Fabio Lione

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Intervista Fabio Lione, Rhapsody Of Fire, Athena, Vision Divine

Fabio Lione non smentisce la sua fama di persona cordiale e disponibile concedendosi a noi con una intervista fiume che tocca tanti argomenti della sua carriera. Dagli Athena ai primi tempi dei Rhapsody, all’attuale stato dei Rhapsody Of Fire fino ai suoi side project terminando con la sua apparizione televisiva. Mettetevi comodi perchè Fabio di cose da raccontare ne ha davvero tante…

Incontriamo Fabio Lione in un lussuoso hotel sul lungomare di Pesaro. L’artista è qui in riviera per una data con la sua Fabio Lione Band, un gruppo nato da poco. Proprio da qui partiamo per la prima domanda della nostra intervista, che riguarda la nascita e la provenienza di questa sua personale band.

I ragazzi che suonano con me nella Fabio Lione Band sono di Montecatini e Pistoia, ci siamo conosciuti un po’ per caso ed è venuta fuori l’idea di fare questa band, non siamo “in tour” ma anzi abbiamo fatto solo un paio di date, pensa che il tutto è cominciato con un incontro con il batterista al supermercato! Mi ha fatto autografare il libretto dei Rhapsody e poi mi ha detto che lui suonava, faceva pezzi di Scorpions, Europe, ecc. e mi ha chiesto di entrare nella band. La cosa ha catturato la mia attenzione perchè avevo sempre pensato di proporre dei brani anni ’80, quei brani di gruppi storici con cui ho iniziato anch’io come Guns ‘N Roses, Skid Row, Whitesnake, ecc. Cantando con i Rhapsody mi veniva a mancare un po’ quell’approccio tipicamente ottantiano e allora ho pensato “ma sì, perchè no? Facciamolo!” e le cose sembrano essere andate ancora meglio del previsto. Stiamo attirando anche del pubblico indubbiamente curioso di sentire che pezzi facciamo, perchè c’è chi si aspetta dei brani di heavy metal classico o addirittura delle cover dei Rhapsody. Il fatto di portare nei locali della gente nuova è una cosa che fa piacere sia ai gestori che a noi musicisti. Tra l’altro sono cose che ho il tempo di fare, perchè il mio gruppo principale ora è un attimo in stasi.

Ora che abbiamo parlato del presente e cioè di quello che farai tra poche ore veniamo invece al futuro: cosa farà Fabio Lione in questo 2008?

Sinceramente di fissato non c’è molto per ora, sto vagliando diverse cose, ho diversi pezzi nel cassetto che non so come utilizzare. Sai, ora c’è questa specie di moda dell’album solista, a volte per oggettive difficoltà del mercato discografico, quindi ognuno cerca di rimediare come può. Io a dire la verità non sento quest’impellenza di fare lavori solisti, ma è da diversi anni che metto da parte qualche idea ogni tanto quando sento che ho in mente dei pezzi particolari, che non siano le solite canzonette, ma qualcosa in grado di spiazzare il pubblico. Non so però se queste idee verranno utilizzate da me in quanto solista o dalle band. Da quanto so io il duo Turilli-Staropoli avrebbe inserito nel prossimo album dei Rhapsody uno dei miei pezzi che gli ho fatto sentire, un po’ a sorpresa, perchè non gli ho lasciato nessuna registrazione e questo significa che la linea vocale certamente colpisce! Evidentemente se la sono ricordata a memoria fin dal primo ascolto e il fatto che l’abbiano utilizzata mi fa certamente piacere. Anzi, il piacere è doppio perchè Turilli e Staropoli sono due ottimi compositori e averli colpiti in questo modo ha grande valore. Avevo anche riallacciato i rapporti con un gruppo che avevo anni fa, gli Athena, che da sempre sono stati il mio primo gruppo. Il problema che hanno è che non ci troviamo mai! Il tastierista è sei mesi all’anno in Italia e gli altri sei mesi in Thailandia, lui lavora nel dance e nel pop, forse comincerà a lavorare anche per Mediaset, con lui mi sono sempre trovato benissimo. Il chitarrista ha una tabaccheria e mi ha detto testualmente che finchè non riuscirà a venderla non avrà tempo per la band. Il bassista in realtà sarebbe un insegnante di chitarra classica e insegna.. in Svizzera! Nonostante tutto la scorsa estate eravamo già a quota sei pezzi composti, che sono praticamente un mezzo disco. Di questi sei almeno tre secondo me sono molto ma molto validi, il problema grosso è questa stasi, perchè una volta eravamo tutti di Pisa, mentre ora siamo sparsi un po’ ovunque.

Intervista Fabio Lione, Rhapsody Of Fire, Athena, Vision Divine Intervista Fabio Lione, Rhapsody Of Fire, Athena, Vision Divine

Dato che gli Athena sono una band che è assente da molto tempo, ci riassumi un po’ la loro carriera e quello che hai fatto tu con loro?

Io ho realizzato l’ultimo disco con loro nel 1998, “A New Religion?”. Gli Athena complessivamente hanno fatto tre dischi, uno nel 1991 che si chiama “Inside, The Moon”, una sorta di incrocio tra Dream Theater e Pink Floyd con un altro cantante e con un’altra formazione, anche se il demo l’avevo fatto io ad appena 18 anni, ero giovane e avevamo avuto qualche screzio. Dopo che andai via loro fecero il disco con un mio amico alla voce, il disco andò benino musicalmente parlando, anche se il cantante non era adattissimo alla voce, semplicemente perchè era in realtà un chitarrista, per l’esattezza l’insegnante di chitarra del chitarrista degli Athena. Poi venne “A New Religion?”, disco secondo me molto interessante, andato discretamente bene anche se il gruppo era giovane e si è fatto un po’ fregare dalle case discografiche varie tedesche. Comunque andammo in tour con Axel Rudi Pell in Germania e fu una bella esperienza, unita a quelle con Fates Warning ed Elegy in Italia. In seguito ci fu l’esplosione dei Rhapsody e i ragazzi degli Athena cominciarono a soffrire un po’ questa cosa. Il gruppo veniva additato come “quello in cui canta il cantante dei Rhapsody” e i troppi impegni che cominciavo ad avere portarono alla nostra separazione. Loro provarono a fare un terzo disco con un altro cantante (Francesco Neretti, n.d.r.) e purtroppo hanno fatto quello che temevo, passando da un sound abbastanza personale, progressivo con richiami ai Dream Theater ma non troppo evidenti, un tocco di power e richiami a gruppi in stile Genesis ad un disco di matrice power speed, alla Stratovarius, vendendo molto meno di “A New Religion?”, quasi zero concerti successivi e i ragazzi che piano piano si sono persi. Ora sono passati dieci anni dall’ultimo disco con me, non è che il nome Athena possa dire ancora più di tanto, per questo ci siamo trovati con dei nuovi pezzi per far sì che i brani stessi possano parlare più del vecchio nome Athena. Al momento però non so se potremo utilizzare prima o poi questi brani e realizzare questa reunion, per i problemi logistici descritti sopra!

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Hai fatto riferimento ai dischi che hai registrato. Cominciano ad essere parecchi nel corso della tua carriera!

Sì, abbastanza! Non so bene il conto preciso, ma penso dodici, tredici, alcuni musicisti contano anche i singoli, le rarità, in questo caso potrei arrivare anche a venti.

Tra tutti questi ne hai uno a cui tieni particolarmente, a cui sei molto legato?

Sicuramente gli Athena. Anche se il disco è uscito dopo “Simphony I”, dopo “Legendary Tales” e dopo “No Limits” dei Labyrinth è in realtà il disco a cui avevo lavorato precedentemente a tutti questi e secondo me si è fatto un miracolo, ricordo benissimo che in ventisei giorni abbiamo registrato, masterizzato e mixato il disco, una cosa incredibile, ahah! Ai New Sin di Treviso ci dissero che non avevano mai avuto un gruppo così! Sono indubbiamente legato anche a qualsiasi disco dei Rhapsody, perchè sono una band che ho nel cuore, sono la mia più grande esperienza anche se all’inizio ero un po’ titubante, non conoscevo Turilli, non conoscevo Staropoli, avevano gusti musicali diversi dai miei, però mi hanno aiutato a crescere, grazie a loro sono maturato e ora apprezzo anche altri tipi di musica, oltre ad essermi reso conto di essere adatto alle loro visioni musicali. Come si suol dire, ci siamo proprio trovati, l’unione musicale ci sta veramente bene! Non penserei a me in versione epica con un altro gruppo come non potrei pensare a loro con un altro cantante. Ogni disco, per un motivo o per un altro, è per me un bel ricordo. Potrei parlare per esempio anche di “Simphony II”, per il grande lavoro che c’è stato dietro, per la grandezza dell’opera, per Christopher Lee, per i cinque studi diversi, ma allo stesso tempo anche “Simphony I”, che non ha avuto questo budget e queste possibilità, è comunque un disco spettacolare. E poi non mi posso scordare dei Vision Divine. Per i Vision Divine, intendiamoci, ho una visione particolare della band. I ragazzi dei Labyrinth sanno come la penso, ci ho parlato tante volte. Secondo me i Vision Divine sono quello che i Labirinth avrebbero dovuto essere e mi sembra che i fatti mi diano ragione, visto lo stato attuale delle due band. D’altronde coloro che componevano nei Labirinth ora non ci suonano più: loro hanno fatto la scelta di volersi evolvere in senso musicale, di non volersi limitare a fare power, ma questo può anche essere un limite per una band a cui il power riusciva davvero bene. Non dico che una band non debba mai evolversi, anzi è importante maturare, migliorare, ottimizzare, ma senza mai snaturare il proprio sound. Oggi vedo i Labyirinth un po’ indecisi sulla strada musicale da prendere, mentre i Vision Divine, secondo me, una strada la stanno intraprendendo.

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Torniamo ai Rhapsody Of Fire, con cui hai da poco inciso un dvd, ben recensito. Cosa ne pensi, non solo del dvd ma anche delle recensioni, se hai avuto modo di leggerle?

Oggettivamente si tratta di un buon prodotto, nonostante sia il primo dvd della band. Paga un po’ il fatto di essere stato fatto sotto l’ala di DeMaio e della Magic Circle Music, nel senso che si vede chiaramente che il dvd è passato per le mani di qualcuno della MCM per la sua tipologia, per il fatto che le canzoni siano inframezzate dalle interviste ai fans: è costruito insomma in una maniera quasi speculare a quelli dei Manowar. Questo non è un difetto, ma è comunque una cosa che si nota. Abbiamo cercato di arricchirlo il più possibile con bonus, due canzoni inedite tra cui la cover dei Manowar, insomma abbiamo cercato di fare un prodotto il più valido possibile.

Proseguiamo con i Rhapsody Of Fire: che progetti avete in cantiere?

In questo periodo la band è in un momento di stasi, perchè i rapporti con la Magic Circle sono giunti al termine. Ora la situazione è un po’ particolare, perchè sai, quando una band cambia etichetta, management o qualche cosa comunque si entra in un periodo di transizione e quindi posso dire che NON ci sono fermenti riguardo ad un nuovo tour o a nuove date live. Dal punto di vista compositivo il nuovo album è praticamente pronto, le canzoni sono pronte, ci dovrebbe essere anche la mia, che non è un lento e non è in italiano. Dobbiamo fissare una data per cominciare a registrarlo. Prima di questo, secondo me, dopo dieci anni di carriera, occorrerebbe trovare un team di persone che siano pronte a gestirci l’aspetto live e parlo di TUTTO l’aspetto live, non solo la data del concerto, ma anche le scenografie o il merchandising, o ancora, invece del team di persone, provare a gestire la band in autonomia. Io opterei per questa seconda scelta, viste le esperienze che abbiamo avuto, nel senso che Limb ha fatto quello che poteva, Joey anche, mentre il problema secondo me è che questa band è italiana e che nel mondo metal si è abituati ad avere a che fare con i tedeschi. Gli italiani sono particolari, sono una razzaccia, è difficile lavorare con gli italiani sopratutto se, come in questo caso, gli italiani sono “teste particolari” come i Rhapsody Of Fire, ahah! Questa comunque è una cosa importante di cui abbiamo parlato io, Staropoli e Turilli e di cui continueremo a parlare, perchè è anche vero che una band non può organizzarsi tutto da sola, ci vuole comunque qualcuno che la segua. La band secondo me ha fatto degli errori: a mio parere dovremmo principalmente suonare, perchè in dieci anni non è che abbiamo fatto chissà quanti concerti. In Italia per esempio abbiamo suonato solo quattro volte, tre in tournèe con gli Stratovarius e una da headliner (2002) con Angel Dust e At Vance. Inizialmente la colpa della assenza di live è stata della band stessa, avevamo deciso di andare in tour più tardi del solito, di avere un seguito di fans più numeroso, un budget un po’ più cospicuo per avere un po’ di scenografia, tutte cose che possono anche essere giuste, però o per un motivo o per l’altro, all’inizio per noi, nel mezzo per il cambio di etichetta da Limb a MCM e poi per il passaggio a DeMaio, non abbiamo mai suonato tanto dal vivo. Parliamoci chiaro, nulla da dire contro Joey, ma negli ultimi anni abbiamo fatto venti date tutte di spalla ai Manowar! Il grande cruccio è l’Europa: in Svezia per esempio abbiamo suonato una volta, come in Norvegia e in Danimarca, due volte in Belgio, una volta in Sudamerica; il gruppo dovrebbe darsi una mossa sopratutto da questo punto di vista. Questa è una cosa di cui bisogna discutere, anche perchè al momento non avremmo nessun impedimento a pianificare date dal vivo per i prossimi tempi. Da questo punto di vista mi trovo in diasccordo con Turilli e Staropoli, perchè loro sono sempre stati di più sul versante compositivo. Loro sono felici quando ti dicono che il nuovo album è pronto, ma magari la gente non vuole il nuovo album. Se poi il nuovo album, per quanto bello sia, può essere un “pretesto” per affrontare il nuovo tour allora va benissimo! Ma principalmente penso che in questo momento la gente voglia vederci suonare.

Anche perchè, si presume, una buona parte degli introiti arriverà dalle esibizioni live.

Ma certo. Oggigiorno se ad una band, con l’attuale crisi del mercato discografico, togliamo l’aspetto live, togliamo veramente tanto anche da questo punto di vista. Dovremmo capire che siamo una band metal, pertanto dovremmo fare quello che da trent’anni fanno tutte le bands metal, cioè suonare nei concerti. Vedremo come si svilupperanno le cose, penso che il momento sia arrivato.

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Passiamo ad una mia curiosità personale. In una intervista di Luca Turilli, lessi che lui si sentiva spesso con Daniele Carbonera, il vostro primo batterista. Non va però dimenticato che nella prima formazione dei Rhapsody vi era anche il bassista Alessandro Lotta, che pare davvero sparito dalle scene. Riesci a risolvere questo mistero?

Alessandro Lotta abita sempre a Trieste. Per quanto ne so io dovrebbe lavorare nel negozio di abbigliamento del padre. Aveva messo su un paio di gruppi a Trieste e da quanto ne so era addirittura entrato in un gruppo svedese gestito da Timo Kotipelto e dalla sua etichetta. Mi pare che il gruppo si chiamasse Wagram: fecero un demo o un singolo, da quello che mi pare di ricordare o da quello che capii Kotipelto ebbe un po’ di grane sue, non credette troppo evidentemente in questo progetto e penso che si siano fermati. Lotta era l’unico italiano della band, probabilmente non era il principale compositore e si è dovuto fermare. So che comunque ha provato a fare qualcosa anche dopo, queste cose le so perchè ci siamo anche sentiti in seguito, un paio di volte. E’ veramente un bravo bassista ed è stato sempre un grande amico. All’epoca non ero molto d’accordo con la decisione di privarci di lui, ma un gruppo è composto da tante persone e la maggioranza vince. In quel momento, forse, Alessandro non era più adatto al gruppo. Dico in quel momento e su questo devo effettivamente dare ragione agli altri. Comunque essendo italiano, essendo di Trieste, ogni tanto i rapporti si ravvivano. Certo, con Carbonera i rapporti sono più frequenti, perchè è sempre stato un pacioccone, una specie di Bud Spencer del gruppo, colui che cucinava, un amicone sempre di tutti. Lui ha smesso con la musica: fa l’ingegnere ed è andato in Canada, in Thailandia, ha fatto cose molto importanti ed è rimasto nel cuore un po’ a tutti, per cui ogni tanto ci sentiamo.

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Altra curiosità legata al fatto che canto anche io in una band. Ti sento da tanti anni e ho notato un miglioramento sia a livello tecnico sia a livello interpretativo. Hai dei “segreti”?

Penso in realtà che sia solamente questione di tempo e di esperienza. Non pretendo di essere il miglior cantante che ci sia al momento, del passato o del futuro, ho semplicemente seguito una passione che ho e mi sono reso conto con il passare degli anni che questa cosa poteva andare oltre al semplice fatto di possedere una bella voce. Non nascondo il fatto che non ho mai preso grandi lezioni di canto, ne ho fatte molto poche in vita mia, posso quasi dire di essere autodidatta. Effettivamente negli anni c’è stata una certa evoluzione, con il passare del tempo e dell’età la voce matura, diventa più calda, si può acquistare potenza e nello stesso tempo imparare i limiti. Oggettivamente è difficile peggiorare accumulando esperienza in questo campo. Io poi sono una persona un po’ particolare, perchè non sono quello con sciarpetta e thè: vivo come mi piace vivere. Fumo perchè mi piace fumare, non è che non bevo mai perchè l’alcool dà fastidio alle corde vocali, mangio tranquillamente i salumi e stai tranquillo che ci sono persone che non si comportano così. Del resto le posso capire e le rispetto. Cerco sempre di dare il massimo e ho sempre cercato di accentuare l’aspetto interpretativo che è una cosa che secondo me, sopratutto nel metal, manca perchè si tende sempre a stupire la gente. Stupire nel metal o nella musica rock in generale significa fare i famosi acuti, poi anche lì bisogna vedere un acuto con una voce fina così quanto possa dare. Dal mio punto di vista è molto più difficile portare in alto una voce diciamo “cicciona”. Nel caso di una voce stretta e piccola ce la fanno quasi tutti. Io ho sempre cercato, amando la lirica, di cantare quasi sempre con una voce piena su tutti i possibili registri. Ovviamente questa è una cosa da prendere con le molle, perchè un qualunque essere umano maschile oltre un tot di note con voce piena non potrà arrivare, dopodichè dovrà per forza passare a tecniche miste, non voglio dire propriamente “falsetto” ma mi riferisco a quelle vie di mezzo che sono tra falsetto e voce piena. Penso di essere fortunato, perchè ho una voce che copre quasi tutto lo spettro della voce baritonale. Probabilmente se avessi avuto una voce troppo spostata sugli alti mi sarei perfezionato a fare i cosiddetti acuti e basta, tralasciando l’aspetto interpretativo che secondo me è alla base di qualsiasi cosa nella musica. A tanti musicisti di oggi manca quel tocco di personalità e di interpretazione che rende la musica un po’ piatta. Vi dico una cosa in tutta sincerità: mi piacciono molto i Manowar. Mi piacevano di più prima che li conoscessi (risate di tutti, ndr). Non conoscevo Ross The Boss, il loro ex chitarrista. Ho avuto l’onore e il piacere di sentirlo suonare dal vivo come ospite all’Earthshaker Festival e ti posso giurare che per due minuti sono rimasto così, incollato. Non voglio levare nulla agli altri chitarristi che lo hanno preceduto (o seguito), però quel famoso tocco che io cerco in una voce, in una chitarra o in un basso io l’ho trovato lì. E non l’avevo mai visto dal vivo. E guarda caso Ross The Boss non è il ragazzino che ha vent’anni e che ti sa fare a memoria i Dream Theater.

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Qual è il tuo punto di vista sulla musica metal underground odierna?

Secondo me l’importante è cercare di dire qualcosa di personale, solo che questo spaventa. La maggior parte dei musicisti si sottovalutano, o meglio, hanno paura di esternare quello che viene loro da dentro: hanno imparato una certa tecnica del proprio strumento e proprio grazie ad essa dovresti esternare delle emozioni, dei sentimenti, dovresti raccontare una canzone. Invece si tende a far vedere per prima cosa di essere un bravo musicista, ma a mio parere questa dovrebbe essere una delle ultime cose. La tecnica a mio parere va sempre messa in funzione del feeling, ci sono troppe cose studiate a tavolino. Le cose migliori vengono sempre fuori in maniera piuttosto casuale, spesso quando non le si cerca proprio. Può essere un testo o un ritornello particolare a rimanere scolpito nella pietra, piuttosto che uno swip fatto più velocemente rispetto al gruppo che va di moda al momento. Ci sarà sempre qualcuno più bravo di te, non è una gara a chi suona più veloce, ma una bella canzone resta. Le belle cose restano.

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Altra domanda che va abbastanza di moda. Noi siamo una webzine, ci differenziamo in tante cose dalla carta stampata. Dal tuo punto di vista quale può essere il futuro della carta stampata?

La risposta è unidirezionale, perchè chiunque o quasi ti risponderebbe che il futuro della carta stampata è compromesso, è in bilico, perchè al giorno d’oggi tutti hanno internet, tutti lo vogliono e trovano tutto lì: canzoni, anteprime, film, subito. Però secondo me la carta stampata è per certi versi simile al metal, o all’hard rock, che sopravviveranno sempre per questione di gusti. Una persona ha proprio un gusto diverso nel leggere il foglio, nello sfogliare un libro, una rivista: è un gusto che non è lo stesso che puoi trovare sulla rete. Dicevo che è simile al metal, che a volte torna, a volte scompare, ma rimane sempre lì, con il suo zoccolo duro di affezionati. Il calo logicamente c’è anche in questo settore, ma non penso che sia destinato a scomparire, perchè ci sono cose che danno un gusto unico e il metal è una di queste cose.

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Ti lasciamo con una curiosità personale, che a dire la verità sarà una curiosità di tanti metallari che hanno avuto l’occasione di vederti in tv a “Uno contro cento”. Come fai a conoscere Amadeus?

Ahah! In realtà non è che lo conoscessi molto bene, l’avevo visto un paio di volte casualmente ma non eravamo grandi amici, come non lo siamo ora, del resto. Abbiamo avuto modo di parlare un po’ in trasmissione per il semplice fatto che all’inizio li avevo contattati, ma quasi per scherzo, non pensavo mi prendessero. Invece mi hanno risposto e mi hanno invitato lì. Inizialmente la registrazione doveva comprendere sette puntate, poi divenute undici. Stando più tempo lì abbiamo cominciato a conoscerci un po’ meglio, a parlare, a scherzare, gli ho regalato qualche mio cd anche se qualcosa aveva già sentito (non so da chi, immagino da qualche suo aiutante o collaboratore, dato che mi conoscevano) e gli avevano descritto la mia voce come simile a quella di Al Bano. Qualcuno, durante le pause di registrazione, mise su “Lamento Eroico” e lui mi disse proprio: “Ma sei tu???”, ahah! Da quel giorno ci siamo messi a parlare un po’ di più, non siamo amiconi ovviamente perchè non è che ci conosciamo da una vita, abbiamo semplicemente familiarizzato un po’ di più rispetto ad altri concorrenti. Lui mi ha chiesto qualche copia di qualche cd che avevo fatto, gliele ho date e spero che le abbia apprezzate, anche se ho notato che preferiva di più quelle cantate in italiano. E’ stato molto carino, molto gentile, in una puntata ha anche trasmesso un minuto di un pezzo dei Rhapsody Of Fire in maniera peraltro non decisa, io nemmeno lo sapevo. Mi dispiace essere caduto sul picchio, ma la vità è così! Mi sono divertito, è stata un’esperienza carina, per niente facile, arrivare in fondo è stata dura, con solo sei secondi! Con quel tipo di domande poi, mi sono ritrovato tre o quattro volte in situazioni simili: quando sei in cento, ottanta, cinquanta magari non ci fai caso, ma quando cominci ad entrare nei primi dieci… Mi rincresce aver sbagliato per aver voluto seguire gli altri, perchè avevano dato tutti quella risposta e mi sono detto: “Ma potrà essere mai che hanno sbagliato tutti e otto? Mah..” e invece avevano sbagliato tutti e otto! Io volevo mettere l’altra risposta, che comunque era valida, perchè mi avevano spiegato che ci sono alcune risposte ambivalenti. Altra cosa che mi dispiace, che sembra che io l’abbia detta per scherzo e infatti mi hanno anche un po’ preso in giro, effettivamente io sono “esperto” di animali, nel senso che mi vergogno da una parte a dirlo, ma quando ero piccolo ho veramente rubato dei soldi ai miei genitori per andarmi a comprare libri di animali e di zoologia, pensa che volevo fare lo zoologo! Mi è capitata questa domanda trabocchetto con sei secondi di tempo e mi ha fregato, è la vita! Ma mi sono divertito lo stesso!

Ricordiamo la domanda che ha fregato il nostro Fabio:

“Oltre che per nutrirsi e nidificare, il picchio martella il tronco degli alberi anche per..
A. Segnare il territorio
B. Rinforzare il becco
C. Richiamare la femmina

Fabio ha risposto C, la risposta esatta era A.

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L’intervista-fiume è finita, Fabio, noi ti ringraziamo per la disponibilità e ci diamo appuntamento a presto!

Grazie a voi ragazzi, è stato un piacere! Un saluto a tutti i lettori di EntrateParallele!

Si ringrazia Titti Angeramo per la disponibilità. Domande realizzate da Davide “Dee Wild” Bertozzi e Alessio “Thor” Torluccio. Correzioni di Maria “Mary-Lou” Narducci.

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