Slider by IWEBIX

Paradise Lost – Faith Divides Us – Death Unites Us (2009)

Pubblicato il 1/11/2009 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Faith Divides Us - Death Unites Us
Autore: Paradise Lost
Genere: Gothic Metal
Anno: 2009
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:102

Flashback: 1989. La scena musicale death metal a livello underground è “florida” e sul punto di esplodere con i dischi di debutto di Morbid Angel, Obituary e, un anno dopo, di Cannibal Corpse e Deicide. Ad Halifax (Inghilterra) un gruppo di cinque giovanissimi metallari si cimentano nelle prove dei pezzi che faranno parte del loro primo disco. A differenza del death metal di matrice brutal, chiaramente debitore del thrash imbastardito di Slayer e derivati, portato per sua natura a un’accelerazione delle ritmiche che si lanciano a velocità spesso mostruose, i nostri scelgono invece un’altra strada, ben piu’ decadente e “doomy”, abbracciando una “sposa morente”. E’ un po’ come se, in un racconto à la H.P.Lovecraft, una band di ragazzi con tanta voglia di suonare musica estrema e intransigente venisse risucchiata dalle sabbie mobili nel bel mezzo della fosca brughiera inglese. Difficile suonare veloce in quelle condizioni. Impossibile pensare a un monicker più azzeccato di “Paradise Lost” per chi non vede troppe luci e speranze in un mondo cinico ed egoista. Musicalmente immaginatevi il figlio bastardo nato dall’unione tra gli eterni Black Sabbath (o pensate anche ai loro discepoli Trouble o Candlemass) e gli innovativi ed estremi Celtic Frost piu’ atmosferici. A un cantato estremo che non fa che urlare una disperazione per la condizione umana si accompagnano riffs pesantissimi lenti e profondi. A livello di tematiche la malinconia regna sovrana ed è forte anche la componente atea per cui la vera fede (“The True Belief”) è forse la consapevolezza della propria solitudine unita a un forte senso di disillusione. La band, da sempre capitanata da Nick Holmes (autore di tutti i testi) e da Gregor Mackintosh, (compositore delle partiture della formazione) con il secondo album “Gothic” (1991) riceve la consacrazione assoluta. Il disco è un capolavoro e introduce in campo estremo elementi come il cantato lirico femminile e l’approccio orchestrale in chiave dark. In sostanza nasce, anche se in fase ancora embrionale, il gothic symphonic metal che farà così tanti proseliti e che, anche a distanza di due decadi, ancora rappresenta uno dei filoni del metal piu’ vitali e apprezzati. Presente: 2009. I padrini del gothic metal tornano con un album nuovo e possono reclamare, ancora una volta, il loro trono sulla scena che hanno lanciato a inizio anni ’90. La buona notizia è che, come sempre, anche questo nuovo platter si attesta su alti livelli qualitativi, una costante di tutta la carriera dei Paradise Lost. La formula musicale, dopo la fase elettronica della seconda metà degli anni ’90, è più o meno la stessa del precedente disco, il notevole “In Requiem” (2007), anche se il guitar sound si è fatto ancora più heavy e spesso grazie a un’indovinata produzione e a un Nick Holmes che a tratti ricorda quasi, per aggressività, un mix di quanto mostrato su “Icon” o “Shades of God”, pura musica per le orecchie dei fans old school della band. Sono rimaste anche le sinuose melodie vocali pulite, altro trademark al quale gruppo ci ha abituati sin dai tempi del grandissimo “Draconian Times”. Colpisce sempre l’abilità di Greg Mackintosh nel cesellare licks memorabili che sguazzano nella melanconia e che si fondono magistralmente con i riff potenti suonati da Aaron Aedy, uno di quei chitarristi che ha l’headbanging collegato a ogni respiro emesso sul palco. Tra le nuove gemme gotiche va certamente citata la maestosa opener “As Horizons Ends”, impreziosita dal gusto chitarristico di Greg in ogni aspetto della composizione (riff, arpeggi, staccati, assoli). Molto bene anche “I Remain” che a una parte iniziale pesantissima che porta quasi indietro ai tempi di “Gothic” fa seguito, per la legge dei contrasti, una serie di dolci melodie che non fanno che rendere più intensa e completa l’esperienza sonora. Altre emozioni le dispensa “First Light” dove sono le evoluzioni vocali di Nick che spazia dalle vocals arrabbiate alla sua timbrica pulita a lasciare il segno. Molto complessa è la successiva “Frail”, che comincia come una ballad per poi sfociare in una traccia che alterna doppia cassa a stacchi di squisito gothic d’annata, il tutto mentre la canzone è come sempre attraversata dalle riuscite melodie di Nick. La traccia successiva è la titletrack, uno degli apici assoluti del disco, e qui la definizione di power ballad può anche calzare, con una parte arpeggiata nelle strofe a precedere l’impatto emotivo devastante di un chorus intensissimo e tutto da cantare ad alto volume insieme ad “Holmes”, qui in veste di grande “investigatore” dell’animo umano. Per questo pezzo è stato anche girato un efficace videoclip low budget che ha per protagonista una ragazza legata a una sedia e torturata dal suo sequestratore, è proprio lei a cantare il testo del pezzo cercando di sconfiggere il dolore di una situazione tanto estrema, con evidente richiamo alla serie horror “Saw”. Si tratta della stessa influenza che che sta anche dietro al recente video di “Wrong” dei Depeche Mode, grande band elettronica che ha costituito una forte infatuazione musicale dei Paradise Lost ai tempi del controverso ma pregevole “Host”. Il disco si mantiene su livelli notevoli fino all’ultima traccia, passando per la potenza di “Rise Of Denial”, song usata come apripista nella scaletta dell’attuale tour della band, i sobbalzi ritmici della piu’ moderna “Living With Scars” (con echi di Meshuggah) dove impressiona positivamente il nuovo drummer Adrian Erlandsson, le grevi melodie che tanto devono al dark di “Last Regret”, il riff ultradoom di “Universal Dream” e l’interessante finale con “In Truth” che su una solida base gothic recupera parzialmente la vena elettronica di vecchie perle come “Take Me Down” o “Symbol Of Life”. Sconfiggi il dolore, dopotutto, il paradiso non è ancora perduto.

Tracklist:
01. As Horizons End
02. I Remain
03. First Light
04. Frailty
05. Faith Divides Us, Death Unites Us
06. The Rise Of Denial
07. Living With Scars
08. Last Regret
09. Universal Dream
10. In Truth

Lineup:
Nick Holmes Vocals
Gregor Mackintosh Guitars
Aaron Aedy Guitars
Steve Edmonson Bass
Adrian Erlandsson Drums

Sito ufficiale: www.paradiselost.co.uk
Sito myspace: www.myspace.com/paradiselostuk
Etichetta Century Media – www.centurymedia.com

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *