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Vision Divine – 9 Degrees West Of The Moon (2009)

Pubblicato il 25/01/2009 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: 9 Degrees West Of The Moon
Autore: Vision Divine
Genere: Power / Prog
Anno: 2009
Voto: 6.5

Visualizzazioni post:40

Un disco che sembra essere più una sfida che un vero e proprio album. Si, il nuovo lavoro dei Vision Divine, “9 Degrees West Of The Moon”, si porta con sé il peso di dover far riemergere una band rimasta in ombra nei mesi seguenti all’addio di Michele Luppi. Un disco di rivincita e ripresa (soprattutto a livello pubblicitario), che prevede un genere differente dal passato, il ritorno di Fabio Lione ed il cambio di etichetta da Scarlet Records a Frontiers.
C’è tanto da dire sul nuovo lavoro di Thorsen e soci, innanzitutto riguardo al sound: sembra infatti che i Vision Divine abbiamo cambiato rotta, o forse perso la bussola, perché in “9 Degrees West Of The Moon” viene a mancare ciò che li differenziava e li rendeva unici rispetto alle altre band, ovvero l’aver creato un genere originale che vedeva fondersi componenti heavy metal, hard rock, AOR e progressive. Tale mancanza è sicuramente dovuta alla dipartita di Michele Luppi, il quale aveva fortemente influenzato la band nella direzione AOR/metal già dai tempi di “Stream Of Consciousness”.
“9 Degrees West Of The Moon” offre invece un percorso differente dai precedenti, con un genere che assorbe fortemente lo stile sinfonico alla Nightwish, una sfida che, seppur ben affrontata, cancella uno dei punti di forza che hanno reso unici i tre precedenti album (a mio avviso i migliori della discografia). Troviamo quindi un sound sicuramente poco originale, che ha inoltre troppi “concorrenti”, che suonano la stessa musica in maniera sicuramente più convincente e con produzioni ben più imponenti (Nightwish, Sonata Artica, Kamelot ecc…).
Come già annunciato, troviamo il ritorno di Fabio Lione alle redini del microfono: la sua voce offre il meglio della grinta per cui lui stesso è celebre, anche se la sua energica performance non è per nulla paragonabile a quelle a cui Michele Luppi ci aveva abituato, sia per la maniacale precisione tecnica dell’ex singer, ma anche (e soprattutto) per quei cori “spaziali” (altra chiave di volta dei tre dischi precedenti) che qui non troviamo e per una produzione della voce lontana anni luce dall’ottimo risultato ottenuto in “The Perfect Machine” e pure dal meno brillante “The 25th Hour”.
Vediamo nuovamente Timo Tolkki alla produzione e ancora una volta ci vengono proposti dei bellissimi suoni, ma (sempre) con qualche pecca di troppo: se da un lato troviamo delle chitarre ben curate, pesanti ed aggressive, dall’altro abbiamo delle tastiere deboli e poco incisive che, assieme ad una batteria fredda ed anonima, lasciano gravare un valore negativo sul groove generale del disco.
Il songwriting, fortunatamante, non è affatto male. Anche se in alcune situazioni si sentono fortissimi richiami ad Helloween e Nightwish (e altri…), l’opener “Letter To My Child Never Born” e la successiva “Violet Loneliness” sono due ottime fucilate di bellissimo metal, nonostante le parti soliste risultino pesantemente sotto tono rispetto ai più recenti standard. Come anche nelle discrete e metallose “Angels In Disguise”, “Fly”, “The Streets Of Laudomia” e “Out In Open Space”, si percepiscono le migliori intenzioni musicali con ritornelli imponenti e di buon gusto ma, forse per i continui (e pesanti) cambiamenti di line-up, forse per l’impossibilità di sostituire il talento di Smirnoff e Luppi, forse per un genere troppo insicuro e indeciso, i Vision Divine sembrano non avere più punti di riferimento. Abbiamo quindi una tracklist che comprende dieci brani di buon livello musicale, anche se mai estremamente originali o di particolare spicco; canzoni veloci e pesanti a cui si aggiunge la ben riuscita cover dei Judas Priest “A Touch Of Evil”, nella quale Lione si trova particolarmente a suo agio; nessuna ballad che spezzi il ritmo, ma solo l’incerta titletrack, che risulta una fastidiosa interruzione per l’ascolto. Con il “vecchio” genere è stata abbandonata anche l’idea del concept e questa decisione, a mio avviso, è stata la più azzeccata, vista la banalità, la ripetitività e la mancanza di originalità dei testi e delle tematiche affrontate (con particolare riferimento a “The Perfect Machine”, decisamente sull’onda del romanzo “Brave New World”…). Non bastano però la buona volontà dei musicisti, la creatività di Thorsen e un grintoso Lione a salvare un disco che interrompe il crescendo cominciato da “Stream Of Consciousness”.
In sostanza “9 Degrees West Of The Moon” non sarebbe un brutto album, ma è ampiamente al di sotto del livello musicale della crew italiana.
Quello che manca, fondamentalmente, è quel groove che impedisce di spingere il pulsante stop e il sentire i Vision Divine al massimo della propria forma; manca quella rabbia e quella fame che hanno le band con qualcosa da dimostrare, quella cattiveria che regala energia e lucidità nel comporre. E’ venuto meno, a dirla tutta, quel qualcosa in più che i tre precedenti dischi avevano e che non troviamo qui… Come se fosse proprio questo tassello mancante la carta vincente dei Vision Divine.

Tracklist:
1. Letter To My Child Never Born
2. Violet Loneliness
3. Fading Shadow
4. Angels In Disguise
5. The Killing Speed of Time
6. The Streets Of Laudomia
7. Fly
8. Out In Open Space
9. 9 Degrees West Of The Moon
10. A Touch Of Evil

Line up:
Olaf Thorsen – lead guitar
Federico Puleri – guitar
Fabio Lione – vocals
Cristiano Bertocchi – bass
Alessio Lucatti – keyboards
Alessandro Bissa – drums

Sito ufficiale: www.visiondivine.com
Disco distribuito in Italia da Frontiers: www.frontiers.it

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