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23/06/2009 : Lamb Of God + Hatebreed (Rimini)

Pubblicato il 31/07/2009 da in Live report | 0 commenti


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23/06/2009 : Lamb Of God + Hatebreed (Velvet, Rimini)

Live report Lamb Of God + Hatebreed, Rimini

Si apre con questa letale accoppiata un periodo di concerti a tutto metallo come mai prima d’ora il Velvet, storico locale riminese, ci aveva propinato con dosi così generose!
Certo, non mancano i nomi storici che si sono esibiti sul palco del Velvet (Black Sabbath, Jethro Tull e Napalm Death su tutti, solo per citare i primi che saltano in mente…), ma mai come in questo periodo il metal è tornato alla carica con così tanti nomi in pochi giorni: oggi quest’accoppiata tutta americana, fra due settimane sarà invece la volta di Testament / Kreator / Cathedral, per poi chiudere in bellezza due giorni dopo con Dillinger Escape Plan e Valient Thorr! E altri sono in arrivo nel prossimo autunno / inverno… Che dire: ce n’è per tutti i gusti e dobbiamo solo ringraziare agenzie come la Hard-Cash Management, che ce la mette tutta per portare sempre più la nostra musica preferita anche nelle piazze “alternative” come Rimini e dintorni, invece di costringere i metalhead locali a spostarsi sempre verso Milano per vedere concerti di una certa caratura.
Dopo questa doverosa introduzione, passiamo alle danze (o meglio al mosh!) con la recensione del live.

Live report Lamb Of God + Hatebreed, Rimini

Partono per primi gli Hatebreed, mostrando subito una carica ed un carisma che solo una carriera come quella del combo americano può garantire e da questo punto di vista l’eventuale “gara” con i Lamb Of God è senz’altro vinta da Jasta e soci. Il concerto si snoda tutto attraverso il loro dualismo fra gli albori più genuinamente hardcore e l’ultima parte della loro carriera, decisamente più metal, pur mantenendo una loro peculiarità molto “core”. I pezzi sono cadenzati ed estremamente groovy ed il pubblico pare gradire, sbattendo la testa con straordinaria dedizione. Jamey Jasta è decisamente in forma e arringa spesso il pubblico con discorsi sulla fratellanza nel metal (evidentemente ha capito molto bene con che tipo di pubblico ha a che fare e lo incalza molto in questo senso) e nel punk. Discorso che ci porta a quello che è forse l’unico momento lievemente più sottotono del live, ovvero quando il gruppo propone “Pollution Of The Soul”, tratta dal nuovo album (in uscita a settembre N.d.R.), che nonostante suoni sempre in linea con l’ultima evoluzione della band è accolta più tiepidamente dal pubblico che affolla il Velvet. Ma personaggi come Jasta sono in grado di tirare su il morale della “truppa” in ogni momento e il cantante invita tutti i kids in mezzo al mosh-pit a tirare fuori le magliette e a sventolarle tutti insieme come un’unica bandiera, a simboleggiare l’unione fra punk e metal. Non c’è che dire, bel tentativo Jamey! Lì per lì sembra anche funzionare, ma sarà arduo convincere lo zoccolo duro dell’uno e dell’altro “schieramento”; comunque questa sera sta funzionando e siamo tutti contenti così! E riguardo ai pezzi nuovi, c’è da giurare che, dal momento che il prossimo album uscirà per la major Roadrunner (cosa che sicuramente inasprirà il giudizio di molti fan della prima ora, ma porterà i nostri su un nuovo livello di fama internazionale), alla prossima calata in Italia anche le nuove songs riscuoteranno senz’altro una grande risposta nei fans, anche perché la qualità della band non è in discussione. Arriva poi il momento di sparare i pezzi forti del repertorio e così non tardano ad arrivare “Live For This”, “I Will Be Hard” e “This Is Now”, durante le quali il mosh-pit si scatena, galvanizzando ulteriormente Jasta e soci e conducendo verso il finale, affidato alla devastante (letteralmente) “Destroy Everything”, che chiude in (brutale) bellezza l’esibizione dei ragazzi dal Connecticut.

Live report Lamb Of God + Hatebreed, Rimini

Il tempo di rifiatare (il caldo è terribile, ma i metallari non sono conosciuti per mollare il colpo quando hanno un’occasione come questa per sfogarsi!) ed è subito ora del gruppo più atteso della serata: si capisce dalle magliette, dai cori innalzati di tanto in tanto fin da prima che i cancelli vengano aperti e si capisce anche dall’aumento di densità fra le prime file: tutti stanno aspettando i Lamb Of God! E la partenza non lascia prigionieri: affidata alla doppietta del nuovo album “The Passing / In Your Words”, mostra subito come il gruppo sia assolutamente “on fire”, come direbbero in America, e nelle grazie del pubblico. Purtroppo si nota subito un problema che spesso si verifica in locali come il Velvet, per quanto riguarda l’acustica di concerti di un tipo specifico: è davvero difficile distinguere bene i suoni, perché il risultato complessivo è un cacofonico insieme di suoni rumorosi che fra le prime file sarà senz’altro bellissimo (i ragazzi sono intenti a cercare di sopravvivere, più che a capire cosa sta facendo la band sul palco), ma che ad un ascolto più attento lascia dei dubbi sull’effettiva prestazione del gruppo. Problema, questo, ovviato nel caso degli Hatebreed grazie a pezzi molto più cadenzati e meno veloci, ma di cui soffrono molto i ragazzi della Virginia. Per cui ci sono due concerti dei Lamb Of God da recensire. Partendo con quello meno bello, ovvero quello apprezzato da distante, devo dire che io sono rimasto un po’ deluso dai Nostri: chirurgici e devastanti su disco, dal vivo mancano molto della prima componente. Grandissima carica ed energia ma poca precisione esecutiva, il che, in pezzi dalle trame intricate come quelli dei Lamb Of God, pesa non poco sulla resa complessiva, rendendo di fatto i pezzi tutti più o meno uguali (complice anche l’acustica, come dicevo). Il singer Blythe sfodera il suo ruggito che ormai è uno dei marchi di fabbrica della band, ma lo fa con un po’ meno potenza di quanto sinceramente mi sarei aspettato. Forse sarò l’unico, ma mi sembrano semplicemente una “buona band”, non dei fenomeni quali si supponeva fossero ascoltando le prove su disco. Parlando invece del concerto più bello, quello vissuto in mezzo al mosh-pit, beh allora è tutta un’altra cosa: volumi devastanti, kids in delirio pogante dall’inizio alla fine e sound graffiante e spaccaossa. Cosa volere di più? Beh, i pezzi più famosi ovviamente. E i nostri non ce li fanno mancare, sparando a raffica dei veri e propri attentati alle vite dei presenti che vanno sotto il nome di “Walk With Me In Hell”, “Ruin”, “Laid To Rest”, “Vigil” e la sudista “Redneck”, dopo i quali sono veramente stupito di non vedere nessuno abbandonare il “campo di battaglia” in barella! Una scaletta equilibrata fra l’ultimo album ed i predecessori, che lascia comunque la parte finale del concerto in buone mani e non ci fa mancare l’ormai classico wall of death, caratteristica fissa di ogni concerto dei Lamb Of God (per chi non sapesse di cosa sto parlando, andate qui e tremate: http://www.youtube.com/watch?v=jqK_0BbZGJY). Sono pronto ad aspettarmi il peggio mentre le note di “Black Label” sembravano sancire l’inizio dell’apocalisse… che puntualmente arriva al partire del riff, portando il livello di delirio mosh al suo apice! Davvero notevole la carica che i nostri riescono a mettere nei kids e a fare durare per tutta l’ora abbondante di concerto loro concessa. Dopo la tempesta, c’è tempo per un ultimo colpo di coda e arriviamo in chiusura con “Reclamation” (che chiude anche l’ultimo album) e i sopravvissuti possono finalmente tornare a casa, distrutti e felici.

Insomma due concerti ben distinti quelli dei Lamb Of God: spero di rivalutarli presto, magari quando avranno affinato un po’ il discorso precisione e compattezza del sound, perché è vero che da sotto le transenne il concerto è sempre devastante, ma a quel punto sul palco potrebbe esserci davvero chiunque, basta alzare il volume e andare veloci.
Comunque senza ombra di dubbio “thumbs up” (scusate i mille termini americani, ma mi sono un po’ calato nella parte del conterraneo delle band! N.d.R.), sia per i ragazzi del Connecticut che per quelli dalla Virginia, con una nota positiva per Jasta e soci, che ancora hanno decisamente una marcia in più e, nonostante il pubblico sia lì in maggioranza per i Lamb Of God, sono in molti a fine concerto a spendere parole d’elogio per gli Hatebreed.
Alla prossima, keep on moshing! (questa era l’ultima, giuro! N.d.R.)

Le foto provengono dai siti ufficiali delle band.

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