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18/06/2010 : Sonisphere Festival (Jonschwil, SVI)

Pubblicato il 19/07/2010 da in Live report | 0 commenti


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18/06/2010 : Sonisphere Festival (Jonschwil, SVI)

Live report Sonisphere Svizzera - Metallica, Megadeth, Motorhead, Anthrax, Slayer

Premessa: il sottoscritto (Max) arriva nella zona concerti del Sonisphere a Jonschwil (paesino svizzero che ogni tanto affiorerà come un incubo nelle memorie di ogni sventurato presente al festival) dopo una camminata nel fango interminabile; l’esodo di Mosè e dei suoi seguaci non fu niente in confronto (anche perchè davanti a lui si aprirono le acque del Nilo, qui un lago di fango ci ha quasi inghiottiti). Pensavo che sarei riuscito a vedermi i Devildriver, ma arrivato in prossimità del mixer mi hanno detto che la band americana aveva già finito il tour e si era sciolta nel frattempo. Ovviamente scherzo, ma se non mi mettessi a scherzare un po’ sulle disavventure che hanno funestato questo festival penso che l’alternativa sarebbe quella di impersonare John Rambo in un remake di “Rambo 2 La Vendetta” con gli organizzatori del festival nella parte dei malcapitati cattivi di turno che hanno “sequestrato e maltrattato” una legione di onesti metallari (che peraltro avevano pagato pure un salato biglietto d’ingresso). Prima di tuffarmi in un breve resoconto dei concerti seguiti vorrei dire una sola cosa davvero seria. Questo evento non avrebbe mai dovuto aver luogo in condizioni tanto mortificanti, per nulla igieniche, potenzialmente molto pericolose e incredibilmente frustranti. Al solito il business ha avuto la meglio sui diritti umani. Una vergogna. (Massimo “Max Moon” Guidotti)

Dopo mesi di attesa arriva finalmente il weekend del Sonisphere-Svizzera. Video e recensioni degli altri concerti in giro per l’Europa fanno ben sperare in questo evento spettacolare e a poca distanza dal confine. Ma nulla è mai come sembra, e le giornate del concerto si trasformano in un’odissea di fango e pioggia, malumori e disorganizzazione. Quest’ultima è la parola chiave del festival e di tutta la cittadina ospitante, non preparata mentalmente e praticamente ad un evento del genere… Non per niente nulla è come Wacken!
Tralasciando le questioni polemiche e gestionali di questo Sonisphere (per l’anno prossimo piuttosto si va a quello in Bulgaria), l’entusiasmo è garantito all’idea di poter vedere quattro band fenomenali, più molte altre, tutte insieme: una vera festa per patiti del thrash.
Dopo una notte passata sulle autostrade svizzere e una breve dormita scopriamo (siamo in quattro con un camper, e per fortuna) che la situazione dell’area concerti è disastrosa: le foto documentano bene come sono le condizioni di quelli che tentano di uscire. A malincuore prendiamo una decisione: prima le priorità (mangiare) e poi si entra nel fango…(Emanuele “Mr.Triton” Salsa)

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I gallesi BULLET FOR MY VALENTINE ottengono il loro spazio all’estero. Mentre in un contesto di un festival metal in Italia sarebbero stati presi a sassate per il loro look un po’ ruffiano, qui a Jonschwill trovano la loro dimensione anche davanti a tanti metallari italiani. In fondo il gruppo metalcore è più metal di quanto si possa pensare e ha un’energia ed una cattiveria sul palco che possono far invidia a tante altre band di grosso calibro e stampo thrash. Freschi di nuovo album, i Bullet sfornano alcuni tra i brani che li hanno portati al successo tra cui “Waking The Demon” e “Tears Don’t Fall”, “Scream Aim Fire” e alcuni dal più recente disco “Fever”, tra cui “Your Betrayal”, la title track, “Alone”, “Begging For Mercy”. Grande esibizione per dei ragazzi giovani dalle buone capacità tecniche. (Ivan “Ivol” Gaudenzi)

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In questo contesto un po’ surreale la prima delle Big Four chiamate ad esibirsi è la band di Scott Ian and co., gli ANTHRAX, che vedono il ritorno di Belladonna alla voce per la felicità degli amanti dei dischi più classici del combo americano. La decisione degli organizzatori e della security di limitare l’accesso all’enorme pit fa sì che si crei la situazione davvero spiacevole di vedere centinaia di ragazzi spinti fuori da un pit semivuoto nel quale avrebbero tutto il diritto di entrare (avendo pagato un biglietto salato proprio per vedersi le Big Four da vicino). Comprendiamo le motivazioni dettate dalla sicurezza, ma cercate di capire cosa possa essere un festival thrash dove il pogo e i movimenti sotto palco saranno davvero limitati a poche file quando il tutto sarebbe dovuto essere l’apoteosi e la celebrazione massima di un genere musicale. Comunque gli Anthrax di questo se ne fregano e suonano il loro buon concerto di una quarantina di minuti con i soliti classici “Caught In The Mosh”, “Indians”, Madhouse” e sorprendendo i fans prima con un omaggio alla Bush era (parliamo del cantante) grazie a una versione di “Only” che il singer degli Armored Saint cantava molto meglio, e con un piacevole accenno a “Heaven And Hell”, ovviamente dedicato al grandissimo Ronnie James Dio. Non un brutto show, con la consueta energia, ma abbiamo visto la band anche più in forma, e sono certo che sarà così in una prossima occasione. (Massimo “Max Moon” Guidotti)

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Entriamo giusto mentre gli ANTHRAX stanno iniziando la loro performance. Breve ma intensa scaletta con uno scatenato Joey Belladonna alla voce, tornato da poco in formazione in occasione di questo evento. Vengono rievocati tutti i brani degni del nome di Scott Ian e soci a partire da “Caught In A Mosh” fino “Got The Time”, a “Indians” e “Antisocial”, solo “Only” (scusate il gioco di parole) del periodo John Bush e “Madhouse”, “N.F.L” e “I Am The Law” per tornare alle vecchie glorie. Un piccolo tributo alla voce di Ronnie James Dio ci fa venire in mente che anche gli Heaven And Hell sarebbero dovuti essere in scaletta. Un audio non all’altezza della situazione ci fa godere gli Anthrax quasi solo visivamente… Chi li ha già visti in altri contesti sa come sono, ma per coloro che erano alla prima volta consiglio di riprovare a vedere un loro concerto. (Ivan “Ivol” Gaudenzi)

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Gli ALICE IN CHAINS per alcuni sono un po’ dei pesci fuor d’acqua in una card piena zeppa di thrash metal bands e di gruppi più moderni e di tendenza in ambito heavy. Tuttavia la classe non è acqua e l’impressione è che il gruppo abbia ormai acquisito uno status di band storica e di grande talento che gli consente di essere ben accolto anche in un contesto non molto adatto al sound della formazione capitanata dal chitarrista Jerry Cantrell. Il sound lento e groovy della band è forse un po’ sonnolento per chi nella musica ama il grande dinamismo e i sobbalzi ritmici degli up tempo, ma l’atmosfera ipnotica e affascinante dei pezzi conquista una buona fetta del pubblico, complice la buona prestazione del nuovo singer William Du Vall. Viene proposto qualche estratto dal nuovo disco “Black Gives Way To Blue”, ma è soprattutto con i classici e in particolare con la conclusiva “Rooster” che i nostri ottengono le ovazioni maggiori. Una garanzia. (Massimo “Max Moon” Guidotti)

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Sul fatto che gli SLAYER non avrebbero deluso in molti sarebbero stati disposti a scommettere ad occhi chiusi. Una scommessa vinta, ancora una volta. Gli Slayer dal vivo sono sempre una macchina da guerra. Sì, le sospensioni possono avere qualche problema perchè il buon Tom Araya dopo il recente intervento è impossibilitato ad effettuare il solito headbanging, ma questo non impedisce di certo al Nostro di rendersi protagonista di uno show maiuscolo. “World Painted Blood” e “Hate Worldwide” sono “vomitate” con la consueta classe e perizia su una audience che non chiede che di essere sconquassata per bene dalle solite bordate della coppia di asce King-Hanneman, senza dimenticare ovviamente il magistrale lavoro dietro le pelli di Dave Lombardo. Il “fango alto” rende unico questo show e forse rende maggiore giustizia alla tecnica della band, visto che il classico moshpit qui è quasi assente e la massima attenzione di tutti viene data alla performance di quattro musicisti che hanno modellato un genere musicale del quale sono stati tra i precursori. Onore e rispetto. (Massimo “Max Moon” Guidotti)

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Attesa per gli SLAYER! La paura è che gli acciacchi del povero Tom Araya possano compromettere l’esibizione di una band che siamo abituati a vedere massacrare letteralmente il palco, ma per fortuna non sarà così. L’unica cosa che mancherà al consueto show degli Slayer sarà il forsennato headbanging del frontman americano, ma per il resto la cattiveria scatenata dalla band, con un tocco di ironia su testi blasfemi e provocatori, è sempre la stessa. “War Ensemble”, “Angel Of Death” e “Reign In Blood” non possono mancare in uno show eccezionale scatenato dalle chitarre di Hanneman e King e dagli urli di Tom Araya; un Dave Lombardo dietro le pelli fa sempre la sua figura, nonostante Paul Bostaph abbia sempre fatto il suo sporco lavoro. L’atrocità degli Slayer passa non solo dai brani più noti, infatti ancora oggi i quattro riescono a mantenere la loro professionalità e aggressività e lo dimostrano in brani come “World Painted Blood” e “Hate Worldwide”. Nessuna pietà, come dicevano nel primo disco…! Questi sono gli Slayer, signori! (Ivan “Ivol” Gaudenzi)

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Con una bella birra in mano (pagata non si sa quanto, visto il cambio “originale” degli addetti ai lavori) raggiungiamo una posizione decente in zona mixer davanti al Main Stage. L’esibizione di Tom e soci non si discute: gli SLAYER fanno musica devastante e dal vivo sono una potenza. Visto che è praticamente impossibile pogare o fare movimento ci godiamo il concerto. Come sempre scaletta che raccoglie pezzi dai migliori album della band per arrivare all’ultimo disco: dal vivo l’iniziale “World Painted Blood” fa scatenare il pubblico e lo prepara per il solito massacro a base di “Angel Of Death”, “War Ensemble” e “Reign In Blood”.(Emanuele “Mr.Triton” Salsa)

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Che i MEGADETH siano in una gran momento l’avevamo chiaramente capito anche nel recente tour italiano, dove ogni data era stata graziata dall’esecuzione per intero del capolavoro “Rust In Peace”. Per Dave Mustaine questo concerto doveva invece essere un piccolo bignami della discografia della band americana: difficile suonare più brani in un’ora. Questo show mi ricorda il titolo di un film con Richard Gere, “Senza Respiro”. Ho sempre pensato che fosse un bel titolo, come penserò sempre che questo sia stato un buon concerto, con una formazione motivata dall’evento Big Four ma già in gran spolvero anche grazie al ritorno di Dave Ellefson al basso. Come dicevamo lo show è una sorta di piccolo “best of”, dove viene dato spazio a molti dei classici più noti della band, da “Hangar 18” a “Holy Wars” passando per “Symphony Of Destruction” e “In My Darkest Hour”. Piccola sorpresa la comparsata di Scott Ian degli Anthrax durante il chorus della conclusiva “Peace Sells”. Una grande conferma. (Massimo “Max Moon” Guidotti)

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Dave Mustaine e i suoi MEGADETH sono previsti per il pomeriggio inoltrato e avranno solo un’oretta scarsa a disposizione, ma è il giusto compromesso per vedere così tante band ad alto livello tutte assieme. Dopo il tour omaggio ai vent’anni di “Rust In Peace”, Mustaine torna sul palco riportando con sé lo storico bassista della prima formazione, David Ellefson. Impossibile non commuoversi davanti a brani come “Holy Wars”, “Hangar 18”, “In My Darkest Hour”, proprio da quel disco che nonostante l’età resta ancora una pietra miliare del thrash e di tutto il metal in generale. Ma c’è spazio anche per qualche sorpresa che non può rimanere fuori dagli show dei Megadeth, come “A Tout Le Monde”, l’ultimo singolo “Headcrusher” e la conclusiva “Peace Sells”, con Scott Ian come special guest. A testimonianza dell’evento, Mustaine e soci fanno la loro porca figura suonando ininterrottamente per dare più spazio alla musica invece che alle chiacchiere. Così si fa! Gran concerto! (Ivan “Ivol” Gaudenzi)

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Visti i miei gusti personali seguo poco l’esibizione di Dave e soci (MEGADETH), e tento in ogni modo di avvicinarmi alla zona di transito che porta sotto il palco. Questo perchè è stata creata una sorta di doppia barriera per non far appesantire di fans la zona più vicina ai musicisti (credo causa problemi ai festival precedenti). Vengo quindi pressato, stirato, maltrattato per raggiungere la piccola apertura. Nel frattempo posso comunque apprezzare sul grande schermo a lato palco la splendida capigliatura di Mustaine, che non pare invecchiare. Riesco ad apprezzare qualche brano come “Hangar 18”, “Skin’O My Teeth” e “Symphony Of Destruction” prima di venire risucchiato dalla massa di fans.(Emanuele “Mr.Triton” Salsa)

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Dopo la pioggia che infastidisce un po’ e mette a dura prova la pazienza di metallari che in questa giornata vivono una sorta di via crucis personale, arriva anche il sole sul cielo di Jonschwil e con lui la luce portata dal rock’n’roll dei sempiterni MOTORHEAD di Lemmy e dei suoi pards. i Motorhead sono forse il più classico dei gruppi da festival heavy rock, quello che viene sempre chiamato e che non delude mai. Chi ha mai visto un brutto concerto dei Motorhead? Io di certo no, e tra un festival e l’altro ormai posso dire di aver ammirato gli autori di “Ace Of Spades” e “Overkill” un sacco di volte. Sai sempre cosa aspettarti da uno show di questa band, ma non finisci mai di stupirti per quanta energia e passione questi tre attempati rockers sanno sprigionare. Il rock and roll alla fine rimane sempre il grande padre del metal, e nessuno lo suona piu’ “loud and proud” dei Motorhead. Tra una “Going To Brazil” e una sempre bella “Killed By Death”, Lemmy ci commuove quasi quando (non so se con furbizia o con una certa malinconia) sembra quasi accusare un po’ il peso degli anni chiedendo ai suoi fans di non dimenticare la sua band. La risposta del pubblico è una lunga ovazione. (Massimo “Max Moon” Guidotti)

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Un po’ di sole cerca di asciugare inutilmente le cerate bagnate degli spettatori, mentre sotto di essi il fango ancora una volta fa capolino con un ghigno di chi su tutti ha vinto una grande battaglia. O forse no?! Nonostante le condizioni precarie, ci crediate o no, il pubblico è ancora tutto là a soffrire in attesa di vedere le band suonare. Ora tocca ai MOTORHEAD dare una dimostrazione che non solo i Big Four hanno contribuito alla creazione del thrash, ma anche una grandissima band come quella di Lemmy e compagni ha influito con il suo rock n roll. Pezzi come “Killed By Death”, “Metropolis” e “Over The Top” sono presenti in scaletta così come i più conosciuti e coverizzati del mondo “Overkill” e “Ace Of Spades”. Puro rock n roll, quindi, per un trio che fa scintille capitanato da Lemmy Kilmister al basso e voce, con un eccellente Mikky Dee alla batteria, che ha la possibilità di far vedere a tutto il pubblico le sue doti in un assolo mozzafiato, e uno storico Philip Campbell, ormai membro ufficiale da più di ventisei anni. Che dire… Non ci credi finchè non li vedi, ma la storia di questa band non è solo scritta nei loro dischi, è da vivere assieme on stage! Ai posteri rimarranno solo le documentazioni di ciò a cui noi abbiamo potuto invece presenziare! (Ivan “Ivol” Gaudenzi)

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Una curiosità: nel gran casino noto che il cellulare, invece dell’operatore, scrive “Sonisphere Festival” sullo schermo. Ecco un esempio di come le cose più inutili spesso strappano un sorriso. Sporco e affaticato, ma con il telefono che sa esattamente dove sono (vedi foto a fondo report).
Dopo aver trovato una posizione stabile attaccato alle transenne riesco a seguire perfettamente lo zio Lemmy che, con il suo immancabile Murder One sparato al massimo volume, riesce a spaventare le nuvole e far uscire un po’ di sole. Per chi non ha mai visto i MOTORHEAD è impossibile spiegare quello che si prova: la band “più rumorosa” del pianeta non fa parte dei Big Four del thrash, ma in alcune occasioni forse le supera: sono solo in tre, ma fanno più casino che una band composta da molti musicisti. Fa sempre piacere sentire “Ace Of Spades”, ma sono pezzi come “Metropolis” e “Overkill” che rendono davvero grande questa band. (Emanuele “Mr.Triton” Salsa)

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Il bello di vedere gruppi come i RISE AGAINST suonare lo stesso tempo degli altri e in una posizione decisamente importante in scaletta la dice lunga su come dovrebbe essere un festival con nomi di questo calibro: ogni band con lo stesso tempo e nessuna importanza di posizione in scaletta, tanto prima o dopo suonano tutti. E i diversi generi danno l’opportunità ai presenti di riposarsi senza rimanere incollati al palco per tutta la giornata. E poi a me i Rise Against non dispiacciono. Il loro punk rock melodico conquista comunque gli interessati, regalando ai presenti dei momenti piacevoli e allegri e la carica e la professionalità di questa giovane band non ha nulla di meno di band più conosciute e osannate. “Ready To Fall”, “Chamber The Cartridge”, “Saviour”, “Injection”, “Prayer Of The Refugee” sono tra i brani che la band di Chicago mette a disposizione del pubblico già in fermento per l’arrivo dell’headliner ormai prossimo. Buona esecuzione per una band diversa in una scaletta di vere e proprie leggende. (Ivan “Ivol” Gaudenzi)

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Nell’ora che precede i Metallica trovano spazio i RISE AGAINST. Sicuramente non saranno così male su disco, visto che qualche pezzo sembra anche orecchiabile, ma la loro esibizione svizzera è disastrosa. Il cantante ha dei seri problemi di voce e dal secondo pezzo urla a fatica nel microfono, cercando di stare dietro al resto del gruppo. Visto come procede la loro esibizione evito completamente di sentirli ancora e riesco ad infilarmi nel pit.(Emanuele “Mr.Triton” Salsa)

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“The Ecstasy Of Gold” apre come di consueto lo show dei quattro cavalieri di Frisco. Quella melodia di Morricone suona come una canzone di salvezza per tutto il pubblico provato da una giornata lunga e sfiancante, ma che compie ancora un ultimo sforzo per i veri headliner. Dopo il tour estenuante dell’ultimo disco “Death Magnetic”, i METALLICA tornano sui palchi europei assieme a quei gruppi che hanno fatto dei Big Four una vera e propria identità del thrash. Il pubblico esplode quando i Four Horsemen attaccano con “Creeping Death” e “For Whom The Bell Tolls”, si prosegue senza sosta con “Ride The Lightning” e “No Remorse” prima di riposarsi tra le dolci melodie di “Fade To Black”. Le note cadenzate di “Sad But True” fanno scuotere la testa a suon di heavy metal massiccio e con “Welcome Home” le orecchie riprendono tregua e le vene si distendono. Dall’ultimo album ritroviamo “Broken, Beat And Scarred”, forse un brano un po’ lungo, ma convincente anche dal vivo. E’ il momento di veri e propri fuochi d’artificio che simulano l’intro della battaglia prima di “One”. Si procede ancora prima di chiudere con le hit di maggior successo dei Metallica: vengono eseguite “Master Of Puppets”, “Fight Fire With Fire”, una intramontabile “Nothing Else Matters” e la degna chiusura “Enter Sandman”; si rientra invece poi subito dopo per un bis classico con una cover, “Breadfan” (invece che le solite “Last Caress” o “So What”), “Whiplash” e “Seek And Destroy”, che chiude la serata nel migliore dei modi… Sempre parlando dei concerti. Non si può dire altrettanto dell’organizzazione e della sfiga che si è abbattuta in quel di Jonschwill. Tutto sommato chi c’era potrà sempre dire di aver assistito ad un evento di biblica portata! (Ivan “Ivol” Gaudenzi)

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Dalla quinta fila il palco è davvero enorme, e il grandissimo schermo messo dietro alla batteria aiuta quelli più lontani ad apprezzare il concerto dei METALLICA. Solita intro che vede anche la proiezione della scena del “brutto” nel cimitero, tratto dallo splendido film di Sergio Leone: le note di “Creeping Death” fanno esplodere il pubblico del Sonisphere, a questo punto si dimenticano anche il fango e la pioggia. Con le successive “For Whom The Bell Tolls” e “Ride The Lighting” si completa un trio che lascia davvero senza fiato. James e Kirk sono in forma e corrono su e giù per l’enorme palco, quasi instancabili. Inoltre sono stati posizionati numerosi microfoni così che James può cantare ogni volta in una posizione diversa, con grande gioia dei fans che possono vederlo davvero vicino. A differenza dei due chitarristi, Trujillo rimane quasi sempre nella stessa zona del palco e tocca alle telecamere cercare di seguirlo, visto che è sempre in movimento e assume posizioni stranissime. La serata prosegue con i pezzi che hanno contribuito a fare dei Metallica una delle band più importanti del pianeta: “Welcome Home”, “Sad But True”, “Master Of Puppets”… Fino ai fuochi artificiali per “One”. Su qualche pezzo, e soprattutto su questo, Lars ha qualche problema, forse causato dalla velocità estrema alla quale i brani sono eseguiti. Una parentesi molto gradita è l’esecuzione di “Nothing Else Matters”, con anche James alla chitarra acustica sulla parte sopraelevata del palco. Per il resto la band dimostra di essere ancora ai vertici e, dopo una breve pausa, ritorna sul palco per “Whiplash” e l’ultima “Seek And Destroy”. Una band che sa ancora come far divertire il proprio pubblico, indifferente a critiche e consapevole della sua importanza. I Metallica sono e rimarranno sempre la band rappresentativa del thrash metal.(Emanuele “Mr.Triton” Salsa)

Ecco di seguito altre foto dell’evento:
Anthrax:

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Alice In Chains:
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Slayer:
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Megadeth:
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Motorhead:
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Metallica:
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E ora qualche altra foto riguardante le deprecabili condizioni in cui si è svolta la manifestazione. Quando si dice “un’organizzazione svizzera…”:

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C’è chi ha scelto il Sonisphere per l’addio al celibato… Congratulazioni Liso!!!

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