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28/06/2009 : Gods Of Metal (Monza) 2° giorno

Pubblicato il 2/07/2009 da in Live report | 0 commenti


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28/06/2009 : Gods Of Metal 2009, day II (Monza)

Gods Of Metal 2009, day II (Monza)

Slipknot
Dream Theater
Carcass
Blind Guardian
Down
Tarja
Mastodon
Saxon
Napalm Death
Cynic
Static X
Black Dahlia Murder

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Sotto la minaccia meteo di una prevista pioggia, che per fortuna non si materializzerà, arriva la seconda giornata del Gods Of Metal 2009. In questa calda giornata il pubblico è ancora più numeroso e tendenzialmente diverso da quello del giorno precedente. Si abbassa di tanto l’età media e non è affatto raro incontrare qualche ragazzino con la maglia degli Slipknot accompagnato dai genitori. Verso sera, poi, si assiste all’arrivo di persone curiosamente abbigliate con tute da lavoro in pieno stile con la band di Corey Taylor, che ci fanno capire quanto possa essere vasto l’universo metal, dato che la sera prima scorrazzavano liberamente per il Brianteo persone di sesso maschile con capelli cotonati, trucco sotto gli occhi e smalto alle unghie.
Ma ora basta con le chiacchiere e spazio alle band. In questa giornata le abbiamo seguite tutte sin dall’inizio:

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Ad aprire le danze del secondo giorno del Gods Of Metal sono i The Black Dahlia Murder. Dediti ad un thrash/death tiratissimo e monolitico, gli statunitensi scaricano sugli astanti il loro concentrato di velocità vorticosa, blastbeats e riff di chiara matrice slayerana, nel tentativo di dare la sveglia ad un’audience già numerosa alle 10 del mattino. L’obiettivo viene centrato solamente in parte, perché, nonostante la buona volontà e i diversi tentativi di coinvolgere i ragazzi sotto il palco, l’esibizione del quintetto di Waterford è decisamente poco entusiasmante, anche a causa di suoni non esattamente perfetti che premiano oltremodo la batteria, sovrastante rispetto a tutti gli altri strumenti. Nonostante una scaletta buona, comprendente, tra le altre, le stupende “Miasma” e “What An Horrible Night To Have A Curse”, il mio giudizio rimane invariato rispetto a quando li vidi due anni fa: accettabili in studio, da rivedere live, soprattutto se è loro concesso di suonare per più di mezz’ora. Il problema è che, questa volta, di minuti a disposizione ne hanno solo quindici.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Ben diverso il discorso per gli Static-X. Wayne Static e soci, infatti, riescono a smuovere decisamente il pubblico, grazie al loro riuscitissimo mix di nu metal, industrial e ritmiche quasi dance. Sono proprio i pezzi più ballabili a riscuotere il successo maggiore, facendo immediatamente presa sulla folla, che inizia ad accennare cori e timidi tentativi di pogo, che esploderanno compiutamente solamente con l’arrivo sul palco dei Napalm Death. Nei pochi minuti a disposizione, comunque, gli Static-X si difendono egregiamente, risultando, a fine giornata, uno dei gruppi più apprezzati in assoluto, nonostante una posizione nel bill che limita fortemente la lunghezza della loro performance. Pezzi come le celebri “I’m With A Stupid”, “Destroyer”, ma soprattutto “Push It” rimangono piacevolmente nelle orecchie anche dopo la fine del concerto, lasciando soddisfatti sia i fan di vecchia data che chi apprezza gli Static-X live per la prima volta, fungendo da piacevole antipasto di una giornata che sta per entrare nel vivo.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Dopo l’ottima performance che li vide di ritorno sulle scene sul palco dell’Evolution nel 2007 e freschi di nuovo disco, i Cynic tornano in Italia guidati dall’inossidabile Paul Masvidal. L’esibizione sarà, come ormai noto, impeccabile e indubbiamente tecnica, non nascondendo la forza e l’energia del loro death metal, accompagnata da parti più pulite, sound tipico del gruppo parallelo di Masvidal e Reinert, gli AEon Spoke. Vengono naturalmente estratti brani dai due dischi della band americana, a partire da “Evolutionary Sleeper”, passando per “Veil Of Maya” e “King Of Those Who Know”.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

L’eccezionale esibizione potrà piacere o annoiare a seconda di chi ascolta, in fondo i Cynic sono uno di quei gruppi che o si odiano o si amano, difficile trovare vie di mezzo. Tuttavia non si può dire che non facciano il loro lavoro, regalando ai veri appassionati di musica e ai perfezionisti uno show impeccabile, degno della tecnica dei più apprezzati Dream Theater. Si continua ancora con “How Could I” e la chiusura spetta a “Integral Birth”. E come da programma si lascia il palco a favore dei Napalm Death. Grandi Cynic, vi aspettiamo in tour!

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Ahaha! Chi li conosce NON li evita! I Napalm Death salgono sul palco del Gods con un impeto ed una cattiveria ormai rari da trovare. E l’intento è quello dei più atroci: non fare prigionieri, e così sarà! Un Barney Greenway al microfono sempre in movimento aggredisce il pubblico con brutalità e con una scaletta eccezionale, dove soprattutto i brani più datati fanno felici i fan di vecchia data. Viene presentato qualche brano dal recente “TimeWaits For No Slave”, tra cui “Life and Limb”. Per il resto, la leggenda del grind vive ancora con i brani dei primi due dischi “Scum” e “From Enslavement to Obliteration”, tra l’altro entrambi prodotti proprio prima dell’arrivo di Barney alla voce (per chi non lo sapesse, furono cantati da un amico di vecchia data: Lee Dorrian, ora vocalist dei Cathedral). Il sole cocente non ferma nè la band inglese, nè tantomeno il pubblico del Gods, attivo fra poghi, headbanging e birra, felice di gustarsi una carrellata di note grind eseguite da pionieri e magari rivolgendo un pensiero a quel chitarrista che ora non c’è più ma ha fatto la storia dei Napalm Death (Rip Jesse). Via via volgiamo verso la fine di un’esibizione che non dura più di un’oretta scarsa, carichi di adrenalina e ancora bramosi di musica. Per i più fanatici, sì! “You Suffer… But Why” è stata eseguita, tra un brano e l’altro come al solito, con l’orecchio di Barney teso a consultare chi avesse riconosciuto quel “brano” entrato nei Guinness dei primati proprio per la sua durata incredibilmente breve. Attendiamo il ritorno dei Napalm Death in autunno per la promozione del nuovo disco. Energia pura!

Con la conclusione del terrificante show dei Napalm Death l’attenzione del pubblico si concentra sul palco dei Saxon, dove intanto è stato steso un telone a strisce verticali nere, bianche e rosse. Dopo un po’ di tempo sale sul palco un ragazzo con tanto di megafono, che annuncia la “comunicazione di servizio” secondo cui i Saxon per adesso non suoneranno a causa di sopraggiunti problemi al tour bus e che al loro posto verrà anticipata l’esibizione di Tarja. Ok, dopo qualche fischio i metallari effettuano il “ricambio” tra i fan dei Saxon e quelli di Tarja e si aspetta. Si aspetterà un’ora circa, mentre i tecnici sono impegnati su entrambi i palchi e alla fine, come era scritto nel programma, suoneranno prima i Mastodon poi Tarja. Dei Saxon nemmeno l’ombra, né altri annunci, e alla fine la band di Bill Byford non suonerà e la questione sarà chiusa da un comunicato della band che si scusa e che imputa la colpa del mancato arrivo ad una tempesta che li ha colpiti per strada e che evidentemente ha procurato danni al tour bus. Noi non vogliamo pensare male di nessuno, ma forse dietro le quinte avranno saputo prima la notizia, per questo hanno cominciato ad allestire subito tutto per Tarja (il telone a righe verticali era parte della sua scenografia), dispiace solo non aver visto i Saxon in azione davanti a tanto pubblico.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Quella dei Mastodon è certamente una delle esibizioni più riuscite della giornata e, senza dubbio, la migliore in assoluto sul nostro suolo da parte della band. Con una scaletta varia e ben distribuita (solamente il primo “Remission” è un po’ sacrificato), il combo di Atlanta conquista la platea facilmente, dandole in pasto sonorità finalmente funzionanti anche dal vivo, sempre a cavallo tra il progressive, certe reminescenze a là Metallica e sperimentazioni care a bands come Neurosis e Melvins. Partiti in sordina con “Oblivion”, opening – track del recente “Crack The Skye”, il culmine della prestazione di Brent Hinds e soci viene raggiunta con la terribile sequenza “Crystal Skull”, “Blood & Thunder” (forse il pezzo più celebre del quartetto della Georgia) e “The Czar”, indubbiamente il brano più apprezzato dai kids durante il set, e sicuramente il migliore della loro ultima prova in studio. Nonostante una presenza scenica non abbondante per personalità ed interazione col pubblico, i Mastodon compensano questa mancanza con un tiro ed una preparazione tecnica spaventosi e, alla fine del tempo a loro disposizione, culminato con l’esecuzione della classica “March Of The Fire Ants”, un boato accoglie la loro discesa dal palco. A grande livello anche dal vivo, finalmente.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

A leggere e a vedere la lineup che accompagna Tarja Turunen viene la pelle d’oca. Non che i Nightwish siano dei principianti, tutt’altro, ma vedere sul palco l’Angra Kiko Loureiro alla chitarra, il gigantesco drummer Mike Terrana (ex Rage, Malmsteen, Masterplan tra gli altri), il basso affidato a Doug Wimbish (Living Colour, Madonna, Jeff Beck, Rolling Stones) e i due meno titolati Max Lilja al violoncello (ex Apocalyptica) e Maria Ilmoniemi alle tastiere fa un certo effetto. Tarja è vestita in maniera meno pomposa rispetto a come ce la ricordavamo nei Nightwish e a quanto pare è ben decisa a cambiare registro nel modo di porsi con il pubblico.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

L’operazione simpatia che la cantante finnica porta avanti riesce in pieno; tra i brani del suo unico (per ora) album solista (“My Little Phoenix”, “Ciaran’s Well”, “Minor Heaven”, “Sing For Me”, “I Walk Alone”) e quelli (accolti da ovazioni) della sua ex band (“Wishmaster” e “Nemo”), Tarja si dimostra sempre molto partecipe, fa headbanging, lancia al pubblico una bottiglietta d’acqua e non smette mai di sorridere e di ringraziare. Ottima la prestazione vocale, senza alcuna sbavatura (del resto, sa fare bene il suo lavoro) e ottima anche la risposta del pubblico, a cui Tarja concede anche due classiche cover, “Poison” di Alice Cooper, estratta dal suo album solista, e “Over The Hills And Far Away” di Gary Moore, risalente invece ai tempi dei Nightwish. Una Tarja insomma smagliante e simpatica, che dal suo sito ha recentemente fatto sapere che tutti i suoi concerti estivi sono “camera friendly”, cioè sarà possibile portare la macchina fotografica e scattarle tutte le foto che si desidera. Una nuova Tarja?

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Potenza. Strafottenza. Presunzione. Dominio. Se c’è una band a trionfare in questa edizione del Gods Of Metal, non può che essere i Down. Phil Anselmo e soci imbastiscono uno show incredibile, in cui non è solamente una scaletta strabiliante ad estasiare le migliaia di teste lungocrinite sotto il palco. La parolina magica è attitudine; la sua traduzione è sapere tenere in pugno gli headbangers accorsi a Monza con una semplicità ed una classe che solo i Grandi possono vantarsi di possedere. E d’altra parte cosa aspettarsi da una all-star band formata da due ex–Pantera (Anselmo e Rex Brown), un ex–Corrosion Of Conformity (Pepper Keenan) e due membri dei geniali e mai troppo osannati Crowbar (Kirk Windstein e Jimmy Bower)? Pescando per la maggiore da “NOLA” e da “Down II: A Bustle In Your Hedgrow”, il combo di New Orleans sfodera una prestazione incredibile. Partiti subito alla grande con la doppietta “Hail The Leaf” / “The Path”, la scintilla che infiamma un pit già rovente è la tremenda “Lifer”, una bastonata in testa all’ascoltatore, migliaia di volte più potente che in studio. A seguire tocca alla devastante “New Orleans Is A Dying Whore” alzare ancor più il livello dello scontro, fino al culmine, che arriva con le conclusive e terribili “Stone The Crow” e “Bury Me In Smoke”.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Esaltanti nelle parti più lente e cadenzate, tecnicamente ben al di sopra della media e guidati da un vero “God of Metal” come Phil Anselmo, gli statunitensi hanno gioco facile, lasciandosi andare a siparietti esilaranti, sintomi di una sicurezza e di una superiorità impossibili da mettere in discussione. Tra questi, sicuramente da ricordare un Anselmo (che tra l’altro canta per metà concerto col microfono legato al collo) sempre alla spasmodica ricerca del consenso popolare con continue richieste di rumorose ovazioni da parte del pubblico; oppure lo stesso cantante che invita sul palco l’ormai tristemente celebre Fratello Metallo (probabilmente credendolo sul serio solo un monaco e non un personaggio noto e inviso alla maggioranza dei metallari), dileggiandolo alle spalle e mimando una pubblica masturbazione; o ancora un attacco (volutamente?) sbagliato trasformato in motivetto da coro da stadio; per non parlare della jam session sul finale di “Bury Me In Smoke”, che vede a una chitarra e alla batteria i due tecnici della band e all’altra chitarra Brent Hinds dei Mastodon, coadiuvato dal nerboruto singer di origine italiana, che prima lo istruisce sul riff da suonare e poi fisicamente mette le mani sulla tastiera della chitarra; e infine lo stesso Anselmo, che, rimasto da solo sul palco a show finito, accenna a cappella “Whole Lotta Love” e “Starway To Heaven” dei Led Zeppelin, prima di abbandonare il palco sbattendo per terra il microfono, nel tripudio generale. Immensi.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Giusto il tempo di riprendersi dalle sfuriate dei Down ed ecco che ritorna al Gods Of Metal uno dei gruppi storicamente più amati dal pubblico italiano, i Blind Guardian. Il buon Hansi, oltre ad essere stato presente qui nel 2002 con i Blind Guardian, fu sul palco anche nel 2000 con i Demons & Wizards, quindi per lui sono curiosamente tre Gods Of Metal su tre allo Stadio Brianteo di Monza. A parte le note di colore, il gruppo tedesco non ha al momento album da promuovere e quindi la scaletta pesca dai grandi classici della band. Si parte infatti con “Time Stand Still (At The Iron Hill)”, da “Nightfall In The Middle Earth”, per poi passare all’opener del recente “A Twist In The Myth”, cioè “This Will Never End”. Si torna poi al passato con “Nightfall”, una delle canzoni più attese a giudicare dal boato della folla, e ancora più indietro con “Traveler In Time”.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Il pubblico dei Blind Guardian appare molto caldo ed incita la band, sempre molto professionale e sempre con il grande interrogativo legato alle esibizioni dal vivo di Hansi Kursch, solitamente molto altalenanti. Sarà forse a causa del sacrilego taglio di capelli che lo ha indebolito, ma Hansi ci appare un po’ stanco e con la voce a tratti un po’ sforzata, anche se nel complesso la prestazione è sopra la sufficienza. Tornando alla scaletta, i Blind Guardian passano poi ad eseguire un paio di brani più recenti, “Turn The Page” dall’ultimo album e la canzone speciale “Fallen Angel”, eseguita per il videogioco “Sacred 2”. Esaurite le “novità”, ecco che i Nostri si concentrano da qui in poi sul vecchio repertorio, eseguendo una dopo l’altra “Goodbye My Friend”, “Blood Tears”, la sempre apprezzatissima “Valhalla”, “Imaginations From The Other Side”, “The Bard’s Song” e chiudendo tutto con “Mirror Mirror”. Una scaletta nel complesso ottima: largo spazio ai grandi classici e un repertorio vario che ha pescato da diversi album.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Sarebbe impresa impossibile per chiunque salire sullo stesso palco dei Down dopo una prestazione come la loro. A tutti tranne a quelli che, meritatissimamente, si sono guadagnati lo status di leggende. A chi corrisponde questo identikit? Ai Carcass, ovviamente. Presenti per il secondo anno consecutivo al Gods Of Metal, Jeff Walker e compari fanno letteralmente tremare lo Stadio Brianteo, riscattando in toto l’appannata prestazione dell’anno precedente. Sempre a cavallo tra la furia del periodo grind e la ventata di melodia portata dall’ingresso in formazione di Michael Ammott, gli inglesi sciorinano una prestazione superba, comprovata da un pit realmente pericoloso, causa di ferimenti e contusioni a numerose persone attivamente presenti. Aperto con la terremotante “Corporeal Jigosre Quandary”, e ricordato che “We’re Carcass from England, not a fuckin’ progressive rock band”, il set del quartetto di Liverpool scorre veloce e brutalmente efficace.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Vengono ripresi quasi tutti i classici della band, e tra una “Carnal Forge” semplicemente da panico e perle del calibro di “This Mortal Coil”, “Genital Grinder”, ma soprattutto “Death Certificate”, il greatest hits è servito. Dopo aver spiegato perché Dio non esiste, asserendo che se non fosse così gli Heaven & Hell la sera prima non avrebbero mai suonato prima dei Motley Crue, arriva poi la consueta commovente (ma anche evitabile?) salita sul palco di Ken Owen, il fenomenale batterista del gruppo colpito da ictus dieci anni fa e ancora in condizioni fisiche molto precarie. Eseguito dallo sfortunato drummer un rispettabilissimo (viste le condizioni) assolo di batteria, Daniel Erlandsson riprende il suo posto dietro le pelli giusto in tempo per attaccare “Heartwork”, brano finale dello spettacolare show dei britannici. Se tutte le reunion dessero questi risultati…

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Difficile leggere dei pareri obiettivi sui Dream Theater, e probabilmente il mio non farà eccezione. Anche se l’incredibile tecnica esecutiva della band americana non è mai in discussione, ogni nuovo disco del gruppo è sempre oggetto di critiche infinite da parte di un buon numero di fans. A molti, i “primi della classe” non stanno simpatici. E’ un dato di fatto. E’ altresì vero, e del tutto legittimo, che c’è una grossa fetta di ascoltatori che trova freddo ogni disco troppo ben suonato o infarcito di cambi di tempo e tecnicismi vari. Peccato che molte delle critiche rivolte al gruppo vengano dai propri fans (o da ex supporters), dubbiosi su tutto ciò che la band ha realizzato dopo la seconda parte di “Metropolis”. Il sottoscritto la vede diversamente, trovando qualcosa di buono, e spesso eccellente, in tutta la discografia del gruppo. E’ mia opinione che se un’altra band avesse inciso un disco come “Octavarium”, o come l’ultimo “Black Clouds & Silver Linings”, album criticati da alcuni ancora prima di essere assimilati, beh, in molti avrebbero parlato di grandissimo disco se non addirittura di capolavoro.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Chiunque è libero di pensare qualsiasi cosa su qualunque musicista e su ogni opera discografica, ma è insensato asserire che i Dream Theater, musicisti mostruosi, dopo i capolavori “Images And Words”, “Awake” e “Metropolis 2” abbiano perso gran parte se non tutta la loro abilità compositiva, anche se non hanno più inciso dischi così incredibili. Il sottoscritto non può che togliersi il cappello davanti ad una performance come quella fornita dalla band a Monza. Con l’eccezione delle harsh vocals di Mike Portnoy, a mio avviso decisamente non all’altezza di questa band, e frutto principalmente della mania di protagonismo del batterista, oltre che della sua mai nascosta passione per gli Opeth, questa band incarna al meglio il concetto di complessa perfezione. Per intenderci, il quintetto americano non ha inventato nulla musicalmente, ma è stato abilissimo nel personalizzare il proprio stile, basato sul virtuosismo del prog fuso con la pesantezza del metal. Negli ultimi anni, Portnoy ha spinto per contaminare un po’ la proposta della band in una direzione più heavy, approdando a lidi più thrash, come testimoniato dalla prima tripletta di tracce di questo show, “In The Presence Of Enemies Part 1” e “Constant Motion”, da “Systematic Chaos”, tra le quali è stata eseguita “Beyond This Life”, da “Scenes From A Memory”. E’ poi il turno del nuovo singolo “A Rite Of Passage”, già conosciutissimo dai fans italiani, un pezzo convincente e dalla buona resa live.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Dopo cascate di metallo, la band propone uno dei suoi pezzi lenti più noti, “Hollow Years”. Questo pezzo, che ricorda almeno un paio di brani di Sting nelle parti acustiche e nelle linee di basso, è reso al meglio da un James Labrie in ottima forma. Quello che segue è di certo la sorpresa della serata. E’ sempre bello vedere dei musicisti interessati a variare la scaletta dello show, venendo incontro alle richieste dei fans di ascoltare tracce rare o dischi meno “suonati”. Alle lamentele dei fans di avere un po’ trascurato “Awake” nell’ultimo tour, Mike and co. hanno risposto suonandone addirittura una trentina di minuti. Sono stati snocciolate, nell’ordine: la melodicissima “Caught In A Web”, “Erotomania”, per molti il prototipo di strumentale prog metal, con le sue scale lunghissime e gli accenni a diversi pezzi celebri della band, per chiudere con la splendida “Voices”, graziata da un James sontuoso e dal solito John Petrucci in versione circense per velocità e pulizia esecutiva. Il finale è per due delle composizioni più note ed ispirate del gruppo: l’hit per eccellenza della band, “Pull Me Under”, cantata, anzi urlata da migliaia di fans, e l’immensa “Metropolis Pt. 1”, forse il pezzo che ha sublimato meglio di ogni altro la summa musicale e la caratura di questi straordinari musicisti, sempre in bilico tra tecnicismo estremo e pesantezza metallica. Maestosi.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Chiamati a chiudere una giornata entusiasmante, gli Slipknot ci riescono senza eccessive difficoltà, anche se il loro concerto è contraddistinto da luci e ombre. Dopo il sintomatico intro del self-titled album, l’attacco è da codice penale, quasi incostituzionale: vengono infatti eseguite una dietro l’altra “(SIC)”, “Eyeless”, “Wait And Bleed” e la bestiale “Get This”, probabilmente i simboli dell’odio, della frustrazione, dell’alienazione e della malattia del “middle of nowhere”(come definiscono Des Moines, la loro città di provenienza), di cui la prima prova in studio di questi ragazzi era il manifesto. Il pubblico, neanche a dirlo, pende dalle labbra di Corey Taylor, il quale, malignamente (ma con una certa cognizione di causa), dopo le detonazioni iniziali dilata al massimo le pause tra un brano e l’altro: un “thank you motherfuckers” qui e un “that’s crazy” lì, e il fiato è ritornato per un singer che, dal vivo, non si è mai distinto per capacità vocali straordinarie, almeno con gli Slipknot.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Infarcendo il resto del set dei brani che hanno fatto la loro fortuna dal punto di vista commerciale (quante persone si sono avvicinate a loro da ambiti diversissimi grazie a “Before I Forget”, “Duality”, “Psychosocial” o “Left Behind”?) e di un paio di bordate da “Iowa”, come “Disasterpiece” e soprattutto la massacrante “People = Shit”, i nove mascherati ottengono una devozione totale da parte dei “maggots” sotto il palco, che rispondono con un pogo violento, non molto aiutato dai pochissimi spazi presenti nella parte anteriore del pit, totalmente occupata da gente pressata come scatole di sardine. Visto il clown Shawn Crahan innalzarsi nell’alto dei cieli con le sue percussioni e un paio di cambi di scenografia (meravigliosa, sia nel classico logo rosso con sfondo nero che nelle ipertecnologiche animazioni computerizzate), la già citata opening–track del secondo lavoro in studio della band chiude lo spettacolo. A mancare all’appello sono, ovviamente, solo due pezzi, significativamente ancora tratti da uno dei debut album più sconvolgenti della storia del metal: “Surfacing” e “Spit It Out”. La prima, martellante e “stomping” come sempre, fa soltanto, esattamente come in studio, da apripista al rito finale, al vero simbolo dell’adorazione dei fan per questa band.

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Per chi non lo sapesse, “Spit It Out” parte decisa e potente e, dopo due sequenze strofa/ritornello, come nel 99% delle canzoni uscite in quel periodo si ferma quasi spegnendosi, per poi esplodere in un delirante bridge per il refrain finale. Ed è qui che il rituale si ripete: la musica si arresta, Joy Jordison (a detta di molti meno preciso del solito) tiene il tempo con la cassa e uno sprovveduto potrebbe chiedersi: “Perché questi si stanno sedendo per terra?”. Il gioco (?) è questo: tutti seduti fino al segnale (“Jumpdafuckup!”) e poi che si scateni l’inferno. E cosi, al disumano urlo di Taylor, un ammasso di corpi si scagliano l’uno contro l’altro con una furia bestiale, per rendere omaggio per l’ultima volta (e nel modo a loro più gradito) ai propri beniamini. Tempo di vedere il già citato batterista fluttuare per aria e suonare a testa in giù gli ultimi passaggi di “Spit It Out” e lo show stavolta è davvero finito. In fin dei conti non saranno perfetti, forse dovevano essere i Down a chiudere la rassegna, ma se fossero tutti così gli headliners del futuro potremmo stare tranquilli ancora per una ventina d’anni come minimo.

Live report a cura di Ivan “Ivol” Gaudenzi, Massimo “Max Moon” Guidotti, Andrea “Aqualunaedreams” D’Avino e Alessio “Thor” Torluccio.
Correzioni ortografiche di Maria “Mary-Lou” Narducci.
Fotografie di Sabina Baron, Ivan “Ivol” Gaudenzi, Massimo “Max Moon” Guidotti e Andrea “Aqualunaedreams” D’Avino.

Una nota di merito particolare va proprio ai nostri fotografi che sono riusciti a svolgere un ottimo lavoro pur essendo sprovvisti del pass-photo.

Ecco a voi un’altra carrellata di foto relative a questa seconda giornata:

The Black Dahlia Murder:
Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Static-X:
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Cynic:
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Napalm Death:
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Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

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Mastodon:
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Live report Gods Of Metal 2009, Monza

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Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Tarja:
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Live report Gods Of Metal 2009, Monza
Sabina e Maria posano con Doug Wimbish

Down:
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Blind Guardian:
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Carcass:
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Dream Theater:
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Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Slipknot:
Live report Gods Of Metal 2009, Monza

Live report Gods Of Metal 2009, Monza

E siccome giungiamo stremati alla fine di questo doppio live report, a voi una serie di foto divertenti e significative dei nostri amici e di noi redattori, che abbiamo dato il massimo anche stavolta per garantire a tutti i lettori di EP un articolo bello ed esauriente in breve tempo:

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
Il redattore rugbista Andrea D’Avino (quello più grosso) e amici

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
L’amico Nico e il redattore “Ivol” un po’ alticcio

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
La mancanza di bidoni si fa sentire..

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
Chris dei Fury’n Grace e il caporedattore Thor

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
Thor posa con un redattore di una webzine rivale. Ne rimarrà uno solo!

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
Gente che di Festival se ne è fatta parecchi..

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
La nostra fotografa di punta Sabina con Maria e Thor

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
L’amica Roberta e la redattrice Maria, correttrice di tutti gli articoli su EP

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Redattori Max Moon e Thor

Live report Gods Of Metal 2009, Monza
Fisiconi al Gods Of Metal 2009

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