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Spite Extreme Wing – Vltra – Ultra (2008)

Pubblicato il 7/10/2008 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Vltra - Ultra
Autore: Spite Extreme Wing
Genere: Black Metal
Anno: 2008
Voto: 10

Visualizzazioni post:186

Correva l’anno 2003 e sugli scaffali di certi negozi bui appariva un disco dall’emblematico titolo di “Non Dvcor, Dvco”, ad opera di un gruppo che aveva già rilasciato un precedente album, oltre ai classici demo. Quel disco fondamentale segnò lo spartiacque tra due diversi modi di concepire il black metal nella nostra scena: i testi cantati in italiano (non certo il primo gruppo, ma uno dei primi ad utilizzare la lingua dei nostri padri in così massiccia misura in campo estremo) e riportati su un libretto di fattura a dir poco egregia, uniti ad un contenuto incentrato su un argomento così delicato come la questione fiumana e la decadenza della società attuale… Una vera e propria rivoluzione che influenzò tantissimi gruppi! Ora, dopo il breve intermezzo di “Kosmokrator”, raccolta di brani di vecchia ma comunque pregevolissima fattura, abbiamo tra le mani il degno successore di “Non Dvcor, Dvco”. Degno ma differente, come già ci appare dalla copertina, un quadro avanguardista dalle tinte accese. Per “Vltra” cambia anche la registrazione: brani più corti, niente più chiese o fortini, ma un più classico studio urbano. Per contro, questa volta gli Spite Extreme Wing si cimentano nel campo della strumentazione analogica anni ’70, tra mellotron (un campionatore a nastro), testate Orange e Roland Space Eco (anche lui un incredibile eco a nastro!) e il risultato non può che essere eccellente, soprattutto senza l’uso di trigger alcuno.
Veniamo alla parte prettamente musicale: si parte a razzo con l’intro, l’impronta di certi riff propri di “Kosmokrator” è chiara come l’orma di un elefante, i cori sardi ci ricordano chi stiamo ascoltando. Pochi secondi e parte la title-track “Vltra” (che significa “Oltre” – l’aurora e il Gange – , davvero lontani anni luce dalla classica concezione di black metal), dal drumming sostenuto e dal bellissimo riff del ritornello, sostenuto da una superba batteria e dal fenomenale basso di Azoth, perfetto ed intenso soprattutto nella sezione più lenta e ragionata, dove appare anche il fantomatico mellotron. Un capolavoro di composizione, un inizio più che perfetto. Senza interruzione (e anche senza nome!) comincia la terza traccia, dall’incipit lento e sognante, una chitarra acustica a scandire le prima battute del “Sogno di Scipione” fatto musica. Argento è ancor più potente sulle note lunghe, il basso costruisce e accentua i riff con una precisione millimetrica: ma parliamo di black metal, e allora via i freni per un finale esplosivo ed erompente. Il brano successivo spiazza: è un breve pezzo dalle fortissime connotazioni punk, a partire dal cantato (alla voce il Colonnello dei Frangar), urlato e aggressivo, dalla trincea. Si rallenta un poco, batteria su un mid-tempo a fare da tappeto alla chitarra di Argento: non può che tornare in mente “In Su la Vetta”. Tre minuti, una chitarra acustica e poche note di tastiera ad introdurre quella che è senza ombra di dubbio la parte lenta migliore di tutto il disco: il basso è sublime, insuperabile, l’uso del mellotron è quanto di più azzeccato si potesse intuire: da brivido, non c’è altra definizione. Con dispiacere la traccia termina e un altro mid-tempo più sostenuto ci porta al sesto brano, la lovecraftiana “Oltre Il Muro Del Sogno” (o Sonno), più contenuta negli schemi black metal che non i pezzi precedenti. Finalmente si giunge alla settima canzone, “Mercurio Scelse Filologia”, ennesima e splendida perla nera del disco. Lunga, lenta e psichedelica in molti passaggi, eccetto l’arrembante finale, non perde nulla nel confronto con i pezzi più aggressivi del disco: è anche l’unica traccia da cui è stato estrapolato un video, visibile anche sul sito web. L’ottava traccia è diretta derivata della precedente: il cantato scompare, in sostituzione dell’ipnotico parlato di Algol dei Forgotten Tomb, e la traccia si fa ancora più fumosa. Penultimo pezzo, e altro richiamo alle origini, musicalmente e linguisticamente parlando: brevi locuzioni in latino su un tappeto di tirato black-thrash. Per finire, una cover: che cover? Niente di meno che “Helter Skelter” dei Beatles, cantata da Herr Morbid dei Forgotten Tomb. Davvero singolare, considerato che la strumentazione usata è probabilmente la stessa dei quattro inglesi !
Nessun’altra definizione è possibile, tranne quella di capolavoro: un’opera niente affatto ostica per chi cerca tutto al primo ascolto, ma che ha anche nella ricerca delle particolarità il suo punto di forza. Un degno canto del cigno per un gruppo ormai storico come gli SEW: una spallata alla vecchia concezione pessimista, rassegnata e depressivamente rigida dell’ormai antica scena black, a contrapporsi il dinamismo di un gruppo capace di creare una validissima scena culturale-musicale alternativa, di cui già possiamo ascoltare i frutti (“Fvlgvres” dei Janvs per dirne uno). Il solco è stato tracciato ed aperto, “Et Ventis Adversis” si deve seguire !

Tracklist:
1. I
2. II
3. III
4. IV
5. V
6. VI
7. VII
8. VIII
9. IX
10. X

Lineup:
Argento: chitarre e voce
Azoth: bassi e mellotron
F. La Rosa: batteria

Sito ufficiale: www.spiteextremewing.org
MySpace: www.myspace.com/spiteextremewing
Distribuito da: Avantgarde – http://www.avantgardemusic.com

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