prima. La risposta è NO. “Riff List” fa parte della impestatissima classe delle “canzoni lunghe” e delle “canzoni strumentali”, che godono di scarserrima considerazione nella genìa dei metallari combattenti. In molti casi, ciò non corrisponde a verità (vi cito due tracce di cui mi è capitato di sentire le peggio cose, ma che reputo oltremodo valide e che mi sono venute per sbaglio in mente per prime – e che non c’entrano NULLA con questa – ma esagerando ve ne potrei citare additittura un’altra – milionata), basti pensare per esempio a “The Call Of Ktulu” – non vi dico di chi è, non ce n’è davvero bisogno – e “Kings of The Nordic Twilight“, del nostrano Luca Turilli. In questo caso, corrisponde a verità: il pezzo risulta un po’ sconnesso, oltre chè ripetitivo e addirittura sotto tono a quanto strumentalmente proposto dalle tracce che lo precedono.

The Struggle non è un album malvagio, è un riflesso di sè stesso e di quello che avrebbe potuto essere. Le potenzialità, grandi davvero, di Carl e soci si infrangono dinanzi ad una realizzazione un po’ ridondante e monotona, che molto potrebbe dare per la buona capacità e pazzia completa dimostrata dai quattro ragazzi di Orlando.. vorrei solo farvi leggere i meravigliosi ringraziamenti, ma potete averne un’idea visitando il loro spazio MySpace.. Ok basta: ora mi siedo qui e rimango in attesa dei nuovi parti di casa Common Yet Forbidden: le carte ci sono, bisogna solo mischiarle un po’!

Line-up:
Carl – Voce
Chris – Chitarra
Phil – Batteria
Jordan – Basso

Tracklist:
01. The Struggle
02. The Prodigal
03. Lake of Fire, Wake of Souls
04. Saints O’ Saints
05. Face of the Father
06. We Only Chase Wind
07. Anthem
08. Dead Alive
09. Still We Remain
10. Riff List (Instrumental)

Contatti:
Spazio MySpace:
http://www.myspace.com/commonyetforbidden

Bombworks Records:
http://www.bombworksrecords.com/

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *