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26/06/2011 : Sonisphere – Day 2 (Imola, BO)

Pubblicato il 27/07/2011 da in Live report | 0 commenti


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26/06/2011 : Sonisphere – Day 2 (Imola, BO)

Linkin Park
My Chemical Romance
Sum 41
Alter Bridge
The Cult
Guano Apes
Kyuss Lives
Funeral For a Friend
The Dwarves
The Damned Things
Kids In Glasshouse
Rival Sons

Live report Sonisphere 2011 - Imola (BO)

La seconda giornata del Sonisphere inizia senza una nuvola, con un caldo che ci accompagnerà fino alla fine di un festival molto interessante, ma pur sempre con i suoi problemi e con le sue imperfezioni dove il dispetto maggiore è un prezzo spropositato per quella che è l’organizzazione. Abbiamo già visto un Heineken che con tanto di sponsor e prezzi bassissimi offre veramente quello che può essere chiamato evento. A volte bisogna riuscire ad essere umili e cercare di investire nelle novità e nelle sorprese. Non basta avere il nome del Sonisphere e chiudere migliaia di persone dentro una gabbia dandogli un po’ di musica, ma bisogna curare l’utenza affinchè possa parlare bene e magari replicare ogni anno assieme a tanti altri amici e spesso non solo per vedere un solo gruppo, ma per il bello di andare ad un concerto, di campeggiare, di bere birra e fare due giorni dove lo studio e il lavoro restano fuori dalla mente di chi ha voglia di musica e tanto divertimento. Prego prendere nota!

Supergruppo variopinto e fresco, composto da Caggiano e Ian degli Anthrax, Trohman e Hurley dei Fallout Boy e Buckley e Newton degli Every Time I Die, i THE DAMNED THINGS escono in sede live per la prima volta in promozione del loro nuovo debutto “Ironiclast”. In realtà la band mescola le più diverse sonorità, data la formazione di membri di nuova generazione amalgamata ad altri più old school e a melodie che vanno dal punk al metal all’hardcore. Quello che ne viene fuori è un pout pourrì di fragranze alternative che forse non sono né carne né pesce, ma cercano di mettere d’accordo tutti e la carica energica e l’esperienza fanno da garanzia a brani come la title track “Ironiclast”, “Friday Night” e “Black Heart”. Non è molto il tempo a disposizione per la formazione americana (ma visto il repertorio accumulato è normalissimo) e dopo pochi pezzi, la band affievolita dalla defezione di Scott Ian, chitarra storica e fondatore degli Anthrax, messo in panchina per il rientro a casa doveroso (visto che è da poco diventato papà), chiude la convincente esibizione tra le ovazioni dei non molti, ma carichi presenti che si apprestano ad assistere ad una giornata di concerti altrettanto interessante e ancora lunga.

La canicola imolese mette a dura prova il pubblico, provato non solo dal sole alto nelle ore più calde, ma anche dalla giornata precedente (per chi c’era) o dall’attesa di gruppi più in alto in scaletta. E’ il turno dei THE DWARVES, controverso gruppo punk-hardcore americano. I nani dell’Illinois, influenti negli anni ’90, sebbene attivi già da metà degli ’80, invadono il Sonisphere con una buona prova tecnica e con cruda e stuzzicante ironia. I cori del cantante Blag Dahlia “Yes, you love the Dwarves”, si ripetono e si susseguono tra un pezzo e l’altro cercando di attirare l’attenzione del pubblico (non sempre in maniera positiva) e dando un tocco molto punk al teatrino messo in piedi dalla band d’oltreoceano. Vista la varietà della scaletta che ha fatto di questa giornata un raduno di pochi metallari, ma di tanti curiosi, i Dwarves passano un po’ inosservati, ma non subiscono le critiche di chi è abituato a non uscire troppo fuori dalla propria aia. Diciamo che vengono ascoltati con curiosità, senza troppa esaltazione, ma senza neanche troppi insulti. In fondo il loro lavoro l’hanno fatto e hanno aggiunto una nota di colore ad un bill molto variopinto e ancora pieno di sorprese.

La prima band della giornata che fa smuovere gran parte del pubblico femminile, ma soprattutto giovanile (molte delle tante venute con i genitori rimasti a riposare ai box, quelli veri, o all’ombra delle poche piante della location) viene dal Galles. I FUNERAL FOR A FRIEND offrono una performance non tra le più convincenti della giornata, ma sicuramente tra le più attese da gran parte del pubblico. L’abile frontman Matthew Davies Kreye riesce comunque a tenere in scacco la sua folta schiera di fans e riesce ad intrattenere più con abilità sceniche che canore. Il gruppo forse è anche penalizzato dal gran caldo che colpisce sia artisti che spettatori, dall’orario di pranzo che allontana i più affamati e da dei suoni non troppo all’altezza della situazione, ma non ci sentiamo di poter dire che i giovani ragazzi gallesi siano stati all’altezza della situazione. Senza fare polemica, le giuste critiche vanno prese in considerazione e vanno accettate, da fanatici e da professionisti. Da rivedere!

Una botta di vita, una lezione di storia, con la riesumazione dei mitici Kyuss, per l’occasione riuniti in KYUSS LIVES. Una vera e propria chicca del Sonisphere che porta il combo americano in una rara opportunità di poter sentire suonare un gruppo forse sottovalutato, ma veramente dotato e umile. Il frontman John Garcia offre al pubblico una dose di rock che a suo modo ha annoverato influenze nel mondo dello stoner e del rock duro, ma forse la vena creativa si è esaurita e oggi non ci rimane che l’opportunità di queste brevi, ma succulente apparizioni live (proprio per questo la variazione del nome del gruppo) inserite in festival dove si chiude tutto in una decina di brani circa, brani tra cui ricordiamo “Thumb”, “Green Machine” o “Odyssey”. Le camice a scacchi post grunge si sono confuse anni fa con gruppi con sonorità più grezze, sebbene cadenzate e con una melodia nascosta tra le note di un whisky ammuffito e torbato. Una lacrimuccia si confonde tra il sudore e le rughe di qualche nostalgico che ricorderà il contributo di una band come i Kyuss che oggi fa fatica a farsi largo in una scaletta di ragazzetti scatenati che troppe volte confondono il vero rock passionale con la fretta di diventare una rockstar, meteora tra le tante rocce che non si scalfiranno mai. Si prosegue!

Live report Sonisphere 2011 - Imola (BO)

Sorpresa inaspettata della giornata, arriva sul palco del Sonisphere l’unica frontwoman delle due giornate. Sandra Nasic e i suoi GUANO APES si apprestano a scatenare il pubblico con una scarica di adrenalina e rock, forse di quello più commerciale, ma senza dubbio quello più facile da far cantare e ballare a centinaia di ragazzi vogliosi di musica. Nonostante i pochissimi lavori in studio (cinque album in quasi quindici anni), il successo della band tedesca non si è mai spento anche se forse è rimasto canalizzato nei primi lavori che hanno portato il combo teutonico alla fama e alla notorietà. Freschi di disco, Sandra e i suoi ragazzi trovano consensi nei brani tratti dall’ultimo e recente “Bel Air”, ma i veri urli sono tutti per i grandi classici che per anni hanno intasato le set list delle radio di mezzo mondo. “Proud Like A God”, “Open Your Eyes” e la cover degli Alphaville “Big In Japan” tra gli intramontabili che la bionda propone con grinta e una gran voce diretta e con pochissime sbavature. “Lords Of The Boards” chiude una prova che ha sorpreso chi scrive e non ha deluso le aspettative di chi forse voleva ancora sentire qualche pezzo, ma hanno sicuramente fatto il loro sporco lavoro in questa kermesse estiva.

Live report Sonisphere 2011 - Imola (BO)

Ancora un altro passo in avanti in scaletta dopo la normale mezz’ora accademica di cambio palco e diamo il benvenuto ai THE CULT, altra formazione storica in bassa posizione per importanza, ma forse normale per numero di vendite o interesse della gran parte del pubblico. Astbury e Duffy, rispettivamente voce e chitarra della band inglese, operano con grande professionalità sul palco del Sonisphere, privo di scenografie e orpelli vari, portando in Italia quella che è la cosa principale per una manifestazione rock: la musica. Di dritto e di rovescio, tra pezzi che hanno segnato la carriera della band britannica ritroviamo “Rain”, “Wildflowers” e “Little Devil”. La bandana rossa e gli spessi occhiali da sole di Ian Astbury, assieme al suo nero giubbetto ci inquietano un po’ e ci danno l’impressione di beduino nel deserto, ma non ci distraggono dall’ottima prova che si chiude con gli applausi del pubblico e con “She Sells Sanctuary” e “Love Removal Machine”, quest’ultima assieme a John Garcia dei Kyuss che capitombolerà sul palco per il troppo entusiasmo. Nonostante un audio ancora un po’ ovattato (forse l’impianto, o i fonici avrebbero potuto fare un lavoro migliore durante tutta la giornata), e un pubblico troppo vario per apprezzare, i The Cult riescono nell’intento di alzare gli animi di una folla sorpresa e sollazzata da vera musica che non si ha l’opportunità di poter ascoltare ed ammirare su palchi di grandi dimensioni.

Una delle più convincenti band della giornata per una formazione, gli ALTER BRIDGE, in completa ascesa. Dove passano è sempre sold out e i giudizi sempre positivi, dischi impeccabili, concerti emozionanti e aspettative sempre in crescita per la band nata dalle ceneri dei Creed. Mark Tremonti, virtuoso chitarrista della band ha avuto l’occhio lungo e si è accaparrato un vero mattatore del palco, un animale dalle grandissime doti vocali e dalla buona tecnica chitarristica. Un vero frontman insomma. E dire che Miles Kennedy ha rinunciato ad una carriera cinematografica (ha recitato in una piccola parte alla fine dell’epico metal movie “Rock Star” con Jennifer Aniston e Mark Whalberg) e ad un posto fisso con Slash (per il quale ha cantato nell’ultimo tour). Eppure credetemi, un concerto come quello degli Alter Bridge non ha nulla da invidiare a tanti altri gruppi che fanno da headliner a tanti festival e manifestazioni. Ormai capaci e pieni di tecnica, la band floridiana è coinvolgente e passionale, priva di pecche e abile sul palco. Dall’apertura di “Slip To The Void” a “Buried Alive” passando per “Come To Life”, “Metalingus” e “Isolation”, il gruppo americano regala un’oretta di rock alternativo compatto e solido, suonato con grande maestria e con un tocco d’ilarità nel duello di chitarra tra il frontman Kennedy e l’agilissimo Mark Tremonti. “Rise Today” chiude quello che è stato un concerto breve, ma intenso e avremo l’opportunità di replica in ottobre durante il tour europeo che non potrà mancare l’Italia ancora una volta. Che dire?! Li aspetteremo trepidanti!

Live report Sonisphere 2011 - Imola (BO)

Dopo un concerto come quello degli Alter Bridge potremmo anche andare a casa, ma stranamente in scaletta ci sono ancora altre band e optiamo per restare, con la consapevolezza che forse lo show vero e proprio è già finito con le band precedenti, ma la curiosità e il prezzo del biglietto ci impongono di rimanere e gustarci comunque con rispetto le band che suoneranno quando il sole comincia a cedere e a cadere lentamente dietro le quinte. E’ il momento dei SUM 41 e del loro punk melodico. La band canadese manda in palla tante ragazzine in attesa di vedere i loro beniamini sul palco e presto il Sonisphere si satura di urla isteriche e teenager in lacrime di gioia. Derryck Whibley appare provato e stanco, ma soprattutto con pochissima voce e non riesce a schiarire l’ugola infestata da catarro. Più di una volta il singer scade in una perfomance grottesca e di scarsa qualità, ma i fans non sembrano preoccuparsi e continuano ad incitare i loro beniamini tra brani come “The Hell Song”, “Walking Disaster” e “Motivation”. Un piccolo siparietto con un medley di brani metal tra i più famosi da Ozzy, ai Maiden, ai Metallica cercano di ingraziarsi una piccola schiera di dubbiosi mentre sulla sinistra del palco si scorgeranno per quasi tutta la durata dell’esibizione una decina di ragazzi presi dal pubblico per aiutare la band canadese ad incitare la folla e cantare dal palco. Che cosa dire se non poter far altro che riderci un po’ su pensando che non tutta la musica è basata sulla professionalità e sulla tecnica, ma di tanto in tanto ci vuole anche un gruppo per le masse che intrattenga i meno avvezzi a sonorità più ricercate. Non aggiungo altro e andiamo avanti.

Live report Sonisphere 2011 - Imola (BO)

Un po’ meglio per la band punk (emo?) MY CHEMICAL ROMANCE. Palco privo di scenografia o meglio dotati di un telone bianco e dei propri strumenti, i giovani punk rockers statunitensi offrono un concerto un po’ più convincente dove per lo meno il singer Gerand Way propone le sue capacità e soprattutto fa forza su una buona presenza scenica e uno stile diverso che è stato in principio grande critica di paragone con gli ultimi Green Day di Billy Joe Armstrong. Sono punti di vista e non possiamo omettere il fatto che un’influenza quanto meno visiva con la band californiana sia da considerare, ma dettagli a parte i My Chemical Romance sfoderano brani che coinvolgono e attirano il pubblico giovanile. Così iniziando dall’ironica “Na na na (na na na na…)”, si prosegue con “Give Em hell, Kid” e “Planetary (GO!)”.

I ritornelli e le melodie si susseguono e il pubblico continua a cantare con “Bulletproof Heart” e “Mama” prima di passare al cavallo di battaglia “Welcome To The Black Parade”, forse il brano più originale della formazione. Alla fine dei giochi ancora una volta si potrà discutere su una band che appartiene in ogni modo al mondo del rock e vuoi o non vuoi si è distinta per immagine, casualità e sicuramente anche per originalità. Ognuno è libero di poterli ascoltare e gustarseli, quanto di ignorarli e andare a mangiare un panino e bere una buona birra (e su questo cari amici miei, noi metallari abbiamo ancora tanto da imparare). Un pubblico sempre meno folto, ma non per forza stanco sta attendendo ancora la band headliner sapendo che domani sarà di nuovo lunedì e si tornerà agli esami per chi studia o al lavoro per chi lo studio l’ha finito (forse anche da un bel pezzo).

Live report Sonisphere 2011 - Imola (BO)

Il sole è finalmente calato completamente quando il palco dei LINKIN PARK si appresta alla preparazione. Dietro lo stage uno schermo gigante (largo quanto tutto il palco) sostituisce i due laterali molto più piccoli utilizzati la sera precedente con gli Iron Maiden e si preparano le postazioni per i musicisti che verranno a concludere la seconda delle due giornate del Sonisphere. Lo spettacolo si impronterà per lo più su un effetto visivo/sonoro dato da immagini proiettate sul mega schermo oltre a quelle della regia, ma per lo più soddisferà i fans accorsi per vedere la band che ha fatto del nu metal una vera e propria moda degli anni 2000, criticata quanto amata. Per chi non ci credeva, la band californiana è stata certamente sopra le righe e ha approfittato di anni di successi per crescere professionalmente ed arrivare fino ad oggi senza scadere nel banale. I due singer hanno trovato l’amalgama giusta e il compromesso dei nuovi dischi forse meno rappettoni ha messo a tacere gli odi dei più metallari sempre pronti alla critica.

Bennington e soci si districano bene tra brani che vanno da “The Requiem” a “Lying From You” fino a “No More Sorrow” e “Waiting For The End” per arrivare a “In The End”, “Bleed It Out” e “Papercut”. Chiusura prevista per “Crawling” e “One Step Closer” a conclusione di due giornate dove lo stesso palco ha accolto musica punk, metal, hard rock, stoner, grunge, nu metal, hardcore, senza che nessuno si sia dimenticato che non è altro che rock con le sue derivazioni. Un sole che ci ha tenuto compagnia fino alla fine ci ha ricordati di essere in pieno giugno e per quanto l’organizzazione come al solito abbia avuto delle falle enormi, non ci siamo ritrovati nel mistico fango dello scorso Sonisphere svizzero.

Tutto sommato come prima edizione del Sonisphere ci possiamo ritenere stanchi e quindi soddisfatti e vogliamo dare un’opportunità di crescita anche a questo festival che per scelta di band e di palco ha una base internazionale e vogliamo provare ad adeguarci anche noi, chiedendo a chi organizza che possa fare lo stesso, prendendo le buone idee dove ci sono ed evitare di gonfiare i prezzi dei biglietti così tanto impedendo a tante persone di poter coronare il sogno di vedere i propri idoli senza dover andare a rubare o prostituirsi. Domani è lunedì e i tatuaggi saranno nascosti sotto i colletti delle giacche degli impiegati che torneranno al lavoro, mentre i maturandi cercheranno di concentrarsi sul loro esame magari con nella testa ancora qualche ritornello di questa kermesse rock a tutto tondo. Arrivederci al prossimo anno (o al prossimo festival).

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