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Extreme – Saudades De Rock (2008)

Pubblicato il 21/09/2008 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Saudades De Rock
Autore: Extreme
Genere: Hard Rock
Anno: 2008
Voto: 7

Visualizzazioni post:94

Ed eccoci alla quinta e per il momento ultima parte della serie “A Volte Ritornano”. Sono passati ben tredici anni prima di potere riascoltare gli Extreme su disco (e anche dal vivo in Italia, rimando per questo al live report del Rock Of Ages Festival, sempre su queste pagine). Per i più smemorati facciamo un passo indietro: gli Extreme fanno il loro esordio nel mondo dell’hard rock un po’ in ritardo rispetto ai colleghi, ovvero nel 1989, con il debutto omonimo che ha un discreto successo e prepara il terreno per il grande segito, l’amatissimo “Pornograffitti”, che contiene una gran bella manciata di canzoni fra cui anche il successo planetario di “More Than Words”, brano che li porta in vetta alle classifiche di tutto il mondo. Ma il genere di riferimento è comunque sempre un potente hard rock con molto funky in mezzo (sostenuto dal funambolico chitarrista e mastermind portoghese Nuno Bettencourt) e il periodo d’oro sta finendo, per essere rimpiazzato dal grunge. Così gli album seguenti “III Sides To Every Story” e “Waiting For The Punchline” vengono snobbati e immancabile arriva lo scioglimento. La Frontiers però è in gran spolvero nel ripescare vecchie glorie e riportarle in voga con album nuovi di zecca e tutto sommato di buona qualità, quindi, tornando a noi, com’è “Saudades De Rock”? Per prima cosa, si può notare è un sound forse un po’ fiacco (produzione come sempre a carico di Nuno Bettencourt), però l’opener “Stars” non può lasciare indifferenti, con il suo ritornello subito protagonista e i cori molto Queen-style (non è mai stato un segreto l’amore per la band inglese da parte degli Extreme); troviamo poi “Comfortably Dumb”, che nell’intro paga un discreto tributo ai Rage Against The Machine e ha un ottimo groove, mentre su “Learn To Love” (ma non solo) Gary Cherone ci dimostra di aver ritrovato la voce perduta e sfodera dei discreti acuti sulle solite intricatissime ritmiche da parte di Nuno. C’è una sorpresa alla quarta traccia: “Take Us Alive”, infatti, è una canzone di un country forsennato suonato con strumenti rock, dove il portoghese mette una volta di più tutti in fila ad applaudire: davvero notevole. Un altro dato confortante che emerge è che i tre Extreme fondatori (ovvero Gary, Nuno e il bassista Pat Badger) sono tutti ottimi cantanti e fanno ancora una volta dei cori la loro arma migliore (cosa che accadrà anche dal vivo), anche se purtroppo viene di nuovo da storcere un po’ il naso per la produzione, che fatta in un altro modo avrebbe dato una spinta di gran lunga maggiore a questo “Saudades De Rock”. Tornando alle tracce, arriva il primo pseudo-lento, “Last Hour”, che inizia con un arpeggio ultra malinconico, per poi esplodere in un rabbioso quanto emozionale ritornello bluesy, con un Gary Cherone che urla come non mai. La voce è sì un po’ invecchiata negli anni e ha cambiato leggermente il suono, ma mantiene sempre il suo timbro quasi cornelliano (ricordate però che Gary è venuto prima!). La veloce “Flower Man” e la groovy “King Of The Ladies” si succedono senza infamia e senza lode, “Ghost” invece col suo malinconico piano (sempre opera del factotum Nuno Bettencourt) è un bel pezzo da ascoltare in questo punto dell’album e forse sarebbe stato ancora meglio un paio di canzoni prima. “Slide” è un altro brano a tutto groove con reminescenze quasi da disco music anni ’70: da questo punto di vista l’inserimento del nuovo arrivato Kevin Figueiredo dietro le pelli è una mossa riuscita al 100%, in quanto la new entry sostituisce egregiamente l’ex Paul Geary e crea delle ritmiche che si adattano molto bene al modo di scrivere di Nuno, creando una sezione ritmica davvero notevole, condizionata purtroppo solo dai suoni, come ho già detto. L’acustica “Interface” non è certo “More Than Words” e non è propriamente un pezzo indimenticabile, benché abbia il suo fascino oscuro; “Sunrise” è un pezzo invece dalle mille sfaccettature, che ci mostra una volta di più, se fosse necessario, che gli Extreme sono una band completa, in grado di misurarsi con numerose sfumature all’interno del “solito” tessuto hard rock e che qui in mezzo si trova davvero di tutto: sicuramente non il pezzo più bello della storia, ma un episodio importante all’interno dell’album. Così come è importante l’ultima traccia (ultima solo per le edizioni non europee, come vedremo) “Peace (Saudade)”, una dolcissima ballad pianistica con un titolo chiaro fin da subito e sul cui significato c’è effettivamente poco da disquisire. Una chiusura in punta di piedi e semplicità, dopo aver avuto così tanti input per tutto il resto dell’album, semplice e con stile, che non può che fare piacere trovare da parte di una band che sa scrivere tanti tipi diversi di canzoni. Infine chiude il lotto la bonus track, il demo di “Americocaine”, che risale al lontano 1985 e che ci mostra gli Extreme degli esordi, più veloci, più tecnici e forse più acerbi, senz’altro meno riflessivi di oggi ma non per questo meno affascinanti. Concludendo questa recensione non possiamo che essere felici di questo gradito ritorno: l’album è composto di ottime canzoni ed episodi meno memorabili, ma purtroppo presenta la pecca del sound che soprattutto per quanto riguarda la batteria risulta molto “scarico” e poco coinvolgente. Speriamo meglio nel prossimo album incrociando le dita perchè arrivi presto e non si debbano aspettare altri tredici anni.

Tracklist:
1- Stars
2- Comfortably Dumb
3- Learn To Love
4- Take Us Alive
5- Run
6- Last Hour
7- Flower Man
8- King Of The Ladies
9- Ghost
10- Slide
11- Interface
12- Sunrise
13- Peace (Saudade)
14- Americocaine (Demo 1985 – European Bonus Track)

Lineup:
Gary Cherone: voce
Nuno Bettencourt: chitarra, tastiere, cori
Pat Badger: basso, cori
Kevin Figueiredo: batteria

Sito Ufficiale: www.extreme-band.com
Album distribuito in Italia da Frontiers – www.frontiers.it

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