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White Skull – The XIII Skull (2004)

Pubblicato il 2/01/2011 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: The XIII Skull
Autore: White Skull
Genere: Heavy Metal
Anno: 2004
Voto: 7.5

Visualizzazioni post:73

Nuovo album per i nostrani White Skull, il gruppo più “teutonico” che ci sia in Italia, un gruppo assolutamente puro, che fa heavy metal e lo fa incredibilmente bene, con una voglia e una grinta davvero invidiabili. Questo “The XIII Skull” è un album bello e compatto, sicuramente superiore al precedente “The Dark Age” e secondo me ai livelli del loro supersonico “Tales from the North”. Il nuovo cantante Gustavo Gabarrò offre qui una buona prestazione, anche se a tratti cerca di “imitare” la vecchia cantante Federica De Boni non riuscendo troppo bene nel suo intento, ma è molto più preferibile quando decide di sgolarsi per cercare un suo stile, cosa che qui fa molto più spesso rispetto all’album precedente. Promosso quindi anche Gus, partiamo con l’analisi dei pezzi: si parte con l’intro “Space Invaders”, molto helloweeniana che sfocia nella prorompente “The Union” dove il ritmo è già serratissimo. Gus cavalca il mare di note che Tony e compagni creano fino a sfornare un pezzo massiccio dallo stile classic power e dal ritornello subito orecchiabile. Qualche rimando ai Running Wild si ode da queste note, basso e batteria girano al massimo e la canzone si conclude in un crescendo di musica travolgente. Strani rumori fanno partire “Top Secret”, e ascoltando questo pezzo non possiamo non pensare ai Freedom Call, un pezzo “da sigla”, trascinante e da sparare al massimo negli sterei, capace anche di pause melodiche e che a mio parere si presta ottimamamente per le esibizioni live (peraltro fenomenali) della band vicentina. E’ proprio una dolce melodia ad aprire “Last Navigator”, che acquista subito velocità e ritmo. Il pezzo è molto classico, per chi volesse una similitudine tra gruppi a me vengono in mente i bravissimi Rage, ciò non toglie nulla alla bravura dei White Skull, che si ispirano a dei signori gruppi e che reggono il confronto a suon di schitarrate selvaggie (molto bello qui l’assolo) e di una sezione ritmica inarrestabile. Tocca poi a “The Skulls”, che parte subito a razzo con dei riffs maestosi, un crescendo continuo di suoni e un ritornello efficacissimo. Un pezzo molto helloweeniano alla vecchia maniera delle zucche, ed uno dei pezzi più orecchiabili dell’album. E’ il turno di “Missing Link”, più introspettiva e dall’inizio più duro delle altre, dove Gus osa un po’ di più con la voce, e nel ritornello trasforma la canzone in una piccola gemma, degna del miglior classic power in circolazione. Un pezzo per palati fini, da ascoltare diverse volte per apprezzarlo sempre di più. Parte lenta anche “Creature of the Abyss”, con un ritmo molto orientale e un po’ atipico, quasi da Iced Earth, poi gli ingredienti tipici dei White Skull vengono pian piano fuori e le cavalcate chitarristiche di Tony faticano sempre più a rimanere imprigionate nella parte più lenta del pezzo, che risulta molto compatto e che nella seconda parte diventa incalzante e da’ conferma di un’ottima struttura mischiando ottimamente la calma e la furia. Tocca ora a “Power of Blood”, il pezzo più lungo dell’album, che parte alla solita velocissima maniera e presenta rapidi break alla Grave Digger, anche se il lavoro dei White Skull è in genere più dinamico. Piacevole lo stacco a metà canzone per spezzare il ritmo serratissimo con un classicissimo riff, poi il pezzo riparte con un bell’assolo e riprende quota nel minuto finale con i cori ripetuti in maniera incessante in mezzo al tornado di note. Si prosegue con l’inizio fischiettato di “Perfect Design”, ricordo una canzone degli Helloween che comincia allo stesso modo, ed è chiaro che l’impostazione è molto simile per quanto riguarda i riffs e il ritmo. Il pezzo risulta davvero piacevole, da cantare subito (per quanto la mia voce non sia degna di un pezzo dei White Skull..) buona nel break centrale dove si fa più compatta e di nuovo godevole nel finale. E’ la volta di “The Observers”, che parte dura con la voce di Gus tirata e alta, fino a giungere ad un power-ritornello molto valido, anche se le parti di canzone così dure mi piacciono meno rispetto al coro così “allegro”, ma è una mera opinione personale che non toglie nulla ad un pezzo vigoroso che finisce però un po’ troppo bruscamente. Siamo quasi in dirittura d’arrivo con l’inizio solenne di “Mothman Prophecies”, cavalcata classica, l’ultima dell’album, in cui i ragazzi tengono un ritmo serratissimo ed esplodono in un ritornello accattivante, stile Primal Fear, ennesima grande prova di grinta e di passione. Cosa manca a questo bell’album? una ballad.. ed ecco qui il pezzo finale, “I Wanna Fly Away”, un pezzo da brividi, tipica ballad che sembra uscita da un album di venti anni fa (ehm.. per me è un gran complimento!) dove Gus, Tony e tutti gli altri, coadiuvati da una tastiera e da un breve passaggio di voce femminile, ci regalano emozioni e pelle d’oca fino alla conclusione di un pezzo e di un album che si candida ad essere, a livello italiano, uno dei migliori dell’anno.

Tracklist:
01. Space Invaders (Intro)
02. The Union
03. Top Secret
04. Last Navigator
05. The Skulls
06. Missing Link
07. Creature Of The Abyss
08. Power Of Blood
09. Perfect Design
10. The Observers
11. Mothman Prophecies
12. I Wanna Fly Away

Line-up:
Tony Fontò – rhitm guitar
Gustavo Gabarrò – vocals
Alex Mantiero – drums
Danilo Bar – lead guitar

Sito ufficiale: www.whiteskull.it
Contatti: tony_mad@iol.it

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