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Rain (Amos, Francesco)

Pubblicato il 10/12/2008 da in Interviste | 0 commenti


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Intervista Rain, Amos e Francesco

I Rain sono un gruppo storico, sia nella realtà bolognese, dove possono vantarsi, dall’alto dei loro ventotto anni di storia, di essere uno dei gruppi più longevi della scena, sia in ambito italiano, dove hanno macinato migliaia di chilometri per andare a suonare dappertutto. Una band che non sempre ha passato bei momenti, in particolare negli ultimi anni, in seguito ad un doloroso split con il chitarrista Luciano “Lucio” Tattini e a successivi ed importanti cambi di lineup e di etichetta; dopo questi avvenimenti, i Rain hanno messo da parte la goliardia e il rock and roll per affrontare un periodo più intimo e riflessivo, sfociato con il nuovo album “Dad Is Dead”. Al sempre disponibile chitarrista Amos e al nuovo cantante Francesco il compito di riordinarci un po’ le idee e di fare ripartire di nuovo alla grande il carrozzone Rain e la sua fida Raincrew!

Ciao Amos, parto con il dire che ho letto tutte le vostre interviste precedenti e naturalmente la presentazione del nuovo album è la prima domanda obbligatoria in tutte, quindi mi adeguo anch’io, anche perchè è un album che arriva dopo cinque anni.

Amos: Sì, arriva dopo cinque anni: è un album frutto dei grandi cambiamenti che ci sono stati in questo periodo, che hanno portato gli ingressi nuovi nei Rain di Francesco alla voce e di Marco alla chitarra, anche se lo zoccolo duro è rimasto, con Gino al basso, Mario alla batteria e con me alla chitarra. I pezzi sono nati negli ultimi due-tre anni grazie anche al lavoro di Cisco, precedente chitarrista. A dicembre 2007 sono arrivati nella baracca Rain i già citati Francesco e Marco e siamo entrati in studio per mettere fuori questo “Dad Is Dead”, che a me personalmente piace molto e che ha riscosso delle buone recensioni. L’etichetta è cambiata, fa un buon lavoro e ci fa pubblicità anche fuori dall’Italia. Noi finora siamo andati molto bene in Italia, ma essa è in fin dei conti poca cosa rispetto all’Europa e al resto del mondo. Questo album vuole essere un primo passo serio dei Rain fuori dai nostri confini, per questo “Dad Is Dead” per noi è un album così importante. Quest’anno, infatti, siamo stati in Finlandia e lo scorso anno in Portogallo: speriamo di riuscire a fare più date all’estero e un po’ meno in Italia, magari più ricercate. Del resto è anche quello che desidera la casa discografica.

Intervista Rain, Amos e Francesco

Voi avete girato l’Italia in lungo e in largo: ci sono dei posti in cui andate a suonare più volentieri, dove i vostri fans sono belli tosti?

Amos: Come dici tu abbiamo girato per tutta l’Italia, ma è vero che ci sono posti dove l’accoglienza nei nostri confronti è migliore, nonostante noi Rain ci impegniamo sempre al massimo davanti a dieci come davanti a mille persone. Per esempio la Puglia, il Veneto e la Lombardia, ma escludendo Milano e puntando più su zone come Bergamo e Brescia. Oppure la Toscana: quando abbiamo suonato al Siddharta a Prato è stato un successone. Storicamente facciamo un po’ più fatica nel Lazio o nella Campania. Ci siamo creati una piccola roccaforte nel Molise, dove ci sono i ragazzi dell’Armageddon Project che ci hanno sempre supportati e che abbiamo fatto suonare quest’anno alla nostra convention. Comunque, ripeto, i luoghi dove abbiamo più seguito sono il Veneto e la Puglia, probabilmente perchè lì ci sono più metallari “veri”, non metallari “da scrivania” che stanno sempre dietro ad un pc, ma gente che ha voglia di supportare, di venire ai concerti a bere birra, dire qualche stronzata con noi e vederci sul palco.

Altra cosa che ho sempre notato dei Rain è che siete a suonare praticamente ogni fine settimana e a volte anche più spesso, mentre ci sono tante bands italiane che faticano a trovare date. Secondo te voi riuscite meglio in questa cosa anche per via del vostro entusiasmo, che vi ha sempre spinti dappertutto?

Amos: Ma guarda, ci vuole l’investimento. Ci vogliono persone che abbiano la voglia, il tempo e due soldini per organizzarsi, per comprarsi la backline, avere la possibilità di ottenere un giorno di ferie senza drammi, perchè noi tante volte partiamo il giovedì e torniamo la domenica. Secondo me è anche questione di fortuna, oltre che di volontà. Io ritengo che i Rain siano fortunati, perchè noi possiamo fare tutto questo, ma non lo dico per fare lo “sborone”, dico solo che non tutti hanno questa possibilità. Difatti, coloro che se ne sono andati lo hanno fatto perchè non sono riusciti a fare fronte a queste cose. L’ultimo è stato Tronco: con tutti i suoi impegni e la frequente necessità di prendere il sostituto tutte le volte che non poteva ha deciso di lasciar perdere, ci ha detto che preferiva che prendessimo un altro ma è rimasto con noi nella “balotta”. (“gruppo” in bolognese, n.d.r. 😉 )

Intervista Rain, Amos e Francesco

Domanda che esula dai Rain e che coinvolge solo te, Amos. Continui a suonare negli Statobrado?

Amos: Sì, però il progetto è momentaneamente fermo, perchè manca il cantante. Dovremmo registrare dei pezzi nuovi, ma mancando il singer è tutto un po’ in stand-by.

Mi rivolgo ora al Biondo, il nuovo cantante. Tu hai dovuto sostituire Tronco, che era la voce dei Rain da tantissimi anni. Ti sei sentito un po’ a disagio dovendo raccogliere questa eredità, dato che Tronco identificava molto la band?

Francesco: No, non mi sono sentito molto a disagio per questo motivo, mi sono sentito a disagio per le evidenti differenze tecniche, perchè lui fa il cantante di mestiere. Non mi sto giustificando, ci mancherebbe altro, però sono due universi differenti, quello che faccio io e quello che fa lui. Io dovrei sempre prendere lezioni da uno come lui, però per quanto riguarda il progetto Rain è differente: non è questione di scuola, ma di quello che dai in quel momento lì. La gente non prende su la tecnica che emani, ma prende il feeling che tu sai dare. Quindi direi che da questo punto di vista mi hanno solamente spronato. Non ho sentito la responsabilità di niente.

Le reazioni del pubblico ai concerti le vedi buone, insomma.

Francesco: Benissimo, non ho mai avuto nessun tipo di problema! Ho sentito qualcuno accennare a questo discorso, ma ragazzi, io sono io, lui è lui, non ci posso mica fare niente! Lui è meglio di me tecnicamente, ma visto che facciamo cose diverse non si possono fare paragoni. Io da Tronco prenderei sempre lezioni, questa è la verità. Però io do davvero il meglio di me, tutto quello che posso dare e sono convinto che la gente capisca e apprezzi il fatto che sul palco ci sia uno che dà sempre il massimo.

Amos: Direi di fare un paragone calcistico, è come giocare con prima punta Toni o prima punta Del Piero, puoi vincere in tutti e due i modi, ma devi saper giocare in modo diverso.

Intervista Rain, Amos e Francesco

Amos, in una recente intervista avevi parlato di una brutta esperienza con la vostra precedente etichetta, la francese Deadsun Records. Questo album infatti esce per Aural Music. Vuoi dirci qualcosa di più sui motivi di questa rottura?

Amos: Il problema è stato che dal 2003 ad oggi, e sono cinque anni, abbiamo venduto parecchi dischi internamente al nostro Paese grazie alla distribuzione Self, che tuttavia è indipendente dai nostri accordi con l’etichetta. Sappiamo quanti cd abbiamo venduto ai nostri banchetti, ma fuori dall’Italia noi non sappiamo nulla sui dati di vendite. Per questo abbiamo deciso di non fare il nuovo album con loro, nonostante ne fossero stati previsti due. Abbiamo chiuso il contratto anticipatamente e ci siamo affidati ai ragazzi della Aural Music, che sono molto professionali e tra l’altro sono di Imola, quindi vicinissimi a noi. Il nostro disco è piaciuto, ci hanno fatto un contratto buono e allora abbiamo firmato. Vedi, nel 2003 ci furono solamente i francesi della Deadsun a farsi avanti, mentre stavolta le cose erano diverse, si erano fatte avanti diverse etichette tra cui la My Graveyard. Con la My Graveyard, però, non abbiamo avuto la possibilità di far coincidere i tempi: Giuliano voleva farci aspettare, perchè aveva il Play It Loud di mezzo, noi invece avevamo il disco già finito e il tour già programmato, era fatto tutto in modo da farlo uscire tra marzo e aprile, quindi non se ne è fatto nulla. Però vedi, già avere la possibilità di scegliere tra i francesi stessi, la Aural Music, la My Graveyard, la Adrenaline Records che si era fatta avanti e un paio di altre etichette come la Self tramite Gatti Promotion e la Rising Works è una cosa ben diversa dal 2003. Abbiamo potuto valutare tante cose e scegliere quello che per noi era il meglio. Io sono contento, perchè da quando sono nei Rain i ragazzi della Aural Music sono i primi che investono dei soldi nella band. La promozione, la distribuzione, anche solo stampare trecento copie e mandarle alle webzines di tutta Europa, sono cose delle quali finora mi ero sempre occupato io.

Intervista Rain, Amos e Francesco

Dato che siete tutti bolognesi vi chiedo una cosa sulla nostra città. Ci sono parecchie iniziative che coinvolgono Bologna in campo metal negli ultimi tempi, dal Gods Of Metal che hanno rifatto qui, alle iniziative di Bologna Rock City, all’Estragon che propone spesso concerti di questo tipo. Secondo te, Bologna sta diventando un po’ più ricettiva nei confronti dell’heavy metal? Ricordo che in passato mi hai detto di essere rimasto un po’ deluso dall’affluenza del pubblico bolognese ai concerti “dietro casa”.

Amos: Come Rain, i nostri concerti a Bologna sono sempre andati bene. Non ti parlo del Transilvania, perchè è un locale piccolo e bastano duecento persone per imballarlo, ma anche all’Estragon o a Scandellara. I metallari però a Bologna hanno dei giri un po’ diversi, si dividono in tanti posti e come bacino di utenza, mettendoli tutti ma proprio tutti insieme, non arrivano a tre-quattrocento persone. Alcuni poi sono un po’ strani, se il posto non è sotto casa non vengono, se non hanno la macchina e devono prendere un mezzo pubblico non vengono, se hanno litigato con la ragazza o sono sposati non vengono, e così via fino a ridurre i metallari bolognesi che si muovono a centocinquanta-duecento persone. Sia chiaro, se questi effettivi vengono tutti a vedere i Rain tanto di cappello, ma capisci che se ti basi su questi per organizzare ogni weekend un evento in cui ci spendi sempre due-tremila euro dietro allora non ci stai dentro. Ci sono tanti eventi e sono molto contento di questo, quando posso vado sempre a supportarli, all’Estragon, al Gods o al Sottotetto, per fare qualche esempio. Quando abbiamo fatto la convention al Lowenhof c’erano mille persone, idem quando ci abbiamo fatto il Capodanno, però durante il resto dell’anno c’erano venti persone. Il problema è la continuità: Bologna mi dà l’impressione di essere una città che vive di “spot”. Per esempio, quando uno fa una bella cosa come avete fatto voi all’EP Metal Fest con Gli Atroci ecco il successone, evento giusto al posto giusto organizzato dalle persone giuste: funziona! Ma magari la settimana successiva tutti si disperdono di nuovo. A Bologna manca un bel locale per unificare un po’ la gente, per esempio a Prato hanno il Siddharta e tutti i sabati è pieno. Ci servirebbe un locale in cui, a prescindere dalla partita, dalla festività o da altre mille cose ci sia sempre qualcosa di rock, di dark, di gothic, di metal, come vuoi tu, in grado di avere sempre uno “zoccolo duro” di persone presenti su cui fare una base. Questo è un problema, ho visto grupponi come Y&T o The Sweet a Bologna esibirsi davanti a cinquanta/cento persone. Ho visto concerti estremi andare bene e altri concerti estremi andare male, ma veramente male, con dieci persone di pubblico. Può darsi che dipenda anche dalla recessione che stiamo attraversando, per cui uno magari esce e si va a vedere l’evento, ma poi si chiude in casa per un mese. Capita anche con i miei amici: fino a cinque anni fa li vedevo quasi tutte le sere, poi due anni fa abbiamo cominciato a vederci il venerdì e il sabato, ora li vedo una volta al mese…

Intervista Rain, Amos e Francesco

Posso fare una domanda provocatoria??

Perbacco!

Leggendo le vostre interviste e vedendo il nuovo corso della band, sembra che voi partiate con il nuovo album e con un nuovo corso dei Rain: nuova l’etichetta, nuova la lineup, nuovo il modo di pensare le date dal vivo con ricerca di date estere, insomma una nuova ondata per tutto. Come mai allora nel vostro album ci sono ancora così tanti riferimenti legati al passato?

Amos: Ma guarda, questo disco qui è un disco di sofferenza, di rottura, un disco scritto anche per esorcizzare dei problemi che ci sono stati con la musica. La musica secondo me deve anche saper aiutare le persone, dev’essere uno sfogo, per me è così, nel bello e nel brutto. Io riesco ad avere una vita equilibrata anche grazie al fatto che riesco a suonare, a sfogarmi, a divertirmi, a conoscere tanta gente in giro per l’Italia: sono cose che ti permettono di riuscire a scaricarti da quello che ti capita. Abbiamo fatto coincidere un insieme di cose nuove con lo “scaricamento” di altre cose che dal 2004 al 2008 sono state un po’ delle rotture di balle, lo sai anche tu quali sono. Quando devi scrivere un pezzo o un testo puoi scriverlo con quello che senti attorno a te e allora ti guardi intorno, ma puoi farlo anche guardando dentro di te e scrivendo quello che provi. Noi abbiamo preferito mettere i nostri sentimenti nei pezzi e parlarne qui dentro piuttosto che parlare dietro alla gente, alle loro spalle, mettendo le voci in piazza. Io almeno ho fatto così, mi sono sempre fatto i fatti miei, non ho mai fermato nessuno parlando male di qualcun altro, la vedo così, piuttosto scrivo un pezzo in cui scrivo che sei una grande testa di c***o, così rido ogni volta che lo ascolto, ahah! Con questo disco mi sono tolto un sacco di problemi, per me finita una cosa ne comincia un’altra e con le persone con cui queste cose sono finite sarei pronto anche domani ad andarci a cena, ad uscire in balotta, ad uscire tutta la vita da amici, anche a suonarci assieme. Non è un problema da parte nostra. Noi non abbiamo mai avuto la volontà di dare addosso, di parlare dietro, io penso di essere una persona trasparente che parla chiaro, non vado certo a dire “se vai con lui non sei mio amico”.

Ok ragazzi, abbiamo finito, vi faccio chiudere con i saluti finali alla nostra webzine, dite pure quello che volete!

Biondo: Rock on and never surrender!!!
Amos: Io saluto EntrateParallele, che è uno dei portali che ci ha sempre aiutato e ci ha sempre dato una mano, ha sempre parlato di noi e ci ha sempre seguito. Un grande saluto a tutti i vostri collaboratori e complimenti per il vostro EP Festival 2008 che ho saputo essere andato benissimo
(i Rain quella sera erano a Prato con Pino Scotto, ma ci hanno “prestato” l’ex cantante Tronco, n.d.r.) e continuate così che siete su un’ottima strada!

Si ringrazia lo staff del Boulevard Rock Club di Misano Adriatico (RN) per l’ospitalità e la cortesia.

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