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Tobias Sammet – Avantasia: The Wicked Symphony (2010)

Pubblicato il 16/04/2010 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Avantasia: The Wicked Symphony
Autore: Tobias Sammet
Genere: Metal Opera
Anno: 2010
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:59

A soli due anni dal glorioso “The Scarecrow”, fortunatissimo album che ha segnato la rinascita degli Avantasia, Tobias Sammet ha deciso di continuare e concludere il concept dello spaventapasseri con un doppio lavoro, “The Wicked Symphony” e “Angel Of Babylon”. Inutile perderci in lunghe presentazioni di una delle più affermate band del panorama power metal attuale, mentre è forse utile saltare lunghe introduzioni per precipitarci subito nel primo dei due dischi, “The Wicked Symphony”. Pare che Sammet abbia voluto fare le cose alla grandissima, portando all’interno di questo lavoro un numero spropositato di illustri personaggi dell’Hard & Heavy, e mi riferisco a Klaus Meine (Scorpions), Russel Allen (Symphony X), Miro Rodenberg (Kamelot), Jorn Lande (Jorn), Michael Kiske (Helloween, Kiske), Oliver Hartmann (Empty Tremor), Bruce Kulic (Kiss, Union), Bob Catley (Magnum), Tim “Ripper” Owens (Judas Priest, Iced Earth), Andre Matos (Angra), un altro numero sconfinato di coristi, strumentisti e soprattutto l’immancabile Sascha Paeth, chitarrista, superproduttore e compagno immancabile dei lavori di Sammet. È proprio il lavoro di produzione a sbilanciare subito le aspettative: eravamo tutti pronti a sentire lo stesso sound trovato su “The Scarecrow” ed invece ci troviamo sonorità moderne e inaspettate, con chitarre vagamente nascoste e “schiacciate”, strette oserei, e le voci più distanti rispetto alla prospettiva ottenuta proprio nel precedente lavoro; una svolta che cambia le carte in tavola, ma non il fascino del gioco, quindi della musica. E allora sotto con la tracklist: il songwriting rimane sugli standard del nostro amico Toby, e quindi sempre straordinario. Abbiamo a che fare con un disco estremamente duro, ricco di power metal e pieno di atmosfere cupe tipicamente thrash che si sposano amabilmente con altre situazioni più brillanti vicine all’AOR. Quindi parliamo ancora di numerose influenze che si fondono incredibilmente tra loro e, come al solito, sono le prestazioni maestose di uno Jorn Lande sempre al top della forma, di un Michael Kiske in vena di miracoli (i fan degli Helloween e del singer tedesco godranno non poco) e di un sempre strabiliante Bob Catley. Senza dimenticare l’ottima performance di Sammet che, anche se messo troppo in ombra dagli ospiti dell’album, riesce a trovare gli spazi giusti in cui inserire la propria identità. È importante però non farsi beffare dal primo moscio singolo estratto: “Dying For An Angel”, dove troviamo l’imponente presenza di Klaus Meine, è un brano drasticamente commerciale ma comunque gradevole, anche se decisamente lontano dalla grandiosità che raggiungono altre tracce come l’opener nonché titletrack, che apre le danze nel migliore dei modi con i suoi dieci minuti di ottimo metal in cui Russel Allen si lancia assieme a Lande e Sammet in un’incredibile performance, seguita a ruota da un lavoro strumentale pazzesco. Ricco di un groove invincibile e di una sezione orchestrale da lasciare senza fiato, il primo brano riassume alla perfezione l’intera tracklist. Va evidenziato che in questo disco viene concesso molto più spazio alle parti prettamente strumentali, soprattutto a quelle orchestrali appunto, ma anche e per fortuna a bellissime tastiere, organi e sinth acidi e affascinanti che molti hanno dimenticato negli anni ’70. La scaletta concede intensi momenti sinfonici, Heavy Metal e AOR, spesso fusi assieme come nella meravigliosa semi-ballad “Runaway Train”, certamente la punta di diamante del disco, dove troviamo le voci di Kiske, Lande, Sammet e Catley passarsi la staffetta a vicenda e riunirsi nell’immenso coro del ritornello; probabilmente il brano più intenso del disco in cui ogni singola nota è magia.
Altri momenti di spicco li troviamo in “Forever Is A Long Time” (le cui strofe ricordano chiaramente “Shot In The Dark” di Ozzy Osbourne) e “States Of Matter”, dove anche i testi sono portanti ed incisivi tanto quanto la musica, segno del perfezionismo maniacale del cantante degli Edguy.
Ma al contrario dei suoi predecessori, “The Wicked Symphony” presenta brani decisamente sottotono, come la più alternativa “Crestfallen” (in cui ci pensa Jorn Lande a salvare il salvabile), “Blizzard Of A Broken Mirror” (brano che non riesce ad eccellere nonostante l’ottima presenza di Matos) e “Black Wings”, pezzi più duri da mandare giù e più pesanti da incastonare nella collezione dei migliori Avantasia.
Tirando le somme, “The Wicked Symphony” non raggiunge la grandezza del precedente “The Scarecrow” ma ne rappresenta ad ogni modo il degno successore, un disco reso grandioso soprattutto dagli ospiti presenti (su tutti i soliti Catley, Lande e Kiske) ma che rimane tuttavia incompiuto senza l’ascolto del secondo “Angel Of Babylon”, il quale a sua volta avrà il compito di completare il concept e di sfamare il nostro egoismo e la nostra brama di ascoltare sempre ottima musica. Inoltre, segnalo ai più sfegatati la possibilità di acquistare un cofanetto deluxe in edizione limitata direttamente dal sito di Tobias Sammet.

Tracklist:
1. The Wicked Symphony
2. Wastelands
3. Scales Of Justice
4. Dying For An Angel
5. Blizzar On A Broken Mirror
6. Runaway Train
7. Crestfallen
8. Forever Is A Long Time
9. Black WIngs
10. Streets Of Matter
11. The Edge

Lineup:
Tobias Sammet – Voce, basso & tastiere
Jorn Lande – Voce
Russel Allen – Voce
Michael Kiske – Voce
Bob Catley – Voce
Jon Oliva – Voce
Cloudy Yang – Voce
Oliver Hartmann – Voce & chitarra
Bruce Kulick – Chitarra
Henjo Richter – Chitarra
Sascha Paeth – Chitarra, tastiere & chitarra ritmica
Jens Johansson – Tastiera solista
Miro Rodemberg – Tastiere & orchestrazione
Simon Oberender – Organo
Alex Holzwarth – Batteria
Felix Bohnke – Batteria
Eric Singer – Batteria

Sito ufficiale: www.tobiassammet.com
Disco distribuito in Italia da Nuclear Blast: www.nuclearblast.de

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