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09/05/2009 : Jolly Roger EP Fest (Argelato, BO)

Pubblicato il 15/05/2009 da in Live report | 0 commenti


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Jolly Roger EP Fest – Ke Me Meo (Argelato, BO) :

Bud Tribe
Folkstone
Rosae Crucis
Longobardeath
Trinakrius
Tir
Draugr
Kurnalcool

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Jolly Roger EP Fest, ovvero il primo festival dedicato all’Heavy Metal cantato in lingua italiana. Una follia? Un’idea solo per i nostalgici? Ci avevamo già provato a dire la verità, quando a dicembre scorso La Strana Officina e i Rosae Crucis suonarono al Sottotetto di Bologna, portando pochissimi presenti.
Ancora più dubbiosi, noi di EntrateParallele e Antonio Keller della Jolly Roger Records abbiamo pensato di unire le nostre forze e piano piano si è creato un bill davvero interessante, che giorno dopo giorno è diventato sempre più ampio, a dispetto di chi pensa che le band che cantano il metal in italiano siano poche e magari nemmeno tanto valide.
Certo abbiamo dovuto chiudere un occhio riguardo alla definizione di “lingua italiana”, ma come rifiutare il dialetto marchigiano dei Kurnalcool e quello milanese dei Longobardeath?
Quello che più conta è che ce l’abbiamo fatta: il Jolly Roger EP Fest si è svolto in una atmosfera di grande divertimento, anche se ci aspettavamo di più dal pubblico, poichè alla fine sono stati circa duecentoventi i paganti, nonostante un bill molto variegato (dal metal classico di Bud Tribe e Rosae Crucis, al doom dei Trinakrius, al folk dei Folkstone, fino all’epic black dei Draugr, senza contare anche Kurnalcool, TIR e Longobardeath) al prezzo di soli 5 euro. La cosa ci intristisce, perchè è inutile lamentarsi dell’assenza di concerti nella propria zona salvo poi snobbarli o essere presenti solo se suona la propria band. Noi di EntrateParallele abbiamo fatto come sempre tutto il possibile per dare una mano (anche economica) alla scena metal italiana; è indubbio, comunque, come in questa scena ci siano persone e band da supportare sempre (e che continueremo a supportare: per fortuna sono tante!) assieme ad altre che meritano meno.

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Il festival si apre nel migliore dei modi con un gruppo che ha fatto la storia di tutta la zona del Conero (e non solo) grazie alla propria ilarità e simpatia per il “vì”, ovvero il vino in dialetto anconetano. Il dialetto anconetano, si sa, è facile da capire, perchè a parte qualche piccola irregolarità basta tagliare le parole e il gioco è fatto. La bizzarra formazione dei KURNALCOOL, per chi non lo sapesse, è composta da bassista, due chitarristi, due cantanti e ben due batterie (particolarità a causa della quale è stata assegnata la posizione di apertura concerto, per difficoltà tecniche), e naturalmente gli argomenti sono le divertentissime vicissitudini di sbornie ed altri aneddoti legati ai componenti ed agli amici del gruppo. Una esilarante kermesse che prende forma nei brani più famosi, tra cui “Bumba Atomica”, “Fuckin Beverò” e “Svinavil”, targata 1988, proveniente da uno dei primi demo dei mitici di Falconara. La tazza del vì è ancora piena e non può essere esclusa la cover riarrangiata dei Judas Priest “Breaking The Law” (“Acqua E Limò”), così come un brano più recente legato all’uso sfrenato dei cellulari, “Reperibilità”. Un altro classico viene messo in palio prima della conclusione ed è il momento di “Nonna D’Acqua”, sempre legata ad una storia di vita vissuta. E purtroppo arriviamo troppo in fretta alla conclusione dell’esibizione con la canzone che doveva far aprire qualche porta ai Kurnalcool nella musica pop (in realtà un’altra bellissima provocazione ben riuscita), e cioè “Volemo Andà Al Festivalbar (Perchè C’è Il Bar)”. Troppo poco tempo dovrà far escludere tanti brani essenziali per la band anconetana, per cui possiamo sperare di rivedere presto i Kurnacchioni dal vivo, in attesa del loro sesto album, che non poteva che chiamarsi, appunto, “Vi”.

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Esaurita la sbornia etilica dei Kurnalcool, penalizzati per inspiegabili motivi organizzativi da un minutaggio ridotto a metà rispetto alle previsioni, è il turno degli abruzzesi DRAUGR, vincitori del concorso indetto dalla nostra webzine e chiamati ad esibirsi per venti minuti sul palco del Ke Me Meo.
Non c’è che dire: la presenza scenica è meravigliosa, difficile rimanere indifferenti davanti a sei individui che a maggio, al chiuso, sfoggiano pelli di lana e stivaloni di pelo… Le macchie di sangue finto sui loro volti e sui loro corpi ci fanno pensare che i Draugr siano venuti a piedi direttamente dalla loro terra, passando per i boschi e affrontando severe battaglie! Solamente tre i brani proposti dai guerrieri abruzzesi, e data la caratteristica del festival sono tre brani in italiano: “De Ferro Italico”, “Inverno” e l’ormai classica “Furore Pagano”. La loro proposta musicale – inerente ad un black metal contaminato sia dal thrash che da aperture melodiche ed epiche – piace al pubblico e i Draugr, il gruppo più estremo quest’oggi al festival, raccolgono consensi e applausi. E’ tempo di dare un seguito a “Nocturnal Pagan Supremacy”, uscito nel 2006, attendiamo dunque novità dalla band che pare non voglia saperne di fermarsi, dato che è stata invitata a suonare addirittura in Austria, al Northern Light Fest 2009. Complimenti, avanti così!

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La terza band chiamata ad esibirsi quest’oggi sono i TIR (abbreviazione di Total Inferno Rock), storico gruppo capitolino che mosse i suoi primi passi musicali ad inizio anni Ottanta. Autori di un heavy metal molto classico e tagliente, fortemente influenzato dalla NWOBHM dei Judas Priest, i nostri sin dagli esordi si distinsero per la scelta di cantare in italiano, oltre che di proporre cover della band di Rob Halford con testi adattati nella nostra lingua. Come per una buona parte dei gruppi partecipanti al nostro fest, avevamo una certa curiosità di vedere in azione i TIR: tale interesse è stato poi totalmente appagato da uno show intenso e convincente, durante il quale il combo romano ha dato sfoggio di coesione e compattezza e che si è snodato attraverso brani come “Vai”, “Nell’Anima” e “Shout”. Preciso e terremotante l’apporto della sezione ritmica: complimenti a Dino e a Piero (batterista in forza anche ai Rosae Crucis)! Da citare anche le ottime “Il Volo Delle Aquile” e “Roma”, quest’ultima con alla voce uno special guest come Ciape dai concittadini Rosae Crucis. Un vero peccato la resa sonora non ottimale sulla voce, ma promozione strameritata pure per i TIR. Ed ora rimaniamo in attesa del nuovo materiale previsto in uscita per Jolly Roger Records entro la fine dell’anno!

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Sono il gruppo che ha percorso più strada per suonare al nostro Jolly Roger EP Fest. Arrivano dalla Sicilia e stiamo parlando dei TRINAKRIUS, interessantissimo combo autore di un Heavy/Doom Metal molto robusto e personale. Il loro nuovo album, “The Black Hole Mind”, sta raccogliendo critiche molto positive un po’ ovunque e questo ha contribuito – e non poco – ad alimentare in noi la curiosità di saggiarne la proposta on stage. I cinque palermitani ci regalano una prova decisamente buona, in cui gli iniziali problemi di accordature varie rappresentano solo uno sfortunato episodio: i Trinakrius ce l’hanno messa davvero tutta per far breccia nel timido pubblico del Ke Me Meo, un po’ sulle sue nonostante le continue sollecitazioni del sorprendente Flavio, che tra l’altro si dimostra cantante capace e dalla voce molto versatile. Lo show viene aperto da tre pezzi provenienti dal passato della band ed interamente cantati in italiano: dal primo demo “Intrinakrius”, del ’96, arriva “Massacro”, mentre da “Inquisantism” – doppio EP del 2004 – vengono riproposte le ottime “Il Boia” e “L’Eretico”. Lo spazio dedicato ai brani in lingua madre si esaurisce presto, ed ecco arrivare ben quattro estratti dal recente “The Black Hole Mind”: vengono eseguite le immediate “Mad” e “Torment”, oltre a “Mental Devastation”, che tiene fede al suo titolo, ed alla conclusiva “Killerotomia”. Band promossa senza alcun dubbio!

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Dopo una giusta ricarica alcolica possiamo gustarci appieno i LONGOBARDEATH. La band lumbarda giunge al nostro festival caricata dalle ottime recensioni di “Bonarda Bastarda”, il loro ultimo album. Proprio “Bonarda Bastarda” è la canzone che apre il concerto. Nonostante la lingua “straniera”, il pubblico è partecipe all’esibizione e si diletta in un maccheronico milanese pur di sostenere la goliardica formazione. Si continua con “Barbapedana3000” e “Ul Giacumin Strasciabusecch”, tra deliri vari e fiumi di alcool. Si prosegue con l’eloquente “Te Me Fee Girà I Ball”, che Ul Mik dedica a tutte le coppie sposate. Ci spostiamo poi alla steppa russa, per ascoltare i problemi di vescica di “Natascia Internescional”, fino alla giungla più oscura, per conoscere la tribù dei “Vahha Put Hanga”. Il live continua con tre pezzi estratti da “Polenta Violenta”: “Ul Fradell de l’Amis del Cognaa”, “L’Ass de Picch”, e “Il Barone Fanfulla da Lodi” (per l’immensa gioia dei lodigiani presenti), con discesa di Ul Mik e Ul Teo tra il pubblico. Il delirio prosegue con “F.B.L.O.” e la conclusiva “Polenta Violenta”, con contusione finale di Ul Roberto, colpito dal microfono volante di Ul Mik. Che dire, proprio un finale VIULENTO!

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Un rapido cambio palco e la salita sullo stesso degli immancabili monaci indica che sta per iniziare lo show dei ROSAE CRUCIS, terz’ultima band in scaletta questa sera. Avevamo già avuto modo di ammirare la band capitolina in azione: se i precedenti concerti ci avevano lasciati più che soddisfatti, la performance di questa sera va decisamente oltre le nostre aspettative! Le note evocative di “Sacrem Reformationem” segnano l’inizio dello show dei Nostri; nel tempo che hanno a disposizione, i Rosae Crucis mettono letteralmente a ferro e fuoco il Ke Me Meo grazie al loro rovente Acciaio Puro, confermandosi band di prim’ordine sia per la grande capacità di tenere il palco che per le indubbie doti esecutive dei singoli musicisti. Compatti e potenti, i Rosae Crucis accendono immediatamente il nostro entusiasmo grazie alla devastante accoppiata “Rosa Croce” – “La Chiesa”: si nota subito che la band gira a mille, ed il coinvolgimento con il pubblico è totale. Da “Il Re Del Mondo” vengono riproposte anche l’intensa “Contro Il Mio Destino” e la stessa titletrack, mentre non può assolutamente mancare l’inno per eccellenza, la splendida “Fede Potere Vendetta” cantata a squarciagola dai presenti. La cerimonia di glorificazione dell’heavy metal italico prosegue attraverso due sorprese, due nuovi pezzi davvero ottimi e in pieno stile Rosae Crucis: la prima risponde al titolo di “Crociata”, vecchio pezzo risalente ai tempi del secondo lavoro della band e mai eseguito prima dal vivo, mentre la seconda è “Sangue E Acciaio”, nuovo brano scritto appositamente per la riedizione di “Fede Potere Vendetta” (prevista per settembre, attendiamo trepidanti la pubblicazione). C’è spazio anche per un’ottima “Vermi Della Terra”, prima della chiusura affidata a “Ballo In Fa D Minore”, che vede la salita sul palco della Morte con tanto di falce. Uno splendido spettacolo sia per gli occhi che per le orecchie quello offerto dal combo romano, privo di sbavature e di rara intensità: bravi, bravi, bravi, averne di band come i Rosae Crucis! Grandissimi!

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La quantità di pubblico raggiunge il culmine per seguire l’esibizione dei FOLKSTONE, una delle realtà più belle nell’ambito della nostra musica preferita. Il loro debut album è uscito appena un anno fa, ma da allora la band bergamasca ha bruciato le tappe e per loro adesso è tempo di live: tantissime le date programmate tra festival, rievocazioni storiche, feste della birra e quant’altro, a volte anche in contesti particolarmente adatti. La band ha suonato la sera prima a Pescara (con i Draugr) e si temeva un po’ di stanchezza, ma anche se ci fosse stata ce l’hanno nascosta molto bene, perchè lo spettacolo c’è stato eccome! Con una presenza sul palco davvero notevole, a petto nudo (e anche a piedi nudi) e con i loro caratteristici strumenti, gli otto briganti di montagna ci hanno condotto per un’ora a spasso per le loro atmosfere medievali, arricchite dalle chitarre elettriche e da una sezione ritmica incessante. Ottima la resa sonora di tutti gli strumenti, arpa compresa, mentre gli orobici avanzano “con passo pesante” e uno dopo l’altro ci propongono i brani del loro unico album (da poco anche in vinile), aprendo con “Alza Il Corno” e continuando alla grande, dalla titletrack “Folkstone” a “Briganti Di Montagna”, da “In Taberna” a “Con Passo Pesante”. Il capobrigante Lore guida in maniera egregia la sua band: oltre all’aspetto, anche il suo tono di voce si adatta perfettamente alla compagine guerriera della band! Davvero una grande prestazione, in alto i corni per questa band che si merita davvero il grande successo che sta avendo!

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Un’ altra pagina di storia dell’ heavy metal tricolore. E’ quella che abbiamo sfogliato e vissuto insieme grazie ad uno show davvero speciale della BUD TRIBE, che ha eseguito una scaletta pensata appositamente per questa festa del metal italiano. Il sipario si è aperto sulle note metalliche di “Metal Show”, vecchio pezzo che il grande Bud era solito suonare con il compianto amico fraterno Marcello Masi. Lo stesso dicasi per “Star Rider”, spesso suonato dalla Strana Officina, che risale addirittura ai tempi della Bud Blues Band: una scheggia veloce di purissimo heavy metal inserita nell’eccellente nuovo disco della Tribe “Roll The Bone”, dopo la sua pubblicazione nello split single della Jolly Roger Records. Quel che distingue un gruppo metal di grande livello da una band che scrive musica con passione e sentimento viene fuori con il successivo pezzo, “Non Finirà Mai”, anch’esso nell’ultimo album, un po’ il nuovo inno di un gruppo che invita a non arrendersi mai, anche nei momenti più bui in cui sarebbe facile non rialzarsi. Segue a ruota la titletrack “Roll The Bone”, con il Grande Capo Bud a fare da sciamano in una sinfonia metallica che non fa davvero prigionieri, anche grazie alla perizia tecnica di Leo Milani alla sei corde e ad una sezione ritmica terremotante formata dal “conciatore di pelli” Dario Caroli e dal basso vibrante di Bid Ancillotti. Con una tribù così non vorremmo mai essere nei panni dei “visi pallidi”! Già tante emozioni e non siamo nemmeno a metà concerto! Arriva poi un momento storico con l’esecuzione di “Rumore Nel Vento” dei Sabotage, band nella quale suona anche Dario Caroli e dove ha militato Leonardo Milani. La performance si arricchisce qui della partecipazione del primo singer del gruppo Giancarlo Fontani, a duettare con Bud in un piccolo classico tutto da riscoprire anche grazie al lavoro della label di Antonio Keller. Parlando di classici, dal repertorio della Strana Officina viene eseguito “Non Sei Normale”, con i “non normali” fans delle prime file che si sfilano la t-shirt per l’ occasione (anche il collega di EP Buore Scary666 è mezzo nudo e completamente impazzito). E’ poi il tempo di ballare e battere il tempo al suono di “Rock ‘n’ Roll Tribe”, classico della Tribe dal disco “On The Warpath”, il sottofondo ideale per improvvisare una coinvolgente jam tra band e audience, con il Bud sempre sugli scudi.

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C’è ancora il tempo di omaggiare la Strana Officina con un poker d’assi finale di pezzi antologici del metal nostrano. Si parte con la melodia della splendida “Luna Nera”, attaccata in un medley a quel capolavoro che risponde al nome di “Autostrada Dei Sogni”, un pezzo struggente ed autenticamente emozionante, sempre da dedicare a chi non c’è più (Fabio, Roberto e Marcello R.I.P.). Bud annuncia che è il momento di partire per un viaggio, e i fans della Strana Officina sanno che questo è sinonimo di “Viaggio In Inghilterra”. Il sipario si chiude con una tostissima versione italiana di “Metal Brigade”. “Corri nel vento, difendi la fede che è dentro di TE”.
Finchè ci saranno bands e festival così e non mancheranno i supporters a tramandare il verbo metallico di generazione in generazione noi ne siamo certi: non finirà mai.

Metal Show
Star Rider
Non Finirà Mai
Roll The Bone
Rumore Nel Vento
Non Sei Normale
Rock ‘n’ Roll Tribe
Luna Nera / Autostrada Dei Sogni
Viaggio In Inghilterra
Metal Brigade

Live report a cura di Gianluca “Avalon” Moraschi, Massimo “Max Moon” Guidotti, Paolo “Scary666” Torluccio, Ivan “Ivol” Gaudenzi e Alessio “Thor” Torluccio.
Foto di Gianluca “Avalon” Moraschi, Silvia “Lady Avalon” Omodeo e Maria “Mary-Lou” Narducci.

Di seguito altre foto del festival:

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E infine, dopo tutte le foto diciamo “serie” che vi abbiamo mostrato finora, ecco quelle che vedono parte di noi redattori di EP impegnati a posare con le band o tra noi, a dimostrazione che per noi il festival è stato sinonimo di assoluto divertimento:

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Il redattore “Scary666” degusta dal corno

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Il banchetto di EP. Abbiamo raccolto circa 70 euro che sono stati devoluti al Canile di Budrio (www.canile.org)

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Le foto del redattore “Scary666” con i guerrieri abruzzesi Draugr

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Sempre “Scary666” con Maurizio dei Kurnalcool

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Il pogo a petto nudo di “Non Sei Normale”

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Ul Buore, Ul Mik, Ul Thor

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Maria e Maurizio dei Kurnalcool

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Maria, Ul Mik

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Thor e il goliardico “Ouroboro”, redattore black metal

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Ivan, Thor, Avalon

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Ul Teo, Ul Thor

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