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Whitesnake – Good To Be Bad (2008)

Pubblicato il 18/04/2008 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Good To Be Bad
Autore: Whitesnake
Genere: Hard Rock
Anno: 2008
Voto: 8

Visualizzazioni post:73

Si stavano concludendo gli anni ’70 (gli anni veri) quando per dissapori e incomprensioni David Coverdale uscì dai Deep Purple per creare, nel 1977, i David Coverdale’s Whitesnake, nome che l’anno successivo si abbreviò all’attuale e intramontabile Whitesnake. Sepolto da numerosissimi dischi d’oro e di platino, quella del serpente bianco si presenta oggi come una delle migliori Hard Rock band di tutte i tempi, con i successi planetari di “1987” (riconosciuto come uno dei migliori album Heavy Metal della storia) e “Slip Of the Tongue”, definito come “ultimo diamante degli ‘80” e proprio quest’ultimo disco (che vedeva un certo Steve Vai alla chitarra) ha preceduto un periodo di fermo della band in cui Mr. Coverdale si dedicò alla carriera solista e ad altre collaborazioni (celebre quella con Jimmy Page). Abbiamo atteso fino al 1997 per riascoltare il nome Whitesnake in un duo acustico “Starkers In Tokyo” e fino al 2006 per “Live In The Shadow Of The Blues” ed ora, dopo le ottime prestazioni nei recenti tour, eccoli tornare con il nuovo album in studio a quasi vent’anni da “Slip Of The Tongue”.
Chiaramente le aspettative sono altissime e riuscire a soddisfarle non è sempre facile. Con i tempi che corrono possiamo benissimo renderci conto che anche una perla rara come “1987” sarebbe un po’ troppo ottantiana (quindi inappropriata) nel 2008. Ma David Coverdale questo lo sa e anche se non è di certo riuscito a compiere un altro disco-capolavoro ha saputo trovare una soluzione straordinaria per un disco che racchiude tanta musica, ottime idee e pochissime pecche. Continuiamo a parlare di Hard Rock, anche tosto e quella fastidiosa idea di già sentito che potrebbe sopraggiungere scompare con un sound tirato a lucido e delle distorsioni fresche ed energiche; uno splendido tappeto musicale composto da un basso morbidissimo ed una batteria compressa al punto giusto da dare quella bella pacca fresca e ben lontana dalle profonde casse che ci hanno stregato negli ’80 (come Tommy Lee). Con questa brillante combinazione sonora, il disco parte in quinta già dall’opener “Best Years”, un brano duro e tosto con uno splendido ritornello, un pezzo che prelude quello che sarà il resto della tracklist: ottimo rock ben saldo sulle corde vocali di un cantante senza tempo. È come al solito David Coverdale la chiave di volta del gruppo, con la sua solita voce calda e graffiante ci fa dimenticare che il fumatore con la voce più hard del globo abbia la bellezza di 57 primavere alle spalle! Tecnicamente il disco è perfetto, partiture entusiasmanti e soli di notevole qualità ci fanno assaporare il meglio di un genere che da troppo tempo viene tenuto in silenzio. “Call On Me” e la titletrack “Good To Be Bad” sono la prova che la vera musica è ancora dettata dai “vecchietti”, due splendide fucilate di rabbia prima della straordinaria “All For Love”, la hit che vale l’intero disco, una song che ricorda lo stile della più anziana “Give Me All Your Love” e che potrebbe far commuovere i più nostalgici degli ’80 che possono sentire quella grinta di un tempo risistemata e riadattata per i tempi nostri. Con le romantiche e splendide “All I Want All I Need” e “Summer Rain” anche gli amanti delle ballad avranno pane per i loro denti; ad ascoltarle sembra di tornare agli anni di “The Deeper The Love” e il semplice emozionarsi per queste cose non ha davvero prezzo. Seguono continue scariche di ottimo rock con le seguenti “Lay Down Your Love” (fortemente ispirata dalla celebre “Still Of The Night”) e le restanti track che, pur non spiccando per fantasia ed originalità, rimangono comunque ottimi spunti di quella cattiveria che ha sempre avvolto la coda del serpente bianco.
L’album, arricchito da una discreta produzione e da una cura maniacale per gli arrangiamenti, si chiude con la countryeggiante “ ‘Till The End Of Time”, nella quale un interpretazione da brivido del singer inglese si distende sugli arpeggi e le pennate acustiche che hanno un suono veramente pazzesco. Con questa ultima track rimane un po’ l’amaro in bocca per l’emergere di quella consapevolezza che sono questi i gruppi veri e che lavori come “Good To Be Bad” sono le ultime luci di un’era che sta scendendo lenta come un tramonto d’estate. Un disco per i nostalgici, per i fan dei Whitesnake e del genere, per i curiosi, un disco, a dirla proprio tutta, per chi spera che dopo il tramonto ci sia una di quelle notti che solo David Coverdale sa raccontare.

Titletrack:
1. Best Years
2. Can You Hear The Wind Blow
3. Call On Me
4. All I Want All I Need
5. Good To Be Bad
6. All For Love
7. Summer Rain
8. Lay Down Your Love
9. A Fool In Love
10. Got What You need
11. ‘Till The End Of Time

Line Up:
David Coverdale: vocals
Doug Aldrich: guitars
Reb Beach: guitars
Uriah Duffy: bass
Timothy Drury: keyboards
Chris Frazier: drums

Sito ufficiale: www.whitesnake.com
Disco distribuito in Italia da Audioglobe – www.audioglobe.it

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