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24/07/2011 : Tuska Open Air – Day 3 (Helsinki, FIN)

Pubblicato il 25/08/2011 da in Live report | 0 commenti


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24/07/2011 : Tuska Open Air – Day 3 (Helsinki, FIN)

Live report Tuska Open Air 2011

La terza e ultima giornata si prospetta accattivante quanto le precedenti:

Radio Rock Stage:
Meshuggah
Amorphis
Amon Amarth

Emp Stage:
Kvelertak
Agnostic Front
Turisas

Inferno Stage:
Impaled Nazarene
Jex Thoth
Misery Index

Club Stage:
Carnalation
Totalselfhatred
Shining (Swe)
Gaf
Black Crucifixion

MESHUGGAH

Live report Tuska Open Air 2011 Live report Tuska Open Air 2011

Già verso l’ora di pranzo si può notare una grande folla che si raduna sotto il palco principale, desiderosa di ascoltare il complesso stile musicale degli svedesi MESHUGGAH, che appaiono sul palco verso le 15.00.
La band si contraddistingue da tutte le altre giunte al Tuska per le peculiari chitarre a otto corde, il pesante uso di poliritmie e polimetrie intrecciate ad armonie sempre diverse e in continuo mutamento, continui cambiamenti di tempo e chiave, cromatismi jazz. Proprio qui sta l’innovazione dei Meshuggah.
La scaletta comprende molti grandi classici del repertorio del combo svedese misti a pezzi più recenti e si sviluppa nel seguente ordine:

1. Rational Gaze
2. Stengah
3. Pravus
4. Combustion
5. Lethargica
6. Perpetual Black Second
7. Bleed
8. New Millennium Cyanide Christ
9. Straws Pulled At Random
10. Future Breed Machine

L’incredibile potenza dei Meshuggah riesce a scuotere il pubblico nonostante il caldo intervallato da breve pioggia: la performance si svolge nel migliore dei modi e i fan si scatenano in headbanging di gruppo dall’inizio alla fine.

AMORPHIS

Live report Tuska Open Air 2011 Live report Tuska Open Air 2011

È giunto il turno degli AMORPHIS, una delle band più adorate in Finlandia nel suo genere.
Il main stage comincia ad arricchirsi di suggestive immagini che possiamo ritrovare sulla cover dell’ultimo album dei sei finnici, “The Beginning Of Times”, uscito quest’anno.
Il gruppo sale sul palco sulle note di “My Enemy” e Tomi Joutsen afferra il suo inconfondibile microfono, dalla forma peculiare e ignota. Ai fotografi non è permesso entrare nel photo pit (potranno accedervi solo dopo le prime tre canzoni) perché gran parte del concerto viene movimentato da effetti pirotecnici e fuochi d’artificio che esplodono a tempo con i ritmi vivaci delle canzoni. La già citata “My Enemy”, infatti, viene accompagnata a intermittenza da fuochi divampanti e si conclude con un assordante botto di petardi.
I lunghissimi dreadlocks del cantante volano nell’aria come i serpenti della testa di Medusa durante i frequenti headbanging che minacciano quasi di gettarlo giù dal palco.
La band prosegue con “Sky Is Mine”, “The Smoke”, “Song Of The Troubled One”, la commovente “You I Need”, “Towards and Against”, “My Kantele”, “Silver Bride”, “Crack In A Stone”, “Into Hiding”, concludendo con l’evocativa “House Of Sleep”, tutti brani tratti dai diversi album che hanno fatto la storia degli Amorphis.

TURISAS

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Nel frattempo, l’Emp Stage viene adornato con le caratteristiche strisce rosse e nere che fanno subito pensare ai TURISAS.
I fan, già da tempo radunati sotto il palco, attendono la band con impazienza, intonando cori e chiamando il gruppo in continuazione.
L’attesa si conclude con la comparsa in scena della presentatrice, che ha introdotto molte delle performance più importanti. Questa volta accompagna per mano un bambino di circa cinque anni, il quale, truccato di rosso e nero, indossa una t-shirt della band originaria di Hämeenlinna.
Dopo qualche parola di presentazione la donna si china e passa il microfono al bambino, che urla “Turisas!”, provocando un boato generale nel pubblico esultante. L’umore dei fan è alle stelle e l’attesa è ormai finita.
Le urla si placano al suono di una voce misteriosa che recita con enfasi epica alcune strofe del brano “To Holmgard And Beyond”, mentre i membri della band salgono sul palco e cominciano a suonare la canzone.
La carica dei Turisas e del loro folk metal coinvolge attivamente il pubblico, che partecipa urlando “hey hey hey” a ritmo con tutti i brani, mentre i componenti del gruppo si muovono con i propri strumenti lungo tutta l’area dell’Emp Stage. In aggiunta agli strumenti principali della band, i Turisas dispongono di un violinista e una fisarmonicista (l’unica a non essere truccata di rosso e nero, ma dotata di ciglia tanto lunghe da arieggiare il pubblico in prima fila a ogni ammiccamento!).
Le canzoni accolte da più ovazioni sono state, oltre alla già citata “To Holmgard And Beyond”, “The March Of The Varangian Guard”, “Hunting Pirates” e soprattutto la famosa “Battle Metal”, eseguita per ultima; mentre con le note dell’allegra “In The Court Of Jarisleif” molti dei fan hanno creato un pit circle in cui correre e saltare, accompagnati dai virtuosismi del violino di Olli Vänskä.

AMON AMARTH

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L’ultima giornata si conclude con il gruppo headliner: quei bei vichingoni degli AMON AMARTH!
L’esibizione ha inizio con esplosivi giochi pirotecnici: fuochi e scintille sprizzano dappertutto, trionfando sullo sfondo dalle tinte arancioni di un maestoso guerriero dall’elmo cornuto che impugna una spada fiammeggiante. Le vampe di fuoco sul palco e presso le casse esterne esplodono a tempo con la musica dal ritmo serrato, creando un effetto estremamente suggestivo, enfatizzato dal sole tramontante che colora i volti dei musicisti e fa risplendere d’oro le loro barbe e capelli.
I “Monte Fato” per chi non capisca il Sindarin tolkeniano alla perfezione, ci propongono immediatamente “War Of The Gods”, una canzone tratta dal nuovo album, “Surtur Rising”, uscito nel 2011. Faranno seguito altre quattro tracce del nuovo cd, elencate nella setlist sottostante e rimarcate dallo stendardo sullo sfondo, ma per il resto la band melodic death metal svedese (e non viking metal, come molti sono portati erroneamente a credere ascoltando i loro testi) sfoggerà le canzoni dei precedenti album.
È strabiliante la capacità dei cinque musicisti (batterista compreso!) di eseguire headbanging sincronizzati e ad altissima velocità, per la durata di intere canzoni. Nel pubblico si cerca di imitare la loro foga, ma le migliaia di persone ammassate tutte insieme rendono difficile far svolazzare i capelli senza impigliarsi nelle borchie o nei pugni di qualcun altro. Johan Hegg porta un capiente corno al fianco, da cui non esita a trangugiare il contenuto, offrendoci frequenti brindisi acclamati con tripudio.
L’acqua degli idranti viene versata abbondantemente sul pubblico smanioso, ma con la frescura della sera non risulta molto gradita. Il frontman stesso commenta la bellezza dell’interminabile tramonto finlandese, il cui sole alle nove di sera è ancora ben lungi dall’essere svanito all’orizzonte.

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Il culmine del concerto è proprio nel centro, quando la carica sprizza da ogni poro (come anche il sudore) dei musicisti e dei loro fan: con “Guardians Of Asgaard”, seguita subito dopo da “Varyags Of Miklagaard” da Hegg dedicata appositamente ai finlandesi, si scatena un pogo centrale in un quasi ordinato mosh pit. Non c’è pugno o testa che rimanga ferma, durante queste due canzoni scatenate.
Il pezzo successivo è l’inquietante “Cry Of The Black Birds” che mi provoca ineluttabilmente la pelle d’oca, con il suo testo evocativo sprigionato dal cupo ruggito del cantante.
Un’altra traccia che scatena l’entusiasmo del pubblico, alcune canzoni dopo, è “Death In Fire”, durante la quale Hegg ci fa gridare con tutta la voce che abbiamo in corpo, in modo che l’intera Helsinki senta le nostre urla.
L’amata “Twilight Of The Thunder God”, main track dell’omonimo album, viene annunciata da tempeste di scintille e fuochi artificiali, descrivendo le gesta del Dio del Tuono Thor in modo eroico e magniloquente, mai tanto appropriato come in questa occasione: le deflagranti esplosioni che coprono persino il ruggito di Hegg sembrano veri e propri boati che fanno seguito ai fulmini in un temporale.
Giunti alla fine dei novanta minuti di concerto, tutti sappiamo cosa ci aspetta ora: l’attesissima canzone che ha fatto levare alto il nome degli Amon Amarth in tutto il mondo: “The Pursuit Of Vikings”!
È indescrivibile l’emozione che questa canzone provoca in tutti noi, facendoci schizzare in salti sempre più alti, headbanging sfrenati, grida di esultanza a pieni polmoni. Il conosciutissimo riff iniziale perde volutamente di dinamica dopo l’assolo, e gli unici strumenti attivi rimangono il basso di Ted Lundström e il charleston aperto di Fredrik Andersson. Johan Hegg incita il pubblico a cantare, in un crescendo di urla e tumulti. La canzone riprende bruscamente la dinamica e termina con i ringraziamenti sentiti della band, che non ci lascia se non dopo un’interminabile sessione di saluti: i due chitarristi lanciano così tanti plettri da soddisfare pressoché chiunque (me inclusa!), e concludono in bellezza questo festival meraviglioso che fa parte della cultura finnica da ormai tredici anni.

SETLIST:
1. War of the Gods
2. Free Will Sacrifice
3. The Last With Pagan Blood
4. Destroyer of the Universe
5. Live for the Kill
6. Live Without Regrets
7. For The Stabwounds In Our Backs
8. Doom Over Dead Man
9. Asator
10. Guardians of Asgaard
11. Varyags of Miklagaard
12. Cry of the Black Birds
13. Slaves of Fear
14. For Victory or Death
15. Death in Fire
16. Runes to My Memory
17. Twilight of the Thunder God
18. The Pursuit of Vikings

Ecco di seguito altre foto della giornata.
Meshuggah:

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Amorphis:

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Turisas:

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Amon Amarth:

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Live report e foto a cura di Gloria Mambelli e Titania Banfi.

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