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Imago Mortis – Ars Obscura (2009)

Pubblicato il 16/03/2010 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Ars Obscura
Autore: Imago Mortis
Genere: Black Metal
Anno: 2009
Voto: 7

Visualizzazioni post:194

Prima di cominciare, una precisazione dovuta: siete di quelli che fanno le corna passando davanti ad un cimitero o vedendo un carro funebre in strada? Beh, questo è il disco che non fa per voi superstiziosi: giacchè l’unico argomento trattato in “Ars Obscura” dei bergamaschi Imago Mortis è proprio la Morte ! Sì, la morte iconografica, quella vestita del suo triste mantello nero e a cavallo di un destriero di ossa.
Abbandonate le foreste dimenticate e i paesaggi gelidi e di nordico richiamo del loro precedente disco del 2007, questa volta Abibial, Scighéra, Faust e Bjorgor si lanciano in un concept album che incarna in musica la visione della Morte più tetra, oscura e avvilente. La monocolore copertina del disco già ci prepara a quello che ci aspetta aperti i cancelli del cimitero: nessuna luce nel black metal degli Imago Mortis, lasciate pure fuori la speranza di vedere uno sprazzo della luce del dio solare qui al centro del camposanto… Il cantato in italiano di Abibial non lascia nulla di sottinteso, qui ci sono solo polvere e ossa…
“Nox Perpetua” apre il disco con un’introduzione di sola voce sussurrata, non propriamente un benvenuto caloroso, per partire subito a gran velocità su un classico riff black metal, alternandosi poi a parti più lente. Niente di nuovo all’orizzonte, ma subito salta all’orecchio la qualità del mixaggio… Nessuna delle tracce è confusa, la voce è di facile comprensione, aiutata dal cantato in italiano, così come i riff delle due taglienti chitarre, anche quando suonano due parti diverse, ottima anche la batteria e sì, c’è pure il basso!!! Un inizio sui generis ma piacevole, eccetto sul finale che scade in un’alternanza di riff alto-basso abbastanza banale. “Summa Regina Mortorum” ricorda molto “Sorg” dei Gorgoroth con quell’incipit di campana a morto, ma il feeling è ancora più oscuro, e la bella melodia della chitarra rende il pezzo uno dei più cupi del disco. Il brano è costruito sulla solita alternanza di veloce-lento-veloce-lento, efficace nella prima metà ma che tende un po’ a perdere dopo, considerati gli oltre otto minuti e mezzo di canzone. “Ars Obscura” è il pezzo successivo e la titletrack: il lunghissimo testo è cantato interamente in latino, ed è molto bello sentire come una ritmica di parole così lunghe viene incastrata con la parte musicale. Ma è proprio la parte musicale che invece rappresenta la pecca della traccia: dodici minuti sono davvero troppi e l’eccellente parte lenta e melodica di metà brano, incredibilmente suggestiva, e gli arpeggi di chitarra e basso del finale si perdono nel resto dei riff filler del pezzo. “Cassa Mórta” (“Caccia Morta” in dialetto) è un pezzo molto più breve degli altri, dal cantato in dialetto bergamasco. Eccellente black metal e ancor più eccellente Bjorgor alla batteria. Con “Pestilentia” si torna al latino e all’inesorabilità del nostro destino: lunghissimo anche il pezzo in questione, ma la scelta dei riff, sempre molto semplici ma decisamente più efficaci dei precedenti, lo rende senza dubbio il punto più alto del disco, complici anche gli inserti spiccatamente doom metal inseriti ad opera. “1330” chiude “Ars Obscura”: il testo comprende anche un’antica danza bergamasca, una filastrocca terribilmente macabra che incarna più di tutte le restanti liriche lo spirito del disco, una ballata davvero terrificante e musicata alla perfezione, accompagnata dai Tarlèk, strumenti tradizionali formati da ossa animali .
“Ars Obscura” si può giudicare su due piani diversi: quello dei testi e quello musicale. Sul primo non c’è nulla da discutere, sono curatissimi e la ricerca stilistica è a livelli molto, molto alti, senza dimenticare che scrivere in latino e cantarlo decisamente non è alla portata di tutti. Sul piano musicale… Certo, dalla prima all’ultima traccia “Ars Obscura” è sicuramente la perfetta colonna sonora di un funerale di lunedì pomeriggio sotto una fine pioggia battente… Ma da “Una Foresta Dimenticata” del 2007 ad oggi non si nota molta differenza a livello compositivo nei pezzi, e questo, in una scena così in evoluzione come quella del black metal italico, può non essere un fattore positivo. Ottima e professionale prova, però per staccarsi dalla massa e dalla semplice definizione di depressive black metal serve ancora un qualcosa in più.

Tracklist:
1. Nox Perpetua
2. Summa Regina Mortorum
3. Ars Obscura
4. Cassa Morta
5. Pestilentia
6. 1330

Lineup:
Abibial: Bass & Voices
Scighéra: Guitars
Faust: Guitars
Bjorgor: Drums

Sito ufficiale: www.imagomortis.net
Myspace: www.myspace.com/imagomortis94

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