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21/11/2009 : Winger + Markonee + Pollution (Argelato, BO)

Pubblicato il 6/01/2010 da in Live report | 0 commenti


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21/11/2009 : Winger + Markonee + Pollution (Argelato, BO)

Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO)

Ennesima serata davvero intrigante per tutti gli amanti delle sonorità hard rock quella organizzata al Ke Me Meo di Argelato (BO) da un “paladino del rock” nazionale, l’encomiabile promoter Emiliano Nanni di BolognaRockCity.

Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO) Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO)

Arrivo al locale giusto in tempo per l’esibizione degli umbri POLLUTION, giovane formazione dedita a sonorità glam di cui avevo già scritto in una recensione del loro EP omonimo. La carica è quella giusta, la presenza scenica niente male, peccato che il pubblico presente non abbia molta voglia di scaldarsi nonostante gli sforzi e l’entusiasmo della band, atteggiamento che da queste parti vediamo un po’ troppo spesso quando sul palco non salgono i grandi nomi.

Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO) Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO)

Si diceva del pubblico, e sarà forse un po’ per la crisi economica, e metteteci pure anche la considerazione sull’elevatissimo numero di concerti offerti dal “calendario musicale”, però davvero deprime un po’ vedere una band del livello degli Winger richiamare a fatica poco più di un centinaio di presenti. Se i sold out di gruppi come AC/DC, Kiss, Mr.Big, o il successo di certi festival possono a volte indurre qualcuno a pensare a un ritorno in auge del rock, questi non sono che fuochi di paglia, la salute di un genere si vede dai concerti più “piccoli”, anche se di piccolo non si dovrebbe neppure parlare per una band che negli anni d’oro ha venduto milioni di copie.

Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO) Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO)

Comunque la serata procede piacevolmente con la performance volitiva dei MARKONEE, che a livello underground hanno visto il loro nome circolare anche fuori dai confini nazionali grazie al fresco contratto con la label Escape e in virtù di questo tour europeo che ha visto i bolognesi seguire Kip Winger e i suoi pards in diversi stati del vecchio continente. E’ con un breve ma incisivo solo di batteria del sempre efficace Ivano Zanotti che si apre uno show che come prevedibile estrae quasi tutte le sue frecce dalla “faretra” più nuova, quella costituita dall’ultimo disco, “See The Thunder”, che propone il solido heavy rock del gruppo tirato a lucido dal lavoro di masterizzazione svolto nel Texas da Beau Hill, uno che nei golden years del genere aveva lavorato con Ratt, Alice Cooper, Europe e gli stessi Winger.

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La band riconferma le buone impressioni destate nelle recenti esibizioni di supporto a Over The Rainbow e Gotthard con un plauso particolare al “frontman” Gabriele Gozzi: quello che un paio di anni fa era “solamente” un giovane e talentuoso vocalist sta prendendo sempre più confidenza sul palco e il numero di concerti inanellati dalla formazione davanti a centinaia di persone non può che aver aumentato la formazione fino a farla diventare ancora più compatta e incisiva. Il protagonista della serata in casa Markonee è però il bassista Gigi Frati, per un motivo che andremo a spiegare durante la descrizione dello show degli headliners della serata.

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La curiosità di sentire dal vivo i WINGER per la prima volta era tanta, e non solo per il desiderio di ascoltare le hits più note. Reputo l’ultimo disco di studio della band “Karma” una delle uscite dell’anno in ambito heavy melodic rock, per un album addirittura un pelino superiore al notevole “Need To Believe” degli eccellenti Gotthard. L’inizio del concerto, va ammesso, non è dei più confortanti: l’acustica è pessima, le chitarre ritmiche e soprattutto la voce bassissime nel mix, è evidente come una mano ai “roadies” della band statunitense venga data proprio dagli amici Markonee che sono visti parlare a più riprese con Reb Beach e co. per cercare di ottenere un sound minimamente decente e all’altezza delle qualità dei musicisti sul palco. E’ un vero peccato anche che il frontman Kip Winger di certo non sia al meglio vocalmente, questo rovina non di poco l’inizio del concerto con una “Pull Me Under” dal nuovissimo disco che già non appare agevole da cantare quando si sta bene. Fortunatamente la cavalleria arriva con la sezione strumentale di un pezzo che ricorda a tratti il metal classico più tecnico e all’europea e fa subito capire di che pasta siano fatti questi grandi musicisti.

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I problemi tecnici più seri rimangono per una manciata di pezzi, fino a che dal mixer una manina non si decide ad alzare sensibilmente i volumi delle chitarre di Reb Beach e di John Roth ricalibrando un po’ il suono, è così possibile godersi le sfuriate delle nuove “Stone Cold Killer” e “Deal With The Devil” che ci presentano una band forse mai tanto aggressiva e dal suono così marcatamente metal, trattandosi di pezzi che nascondono meglio i limiti della voce di Kip in questa serata in cui certamente non era al meglio. Dopo una sempre gradita “Down Incognito” è il momento di una delle canzoni più conosciute del gruppo, “Miles Away”, che vede Kip Winger “sussurrare” il pezzo dietro ad una tastiera con Gigi dei Markonee a suonare il basso al suo posto. Il bassista resta sul palco anche per la successiva “Rainbow In The Rose”, un altro di quei pezzi in cui di solito Kip Winger fa sfoggio della sua gran voce melodica e molto tecnica. L’unico estratto dal precedente disco “4” è “Your Great Escape”, che mostra ancora una volta le doti esecutive indiscusse di questi quattro performers.

Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO) Live report Winger + Markonee + Pollution, Argelato (BO)

Una menzione speciale la meritano gli assoli di John Roth (davvero bravo, e ora anche nei Giant) e Reb Beach, decisamente tecnici ma mai privi di feeling, è un peccato che quando Reb Beach milita nei Whitesnake Dave Coverdale non gli lasci mai la chance di incidere di più dal punto di vista compositivo, l’ultimo pezzo del nuovo “Karma” (la ballata epica “Witness”, purtroppo non eseguita in questo set) a mio avviso è meglio di ogni song contenuta nell’ultimo disco del “Serpente Bianco” e il lunghissimo assolo finale è solo un esempio dello stile di Reb Beach, tecnico ma anche piuttosto istintivo. Con un sound decisamente migliorato rispetto all’inizio del concerto (ma mai veramente degno della band) ci avviciniamo alla conclusione dello spettacolo dopo un bel solo del sottovalutatissimo Rod Morgenstein, davvero portentoso dietro le pelli quanto simpatico e disponibile nell’after show, una qualità non comune in tutti i suoi colleghi.

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Tra i classici presentati a fine show non potevano mancare “Headed For A Heartbreak”, che già nel primo disco andava ad introdurre melodie più sofisticate alla robusta base hard rock proposta dal gruppo, le più scanzonate e rockeggianti “Can’t Get Enuff” e “Seventeen” (grande successo all’epoca) e l’accoppiata offerta nei bis con la heavy “Junkyard Dog” e la più soave “Madalaine” per una scaletta che comprendeva anche una chiusura all’insegna di un classico del Beatles: “Helter Skelter”. Pur con le riserve e i problemi descritti, gli appassionati del grande rock hanno comunque potuto passare una gran bella serata, con un ringraziamente particolare a chi, questi eventi, continua sempre ad organizzarli dimostrando che la fede nel rock è un po’ come un matrimonio dell’anima: nella buona e nella cattiva sorte.

Di seguito altre foto della serata:
Pollution:

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Markonee:
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Winger:
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