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05/07/2010 : Ozzy Osbourne + Labyrinth (Piazzola Sul Brenta, Padova)

Pubblicato il 29/07/2010 da in Live report | 0 commenti


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05/07/2010 : Ozzy Osbourne + Labyrinth (Piazzola Sul Brenta, Padova)

Live report Ozzy Osbourne + Labyrinth - Piazzola Sul Brenta, Padova

Live report Ozzy Osbourne + Labyrinth - Piazzola Sul Brenta, Padova

Live report Ozzy Osbourne + Labyrinth - Piazzola Sul Brenta, Padova

Ozzy Osbourne che calpesta le assi di un palco italiano è da considerarsi non un semplice concerto, ma un vero e proprio evento. A poche settimane dal lancio dell’ottimo “Scream”, che lo ha strappato da un mondo fatto di spot pubblicitari e trappole di marketing, riportandolo finalmente sulla scena dell’hard & heavy, quello che piace a noi, ecco che finalmente il buon vecchio Ozzy torna a fare casino in uno stato fisico davvero eccezionale, sotto la pioggia e le zanzare di Padova e davanti ad un numero non esagerato di fan (a occhio e croce seimila, forse meno…).

Live report Ozzy Osbourne + Labyrinth - Piazzola Sul Brenta, Padova Live report Ozzy Osbourne + Labyrinth - Piazzola Sul Brenta, Padova

Il delicato e prestigioso compito di aprire lo show spetta ai LABYRINTH che, forse per l’emozione forse per altro, non riescono a spiccare e a dare il meglio di sé, seppur la loro breve scaletta, pungente e mirata a presentare il rilancio della band con il ritorno di Olaf Thorsen in formazione, non sia affatto male. Non manca di certo la grinta ad una delle più rinomate band italiane del panorama metal, e quelli che inizialmente sono timidi applausi al secondo brano si evolvono in gloriose esplosioni di cori e boati. Il ritorno di Olaf Thorsen ha certamente gettato nuova benzina sul fuoco della band, che con la nuovissima “A Chance” presenta il nuovo album. Suonano benino e per pochissimo tempo, giusto una mezz’ora nella quale inserire le storiche “New Horizons” e “In The Shade”, con un Roberto Tiranti decisamente sottotono e delle chitarre timide e tenute a volumi bassissimi. Un breve show che, sebbene non meraviglioso, riscuote successo e applausi, quindi in un modo o nell’altro i Labyrinth si portano a casa un bel 6 tondo tondo!

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Se i volumi della band italiana sono stati risparmiati, lo stesso non si può dire per quelli di OZZY. Con i nuvoloni che si avvicinano e le valvole degli amplificatori che si scaldano, il brevissimo guitar check mostra da subito la potenza dell’impianto in tutta la sua grandezza. Cala il sole, si avvicinano le tenebre ed ecco esplodere il meglio del metal britannico con la devastante opener “Bark At The Moon” che, seppur accordata più bassa rispetto all’originale (come quasi tutti gli altri brani), ci presenta un mr. Osbourne vocalmente e fisicamente stratosferico. La platea s’infiamma sin dal primo brano, con Ozzy che supera ogni aspettativa ammaliando il pubblico e divorando letteralmente le assi del palco.

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I suoni sono grandiosi, imponenti ed aggressivi, la band è devastante, soprattutto Tommy Clufetos dietro le pelli e l’osservatissimo Gus G alla chitarra, che sembra non badare al fatto che si trova a sostituire uno come Zakk Wylde, ma fa quello che probabilmente gli riesce meglio: suonare e divertirsi. Giovane ed ispirato, il nuovo chitarrista è un vero portento, forse privo di una forte personalità ma estremamente deciso e cattivo in ogni singola nota. Una delle caratteristiche che si notano nel suo modo di suonare è che nei brani classici di Ozzy, in particolar modo quelli dell’album “Blizzard Of Ozz”, il giovane Gus preferisce non eccedere in virtuosismi, ma ripete esattamente gli stessi precisi assoli di Randy Rhoads, al contrario delle scelte molto più personali di Zakk Wylde; il motivo non si sa, ma l’emozione di risentire l’assolo di “Mr. Crowley” come nel vecchio “Randy Rhoads Tribute” è la prima forte scossa della serata.

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Ozzy concede solo un unico brano dell’ultimo album, precisamente il singolo “Let Me Hear You Scream”, che riscuote immediatamente grandi applausi ed entusiasmo. Chi si aspettava le hit degli ultimi dischi, ovvero da “Ozzmosis” in poi, sarà certamente rimasto deluso, perché tutta la scaletta si concentra esclusivamente sui classici degli anni ’80 e inizio ’90, concedendo piacevoli eccezioni con le epiche hit del periodo Black Sabbath come “War Pigs” (forse il momento più imponente dello show), “Iron Man” e “Fairies Wear Boots”. Ma come dicevamo la vera sorpresa dello spettacolo è lo stato di forma di Ozzy, che fa così dimenticare le deludenti prestazioni sia del “Live At Budokan” (ultimo live album registrato dal Madman nel 2002) e soprattutto dell’ultimo grottesco show italiano datato Gods Of Metal 2007, dove pareva che Ozzy fosse destinato alla pensione. In questa occasione è tutt’altra storia, non oso immaginare cosa abbia mangiato, bevuto o ingerito prima di salire sul palco, ma John Osbourne è davvero da dieci e lode. Una vera e propria lezione di palco, da non crederci.

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Non mancano le secchiate d’acqua sul pubblico, un classico di ogni show del cantante inglese che in pochi momenti di esaltazione sfodera anche un idrante a forma di mitragliatore che lava drasticamente le prime file di pubblico. Non manca nemmeno la maglietta azzurra dell’Italia con la scritta “Osbourne”, indossata nell’ultimo brano, “Paranoid” come al solito, e anche (e per fortuna) un quarto d’ora lasciato ai membri della band che in questo piccolo lasso di tempo scatenano il putiferio. Durante lo show comincia anche a piovere, ma tra brani del calibro di “Road To Nowhere” e “Suicide Solution” nessuno sembra accorgersene. Da evidenziare infine la presa live che ha un brano come “Crazy Train”, nel quale anche il pubblico dà il meglio di sè saltando e gridando cento volte di più rispetto alle altre hit, davvero qualcosa di difficile da spiegare a parole.

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Ma comunque, se vogliamo proprio cercare il pelo nell’uovo, possiamo osare affermare che il palco non è granchè: misero, con poche luci, con due megaschermi spenti e senza tendone sul retro; decisamente triste, ma fortunatamente la performance della band elimina questo carenza nel giro di mezzo minuto. Come già accennato, lo show si conclude con la classica “Paranoid”, sempre brillante e rumorosa e, nonostante dalla scaletta sia omessa la storica “Mama, I’m Coming Home” (decisione che lascia tutti con l’amaro in bocca…), il live è incredibilmente eccitante.
Insomma, come già scritto nella recensione del disco “Scream” non c’è proprio niente da fare, buon sangue non mente, mai!

Tracklist:
1. Bark At The Moon
2. Let Me Hear Your Scream
3. Mr Crowley
4. I Don’t Know
5. Fairies Wear Boots
6. Suicide Solution
7. Road To Nowhere
8. Shot In The Dark
9. Rat Salad + guitar and drum solo
10. Iron Man
11. Killer Of Giants
12. I Don’t Want To Change The World
13. War Pigs
14. Crazy Train
15. Paranoid

Ecco di seguito altre foto della serata, realizzate dal nostro Massimo “MaxMoon” Guidotti:
Labyrinth:

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Ozzy Osbourne:

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Ed ecco i nostri tre redattori presenti all’evento: Roberto “Ouroboro” Gamberini, Davide “Wild” Bertozzi e Massimo “MaxMoon” Guidotti.

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