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Janvs – Vega (2008)

Pubblicato il 20/03/2009 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Vega
Autore: Janvs
Genere: Metallo Italico
Anno: 2008
Voto: 9,5

Visualizzazioni post:66

Una piccola premessa prima di cominciare: molti ascoltatori di metal estremo abituati a certe sonorità hanno storto il naso (con mio grande piacere) di fronte all’ultima proposta degli Spite Extreme Wing, “Vltra”: troppo sperimentale, troppo differente dalle origini, troppi colori in copertina e altre scemenze del genere. Questo nuovo “Vega” degli Janvs, un’emanazione diretta dello spirito SEW e nato proprio come progetto parallelo, sono certo subirà le stesse critiche spietate da parte dei soliti conservatori, perché rispetto ai lavori precedenti del gruppo è davvero molto, molto diverso! “Nigredo” del 2004 conteneva le prime radici dei progetti futuri, “Fvlgvres” del 2007 ne esaltava la parte black metal, oggi siamo di fronte ad una svolta radicale. Ma addentriamoci nei meandri del disco: copertina minimale, come è lecito, un mare agitato sotto un cielo stellato, testi riportati (e cantati, ovviamente) interamente nel libretto, in italiano tradotto in inglese come da tradizione SEW. In apertura c’è “Torri Di Vetro”: un minuto di pezzo e l’impronta di “Vltra” è lampante, il sinth di sottofondo ricorda tanto i Rotting Christ del primo “Thy Mighty Contract”, all’opposto i suoni sono curatissimi e le chitarre quasi cristalline nella definizione. Dov’è finito il black metal tirato di “Fvlgvres”? C’è ne traccia appena accennata in qualche giro veloce e nell’accelerazione finale, ma già si capisce che il vento tira in un’altra direzione: l’abbondanza di assoli di Matteo “Vinctor” alle chitarre ne è un segno evidente. A seguire abbiamo “Saphire” e la prima botta spiazzante: al posto del consolidato ruggito, Vinctor (grande autore di tutta la parte musicale e dei bellissimi testi dell’album) canta in voce pulita leggermente effettata. Sindrome da Quorthon? Sicuramente una sorpresa inaspettata, ma efficace nel rendere questo uno dei pezzi più suggestivi dell’intero disco: lento, melodico, ricco di sfumature e inserti acustici. Nella parte centrale del pezzo si torna ad un black più canonico, ma già il dado è tratto. “Tarab”, il pezzo che non t’aspetti, evoca atmosfere da “Mille E Una Notte”. Strano? Probabilmente, ma non è forse stato il nostro amato Mediterraneo un lago turco per molti anni, qualche secolo fa? E cosa c’è di più sconfinato nelle nostre menti di un mare o di un deserto? E’ certo che questo pezzo stupisce l’ignaro ascoltatore come il canto delle dune stupì Marco Polo secoli fa. Un brano ambient singolare nelle sue tinte orientaleggianti: paragoniamolo pure a “Decadenza” di “Non Dvcor, Dvco” per stile, ma dalla musicalità unica. “Dazeb” è un breve intermezzo di sinth prima di arrivare finalmente a “Mediterraneo”: finalmente, perché questo pezzo è il centro focale dell’intero disco, che orbita tutto attorno ad immagini del Mare Nostrum; una canzone d’amore verso queste acque custodi di tante nostre memorie, perché è il pezzo più tirato dell’intero disco e senza togliere nulla a nessuno, perché testo e voce sono di Argento, cioè il sestante e bussola che hanno tracciato una nuova via per il black metal italico. Ogni giudizio è superfluo, Vinctor ha qui composto un pezzo gustosissimo (magistrale l’inserto di synth a metà brano, da pelle d’oca), interpretato alla perfezione dalla mente dei fu SEW. Commovente. Tempo poi della title-track, “Vega”: Riccardo Morello canta da brivido, ancora una volta voce pulita, una ballata malinconica che si distacca da tutto ciò che significa metal estremo, di cui questa traccia non contiene che pochi sprazzi. Gli Arcturus di oggi apprezzerebbero, molto.”Vesper II” chiude l’opera: Vinctor compone un terzo pezzo lento e riflessivo, Malphas al basso e Fog alla batteria danno una prova di espressività e di tecnica a dir poco magistrale. Il pezzo è micidiale nelle sua parti veloci, ma forte come un’anaconda nella sua sinuosità andante e pieno di energia come una balestra carica nelle parti ricche di melodia. Un finale perfetto per un album perfetto, di meglio non si sarebbe potuto immaginare. A un anno da “Fvlgvres”, un album diversissimo dal punto di vista musicale: confrontare le due opere sarebbe come confrontare “Bergtatt” e “Perdition City”. Un album bellissimo sotto ogni punto di vista, una piramide di tecnica, composizione ed esecuzione ad altissimi livelli. La bandiera del Carnaro della BMIA è ormai diventata sinonimo di qualità musicale e vanto della nazione, e questo “Vega” è la ciliegina sulla torta dei molti anni di crescita ed incomprensione della nostra scena troppo a lunga stupidamente bistrattata da molti ignoranti esterofili, una scena che nulla ha da invidiare a quella di altre valide realtà europee. Va’ pensiero…

Tracklist:
1 – Torri di Vetro
2 – Saphire
3 – Tarab
4 – Dazeb
5 – Mediterraneo
6 – Vega
7 – Vesper II

Lineup:
Matteo “Vinctor” Barelli: voce, chitarre, synt, musiche e testi
Claudio “Malphas” Fogliato: basso
Massimo “M.A Fog” Altomare: batteria

Myspace: www.myspace.com/janvsdotit

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