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05/11/2011 : Steel Fest (Bologna)

Pubblicato il 6/12/2011 da in Live report | 0 commenti


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05/11/2011 : Steel Fest (Estragon, Bologna)

Live report Steel Fest - Bologna

VIRGIN STEELE
PRAYING MANTIS
ANGEL WITCH
SKANNERS
PICTURE
TARCHON FIST
PEGAZUS
CRYSTAL VIPER
BATTLE RAM

L’ondata di heavy metal britannico che l’anno passato aveva travolto Bologna, grazie al ”British Steel Festival”, ha lasciato in noi un notevole strascico di entusiasmo, a suo tempo rapidamente rinvigorito dal boss di Bologna Rock City Emiliano Nanni che annunciava una seconda edizione del festival sotto il nome di “STEEL FEST”! Non si sapeva ancora nulla sulle possibili band chiamate ad esibirsi, ma avevamo già tre certezze: la prima riguardava la data, il 5 novembre, immediatamente segnato in rosso sul calendario; la seconda riguardava la conferma dell’ottimo Estragon; la terza, la nostra presenza al festival, senza se e senza ma. E come annunciato dal buon Emiliano, quest’anno la bandiera che ha fatto da sfondo alla locandina è stata quella a stelle e strisce in omaggio alla nazionalità dell’headliner, una regola che varrà anche per le prossime edizioni (la sera stessa Emiliano mi ha confermato che il 10 novembre 2012 l’Estragon ospiterà la nuova edizione dello Steel Fest! N.d.Avalon).

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I mesi immediatamente precedenti all’evento hanno visto la redazione impegnata nel febbrile allestimento della nostra fanzine cartacea, quest’anno dedicata allo US Metal nelle sue forme più classiche: oltre a tutta la nostra passione, nelle pagine della fanzine hanno trovato spazio le interviste a Virgin Steele e Riot – due mostri sacri del metallo americano – e più di venti recensioni di dischi provenienti dagli States, il tutto introdotto dalle parole di Gianni Della Cioppa, uno dei più autorevoli giornalisti del settore (qualche copia è ancora disponibile, per info scrivete a entrateparallele@gmail.com).

Ancora una volta il cartellone della serata è di tutto rispetto, con nove band provenienti da ben tre continenti: a fare gli onori di casa ci penseranno i Battle Ram, i Tarchon Fist e gli Skanners; il Vecchio Continente offre anche i polacchi Crystal Viper, gli olandesi Picture, i britannici Praying Mantis ed Angel Witch (di ritorno a Bologna dopo la mancata esibizione al Pegorock), addirittura dall’Australia arrivano i Pegazus, mentre gli Stati Uniti d’America ci regalano l’headliner della serata, nientemeno che i Virgin Steele, tutti riuniti in un festival davvero succulento per gli amanti di queste sonorità!

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Arriviamo in loco verso le 14.00 e, dopo aver preso possesso del nostro spazio espositivo, ci armiamo di macchina fotografica ed attendiamo il semaforo verde: rispetto all’anno passato, sembra ci siano meno fans sotto al palco pronti ad incitare la band incaricata di aprire il festival, i marchigiani BATTLE RAM. Questo non fiacca lo spirito combattivo dei Nostri, lo stesso spirito che permea il loro epic / heavy metal da battaglia: la band di Gianluca Silvi sfrutta debitamente il tempo a sua disposizione offrendo una prova più che convincente ma purtroppo funestata, sin dalle prime note, da una qualità dei suoni che escono dagli amplificatori non proprio esaltante, un problema che – chi più, chi meno – toccherà un po’ tutti i gruppi. Ciò nonostante, i Battle Ram procedono inarrestabili riversando sugli astanti i loro ottimi brani, per una setlist efficace composta da canzoni più datate come “Burning Lives” e “Smash The Gates”, fino alle più recenti “Behind The Mask” e “I’m HM”, in cui c’è spazio per una bella versione di “Warrior” dei Riot. Band promossa senza riserve e di cui essere orgogliosi, adesso rimaniamo in attesa del sospiratissimo full lenght d’esordio!

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La Polonia ha una scena metal underground piuttosto interessante, e pur essendo nota principalmente per aver dato i natali a gruppi estremi di grande caratura (Behemoth e Vader su tutti) non disdegna anche di dire la sua in un ambito piu’ melodico. In questo contesto, tra bands decisamente meritevoli anche se ben poco note fuori dai confini polacchi (come Mech e Hunter) stanno cercando di farsi strada i CRYSTAL VIPER, provenienti da Katowice, true metallers che riprendono le sonorità ottantiane con una passione e una carica davvero invidiabili condendole con un pizzico di folk grazie a giri armonici particolarmente epici come nella clamorosa “The Last Axeman”, posta in chiusura di set. L’attenzione dei presenti è catalizzata soprattutto dalla singer Marta Gabriel, che oltre ad essere dotata di una stage presence di buon livello se la cava bene anche nelle melodicissime linee vocali di questo metallo ad altissimo grado di purezza tutto improntato sulla narrazione di storie di guerrieri, streghe, assalti a bastioni e altri soggetti da libro fantasy. Il chitarrista Andy Wave sfoggia una tecnica piuttosto buona ma la band non è certo di quelle che rimane sul pezzo a svolgere il proprio compitino, cercando sempre di attaccare i pezzi con una certa foga sfruttando al meglio la trentina di minuti a disposizione. Questo assalto al fulmicotone, unito ad un’acustica che è un po’ peggiorata rispetto al sound di cui aveva beneficiato il concerto di apertura dei Battle Ram (e ai problemi alla chitarra ritmica di Marta quasi assente per lunghi tratti) non ci consente di esprimere un giudizio definitivo sulla compattezza della band. Rimane un’impressione di fondo positiva per l’attitudine e la simpatia di una formazione che di certo ci ha dato l’impressione di divertirsi sul palco mostrando una singer apprezzabile da almeno un paio di punti di vista (tra cui quello vocale). Piacevoli.

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A distanza di tredici anni dalla loro prima calata tornano ad esibirsi in terra italica gli australiani PEGAZUS, qui in pieno tour europeo per la promozione del loro ultimo “In Metal We Trust”. Con una speciale touring lineup che riporta Rob Thompson al basso e Robbie Stoj dietro le pelli, i Nostri irrompono sul palco con il loro classico heavy metal dalle tinte britanniche: la breve scaletta proposta dai Pegazus si snoda energica attraverso brani estratti sia dall’ultimo album (“Metal Messiah”, “Road Warrior”) che dalle produzioni leggermente più datate – “The Headless Horseman” con cui viene aperto il concerto, l’anthem “A Call To Arms” e “Dragon Slayer”, passando per l’esaustiva “Metal Forever”, tanto per citarne qualcuna – con il muscoloso Justin Fleming (vocalist del primo omonimo disco del 1995) in moto perpetuo sulle assi dell’Estragon. Tanta energia certo, ma dopo tre brani la presa sull’interesse di chi scrive si è già allentata notevolmente: i pezzi sono piacevoli ma nulla di più, e anche se i Pegazus non risparmiano passione e sudore sul palco, alla fine la sensazione è quella di aver assistito ad uno show senza infamia e senza lode, sicuramente non anonimo ma neanche epocale.

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Torna a sventolare il vessillo dell’heavy metal tricolore con i felsinei TARCHON FIST, band che in pratica si esibisce sul palco di casa. In occasione dello Steel Fest viene inoltre presentato “World Of Figthers”, un “Best Of” stampato in vinile da Bologna Rock City Records che pesca il meglio dai due album “Tarchon Fist” e “Fighters”: c’è di che festeggiare quindi e il combo bolognese celebra l’evento nell’unico modo che conosce, ossia regalando al pubblico (nel frattempo aumentato) uno show intenso, coinvolgente e ricco di adrenalina! I Tarchon Fist sono ormai una sicurezza e la nuova formazione conferma tutte le impressioni positive che ci aveva lasciato all’”Acciaio Italiano Festival” di Maggio. Lucio e i suoi ragazzi sono animali da palco – oltre che musicisti di valore – e nel complesso la band è molto ben oliata nei suoi meccanismi: aggiungete degli ottimi pezzi come l’introduttiva e travolgente “It’s My World”, l’inno “We Are The Legion” e l’energica “I Stole A Kiss To The Devil”, fino alla conclusiva “The Game Is Over” ed otterrete un concerto ad alto voltaggio, un assalto metallico a cui è davvero difficile opporre resistenza! Il tempo vola letteralmente in loro compagnia ed alla fine, ripensando a quanto visto e sentito, non possiamo che dirci più che soddisfatti per lo spettacolo che i Tarchon Fist ci hanno offerto: altra grande band italiana, pollice non alto ma altissimo!

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E’ con un mix di ANSIA e di curiosità che attendiamo l’inizio dello show dei PICTURE, gruppo olandese le cui prime tracce risalgono addirittura al 1980! Non è certo cosa da tutti i giorni avere la possibilità di vedere cult band come questa sul suolo italico e va detto che i Nostri non tradiscono le attese portando allo Steel Fest uno show grintoso e tutto sostanza, che si rivelerà essere – per chi scrive – uno dei migliori in assoluto. L’esperienza c’è e si vede, i pezzi di valore anche: il pubblico apprezza l’impetuoso e robusto heavy metal dei Picture e li sostiene calorosamente per tutta la loro esibizione, composta non solo di brani datati ma anche di gustose anticipazioni provenienti da “Warhorse”, full lenght pronto da giugno ma in uscita solo a febbraio 2012. La partenza è di quelle micidiali con una tripletta d’annata come “You’re All Alone”, “Heavy Metal Ears” e “Diamond Dreamer”, prima che arrivino gli assaggi dalla nuova fatica discografica: se la memoria non fa scherzi, i pezzi nuovi dovrebbero essere tre, tutti dotati di un ottimo tiro live ed intitolati “Battle Plan”, “Shadow of the Damned” e “War Horse”; finale che guarda ancora al passato con “Lady Lightning” ed “Eternal Dark”, brano con cui la band si congeda dalla folla bolognese. Un spettacolo di alta qualità quello offerto da Pete Lovell e compagnia suonante, capaci di coinvolgere e “tenere” il pubblico per tutto il tempo a loro disposizione: davvero bravissimi! E dopo aver raccolto tanto affetto dal palco, i Nostri hanno proseguito a mietere consensi in mezzo alla gente, dove non si sono sottratti ad una quantità di foto ricordo! Complimenti a Emiliano Nanni per averli portati in Italia e complimenti ai Picture: ora, sempre con ANSIA, non ci resta che aspettare il nuovo album!

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Ultima band tricolore chiamata a calcare le assi dell’Estragon sono i blasonatissimi SKANNERS, band che allo Steel Fest vede pubblicato il suo ultimo “Factory Of Steel” in vinile da Bologna Rock City Records. Posizionati subito a ridosso dei tre pesi massimi di questa edizione, gli Skanners non difettano certo in carisma, grinta e passione, ingredienti che durante il loro show vengono riversati sui fans attraverso tonnellate di roccioso heavy metal: sebbene non sorretti dai suoni, i Nostri danno vita ad uno spettacolo esplosivo ed intenso, con il vocalist Claudio “The Undertaker” Pisoni che, posseduto dal sacro fuoco del Metallo, non si risparmia minimamente “riempiendo” il palco in lungo ed in largo! Aperta dalla rovente “Welcome To Hell”, la scaletta di stasera attinge a piene mani proprio dall’ultimo nato in casa Skanners ed arrivano, in ordine sparso, brani potenti e massicci come “We Rock The Nation”, “Never Give Up”, “Iron Man”, “Factory Of Steel” e la devastante “Hard And Pure”. L’unico estratto da “Flagellum Dei” risponde al titolo di “Blood In My Eyes”, mentre dallo splendido “Dirty Armada” datato 1986 ecco la micidiale “Starlight”. La parola fine al tempo dei cinque altoatesini viene messa attraverso le note dell’inedito “Rock To You”, un buon brano dal piglio – appunto – rockeggiante. Una prova di alto livello anche per gli Skanners alla fine dei conti e se i vari Claudio Pisoni, Fabio Tenca, Walther Unterhauser ed Andrea De Masi sono sinonimo di qualità, la sorpresa più gradita arriva da Davide Odorizzi, giovane e preparatissimo batterista! Promossi con lode, altra band di cui essere fieri!

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Un pubblico ormai caldo, che dalle 15 di un tiepido (seppur piovoso) pomeriggio di novembre è assiepato sotto il palco e sommerso da tonnellate di metallo, lascia alle spalle i prime movers nostrani Skanners per lanciarsi in cori di gaudio inneggianti i prossimi ad esibirsi, quegli stessi ANGEL WITCH che hanno fatto la storia della nostra musica, tra alti e bassi, mantenendo un ruolo di “cult band” dal quale non si sono mai smossi, senza purtroppo ottenere il successo di altri epigoni pur avendo tutte le carte in regola per centrare il bersaglio, e non certo per demeriti musicali.
Chi si avvicina a loro per la prima volta potrebbe quasi pensare che questa storica band dai britannici natali abbia rilasciato un solo album; ci si può chiarire le idee sottolineando come la loro discografia sia più consistente, ma essi (o meglio, ad oggi il solo superstite e leader Kevin Heybourne) vivano dell’ottimo riscontro postumo ottenuto dal self titled debut da 30 anni a questa parte, fermo restando quanto la band sia stata sfortunata così come non abbia saputo sfruttare appieno l’epopea d’oro della NWOBHM.

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Rispetto alla prima calata italica in assoluto dello scorso novembre 2010, in occasione del “British Steel Fest”, dove li avevamo visti nel ruolo di headliner, con una formazione rimasta inalterata da allora (Andy Prestidge alla batteria, Will Palmer al basso e l’arcinoto Bill Steer, già all’attivo con Napalm Death e Carcass, alla chitarra), Heybourne spende qualche parola in più col pubblico dell’Estragon, pur mantenendo un approccio “glaciale” con gli astanti, segno contraddistintivo delle performance che da sempre offre l’istrionico frontman.
Una scaletta che come già detto pesca a piene mani da quel primo furoreggiante album non fa certamente rimpiangere i nostalgici ed i fan “dell’ultima ora” accorsi in quel di Bologna; se a ciò si aggiunge una band coesa, che diverte e sembra divertirsi nel riproporre classici ormai senza tempo, lo show non può che risultare piacevole ed intenso, a giudicare anche dalle facce dei metalheads presenti.
Presa la tracklist di “Angel Witch” e mischiate le carte, i nostri eseguono magistralmente “Gorgon”, “Confused”, “Sorcerers”, “White Witch”, “Atlantis” e l’anthem “Angel Of Death”, ci regalano il classico “Baphomet” (dalla prima leggendaria edizione di “Metal For Muthas”) e, non paghi di tutto, presentano l’inedita “Guillotine”, sulla falsa riga degli esordi del combo. La chiusura della setlist, come in ogni favola a lieto fine, è affidata ancora una volta all’autocelebrativa “Angel Witch”, accolta a furor di popolo e vissuta con passione e sudore.
Un veloce ma compiaciuto saluto dopo uno show da manuale, e i quattro lasciano il palco alle raffinate melodie dei connazionali Praying Mantis.

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Forse non erano i più attesi (complice anche una recente apparizione su un altro palco bolognese), ma i PRAYING MANTIS dal vivo sono stati la band più efficace e coesa di tutto il festival.
Una prestazione corale da manuale quella del gruppo britannico, che ha sciorinato il meglio della propria discografia, da vecchi cavalli di battaglia quali “Captured City” (posta, come di consuetudine, a fine show), “Running For Tomorrow” e la sempre emozionante “Don’t Be Afraid Of The Dark” a brani più recenti come l’intensa “Turn The Tide” interpretata superbamente da un Mike Freeland più in forma che mai.
Gli intrecci chitarristici, memori di band quali Thin Lizzy, Wishbone Ash ed Iron Maiden, sono assolutamente irresistibili, così come i cori e le linee vocali, forti di un lirismo davvero invidiabile.
E’ già la terza volta che vedo dal vivo la band dei fratelli Troy e l’impressione è sempre la stessa, quella di cinque musicisti che ancora si divertono un mondo a suonare su un palco, nonostante la non più giovane età e i risultati si vedono e si sentono; nessun altro, infatti, durante tutta la giornata, ha minimamente sfiorato le mirabili vette raggiunte da questa esibizione.
Una delle migliori live band in ambito metal. E non solo.

Setlist:
1. Children Of The Earth
2. Panic In The Streets
3. Can’t See The Angels
4. Turn The Tide (Lonely Way Home)
5. Don’t Be Afraid Of The Dark
6. Running For Tomorrow
7. Time Slipping Away
8. Dream On
9. Highway
10. Rise Up Again
11. Turn The Tables
12. Captured City

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I VIRGIN STEELE erano chiamati ad una grande prova, degna di una band che calca i palchi da ormai tre decadi e che da almeno due è considerata un nome tutelare della scena epic metal mondiale. Dopo anni costellati da dischi più o meno interlocutori (come ”Visions Of Eden” e il nuovo ”Black Light Bacchanalia”) se paragonati ai fasti del passato (come i due ”The Marriage Of Heaven And Hell” e il successivo ”Invictus”) alla formazione condotta dal carismatico frontman David DeFeis spetta il compito di assestare un colpo di coda degno di tal nome con un tour che cerca di ravvivare la spada infuocata (usata dalla band quasi come elemento simbolico nei vecchi live) da una fiamma che negli ultimi anni si era fatta sempre più tenue. Fortunatamente, l’intento della band di rilanciarsi pare essere riuscito grazie a concerti che sembrano aver ottenuto riscontri positivi anche fuori dai nostri confini. Il più in palla di questa serata è il guitar wizard Edward Pursino, abile cesellatore di riffs ma anche apprezzabile chitarrista solista. L’inizio del concerto, contraddistinto anche da un DeFeis decisamente infastidito per alcuni problemi tecnici alle tastiere convince grazie alla verve di una ”Dust From The Burning” suonata con la grinta e la rabbia di chi vuole riconquistare lo scettro e il trono di un regno perduto durante un esilio di qualche anno.

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La scaletta è intelligente nel non esagerare con il materiale del nuovo disco (è proposta solo la dignitosa “By The Hammer Of Zeus (And The Wrecking Ball Of Thor)” e va invece a pescare con abbondanza da ”Invictus” e dal periodo dei due “The Marriage”, per quella che fu probabilmente l’ultima ”era del metallo” davvero florida per il power e l’epic, nella seconda metà degli anni ’90. Chi visse quel periodo o ne ha scoperto dopo le perle può quindi sussultare quando vengono eseguiti classici moderni del genere come ”A Symphony Of Steel” e la sua sorellina “Victory Is Mine” (sempre dal secondo ”Matrimonio Di Paradiso e Inferno”),”Veni, Vidi, Vici” (eseguita come bis nel finale), la ispirata ”Defiance” con i suoi impressionanti vocalizzi e la meno aspettata ”Dominion Day”. Dal passato più remoto della band sono stati tagliati classici come ”We Rule The Night” ma almeno possiamo gustarci capolavori come ”Noble Savage” e ”The Burning Of Rome (Cry For Pompei)”, per chi scrive un autentico classico del genere. La performance vocale di De Feis è stata nella norma ed unita alla solita grinta e grande capacità di tenere il palco, anche se in diversi frangenti è apparso evidente come David ricorra spesso a urla da guerriero neppure presenti su disco e a tanto mestiere nei pezzi più impegnativi. I barbari romantici dell’epic metal di classe sono tornati. Dategli un’altra chance. The Flame still burns.

L’headlining show della band americana, dal punto di vista personale (e parlano i redattori di entrateparallele.it presenti), è stato impreziosito dalla presenza come special guest nello stand di EP di Buore (con ”futura consorte” con tanto di anello con brillante), una delle “penne” più pungenti e simpatiche della nostra webzine, ormai assente da tempo immemore da ogni concerto (entra praticamente a show finito per salutare i coredattori) al quale auguriamo presto la folgorazione concertistica sulla via di Damasco, meglio nota come l’arrivo in Italia di Michael Kiske per un live show.

Tornando a questo Steel Fest, al di là di qualche problema relativo al live sound di diverse bands (specialmente nei pressi del palco), va comunque detto che si è trattato di un festival decisamente riuscito, con una buona selezione di bands, diverse performances (per es. Praying Mantis, Skanners, Virgin Steele, Angel Witch, Picture e Battle Ram) decisamente da ricordare e con una risposta del pubblico che al suo culmine ha contato 700 presenze. L’accoppiata finale Angel Witch-Virgin Steele e il prossimo live album degli straordinari Praying Mantis registrato proprio durante questa esibizione bolognese non sono che due dei nuovi fiori all’occhiello per Emiliano Nanni e la sua Bologna Rock City, che in cinque anni hanno ormai portato nella città delle due torri una bella fetta di storia del metal e del rock duro. Visto che lo Steel Fest nasce dall’idea di tributare un omaggio ad ogni nazione che ha reso grande l’hard & heavy viene solo da chiedersi quale altra fetta di torta ci preparerà il guru di BRC per il 10 novembre del 2012! La Sacher Torte? La Saint Honorè? Noi abbiamo già l’acquolina in bocca…

Live report a cura di Massimo “Max Moon” Guidotti, Paolo “Paul Thrash” Porro, Luca “Rose Selavy” Driol e Gianluca “Avalon” Moraschi
Fotografie di Massimo “Max Moon” Guidotti, Silvia “Lady Avalon” Omodeo e Gianluca “Avalon” Moraschi

Di seguito altre foto del festival:
Battle Ram:

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Crystal Viper:

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Pegazus:

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Tarchon Fist:

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Picture:

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Skanners:

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Angel Witch:

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Praying Mantis:

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Virgin Steele:

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I redattori di EP al lavoro!

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Il nostro Luca Driol con gli Skanners

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Massimo Guidotti con i Pegazus

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Sempre Massimo “Max Moon” con i Picture

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Gli Skanners con Max

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Tutti si fanno fotografare con Max e alla fine anche David DeFeis chiede una foto ricordo con lui

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Lady e Lord Avalon

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Lady e Lord Buore

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