Rosae Crucis (Andrea “Kiraya” Magini)

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Intervista Rosae Crucis, Andrea Kiraya Magini

Dopo cinque anni di silenzio discografico, tornano a far parlare di loro gli epic metallers romani Rosae Crucis grazie a “Il Re Del Mondo”, primo demo uscito nel 1992 e oggi nuovamente sul mercato completamente riarrangiato e riregistrato. Con il grande Andrea “Kiraya” Magini, storica ascia della band, abbiamo parlato di questo e di molto altro, tra passato, presente e futuro dei Rosae Crucis: ne è venuta fuori una splendida ed esaustiva intervista!!

Ciao Andrea, grazie per il tempo che ci stai dedicando! Se sei d’accordo potremmo cominciare la nostra intervista presentando i Rosae Crucis ai nostri lettori, dagli albori della band ai giorni nostri: a te la parola!

Grazie a voi per il tempo e la visibilità che ci date! Siamo nati nel 1990 ed avevamo solo 15 anni quando iniziammo a strimpellare cover metal. A cavallo tra il ’91 e il ’92, dopo un demo mai pubblicato di pezzi in inglese, rilasciammo “Il Re Del Mondo”, demo che sconvolse molto per la scelta di suonare epic metal in italiano. Eravamo completamente a digiuno di metal epico, non ascoltavamo praticamente nulla di quel genere, quindi le influenze che subimmo furono veramente pochissime. Piacque molto e al demo seguì un’assidua attività live. Nel 1997, dopo alcuni cambi di lineup, servizi civili e militari vari, demmo alla luce “Fede Potere Vendetta”, un demo che fece scalpore per i testi e per i riferimenti alla saga di Conan il Barbaro e a Robert Howard (il mio autore preferito) in generale. Le recensioni però furono contrastanti: da una parte ricevemmo molte critiche positive e apprezzamenti da tutto il mondo (il demo fu distribuito in gran quantità anche in Giappone ed in Sud America), dall’altra in Italia ci fu tutta una serie di giornalisti e recensori che non seppero interpretarlo ed etichettarlo. Dopo “Fede Potere Vendetta” iniziammo a lavorare ai testi in inglese e, dopo quasi quattro anni di songwriting , tirammo fuori “Worms Of The Earth”, che poi finalmente uscì nel 2003, a cui seguì una buona attività live in Germania ed in Italia. Dal 2003 ad oggi abbiamo partecipato a tre tribute album (Manowar, Cirith Ungol, Manilla Road) e suonato dal vivo con i Manilla Road (band che più ci ha influenzato nella nostra storia e che secondo noi ci rappresenta).La cover dei Manowar è uscita in Giappone su “Great Metal Covers” (Nuclear Blast), in mezzo a band del calibro di Saxon, Therion, Motorhead ed altri.

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Accennavi ad un demo in inglese mai pubblicato: cosa vi spinse, a suo tempo, a scegliere di cantare i vostri testi in italiano? Molte persone pensano che la nostra lingua non sia adatta all’heavy metal (io non sono tra questi), mentre mi sembra che i Rosae Crucis, la Strana Officina ed i Sabotage abbiano dimostrato il contrario e la riedizione de “Il Re Del mondo” ne sia l’ennesima conferma… Qual è il tuo parere?

Beh, diciamo che in quel periodo non c’erano solo Rosae Crucis, Strana Officina e Sabotage (tre ottime e grandi band italiane :) ). L’amore per i testi in italiano proviene dall’ascolto di band prog come i Balletto Di Bronzo, i Biglietto Per L’Inferno, i Rovescio Della Medaglia, la PFM etc etc, che abbiamo sempre amato. Musicalmente ci rifacevamo più che altro a bands come Death SS (di cui sono un fissato), o al metal tedesco in generale. La lingua italiana è adattissima al metal, ovviamente non è scontato riuscire a scrivere testi in una lingua dalla grammatica molto complessa. La scelta di cantare in inglese fu solo nostra, per provare a trovare un contratto fuori dall’Italia, cosa che stava andando in porto, poi si fecero avanti Elevate Records prima e Scarlet dopo.

… Etichetta con la quale avete pubblicato “Worms Of The Earth”. Come andò quell’album, sia dal punto di vista della critica che dei fans? Io lo comprai e di tanto in tanto lo riascolto..

L’album usci anche in Giappone e Sud America. Le vendite furono nella media, sicuramente si poteva fare di più come promozione e sicuramente noi eravamo ancora molto ingenui su come gira il mondo discografico in generale… L’album e’ piaciuto molto anche se in pochi probabilmente hanno assaporato e capito la profondità del concept e del lavoro che c’è stato dietro per dare una degna colonna sonora ad uno dei più bei racconti di Robert Howard. Una rivista di letteratura fantasy molto importante in America, gestita dalla fondazione Howard, ci ha dedicato un bellissimo speciale, di cui andiamo fieri. In Italia ci criticarono il passaggio alla lingua inglese (cosa secondo me obbligatoria per poter uscire finalmente allo scoperto in Europa) ed il fatto che il disco non suonasse come i vecchi demo. Erano passati molti anni dai vecchi lavori e il nostro sound e il songwriting comunque avevano subito una evoluzione. Il disco poi suonava fottutamente power metal e questo ha stranito molto le schiere di fans dell’epic metal. Ma noi siamo una band heavy, non ci sentiamo propriamente true, epic, war epic o quant’altro… Noi troviamo epicità in tutto e di tutto ci piace parlare… Il prossimo lavoro, dopo “Fede Potere Vendetta”, è completamente incentrato sull’epicità della resistenza umana all’apocalisse Zombie… Lì ci sarà da ridere a leggere le impressioni della gente :) , ma la cosa non ci spaventa. Non mi sono mai sentito legato a qualche filone in particolare. Ci piace variare e suonare quello che ci diverte, non abbiamo una direzione prestabilita, tanto e’ vero che in “Worms Of The Earth” ci sono aperture death, pezzi più viking (basta sentire come “Bran Makmorn” e “Black Stone” abbiano riff molto simili all’ultimo disco degli Amon Amarth…), pezzi classic alla Maiden , aperture più manowareggianti… C’e’ un po’ di tutto. Diciamo che a livello letterario ricevemmo moltissime note di stima da molte associazioni di fans di Robert Howard e di scrittori fantasy in generale. Dal punto di vista musicale l’album ha spiazzato, perché in molti non sono riusciti a collocare “Worms Of The Earth” nel dannato mondo delle etichette musicali. Basterebbe buttarne la metà e definirlo PURO ACCIAIO.

Intervista Rosae Crucis, Andrea Kiraya Magini

Parliamo de “Il Re Del Mondo”: tu sei uno dei componenti storici della band, che effetto ti ha fatto riprendere i pezzi di quel demo tape e risuonarli dopo tutti questi anni? Come è nata l’idea di riregistrare il vostro demo d’esordio?

Si, fondai i Rosae Crucis, in cui entrò quasi subito Ciape alla voce, nel lontano 1990. Da quel momento in poi siamo stati il cuore nevralgico della band. I Rosae Crucis sono il frutto della sinergia tra me e Giuseppe (Ciape), senza nulla togliere agli altri membri senza i cui intervento e partecipazione qualsiasi idea sarebbe nulla. Pensare oggi di suonare senza Tiziano o Piero è impossibile. Sono colonne portanti del progetto, cosi come lo è Daniele, il nuovo bassista. Erano anni che volevamo ripubblicare i demo. Ristamparli cosi come erano sarebbe stato impossibile, data la bassissima qualità di registrazione di quei pezzi (nonché delle stecche e dei fuori click dati dall’essere delle pippe stratosferiche a quei tempi). L’occasione è nata grazie a Giovanni Cardellino dell’Impero Delle Ombre, con cui abbiamo un rapporto epistolare molto intenso dai tempi dell’uscita del primo demo. E’ stato lui a metterci in contatto con Antonio della Jolly Roger Records. Risuonare i pezzi è stato come riscoprire delle piccole gemme di cui avevamo dimenticato l’esistenza. Riarrangiarli senza stravolgerli, invece, è stata una cosa molto difficile, perché erano passati troppi anni dalla stesura di quei pezzi, quindi molte cose in noi erano cambiate/mutate/evolute. Abbiamo cercato di mantenere il più possibile intatta l’atmosfera dei pezzi, anche se qualche cambiamento evidente c’è stato, come in “Sacrem Reformationem”: intro completamente elettronica, che nel disco abbiamo rifatto senza tastiere, interamente suonata con le chitarre, oppure in “Il Signore Delle Tempeste”, dove abbiamo dato più corpo a questo pezzo gnostico ed assai particolare tramite innesti di voci storiche appartenenti al periodo della seconda Guerra Mondiale, come il discorso di Truman e quello di Hitler. Il demo è diventato disco senza accorgercene, crescendo piano piano. Molti lo hanno licenziato semplicemente come una ristampa, o come una riedizione di un demo, ma quarantacinque minuti di musica a mio parere fanno un disco intero oggigiorno… E per noi sono come pezzi inediti, perché finalmente possiamo farli ascoltare come li sentivamo noi nella nostra mente sedici anni fa.

Una cosa che mi ha molto colpito de “Il Re Del Mondo” è la grande capacità di evocare immagini ed emozioni in chi ascolta: i brani, a mio parere tutti di qualità eccelsa, riescono in questo non semplice compito catturando l’ascoltatore. Andrea, come si fa a scrivere pezzi così belli? Avete un trucco :D ??

Grazie per il complimento. Diciamo che il nostro obiettivo è proprio quello. Prima ancora di suscitare emozioni, i nostri brani vengono composti con l’intento di evocare momenti. Io ragiono molto con il “momento”, con la fotografia delle emozioni. Non abbiamo mai scritto pezzi anonimi, per poi dar loro un testo e un titolo. Noi partiamo sempre da un’idea, da un’immagine o da una scena. Quindi le prime cose che ci vengono in mente sono il titolo e l’argomento che il pezzo deve trattare. Da li si scelgono le gradazioni armoniche da dargli affinché riesca a suscitare (secondo noi) le emozioni o le idee che vogliamo rappresentare. Diciamo quindi che testo e musica nascono contemporaneamente. Cerchiamo poi di non dilungarci in ripetizioni estenuanti, ci piace essere molto pragmatici. Il metal, quello che piace a noi, è diretto, veloce ed essenziale, quasi barbarico nelle intenzioni.

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C’è un brano in particolare de “Il Re Del Mondo” a cui ti senti più affezionato o un aneddoto legato ad un uno di essi in particolare che vuoi raccontarci?

Sicuramente “Il Signore Delle Tempeste”. E’ uno dei brani più vecchi e si appoggia tecnicamente ad una ritmica completamente basata sul tapping della chitarra. Inoltre, ha un testo che io amo definire gnostico ed una struttura abbastanza singolare. E’ più una poesia recitata con musica che un brano musicale vero e proprio. In questa versione abbiamo dato un taglio al pezzo basato sulla figura “dei signori delle tempeste” della seconda Guerra Mondiale. Per me il signore delle tempeste è una figura ancestrale, che si ripete nel corso della storia dell’umanità, ed è colui che è in grado di portare tempeste culturali, sociali o religiose tra i popoli. Nel pezzo abbiamo messo infatti due facce della stessa medaglia, rappresentate dal discorso di Truman alla nazione dopo lo sgancio della prima bomba atomica e dal primo discorso di Hitler alla nazione, all’inizio della guerra. Due signori delle tempeste, nel bene e nel male. Come aneddoto divertente, posso dirti che, per registrare la voce iniziale dell’intro del pezzo, in cui simuliamo la voce del pilota dal bombardiere Boksar (quello che ha sganciato la seconda bomba atomica), ci abbiamo messo una notte intera, perché faceva troppo ridere sentire la voce di Giuseppe fare il pilota di volo con l’effetto radio invecchiato. Molti ci hanno scritto per chiederci da che film abbiamo preso il pezzo, ma è tutta farina del nostro sacco malato :)

Avete eseguito le varie fasi di lavorazione de “Il Re Del Mondo” nei vostri studi personali. Oltre a farvi i complimenti per lo splendido risultato finale ottenuto, volevo chiederti quali vantaggi e, di riflesso, quali svantaggi comporta “fare tutto in casa”!

Suoniamo per hobby, da sempre. E’ puro divertimento (o masochismo), quindi dovendo fare il musicista part-time è difficile rispettare i tempi che un budget prefissato e le prenotazioni degli studi di registrazione impongono. Detto questo, dopo gli immensi sacrifici che dovemmo affrontare per la registrazione di “Worms Of The Earth”, abbiamo deciso lo scorso inverno di costruire un piccolo ma funzionale project studio. Indubbiamente, il vantaggio è che ce lo abbiamo sempre lì a disposizione. Ogni sera è buona per registrare, ogni sabato e domenica sono ottimi per mixare, riascoltare etc etc. Abbiamo i nostri ritmi e i nostri tempi di lavoro, possiamo concentrarci senza pensare a quanto ci costa, se buttiamo una serata a causa di un rodimento o un mal di gola. E’ ovvia la comodità, quindi. E’ anche vero che, registrando in proprio, si diventa più esigenti, forse troppo. Lo svantaggio quindi è che si rischia di farsi carico di responsabilità e stress maggiori. Però la soddisfazione è molto ma molto più grande. Per fortuna che nello studio ci limitiamo a preproduzione, registrazione e mixaggio, mentre il mastering lo facciamo fare a studi specializzati. Ora stiamo rientrando in studio per “Fede Potere Vendetta” e siamo molto carichi, anche se so che passerò le prossime novanta notti almeno chiuso li dentro con gli altri folli del gruppo :) Ah, dimenticavo: l’altro svantaggio è il costo :)

Intervista Rosae Crucis, Andrea Kiraya Magini

Come mai avete scelto di coverizzare un brano del menestrello Branduardi? Tra l’altro è venuto davvero bene, si potrebbe quasi scambiarlo per uno dei vostri pezzi, eheheh!

Abbiamo una passione sconfinata per Angelo Branduardi. Ci siamo cresciuti, io ho tonnellate di vinili suoi. La cover la suonavamo già dal vivo negli anni ’90 e quindi ci è sembrata la scelta più giusta. Inoltre ci piace molto riarrangiare pezzi altrui, soprattutto se non metal. E’ una sfida, cercare di personalizzare una cosa non tua senza però snaturarla!

Guardiamo un attimo avanti: come dicevi, tra poco entrerete in studio per “Fede Potere Vendetta”… Pensi che anche questo lavoro avrà cambiamenti evidenti come per “Il Re Del Mondo”?

In realtà la cosa curiosa è che in alcune recensioni ci è stato detto che forse dovevamo fare cambiamenti piu evidenti :) ahahahah!! Noi facciamo solo ciò che ci sentiamo di fare. Se i cambiamenti verranno sarà giusto che ci siano. Se non li troverete, significa che i pezzi in quel momento andavano bene cosi. Sinceramente ieri sera (22 Settembre 2008, N.d.Avalon) abbiamo iniziato la preproduzione del disco e abbiamo iniziato a toccare gli arrangiamenti. Sorprese ce ne sono, ma senza stravolgimenti per ora . “Fede Potere Vendetta” è un demo già completo di suo, sicuramente ci sarà l’aggiunta di una cover, ma nessun pezzo nuovo (cosa che invece hanno provato a chiederci). Non ha senso aggiungere una composizione ad un’opera scritta undici anni fa. Ogni nostro lavoro ha senso solo in quel contesto e snaturarlo non ci interessa. I nostri brani non sono mai fini a sè stessi. Non riusciamo a scrivere venti brani e poi metterne dieci su un disco e dieci su un altro. Se decidiamo di lavorare ad un componimento, definiamo fin da subito quali saranno i pezzi che ne faranno parte, perché l’opera deve essere vista nella sua completezza. Da questo punto di vista è come se realizzassimo sempre dei concept.

Intervista Rosae Crucis, Andrea Kiraya Magini

Parlando appunto di concept: c’è un tema in particolare che ti piacerebbe sviluppare in un futuro disco? Personalmente preferisci i concept di tipo storico o fantastico?

Non saprei, perché ci piace spaziare su tutto. Abbiamo molti vecchi lavori parcheggiati, alcuni sono solo idee, altri hanno già i testi, altri ancora la musica. Sono tutti lavori completi o quasi, che spaziano su molti argomenti. Non abbiamo, come accennato prima, brani sparsi. Ognuno è conservato nel proprio “libro”. Sicuramente prima o poi svilupperemo il tema della Rosa Croce, logge e massoneria in generale, così come torneremo a dedicarci a Robert Howard con un particolare personaggio. Ho anche un lavoro semi finito intorno alla seconda Guerra Mondiale, ma con un approccio più fantasy, quasi alla “HellBoy” o “Return To Castle Wolfstein”…

Siete freschi reduci dal Total Metal Fest: vuoi raccontarci come è andata e cosa deve aspettarsi chi viene a vedervi per la prima volta?

Non mi aspettavo un’accoglienza così calorosa. In molti erano lì per noi, nonostante il bill fosse quasi esclusivamente death o affini. Il responso del pubblico è stato ottimo. Inoltre era la prima volta che ci presentavamo con i nuovi “costumi di scena” e abbiamo presentato solo ed esclusivamente pezzi tratti da “Il Re Del Mondo” (tranne “Fede Potere Vendetta”, immancabile nei nostri set). Non ho mai firmato cosi tanti autografi come al TMF (e la cosa mi imbarazza molto :) ). Ottimo spettacolo, audio discreto e un ottimo gioco di luci che sembrava studiato apposta. Chi ci viene a vedere per la prima volta, non si deve aspettare null’altro che Metallo. Una colata di metallo puro, senza fronzoli nè etichette. Sicuramente spesso la nostra musica come primo impatto non risulta facile da comprendere, sia come struttura dei pezzi che come testi.

Cosa riserva il futuro – oltre a “Fede Potere Vendetta” ovviamente – per i Rosae Crucis? Cosa bolle in pentola?

Stiamo cercando di suonare sempre più dal vivo. Stiamo curando i live. Oltre a questo abbiamo il famoso lavoro sui “non morti” pronto da un anno, a cui vorremmo far seguire un’uscita particolare. Inoltre probabilmente per i primi mesi del 2009 dovremmo far uscire un piccolo libro illustrato in cui viene spiegato il concept di “Worms Of The Earth” (una cosa che ci hanno chiesto in molti in tutto il mondo). C’è tanta carne al fuoco, speriamo di non scottarci :) Inoltre stiamo per girare il video del “Il Signore Delle Tempeste” e speriamo in qualche altra cosa…

Intervista Rosae Crucis, Andrea Kiraya Magini

Sei nell’ambiente ormai da un sacco di tempo. Qual è, secondo te, lo stato di salute del metal in Italia?

Malsano. Scene frammentate, troppa attenzione ai generi più estremi e poco rispetto per il resto. Troppe band sembrano avere date di formazione antecedenti il 1989. I locali e i festival per suonare per la maggior parte sono in mano a etichette indipendenti e quindi è difficile far crescere e mescolare le band. C’è molta, troppa rivalità. E’ una guerra tra poveri oltretutto, perchè quello per cui ci si sbrana è una carcassa. L’ Italia è un Paese piccolo piccolo. Non abbiamo praticamente rilevanza nel mercato europeo. Speriamo che questa guerra tra sfigati finisca presto e si crei una vera scena, che funga da trampolino verso il resto d’Europa e non da Colosseo tra ciechi gladiatori dalle armi spuntate…

Siamo arrivati alla fine, Andrea, e non so come ringraziarti per la splendida disponibilità! E’ davvero un onore per me e per www.entrateparallele.it ospitare te ed i Rosae Crucis sulle nostre pagine! Quest’ultimo spazio è tutto tuo, chiudi come meglio credi questa intervista: per quanto mi riguarda vi aspetto con “Fede Potere Vendetta”!

Io ringrazio te per quella che fino ad oggi è stata la più bella intervista che mi è stata fatta e per tutta la passione che in generale le webzine libere mettono in gioco. Siete vitali per le band oggigiorno. Ai lettori di EntrateParallele.it non posso che augurare il miglior Metal possibile. Purtroppo band come la nostra non vivono di metal, ma VIVONO PER IL METAL. Supportate la scena italiana che ne ha bisogno e vedrete che verrete ripagati. Fregatevene delle etichette. Tutto ciò che spacca è metallo puro, indipendentemente dall’accordatura o dall’abbigliamento. FEDE POTERE VENDETTA!!

Sito ufficiale: www.rosaecrucis.it
Myspace: www.myspace.com/rosaecrucisband
Recensione “Il Re Del Mondo” su EP: http://www.entrateparallele.it/modules/lykos_reviews/index.php?op=r&rev_id=1180&cat_id=1

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