Slider by IWEBIX

10/06/2010 : Sweden Rock Festival 2010 – day 2 (Solvesborg)

Pubblicato il 5/08/2010 da in Live report | 0 commenti


Visualizzazioni post:178

10/06/2010 : Sweden Rock Festival 2010 – day 2 (Solvesborg)

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Il secondo giorno comincia metereologicamente come il precedente e cioè con densi nuvoloni scuri decisamente minacciosi, uno scenario che si sposa bene con il metal moderno ed esplosivo degli STONE SOUR che hanno l’elemento di maggior spicco nel frontman Corey Taylor, famosissimo per la sua militanza negli Slipknot. La band dal vivo ci sa davvero fare e nonostante l’ugola del vocalist americano sia un po’ affaticata per i tanti concerti consecutivi, come Corey ci dice tra un bicchiere d’acqua e l’altro, l’attitudine di certo non viene meno. Dopo un inizio all’insegna di una nuova song, “Mission Statement”, subito bissata da “Reborn” dal secondo album, il frontman della band lancia anche un giochetto per cui invita ogni fan a sorseggiare un buon drink ogni volta che dalla sua bocca esce quella parolina di quattro lettere di cui sembra che tanti singers americani non possano proprio fare a meno nei loro piccoli “discorsi” da un palco (vedi Phil Anselmo e Rob Flynn). Dalla verve di Corey nei suoi interventi sembra davvero che questa band gli calzi a pennello facendo venir fuori a più riprese la sua anima gioviale in momenti in cui si può sdrammatizzare la pesantezza e l’aggressività spesso presenti nelle tracce più heavy. Sono diversi gli estratti del nuovo disco “Audio Secrecy”, in uscita a settembre, una mossa abbastanza coraggiosa che però si svilisce un po’ quando lo stesso titolo del nuovo album è ripetuto così tante volte da diventare meramente un consiglio per gli acquisti. Anche qui, però, esce fuori il Corey simpatico e abilissimo venditore di sé stesso, che riesce pure a fare ironia sulla cosa. Nonostante una performance vocalmente non perfetta, il gruppo è un cingolato inarrestabile e alla fine dello show la formazione fa partire le cannonate più devastanti con la tripletta davvero annichilente formata da “Get Inside”, “Hell & Consequences” e dalla potentissima “ 30/30-150”. Dopo un “sonic boom” di questa violenza può solo rallegrarmi il fatto che con altre formazioni della giornata ci sarà più spazio per la melodia.

Live report Sweden Rock Festival 2010

Dopo un act tremendamente attuale facciamo un bel salto indietro nel tempo per vedere una band che definire storica è ormai riduttivo, parlo di rockers sulla scena dalla fine degli anni ’60 con all’attivo una miriade di dischi, diversi classici del rock, e uno status intoccabile di cult historical band: gli scozzesi NAZARETH. Se va ammesso che la voce di Dan McCafferty mantiene mirabilmente buona parte del suo fascino, le movenze in slow motion dello stesso e dell’altro membro fondatore rimasto in seno al gruppo, il bassista Pete Agnew, e la selezione dei pezzi iniziali, piuttosto lenti e suonati senza mordente, fanno sì che il nome della band ci evochi realmente una “via crucis” di sofferenze: le nostre. Spiace andarci giù piuttosto duramente nei confronti di grandi veterani (oltretutto provenienti da una terra che amo come la Scozia) ma vedere una band storica così imbolsita mette una certa tristezza. Fortunatamente la classe non è acqua e possiamo almeno apprezzare la melodia della mitica “My White Bicycle” e soprattutto la sentita “Love Hurts”.
A volte si usa senza troppo rispetto la parola “dinosauri” per definire alcune formazioni leggendarie ormai molto datate (di certo non a livello di sound) come i Black Sabbath e i Deep Purple ma entrambe sembrano essere composte da musicisti che potrebbero essere i figli di Mr.Dan McCafferty e Pete Agnew (entrambi sessantaquattrenni) per la grande energia che ancora riescono a sprigionare da un palco. Questo show (anche se non nego che masochisticamente mi piacerebbe rivedere la band in un altro contesto) mi faceva venire in mente le ore scolastiche più noiose, quelle in cui non aspettavi che la campanella. E dall’alto, per tutta risposta, comincia a piovere sul serio.

Live report Sweden Rock Festival 2010

Fortunatamente lo Sweden Rock fornisce una grande scelta di concerti e il caso vuole che dopo un po’ di rock giurassico che ha rappresentato una sorta di mistero doloroso per i rockers presenti giunga il momento del mistero gaudioso. Celebriamo l’hard & heavy nel migliore dei modi grazie a uno strepitoso concerto degli americani Y & T. Quello che è davvero un mistero è il motivo per cui una band così fenomenale e con una carrellata di pezzi tanto emozionanti sia ancora così relativamente meno conosciuta dei gruppi che hanno trascinato la scena hard rock nelle ultime tre decadi. Forse la realtà è che, paradossalmente, gli Y & T sono troppo bravi e troppo interessati solo alla musica per essere dei numeri uno nelle vendite dei dischi o per l’affluenza ai concerti. Ma allo Sweden Rock è la qualità quella che conta ed è un piacere vedere uno Sweden Stage preso d’assalto da migliaia di spettatori. Il concerto di Dave Meniketti e dei suoi pards si rivela un autentico capolavoro di feeling e tecnica, da sempre le due caratteristiche principali nel DNA di questa band. Dopo l’esecuzione di “On With The Show”, la possente opener del nuovo disco “Facemelter”, la band ci ripropone diversi tuffi nel passato graditissimi ai fans presenti che ben si amalgamano con le tracce più nuove (come “I’m Coming Home”) in puro Y&T style. La band è veramente in formissima e finalmente può suonare davanti ad una cornice di pubblico degna del suo valore. Durante questo show già grandioso arriva un momento davvero indimenticabile quando Meniketti dopo un’accorata dedica a Ronnie James Dio comincia a suonare le note di “Rainbow In The Dark”. E’ un momento che resterà scolpito nella mia memoria. Sono in Svezia. Per seguire quella che è la mia grande passione per la musica rock-metal. Piove a dirotto e quando sento l’inconfondibile inizio di questo classico del metal melodico arrivano i primi brividi. Quando arriva il turno della voce di Dave, emozionatissima, a cantare le stesse linee portate alla gloria da uno dei miei cantanti preferiti di sempre, beh l’emozione è semplicemente troppo forte perché i miei occhi non si gonfino di un liquido che però non è pioggia, ma che con essa si confonde in un momento davvero magico. Con la curiosità di vedere se quel che sto provando sia condiviso da chi mi sta vicino volgo lo sguardo alla mia sinistra per una visuale che difficilmente dimenticherò: c’è un ragazzo sui quarant’anni che piove lacrime come se fossero due ruscelli a solcargli le guance, in un certo senso mi consolo, gli dò una pacca sulla spalla e mi dà un’occhiata con lo sguardo complice di chi ti capisce provando lo stesso senso di perdita. Non è l’unico momento indimenticabile dello show, perché le versioni di “I Believe In You” e di “Forever” sono così intense e a tratti catartiche da trasformare in “credenti” anche le persone musicalmente più atee di questa terra. Ogni fan della musica hard rock dovrebbe approfondire la conoscenza di questa band unica. Y & T: ieri e oggi una band fantastica. We believe in rock ‘n’ roll!

Dopo aver fatto un bel pieno di emozioni e con quella soddisfazione tipica da “post grande concerto”, mi reco nel posto di Polizia dello Sweden Rock (dove ero già stato dopo lo show degli Stone Sour non trovandolo ancora aperto). Vengo ricevuto da una poliziotta bionda che mi informa che in effetti è stato ritrovato un cellulare ed è proprio il mio! Questi svedesi saranno anche meno rumorosi e apparentemente più freddi degli italiani nel modo di manifestare la loro passione per il rock sotto ad un palco ma in quanto ad onestà e rispetto non sono proprio secondi a nessuno…

Live report Sweden Rock Festival 2010

Decido di “festeggiare” il piccolo ritrovamento con un concerto bello carico, magari con un po’ di thrash old school, e i grandiosi DEATH ANGEL sembrano proprio essere posizionati in questo punto del bill per soddisfare questo mio desiderio alzando non di poco il tasso di adrenalina dei fans presenti sotto il Dio Stage. Il concerto è iniziato da qualche pezzo ma è un piacere ascoltare alcuni dei classici della band che può vantare la presenza nella line-up di Rob Cavestany, uno dei migliori chitarristi e songwriters dell’intera scena thrash. La stage presence del gruppo, nonostante due recenti cambi nella formazione (che ora non è più interamente composta di americani di origine filippina), è rimasta davvero grande e sempre massima è l’energia profusa sul palco con l’accoppiata micidiale composta dal frontman Mark Osegueda e dal già citato Cavestany sempre sugli scudi. Gli appassionati italiani ormai conoscono bene la simpatia e la naturalezza con cui Mark arringa la folla cimentandosi in quest’occasione nella presentazione della nuova song “River Of Rapture”, proseguendo in un accorato tributo a Ronnie James Dio al quale viene dedicata “Kill As One” fino alle urla dell’esplosione finale con “Thrown To The Wolves”, senza ombra di dubbio uno dei migliori pezzi thrash dell’ultima decade.

Live report Sweden Rock Festival 2010

Intanto sul Festival Stage, dopo lo show catatonico dei Nazareth, si fa ora davvero sul serio con i danesi PRETTY MAIDS, da sempre alfieri di un metal melodico all’europea graziato dalla bella voce di Ronnie Atkins e dalla chitarra di Ken Hammer oltre che da catchy parti di tastiera. Arrivo giusto in tempo per godermi la seconda parte dello show del gruppo, che è stato convocato “last minute” a questo Sweden Rock per sostituire i defezionari americani Ratt. Al basso c’è Hal Patino, direttamente dalla King Diamond band, una vera garanzia sia dal punto di vista tecnico che del carisma on stage. E’ una quarantina di minuti tutta basata sui classici quella che mi posso gustare, e allora spazio alla storia con “We Came To Rock” e “Back To Back” prima della bella ballad “Please Don’t Leave Me” (ma che originalità nei titoli…) che precede la conclusiva “Love Games”, un altro di quei pezzi memorabili con le tastiere in bella evidenza. La band esce dal palco e sono i seguaci della band di lunga data a richiamarla a gran voce richiedendo gli unici altri due superclassici della formazione ancora non inseriti in scaletta: parliamo di quella grande scheggia impazzita di metal anni ’80 che risponde al nome di “Future World” e della rocciosa e groovy “Red Hot And Heavy” prontamente eseguite per la degna chiusura di uno show che di certo non ha deluso gli amanti della melodia e delle sonorità metal più ottantiane. Rock on!

Live report Sweden Rock Festival 2010

Dopo una pausa ristoratrice (e il solito sidro quotidiano) mi si presenta una scelta tra i metallers svedesi Sabaton (inseriti nella card probabilmente per sbaglio il giovedì) e gli storici inglesi prog rockers PENDRAGON. Decido di dare la preferenza a questi ultimi anche vista la loro minore reperibilità in concerto dalle nostre parti. Non mi pento della scelta e grazie all’ascolto preventivo del loro materiale “da concerto” riesco ad apprezzare pienamente la bontà di partiture tanto eleganti quanto atmosferiche, degne di fare da colonne sonore a film di un certo spessore. E’ esattamente quello che speravo di ascoltare da musicisti del calibro di Clive Nolan alle tastiere, anche grande songwriter nei sottovalutati Arena (“The Visitor” è un piccolo capolavoro) e ovviamente del mastermind rossocrinito Nick Barrett, fondatore della band, buon vocalist (con un forte accento british) e chitarrista a cui non mancano di certo la classe e il gusto compositivo. Da notare anche la bella performance al basso di Peter Gee, sempre al fianco di Nick Barrett sin dalla formazione del gruppo nel 1978 e dell’ultimo arrivato Scotty Higham dietro alle pelli.
La scaletta dà spazio a diversi dischi con un occhio di riguardo per l’ultimo arrivato, il pregevole “Pure” del 2008 da quale abbiamo ascoltato tra le altre “Indigo”, “Eraserhead” e “Freakshow” ma mi piace ricordare volentieri anche l’esecuzione del gioiello “Masters Of Illusion” da “The Masquerade Overture” e l’accoppiata composta da “Nostradamus” e “Breaking The Spell” tratte da “The Window Of Life”. Mi sembrava proprio il caso di ascoltare qualcosa di tranquillo e atmosferico prima di farmi violentare i padiglioni auricolari da quattro noti assassini americani.

Live report Sweden Rock Festival 2010

Con gli “assassini sonori” meglio noti come SLAYER l’area del Festival Stage comincia davvero a riempirsi di un fiume di metallari sui quali vengono immediatamente rovesciati (per fortuna solo metaforicamente) il sangue del mondo e l’odio mondiale con “World Painted Blood” e “Hate Worldwide”, due delle tracce più incisive del nuovo disco della band. Tom Araya, reduce da non pochi problemi fisici, fornisce una buona prestazione vocale anche se fa strano non vederlo impegnato nel classico headbanging che così tanto si addice a molti dei pezzi del quartetto. Gli “spietati” King & Hanneman sono la solita sicurezza sia in fase ritmica che quando sono chiamati a fare urlare le corde più sottili delle loro asce con gli assoli selvaggi ai quali la band ci ha da tanto tempo abituati. In mezzo a tutto questo marasma sonoro si staglia, per solidità e precisione, quella drum machine meglio nota come Dave Lombardo, che forma con Araya una delle più terremotanti sezioni ritmiche della storia del metal. Questo show è un best of con l’inclusione di qualche nuova perla nera (come “Beauty Through Order”) ma è anche l’occasione per ascoltare qualche pezzo meno noto della discografia della formazione come “Aggressive Perfector”. Una cosa che mi piace degli Slayer – e che in un certo senso li rende quello che sono, cioè dei leader nel loro genere musicale – è la loro assoluta mancanza di quegli atteggiamenti un po’ ruffiani così comuni a tante altre metal bands. Gli Slayer pensano solo a riversare sulla loro audience la loro violenta e pesantissima colonna sonora carica di odio e oscuri presagi, seppellendo l’ascoltatore sotto una montagna di watt. Non c’è dubbio sul fatto che, se si guarda alla cronaca nera, alle notizie sulle guerre, le violenze domestiche, alle storie di odio e intolleranza, alle crudeli gesta di pazzi e serial killers, la musica degli Slayer possa rappresentare sempre uno sfogo e in un certo senso anche una fotografia musicale adatta da abbinare ad alcune delle nefandezze più atroci. Sarebbe bello se un giorno questa musica fosse etichettata come “fantasy”: quel genere lontano dalla realtà di un mondo finalmente senza crimini e violenza. Continuerò a sognarlo.

Live report Sweden Rock Festival 2010

All’annuncio della presenza di DANZIG in un posto di spicco della card dello SRF 2010 le motivazioni dietro a un ritorno del sottoscritto nelle lande del “grande nord” sono subito schizzate alle stelle. La mia passione per la band di Danzig è nata nel lontano 1994 dopo l’uscita del grandissimo quarto album e si è mantenuta su livelli davvero alti nonostante le uscite successive ai primi quattro meravigliosi dischi prodotti da Rick Rubin siano state di valore altalenante. La mia curiosità per una performance on stage di Glenn e della sua band è sempre stata esagerata anche viste le recensioni entusiastiche che hanno sempre accompagnato gli infuocati live acts del leggendario frontman originale dei Misfits. Per sconfiggere la piccola maledizione che aveva visto Danzig annullare le sue live dates in Italia a pochissimo dal concerto (vedi il festival Sonoria nel 1995 e una più recente potenziale data a Milano di qualche anno fa) sono stato constretto a prendere un aereo e a sorvolare mezza Europa. Ma ne è valsa la pena! Il nostro nerboruto frontman si è presentato in gran forma con “Skin Carver” da “Circle Of Snakes” che è ormai divenuta la opener di tutti i concerti degli ultimi anni nonché uno dei pezzi recenti più amati dai fans della band. Il primo tuffo nel passato ci riporta all’indimenticabile disco di debutto del 1988, dal quale ascoltiamo “Twist Of Cain”, il primo brano che riesce a farci apprezzare le grandi doti vocali di Glenn e la sua intuizione nel rielaborare in una chiave heavy lo stile vocale profondo tipico di certi crooner. Le radici musicali di Glenn vanno da Elvis Priesley a una versione hard di Jim Morrison fino ad arrivare ad attingere dalla vena blues di Howlin’ Wolf dalla quale Danzig ha preso parte della sua passione per le parti più “ululate”, un’altra grande influenza nel suo background musicale oltre alla ben nota attitudine punk e all’amore per i Black Sabbath. Ben più di una parola merita anche il resto della line-up, una vera all stars band con Tommy Victor dei Prong alla chitarra a cercare di non far rimpiangere quello che fu il miglior chitarrista della band, John Christ, con l’ex Samhain Steve Zing al basso, molto affidabile nelle backing vocals e con un’incredibile stage presence e il bravo batterista dei tristemente sciolti Type O Negative Johnny Kelly.

Live report Sweden Rock Festival 2010

Con la classica “Under Her Black Wings” e l’altrettanto bella “Tired Of Being Alive” ci immergiamo nella lava infernale di “Danzig II: Lucifuge”, il secondo capitolo della discografia dei Danzig, nell’opinione di chi scrive un capolavoro assoluto. Non poteva mancare anche il giusto tributo al successivo, epico, “Danzig III: How The Gods Kill”, con l’evocativa title track che paga il solito pegno ai Black Sabbath con riffs davvero straordinari e la frizzante “Do You Wear The Mark”. Non stupisce la presenza di “Bringer Of Death” dal quarto disco così come la tiratissima “Black Angel, White Angel” da “Circle Of Snakes” mentre è invece una grande sorpresa la prima esecuzione dal vivo di sempre della ballad “Thirteen”, un pezzo contenuto in “Danzig: 6:66 Satan’s Child” scritto da Glenn per un altro (ora compianto) “man in black”: Jonny Cash, grande cantautore del country più tetro. Un’altra prima assoluta è l’esecuzione di una nuova canzone, “The Revengeful” dal nuovissimo “Red Deth Sabaoth”, rappresentato anche dalle notevoli “Hammer Of Gods” e dal nuovo singolo, la hard & bluesy “On A Wicked Night”, una prova del ritorno alla forma di “Evil Elvis” anche dal punto di vista discografico. La chiusura del set ufficiale della band avviene con il pezzo più atteso: “Mother”, accolta in modo trionfale da una legione di fans con i quali Glenn ha avuto una grande interazione sin dall’inizio dello spettacolo. Per Glenn i bis non sono sempre predeterminati, ma qualcosa che viene improvvisato fuori dalla scaletta a seconda della serata ed è un grandissimo piacere ascoltarsi dal vivo “Dirty Black Summer”, con uno dei più geniali riffs scritti negli anni ’90 ad opera di John Christ mentre il tassello finale allo show viene posto dallo strepitoso ed esaltante up tempo di “Long Way Back From Hell”. Il dark metal questa notte brillava più che mai.

Live report Sweden Rock Festival 2010

La folla radunatasi in prossimità del Festival Stage per assistere alla prima data del tour europeo degli AEROSMITH è quella delle grandi occasioni, con circa trentamila spettatori curiosi di verificare lo stato di salute della band e soprattutto con la voglia di divertirsi grazie a due ore di rock’n’roll suonato da degli autentici maestri del genere. L’inizio non è dei più esaltanti, Joey Kramer non pare picchiare come un tempo, Brad Whitford sembra più un pensionato infreddolito che un rocker coi controfiocchi e anche il carismatico Steven Tyler (all’anagrafe americana Stephen Victor Tallarico) deve avere visto giorni migliori. Saranno le aspettative mostruose che il sottoscritto aveva, saranno il freddo e il jet lag da smaltire, ma per un momento, come un vero incubo, mi torna in mente il rock “geriatrico” dei Nazareth. “No. E’ impossibile. Non può essere.” Mi rifiuto di pensare che anche una band della caratura degli Aerosmith si stia avvicinando al momento in cui si attende solo l’incentivo statale per la rottamazione, e infatti non è così. Perché se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni di concerti è che ai grandi gruppi musicali composti da veterani va lasciato un po’ di tempo. Anche dieci, quindici minuti possono bastare. Parlate pure di “Warm-Up” per le F-1 del rock, oppure chiamate queste old bands dei “Diesel”, la realtà è che quella che era solamente una band solida un po’ rallentata e leggermente contratta all’inizio dello show diventa una macchina da rock’n’roll oliata e collaudata che è davvero un piacere. Ogni due, tre pezzi, la jam è sempre dietro l’angolo e con essa Steven Tyler mostra quanto la sua figura sia importante anche per coinvolgere e alzare i giri del motore di tutti i suoi compagni d’avventura. Chi non ha bisogno di una spintarella è di certo Joe Perry, che arriva anche a sfidare il suo alter ego tratto del celebre videogioco Guitar Hero: Aerosmith, riuscendo contemporaneamente a promuovere il suddetto game ma sempre facendo notare la superiorità e la maggiore umanità della sua versione in “carne ed ossa”. La scaletta si divide equamente tra le hits più commerciali e relativamente recenti come “I Don’t Wanna To Miss A Thing”, “Jaded”, “Falling In Love (Is Hard On the Knees)”, una manciata di pezzi dal bluesy “Honkin’ On Bobo” e pezzi più vecchi decisamente meno attesi come “Kings And Queens” e “Lord Of The Thighs”.

Live report Sweden Rock Festival 2010

Dopo un inizio non strabiliante Tyler diventa assoluto padrone del palco, dimostrando di essere uno dei pochi singers abituati a muoversi con disinvoltura sulla lunghissima pedana posta al centro del palco, dalla quale Steven riesce ad avvicinarsi un pochino alla numerosissima folla. Oltre alla bella timbrica che tutti conoscono, Tyler dimostra di saper usare la voce in modo davvero unico, riuscendo a raggiungere certe note anche quando sembra apparentemente in difficoltà. Questo stile vocale, piuttosto rischioso, si rende necessario quando si decide di non abbassare decisamente le tonalità dei pezzi, cosa che Steven cerca di non fare quasi mai. La grande fortuna degli Aerosmith dal vivo è in realtà data dal loro più grande merito artistico: gli Aerosmith hanno canzoni stupende e con una discografia tanto ricca di gemme basta essere in una condizione accettabile per fornire uno spettacolo di grande livello. Quello che questa sera questi inossidabili campioni del rock ci hanno regalato. Anche se gli anni passano. Rock’n’Roll!

Nel terzo report dello SRF 2010 il sottoscritto vi porterà alla riscoperta di un sacco di vecchie bands ancora molto in gamba, in una sorta di revival degli anni ’80 da non perdere. Come se la saranno cavata artisti del calibro di Gary Moore, Billy Idol, Cinderella e Magnum? Lo saprete presto… Keep on rocking!

Di seguito l’ampia carrellata di foto del secondo giorno.
Stone Sour:

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Nazareth:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Y & T:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Death Angel:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Pretty Maids:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Pendragon:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Slayer:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Dangiz:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Aerosmith:
Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010

Live report Sweden Rock Festival 2010
Il nostro Max con Kory Clarke (Warrior Soul, Trouble)

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *