Doomsword (DeathMaster)

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Intervista Deathmaster, Doomsword

Di solito le cult band hanno un motivo per essere tali: gente che vive nei boschi e che si nutre di muschio, apparizioni rare e mai documentate, ecc. Tu pensi a questo e invece ti trovi di fronte gente come Deathmaster, con il quale potresti parlare per ore e ore senza mai toccare gli stessi argomenti e ti chiedi come mai avrà scelto questo curioso stile di vita per i suoi Doomsword. Immersi tra storia, epic metal, progetti futuri e un prezioso decalogo ecco quello che ci ha raccontato:

Ciao Deathmaster e benvenuto sulle pagine di EP. Partirei chiedendoti di parlare del nuovo album “The Eternal Battle”, per certi versi forse il più ambizioso della vostra carriera, dico bene?

Ciao Alessio, innanzitutto grazie dell’intervista.
Sicuro, anche se per noi rimane una sorta di trampolino di lancio più che un punto d’arrivo. Abbiamo sperimentato molto e abbiamo cercato di abbattere determinate barriere che tra l’altro ci siamo imposti noi in passato più che il genere che suoniamo. Questo ci ha consentito di imparare lezioni preziose e immagazzinare nuovi metodi di lavoro, nuove soluzioni sonore per un futuro ancora più glorioso. Per capirci, “Soldier Of Fortune” sta ricevendo responsi positivissimi sia da fan della prima ora che da persone che conoscono i DoomSword da poco, per tanto è da considerare un successo l’esperimento del finale con un coro quasi sussurrato invece che il solito svuota polmoni. Queste sono per noi lezioni importantissime, il nostro – come lo chiamo io – “vocabolario” di soluzioni musicali si è ampliato come non mai. Un po’ come fu per canzoni come “Steel Of My Axe” nel nostro precedente album.

Leggo che “The Eternal Battle” è una sorta di concept basato sulla guerra e sulle battaglie che affronta l’uomo. Nella prima canzone, tanto per fare un esempio, parli se non sbaglio della battaglia della foresta di Teutoburgo con i soldati romani guidati da Publio Quintilio Varo sconfitti dai Germani. Su che basi decidi di prendere spunto da certi argomenti, certo meno conosciuti rispetto ad altri?

Non ho una regola ma nel caso di “Varus Battle” è l’impatto storico così lungo che anche oggi quella battaglia sembra avere le sue conseguenze… Ok, innanzitutto bisogna partire dal fatto che dire “Germani” è come dire “Celti”, stai parlando di una cultura ma non di qualcuno in particolare. Nel caso della battaglia di Teutoburgo lo scontro fu tra tre legioni romani e una confederazione di tribù germaniche. La tribù che comandò la spedizione anti romana fu quella dei Cherusci di Arminio, ma tra gli altri anche i Longobardi (all’epoca risiedenti nell’area dell’odierna Amburgo) presero parte in massa allo scontro, in quanto direttamente coinvolti dall’avanzata romana. Dopo il Reno era terra dei Cherusci e subito a est dei Longobardi e la minaccia era troppo grossa per rimanere inermi. Il fulcro della mia attenzione si focalizzò proprio sui Longobardi, ma perchè? Se ci pensi, una volta che determinate popolazioni furono assogettate dai Romani, vuoi perchè i Romani prendevano tasse ma allo stesso tempo garantivano protezione, vuoi perchè instauravano una vera e propria burocrazia difficile da smantellare, o perchè le infrastrutture che essi andavano immediatamente a costruire quali strade e acquedotti si rivelavano estremamente utili anche alle popolazioni soggiogate (pertanto gli spiriti di ribellione non erano mai così esageratamente forti da arrivare a contestare attivamente il dominio romano), nella stragrande maggioranza dei casi si arrivava a un lento ma inesorabile processo di integrazione con la formazione di culture romano-qualcos’altro… romano-galliche, romano-britanniche in Inghilterra e Galles e via dicendo. Non a caso i grandi movimenti migratori iniziarono proprio quando l’impero romano fu al collasso, intorno alla fine del III secolo ma soprattuto nel V e VI, con le guerre gotiche etc.

A questo punto la conclusione ovvia è che se i Romani avessero vinto la loro campagnia di Germania, i Cherusci e i Longobardi sarebbero stati assogettati, tra l’altro tra i primi dell’intero lotto di tribù germaniche e i movimenti migratori iniziati un paio di secoli dopo probabilmente non sarebbero mai avvenuti. Ciò vuol dire che i Longobardi non sarebbero probabilmente mai venuti in Italia con un conseguente impatto di proporzioni storiche, poichè le tracce della cultura longobarda sono ancora evidentissime e non solo al nord come verrebbe da pensare! Insomma la battaglia di Teutoburgo da sola fu d’importanza vitale per tutti gli accadimenti di storia italiana da circa il 568 DC ad oggi.

Intervista Deathmaster, Doomsword

Veniamo alla copertina di “The Eternal Battle”. In passato vi ho apprezzato molto per le opere d’arte che avevate scelto come cover, davvero suggestive. A mio parere da questo punto di vista si è fatto un passo indietro dal punto di vista estetico, ma so che anche dietro la scelta di questa immagine c’è un significato preciso. Ce ne vuoi parlare?

Certo, paragonare un fotomontaggio a un dipinto di Arbo non ha alcun senso e da un punto di vista strettamente estetico il passo indietro c’è. Ma il passo artistico di connubio tra musica e rappresentazione figurativa è un bel passo in avanti e coraggioso, in special modo perchè abbiamo sempre usato dipinti incredibili.

Se ti parlo di “epic metal”, senza pensarci troppo, la tua mente si sofferma sulla Scandinavia dei Bathory e della mitologia norrena o va oltreoceano ai capisaldi Manilla Road, Omen, Cirith Ungol, primi Manowar e alle cupe atmosfere di Howard?

Sicuramente epic metal per me è sinonimo di US metal anni 80.

Dal tuo punto di vista personale quali sono i gruppi che apprezzi di più? Sei legato alle vecchie sonorità o ascolti anche le novità? Esuli anche dal mondo heavy metal?

A parte i nomi che hai citato (nel quale includo i Warlord), sono un fanatico di sonorità heavy settantiane come Rainbow, Rush e Uriah Heep. Fuori strettamente dal metal ascolto con assidua frequenza i Jethro Tull e considero Ian Anderson uno dei più grandi artisti rock della storia.
Oltre rock e metal ascolto musica antica, in particolare medievale e rinascimentale.

Sono passati tanti anni dalla fondazione dei Doomsword. Quali sono state finora le soddisfazioni più grandi che la band ti ha dato?

Bah, non ci penso granchè. Tendo a pensare al presente e a come organizzare il futuro, verso il quale nutro grande speranza ed entusiasmo. Sicuramente l’essere riconosciuti come una band pilastro del genere in Italia fa tanto piacere.

Intervista Deathmaster, Doomsword

Questa è una domanda un po’ scherzosa, anche se effettivamente basata sulla vostra storia. Fornisci ai nostri lettori le tue personali regole sul “come diventare una cult band” come – a tutti gli effetti – sono i Doomsword. Le prime regole potrebbero essere “sparire dopo gli impegni promozionali” e “ridurre al minimo le apparizioni live”?

Ok eccoti otto regole che con le tue due formano il decalogo (per inciso, tutte cose vere):

– tenere identità nascoste il più a lungo possibile.
– non smentire voci che sostengono che tu viva in una caverna in eremitaggio.
– non smentire voci che sostengono che ti nutri ad acqua di mozzarella.
– non suonare dal vivo a meno che il tuo primo concerto non sia di spalla ai Manilla Road.
– fare conclami eclatanti quali “Non vogliamo mai fare conclami eclatanti”
– tenere una media di due anni e mezzo per disco. Se fai uscire un disco dopo un anno allora il seguente deve essere dopo quattro anni.
– creare tradizioni insensate tipo dischi con la title track sul disco precedente. Poi smantellare la cosa senza preannunciarlo. Poi riprenderla quando tutti pensano che hai smesso.
– cambiare la line-up di continuo in caso qualcuno cominci a capirci qualcosa.
– sparire dopo gli impegni promozionali.
– ridurre al minimo le apparizioni live.

Qualche anno fa uscirono – sempre con te – i Gjallarhorn, con un’altra preziosa gemma di epic-viking metal molto oscuro. E’ vero che c’è l’intenzione di andare avanti con un secondo capitolo?

Sicuro! Il nuovo bassista dei DoomSword è il bassista dei Gjallarhorn e stiamo lavorando al secondo album. Con gli dèi dalla nostra parte dovremmo realizzare un nuovo album abbastanza presto.

Se non sbaglio hai appena terminato anche il disco con i Fury’n’Grace, dei quali sei il cantante e con i quali, curiosamente, condividi la sezione ritmica dei Doomsword (il bassista Nidhoggr e il batterista Wrathlord). Come vi trovate in questa particolare situazione, tra l’altro sempre a distanza?

Comincio con la precisazione che ho cantato sul disco dei Fury’n’Grace di cui sono amicissimo ma non sono il cantante della band. Al momento la mia è una collaborazione in qualità di “guest”.
La distanza non è un problema, la passione per la musica viaggia più veloce di internet e sicuramente non soffre di downtime.

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In una recente intervista con il bravo Sandro Buti hai annunciato addirittura due progetti solisti per il 2011. Cosa puoi dirci a riguardo?

Il primo è un progetto con nome Deathmaster che è molto oscuro, leggermente progressivo con atmosfere decisamente magiche, epiche e molto maligne. Inizialmente realizzerò un EP su vinile per Metal Conquest, che con molta probabilità si chiamera’ “Night Of The Sorcerers”. Il secondo progetto si chiama Lightning Strykes, ed è US heavy / epic metal, un ritorno alle radici più pure del genere lontano dall’evoluzione che con i DoomSword sto dando al genere stesso.

Tu vivi da tempo in Irlanda. Che cosa fai per vivere e come passi le giornate? C’è una scena metal viva in Irlanda? La segui?

Mi divido tra libri di storia, chitarra e Unix. La scena metal Irlandese è florida ma solo negli ultimi anni si sta orientando verso l’heavy classico, tradizionalmente la scena è sempre stata molto estrema. Ultimamente però bands come Steel Tormentor, Darkest Era e Old Season hanno fatto molto per l’heavy classico in Irlanda.

La domanda è forse banale, ma va fatta. Quando vedremo i Doomsword live in Italia?

Beh la domanda andava fatta… purtroppo non ho una risposta. Magari nel 2012, non sono sicuro.

Storica voce dei Doomsword fu Nightcomer (Gabriele Grilli). Dopo un periodo lontano dal metal il vostro ex cantante è approdato ai greci Battleroar. Lo hai più sentito dopo la vostra reunion nel 2008 al Keep It True?

No, non sono rimasto in contatto anche perchè Gabriele si trasferì per un periodo e ci si perse di vista. In ogni caso gli auguro il meglio con i Battleroar, so che lo rivedrò con la sua nuova band in Germania a Ottobre dove suoneremo insieme nel venerdì dell’Hammer of Doom, con Manilla Road e Mountain Throne.

Ok, anche questa intervista ha assunto connotati… epici. Siamo però giunti alla fine. Ti ringrazio tanto per la tua disponibilità, spero davvero di potervi vedere presto su un palco e da parte mia un grandissimo in bocca al lupo a te e a tutta la tua band per il futuro. Ti lascio l’ultima parola.

Grazie mille a te per l’intervista interessante e ai lettori di EntrateParallele. Stay metal e ci vediamo all’Hammer of Doom!

Sito ufficiale: www.doomsword.it
Myspace: www.myspace.com/officialdoomsword
Recensione di “The Eternal Battle” su EP qui

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