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12/11/2008 : Sonata Arctica + Pagan’s Mind + Vanishing Point (Cortemaggiore, PC)

Pubblicato il 2/01/2009 da in Live report | 0 commenti


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12/11/2008 : Sonata Arctica + Pagan’s Mind + Vanishing Point (Cortemaggiore, PC)

Live report Sonata Arctica + Pagan's Mind + Vanishing Point, Piacenza

Quest’anno si ridimensionano, i Sonata Arctica, rispetto ai fasti dello scorso 2007, forti dell’ottimo “Unia” da promuovere.
Il carrozzone finnico è accompagnato dai vicini Pagan’s Mind, norvegesi e portavoci di un power prog molto personale, e dagli australiani Vanishing Point, giovani heavy metallers che saranno gli opener della serata.
La serata è piovosa e nonostate il posto piuttosto imboscato appena fuori dall’A1 la gente non manca, tanto da riempire il Fillmore di Cortemaggiore quasi completamente, anche se siamo lontanti dal sold out dell’Alcatraz!
Nota simpatica: pochi si sono accorti della figura che girava lugubre fra la folla, coperta di tutto punto da giubbotto e cuffia. Era Jorg Michael (Stratovarius), che si è scoperto essere il tour manager generale del carrozzone! Alcuni occhi di falco, però, non hanno perso tempo per farsi scattare una foto col burbero batterista!

E si comincia: file davanti pressate effetto “compensato” contro le transenne e i primi a giovarne sono i Vanishing Point. Presentano al popolo tricolore il loro album “The Fourth Season” (uscito sotto Dockyard1) e personalmente ritengo siano la vera sorpresa della serata! Danno prova di professionalità e di esperienza davvero insolita per una band così giovane (sebbene al quarto album), creando uno spettacolo davvero superlativo e coinvolgente, che il pubblico non ha mancato di osannare. Silvio Massaro (le cui origini italiane sono state esplicitate dallo stesso durante lo show in un italiano un po’ stentato) si è dimostrato un singer carismatico in grado di far paura anche a nomi parecchio più blasonati e regalando uno show impeccabile, contornato da una prova altrettanto sopraffina dal resto della band. Unica pecca, i suoni un po’ impastati nelle prime songs, situazione andata migliorando man mano. Promossi a pieni voti e consigliati caldamente.

Se i Pagan’s Mind potevano dare qualche certezza sulla loro prova, almeno per chi li conosceva, ebbene hanno fatto di più per non sfigurare di fronte ai Vanishing Point. Guidati dal subdolo Nils K. Rue, i sei norvegesi si sono prodigati nel promuovere l’ultimo ottimo “God’s Equation”. Prova vocale sopraffina, sostenuta dall’ottimo chitarrista Jorn Viggo Lofstad, carismatico sulla sei corde e dotato di gran presenza scenica. Tutta la band è perfettamente affiatata e i suoni sono decisamente migliori. “Hallo Spaceboy” e “Through Osiris’ Eyes” sono i piatti forti della band, ottimamente accolti dal pubblico piacentino, che tributa ai sei norvegesi il giusto carico di applausi prima di vederli scendere dal palco.

Tocca alla stessa scenografia dello scorso anno accogliere i Sonata Arctica e anche le canzoni d’apertura sono le stesse. Certo il clima è diverso, c’è meno attesa, forse perché la novità di Unia è scemata. Resta il fatto che il Fillmore è pieno per loro. Personalmente ritengo che la qualità dello show sia davvero inferiore alla freschezza dei Vanishing Point e dei Pagan’s Mind, facendo trasparire nei Sonata una band quasi distaccata, che fa il suo mestiere in maniera certosina e perfettina senza metterci l’animo. Tony Kakko è molto più statico del solito e gioca parecchio sui giochi di luce, senza mostrare alcun segno di un qualche coinvolgimento con il pubblico. Una piccola delusione, forse data dal fatto di essere sul finire del loro tour, ma che non ha scusanti. Buona comunque la prestazione musicale dei cinque: impassibile e immobile Paasikoski, nullo nel suo basso, nessun virtuosismo ritmico per Portimo, ma grande prestazione d’impatto, ottimi come sempre, invece, il nuovo Elias Vilijanen e il vecchio Henrik Klinderberg.
Alcune novità nella set list ci sono, e non di poco conto: accanto ad alcuni classici immancabili come “Fullmoon”, tornano la bella “Last Drop Falls” e la splendida “White Pearl Black Oceans” (mai eseguita dal vivo), dove Kakko, aiutato dai cori registrati, dà il meglio come interpretazione. Anche la ballad “Draw Me”, mai eseguita in Italia, scalda più di un cuore. Chiudono la classica accoppiata “Don’t Say A Word” e “The Cage”, con il finale di “Vodka Song” che accompagna la band nello scrosciare di applausi del pubblico.
Non la migliore prestazione della band, meno coinvolgente di altre volte, quindi promossi con riserva. Restano comunque una delle migliori realtà europee.

Setlist Sonata Arctica:
– In Black And White
– Paid In Full
– White Pearl, Black Oceans
– Replica
– 8th Commandment
– Last Drop Falls
– Caleb
– Black Sheep (& Guitar Solo)
– Draw Me
– Full Moon
– Intermezzo (We Will Rock You)
– It Won’t Fade
– Gravenimage
– Don’t Say A Word
– The Cage
– Vodka Song

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