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07/11/2010 : British Steel Festival (Bologna)

Pubblicato il 15/11/2010 da in Live report | 0 commenti


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British Steel Festival (Estragon, Bologna)

ANGEL WITCH
GIRLSCHOOL
DIAMOND HEAD
CRYING STEEL
DEMON
GRIM REAPER
ELIXIR

Live report British Steel Fest - Angel Witch, Diamond Head, Crying Steel, Girlschool, Demon, Grim Reaper, Elixir

Come si può festeggiare il compleanno della New Wave Of British Heavy Metal se non con un bel concerto, magari chiamando ad esibirsi una mezza dozzina di band che con i loro dischi hanno contribuito prima a gettare e successivamente a consolidare le basi della musica che tanto amiamo? Ci ha pensato Emiliano Nanni – boss di Bologna Rock City – ad allestire un evento con cui celebrare degnamente il trentennale della NWOBHM: questo concerto ha preso il nome di BRITISH STEEL FESTIVAL! Il successivo annuncio delle band che avrebbero preso parte al festival ci ha fatto saltare di gioia come bambini di fronte ai regali di Natale, facendoci schizzare la frequenza cardiaca a ritmi da doppia cassa. Nomi del calibro di Angel Witch, Girlschool, Diamond Head, Demon, Grim Reaper ed Elixir, a cui aggiungere i fieri ed italianissimi Crying Steel, tutti raccolti in un unico festival ci hanno fatto tremare le ginocchia e ci hanno regalato una certezza: il 7 novembre all’Estragon di Bologna noi saremmo stati presenti! Più il calendario ci avvicinava alla fatidica data, più cresceva in noi l’immancabile ANSIA – una costante per una certa parte della redazione – unitamente ad una bella dose di sano entusiasmo e tanta genuina trepidazione dovute non solo alle esibizioni in programma, ma anche ad una particolare iniziativa della nostra webzine su cui si lavorava da diverso tempo: chi è accorso al festival ha potuto trovare EntrateParallele.it presente con un piccolo spazio espositivo, dove abbiamo promosso la nostra fanzine cartacea contenente trenta recensioni di trenta differenti band della NWOBHM, una bella intervista rilasciataci dal grande Franco Nipoti dei Crying Steel ed una introduzione firmata nientemeno che da Sandro Buti di Metal Maniac per venti pagine di pura passione e rovente heavy metal!

Live report British Steel Fest - Angel Witch, Diamond Head, Crying Steel, Girlschool, Demon, Grim Reaper, Elixir
La copertina della nostra fanzine (andata sold out)

Giusto il tempo di fare qualche acquisto in totale tranquillità che scocca l’ora di aprire le porte del locale al pubblico… Una fiumana di persone invade in men che non si dica lo spazio vicino a noi, “bruciando” in pochissimo tempo tutte le magliette degli Angel Witch: Maddalena, la ragazza che l’organizzazione ha deputato alla vendita del merchandising ufficiale, dopo dieci minuti rischia di venire travolta dalle richieste e ci sentiamo in dovere di offrirle il nostro aiuto, accollandoci la responsabilità di seguire le vendite del materiale portatoci dalle varie band a festival in corso… Tanto divertente ma altrettanto faticoso!
E viene infine il momento della musica: si registra un’affluenza già molto buona quando avrebbero dovuto dare fuoco alle polveri i WEAPON, gruppo albionico che avremmo visto volentieri all’opera ma di cui non vi è traccia, dato che hanno perso l’aereo che avrebbe dovuto portarli in Italia… Peccato!

Live report British Steel Fest - Angel Witch, Diamond Head, Crying Steel, Girlschool, Demon, Grim Reaper, Elixir

Salgono sul palco gli ELIXIR, opener d’eccezione che inaugurano il British Steel offrendo uno spettacolo di alto livello. Avevamo già avuto modo di apprezzare il gruppo londinese in occasione del Play It Loud II e le positive impressioni che ci avevano lasciato trovano nuova conferma nell’esibizione di quest’oggi; inoltre c’è da promuovere il nuovissimo “All Hallows Eve” ed i cinque londinesi ci danno dentro per conquistare l’audience tricolore, cosa che riesce loro abbastanza facilmente anche grazie ad una buonissima resa sonora che caratterizzerà tutte le band. Diretto e potente, l’heavy metal vecchia maniera degli Elixir colpisce subito nel segno a partire dai primi due brani che ci propongono, la titletrack del loro ultimo album e la seguente “The Pagan Queen”, ma sono i pezzi successivi a strappare i maggiori consensi: da quel gran disco che risponde al titolo di “The Son Of Odin”, Paul Taylor (abilissimo nel domare i capricci di un microfono che proprio non ne vuole sapere di rimanere attaccato al cavo) e compagnia suonante estraggono una tripletta da urlo eseguendo nell’ordine “Star Of Beshaam”, “Trial By Fire” e “Pandora’s Box”!

Live report British Steel Fest - Angel Witch, Diamond Head, Crying Steel, Girlschool, Demon, Grim Reaper, Elixir

L’atmosfera è calda al punto giusto e la band ci riporta al presente con il terzo ed ultimo brano proveniente da “All Hallows Eve”, l’ottima “You’re Not Fooling Me”, a cui fa seguito un piccolo passo indietro nel tempo: l’arrivo di “Knocking On The Gates Of Hell” (da “Mindcreeper” del 2006) ci segnala che il tempo a disposizione della band si sta esaurendo e, come in occasione della loro prima calata italica, i Nostri si congedano con la bellissima “Treachery”, anch’essa estratta dal loro capolavoro del 1986. Ottima esibizione degli Elixir, autori di una prova di assoluta qualità… E siamo solo all’inizio!

Live report British Steel Fest - Angel Witch, Diamond Head, Crying Steel, Girlschool, Demon, Grim Reaper, Elixir

A poco più di un anno dalla loro ultima apparizione in terra italica tornano in quel di Bologna i GRIM REAPER, per chi scrive una delle migliori espressioni della New Wave Of British Heavy Metal nonchè uno di quei gruppi che, in proporzione, non ha raccolto quanto avrebbe effettivamente meritato: non sono poi molte le band che possono vantare nel loro curriculum tre grandi album come “See You In Hell”, “Fear No Evil” e “Rock You To Hell” (pubblicati in un lustro a cavallo tra il 1983 e il 1987)! Della lineup originale, l’unico superstite è il carismatico Steve Grimmett, che continua a calcare le scene affiancato da tre musicisti di valore come Ian Nash alla chitarra, Chaz Grimaldi al basso ed il terremotante Mark Rumble dietro le pelli: l’Italia ama la musica dei Grim Reaper ed il numeroso pubblico accalcato sotto il palco ne dà dimostrazione, riservando ai quattro inglesi un’accoglienza particolarmente calorosa, cantando ed incitando costantemente anche quando l’interruttore generale dell’Estragon decide di saltare lasciando tutti al buio!

Live report British Steel Fest - Angel Witch, Diamond Head, Crying Steel, Girlschool, Demon, Grim Reaper, Elixir

Tanto affetto da parte dei fans è ampiamente ripagato da una scaletta che spazia in lungo e in largo nei tre dischi citati e da una prova d’insieme di enorme qualità: l’old school heavy metal marchiato Grim Reaper mantiene salda la presa sui fans coinvolgendo senza scampo dalla prima all’ultima nota e scatenando fuoco e fiamme a partire dall’irresistibile “Rock You To Hell”, immediatamente incalzata da “Night Of The Vampire” e dalla successiva “Lust For Freedom”. Rimane alta la tensione con la veloce “Wrath Of The Ripper”, accolta da un boato del pubblico al pari di una “Fear No Evil” cantata a squarciagola dai presenti. La grande carica trasmessa da Steve Grimmett e soci non conosce cedimenti ed ecco arrivare, una dietro l’altra, la solida “Liar” e le valorose “Rock Me ‘Till I Die”, “Matter Of Time” e “Waysted Love”, per una tirata da lasciare letteralmente senza fiato! Gli applausi riempiono il locale quando Steve ricorda un grande artista come Ronnie James Dio, tributandone la memoria con “Don’t Talk To Strangers”: il tempo però scorre inesorabile, e siamo ormai giunti alle battute finali quando la band ci regala una “See You In Hell” da apoteosi collettiva, degna conclusione di uno show intenso e passionale, assolutamente in linea con gli elevatissimi standard qualitativi ammirati in questo splendido festival. Grandi Grim Reaper, che soddisfazione vederli all’opera!

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Alla voce “tesoro nascosto”, in un ipotetico Zingarelli dedicato alla storia del metal classico, nel capitolo sulla NWOBHM, potremmo trovare un interessante sinonimo: la discografia dei DEMON. La poliedrica ed affascinante creatura musicale del suo leader, il vocalist e songwriter Dave Hill, è una formazione straordinaria per versatilità e originalità, in un ambito musicale come quello delle bands della NWOBHM, che ha quasi sempre visto i gruppi che ne hanno fatto parte muoversi su binari musicali piuttosto stabili. Dal vivo la band ha subito impressionato il pubblico dell’Estragon mostrando un buon stato di forma complessivo fin dall’iniziale “The Night Of The Demon”, dal disco di debutto uscito quasi trent’anni fa, subito doppiata dall’altrettanto efficace “Into The Nightmare”, un altro pezzo davvero melodico, nonché una costante della band. Il gruppo univa, all’epoca, testi che spesso andavano a “giocare” con argomenti come la magia nera, i riti ossianici ecc., con un alone di mistero piuttosto tenebroso che Dave Hill, con gli anni, ha smussato, quando ha deciso di dedicarsi alla trattazione di argomenti più impegnati socialmente. Un esempio di quanto appena descritto ce lo dà proprio la traccia successiva, “Blue Skies In Red Square” (suonata con un accenno di “Commercial Dynamite”) da “Taking The World By Storm” del 1988: un disco bellissimo dove Dave Hill arrivò a occuparsi, in questo caso, della diversa aria che si respirava a Mosca, in un momento storico di grande cambiamento.

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Musicalmente, dal classic NWOBHM sound, siamo già passati a un metal melodico d’atmosfera che sfrutta appieno le tastiere, ora suonate da un Paul Farrington sempre a torso nudo (anche nelle foto con il resto della band). Una piccola parentesi la merita Dave Hill, le cui doti vocali sono rimaste piuttosto evidenti nonostante il passare del tempo, a testimonianza del fatto che Dave è sempre stato un vero cantante, piuttosto che un metal screamer. Da “The Plague”, il platter del 1983 dove il gruppo abbracciò un sound più progressivo (ne hanno fatto anche uno influenzato dai Pink Floyd due anni più tardi), viene proposta “Blackheath”, con l’ennesimo grande chorus. Spazio anche per il disco più recente del 2005: “Better The Devil You Know”, con la bella “Standing On The Edge” che sembra composta alla fine degli anni ’80 e che conferma il grande status compositivo dei nostri. In ambito NWOBHM i Demon possono vantare una tecnica ragguardevole, con una menzione particolare per il nuovo guitar player David Cotterill, autore di buoni soli e di Neil Ogden alla batteria, coautore di molti dei pezzi più recenti del gruppo. Dall’acclamato “Breakout”, abbiamo sentito l’ispiratissima “Live On The Wire”, ma è ovviamente rituffandosi nel vecchio materiale, e in particolare nel secondo disco, “The Unexpected Guest”, che la folla è impazzita, con la conclusiva “Don’t Break The Circle” cantata a squarciagola da quasi tutti i presenti. Davvero un tesoro nascosto questi Demon. Ma forse, ora, qualcuno li scoprirà.

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Esattamente a metà di questo tripudio di acciaio britannico, troviamo l’unica band nostrana chiamata a tenere alto il vessillo tricolore: scocca l’ora dei CRYING STEEL, un importante pezzo di storia dell’heavy metal italico. Rinnovata nella line-up, a causa dell’uscita dai ranghi dello storico vocalist Luca Bonzagni, la band bolognese ha scelto proprio il palco del British Steel per presentare ai fans il nuovo cantante, rintracciato nella persona di Stefano Palmonari: c’era quindi molta attesa per vedere all’opera i nuovi Crying Steel, non solo per saggiare il nuovo innesto, ma anche per poter rivedere una band che mancava on stage da troppo tempo. Presentatisi sul palco carichi a mille, i Crying Steel hanno dato vita ad uno show dall’elevato tasso adrenalinico, strabordante di energia ed entusiasmo: è un’apertura a dir poco esplosiva quella che viene messa in atto dalla splendida “No One’s Crying” (opener anche dello storico “On The Prowl”), affrontata senza timore alcuno da Stefano (la cui ugola ci ha ricordato molto da vicino quella di un certo Geoff Tate), a cui fa seguito la bellissima ed implacabile “Raptor”.

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Una volta rotto il ghiaccio, la band procede come un fiume in piena, travolgendo gli astanti con le potenti “Next Time Don’t Lie” e “Let It Down” (entrambe provenienti dall’ottimo “The Steel Is Back!” del 2007), mentre uno sguardo in avanti nel tempo ci regala “Defender”, nuovissimo pezzo in pieno stile Crying Steel e gustoso antipasto del disco che verrà. I leoni bolognesi alternano efficacemente i pezzi recenti alle composizioni più datate ed ecco arrivare, dal loro Ep omonimo del 1985, una intensa “Running Like A Wolf”, immediatamente incalzata da una energica “Beverly Kills”, seconda nuova composizione presentata per la prima volta al British Steel. Il botto finale, con cui la band saluta il pubblico, risponde al titolo di “Thundergods”, pezzo mitologico che non ha bisogno di presentazioni. Ottima prova anche per i Crying Steel e promozione a pieni voti per il buon Stefano: è inevitabile, nel cuore abbiamo i brani con Luca Bonzagni alla voce, ma dobbiamo dire che la scelta della band di virare su un cantante di stampo vocale, decisamente differente dal suo illustre predecessore, è quanto mai azzeccata. I Crying Steel si confermano una band di grande valore che dimostra di non aver nulla, ma proprio nulla, da invidiare ai gruppi provenienti da oltre confine.

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Ormai da diversi anni si parla dei DIAMOND HEAD più per le cover suonate da Megadeth e Metallica che per altro. Seppur rimasta spesso nell’ombra, la cult band inglese ha influenzato non poco tante altre formazioni più conosciute, ma di certo non superiori in quanto a valore e creatività. Nel recente festival itinerante chiamato Sonisphere – quello con i Big Four nella card – nell’unica song suonata con membri dei quattro gruppi sul palco, la scelta del pezzo è caduta proprio su “Am I Evil”, uno dei migliori brani mai composti da Tatler and co. Ma cominciamo a parlare di questo show dell’Estragon, che ha preso il via un po’ in sordina con una “Play It Loud” che è uscita dalle casse meno potente e fragorosa di quanto ci si aspettasse. Dopo un secondo pezzo di assestamento arriviamo a “To Heaven From Hell” (dal notevole secondo album “Borrowed Time”) con volumi alzati a dismisura e un impatto sonoro finalmente all’altezza della situazione; cominciamo a farci prendere da un gruppo che si dimostra in vena di grazia, di cui soprattutto il cantante Nick Tart (con la band dal 2005) ammalia l’audience con un piglio decisamente rock e con un forte pathos nelle parti prettamente melodiche, le più adatte al suo carisma.

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La conferma di quanto detto sin qui è data dalla strepitosa rendition di un’accoppiata di pezzi storici, “To The Devil His Due” dal terzo capitolo discografico intitolato semplicemente “Canterbury” e l’affascinante “In The Heat Of The Night”, due gemme melodiche che rappresentano gli attuali Diamond Head al top della forma.
Nonostante la band non abbia suonato tutto il disco di debutto “Lightning To The Nation”, come gran parte dei presenti sperava, i nostri eroi inglesi mettono in piedi una performance strepitosa, con un gran finale che vede i cavalli di battaglia della band, quelli che tanti altri colleghi hanno “coverizzato” in più occasioni.
“It’s Electric” ha un arrangiamento leggermente meno selvaggio del solito, ed è subito doppiato da “Sucking My Love”, altro classico ad alto tasso di elettricità. La band è ormai assoluta padrona del palco e quando la chitarra di Brian Tatler intona “Am I Evil” si assiste all’estrema euforia di alcuni fans che, subdoli della musica, superano decisamente i livelli di guardia. Tatler è davvero impressionante nel ricreare il fascino di uno dei brani più belli ed oscuramente epici della storia metallica. Impressionante.

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L’ultima esibizione delle GIRLSCHOOL che mi è capitato di vedere mi ha lasciato decisamente un impatto più che negativo. Nonostante non le avessi mai viste, ho avuto l’impressione che negli ultimi anni si fossero dedicate più all’alcool che alla musica. Questo è il luogo e il momento giusto per riscattarsi, con un palco più grande e un pubblico più numeroso. Ed infatti le ragazze (non più in età scolastica) dimostrano grinta e passione on stage, offrendo uno spettacolo più che dignitoso, professionale e molto rock ‘n’ roll. Scaletta eccezionale, decisamente in tono con la portata dell’evento che vede più che altro brani dei primi anni ‘80 e qualche chicca più recente. Si parte con “Demolition Boys”, seguita da “C’mon Let’s Go”, rispettivamente da “Demolition” e da “Hit And Run”.

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I suoni sono equilibrati e grintosi e la carica delle nostre inglesotte è appagata dalla folla in delirio. Si prosegue con “Not For Sale” e “Hit And Run” prima di passare a qualcosa di più recente con i migliori brani dell’ultimo periodo, quali “Never Say Never” e “I Spy”. La formazione delle Girlschool è compatta e funziona ancora come allora, dimostrando allegria e, a modo loro, ancora un certo fascino. Tempo di “Screaming Blue Murder” e “Future Flash” dalle vecchie glorie, mentre viene pescata “Everything’s The Same” dall’ultimo ottimo “Legacy”, uscito ormai nel 2008. Il tempo passa inesorabile e giunge il momento del repertorio old school caratterizzato da chicche come “Yeah Right” e “Race With The Devil”; naturalmente la chiusura è affidata all’intramontabile pezzo punk rock “Emergency” cantata in coro da tutto il pubblico che si diverte con il ritornello martellante 999…!!! Simpatiche e aggressive, sicuramente molto più in forma dell’ultima volta e in tono con la kermesse, le ragazzine sono state promosse anche se per loro i tempi della scuola sono ormai lontani!

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Per il ruolo di headliner ci voleva una di quelle band che da sole hanno contribuito pesantemente alla nascita della New Wave Of British Heavy Metal, influenzando con la loro musica schiere di musicisti e di bands sparpagliate sul globo terracqueo: ecco l’occasione giusta per vedere, alla loro prima assoluta in Italia, un nome fondamentale per l’heavy metal, gli ANGEL WITCH! Non saremmo onesti se non ammettessimo che la band di Kevin Heybourne rappresenta uno dei motivi principali per cui mai e poi mai avremmo rinunciato al British Steel.. certo, se il Festival avesse chiuso i battenti con le Girlschool ci avrebbe visto comunque presenti sotto al palco e sarebbe stato in ogni caso un concerto da ricordare a lungo, ma la loro presenza – è innegabile – ha reso unico ed ancora più affascinante questo evento. Già pochi minuti dopo la fine dell’esibizione delle quattro scolarette si cominciava ad avvertire nell’aria una certa elettricità ed una crescente tensione, culminata nell’urlo liberatorio che ha salutato la salita sul palco di questo act dal monicker leggendario!

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Guidati dal fondatore Kevin Heybourne, gli Angel Witch del 2010 si presentano all’esordio in terra italica con una sezione ritmica molto valida composta dal bassista Will Palmer e dal batterista Andrew Prestiedge, ma soprattutto accolgono tra le proprie file una seconda chitarra, imbracciata nientemeno che da un certo Bill Steer (Carcass) recentemente entrato in pianta stabile nella band! Gli Angel Witch operano il loro nero incantesimo con la trascinante “Gorgon”, primo di una lunga serie di estratti dal loro disco omonimo del 1980: l’innesto di un’altra sei corde ha conferito maggiore spessore all’heavy metal sulfureo e dalle atmosfere oscure della band, che senza batter ciglio e senza proferir parola riversa sulla folla in visibilio la folgorante “Confused”. La band, compatta e coesa, procede come un rullo compressore snocciolando classici su classici come l’ammaliante “Sweet Danger”, l’ipnotica magia generata da “Sorcerers”, la splendida “White Witch” con il suo irresistibile refrain, la poderosa “Atlantis” e “The Night Is Calling”, brano quest’ultimo apparso sulla compilation “Sinister History” del 1999.

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Dal lato B del singolo “Loser” (1981) viene eseguita la cavalcata strumentale “Dr. Phibes” e, a detta dello stesso Kevin, siamo arrivati all’ultima canzone della serata con la maligna “Angel Of Death”: la band saluta ed esce di scena, ma è chiaro come il sole che è solo una finta, anche perché all’appello mancano almeno un paio di pezzi.. incitati dal pubblico, gli Angel Witch tornano sul palco per un infuocato finale aperto dall’impetuosa e letale “Baphomet” – apparsa sulla seminale “Metal For Muthas”, per noi uno dei migliori brani vergati dall’allora ispiratissima penna del musicista britannico – ma è quando la chitarra di Kevin accenna le note iniziali della stratosferica “Angel Witch” che le fondamenta dell’Estragon e i nostri cuori rischiano il collasso: cantata a pieni polmoni dai fans in delirio, questo splendido pezzo senza tempo sancisce, e questa volta sul serio, la fine di uno show che non esitiamo a definire eccezionale, capace di regalare brividi ed emozioni in ogni istante! Ci viene in mente solo un termine per definire gli Angel Witch: straordinari!!

La prima edizione del British Steel si può tranquillamente archiviare nello scaffale dei successi organizzativi e artistici, con un livello qualitativo medio dei concerti decisamente buono e con una partecipazione all’evento sicuramente positiva tra il considerevole numero di appassionati accorsi e la loro soddisfazione così tangibile a ogni esibizione. Il giorno successivo all’evento, l’organizzatore nonchè mastermind di BolognaRockCity, il bravissimo EMILIANO NANNI, oltre al ringraziamento rivolto a tutti i presenti, ha già dato appuntamento per l’edizione del 2011, denominandola semplicemente “Steel Fest 2011” e lasciando quindi alla curiosità degli appassionati di immaginarsi che cosa potrebbe celarsi dietro la nuova (temporanea?) denominazione. Quello che è certo è che, in un momento in cui non sembrano venire fuori dei grandi nomi nuovi dalla scena internazionale, e in cui è forse maggiore il fascino della riscoperta delle vecchie bands che il classic metal hanno contribuito a crearlo e a renderlo grande nei decenni, beh, ritrovare tante formazioni old school ancora così attive ed in forma personalmente ci ha riempito un po’ il cuore. Così come non vedevamo sotto il palco certi fans un po’ più attempati da tempo immemore, ed è stato un piacere celebrare insieme a loro questo sound british tutti insieme, ancora una volta. God save the Queen, ma che non si dimentichi mai della NWOBHM!

L’angolo di Avalon:
Vorrei “rubare” qualche riga a fondo report per ringraziare sentitamente alcune persone, a cominciare dalla mia metà Silvia “Lady Avalon” per tutta la pazienza che ha avuto in questi mesi di fremente (per me!) attesa: avere un metallaro entusiasta per casa che canticchia a turno le canzoni dei gruppi del British Steel può mettere a dura prova chiunque! Un grazie grande così a Maria “Mary Lou”, insostituibile sorella di ANSIA e instancabile correttrice di pachidermiche recensioni e report romanzeschi; a Massimo “Max Moon” perché se non c’era lui il British Steel non era completo e perché adora pure lui la NWOBHM e il metal d’annata; al Fratello di Metallo Ivan “Ivol” perché è sempre una festa quando ci incontriamo e perché il suo aiuto al banchetto è stato fondamentale. Ultimo ma non ultimo, un enorme grazie ad Alessio “Thor”, prima di tutto un amico fraterno e poi il “Capo”: se tanti miei piccoli sogni “metallici” sono diventati realtà in larga parte è merito suo!

Live report a cura di Massimo “Max Moon” Guidotti, Ivan “Ivol” Gaudenzi e Gianluca “Avalon” Moraschi
Fotografie di Massimo “Max Moon” Guidotti, Silvia “Lady Avalon” Omodeo e Gianluca “Avalon” Moraschi
Correzioni di Emiliano “Ladrobardo” Bruscoli, Davide “Wild” Bertozzi, Maria “Mary-Lou” Narducci e Martina “MartinaLostGirl” D’Errico.

Ecco di seguito altre foto della serata:
Elixir:
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Grim Reaper:
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Demon:
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Crying Steel:
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Diamond Head:
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Girlschool:
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Angel Witch:
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Ed ecco le foto dei redattori di EP impegnati “al lavoro” o in compagnia di amici ed artisti:

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I redattori di EP che si sono dati da fare agli stand

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Sempre loro con pubblicità occulta

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Le nostre fanzine divorate dal pubblico (e dai redattori)

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Ivan “Ivol” Gaudenzi. Gianluca “LordAvalon” Moraschi e Steve Grimmett dei Grim Reaper

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Ivan “Ivol” Gaudenzi e Francesco “Fuzz” Pascoletti direttore di Classix e Classix Metal

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Ivan “Ivol” Gaudenzi e i Diamond Head

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Classix… Girlschool!

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Gianluca “LordAvalon” Moraschi e il sig. Angel Witch

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Gianluca “LordAvalon” Moraschi e i Diamond Head

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Gianluca “LordAvalon” Moraschi e il Diamond Head

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Massimo “MaxMoon” Guidotti e Bill Steer ora agli Angel Witch

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Massimo “MaxMoon” Guidotti e il Demon

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Massimo “MaxMoon” Guidotti e il Diamond Head

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Massimo “MaxMoon” Guidotti e gli Elixir

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Massimo “MaxMoon” Guidotti tra due bellezze

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Silvia “LadyAvalon” Omodeo circondata dai Crying Steel

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Sandro Buti (Metal Maniac) tra le grinfie dei nostri redattori. Grazie mille Sandro!

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I tre teneroni al nostro banchetto. Grazie a tutti voi che avete letto fino a questo punto!

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