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09/11/2011 : Amon Amarth + As I Lay Dying + Septicflesh (Bologna)

Pubblicato il 24/01/2012 da in Live report | 0 commenti


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09/11/2011 : Amon Amarth + As I Lay Dying + Septicflesh (Estragon, Bologna)

Live report Amon Amarth - Estragon - Bologna - Tavastia - Helsinki

I SEPTICFLESH dal vivo andrebbero gustati ad occhi chiusi. Con questo non è mia intenzione insinuare che Satir e i suoi non abbiano una stage presence di tutto rispetto, anzi. Il leader della band greca Spiros Antoniou si conferma personaggio piuttosto carismatico e in grado di catalizzare l’attenzione dei presenti per tutta la durata del breve set equamente diviso tra gli ultimi due album “Communion” e “The Great Mass”. Il problema della formazione ellenica in sede live è un altro: pensate ad un giocatore di poker che si vede piovere dal cielo due assi ad ogni mano, ne basta un altro e con un tris è vittoria quasi tutte le volte. Mi viene in mente la nota pubblicità “ti piace vincere facile?”. Un altro esempio potrebbe essere una gara di cucina durante la quale ci esibiamo in una pasta condita con un ragù speciale “della nonna” appena estratto dal frigo. Così non vale. In un concerto dal vivo, dopo aver apprezzato l’originalità dei dischi registrati dai Septic Flesh dai primi tempi in cui incidevano su Holy Records, dopo essere stato ammantato dalle atmosfere affascinanti ricreate in studio da Satir e compagni è francamente desolante ritrovarmi davanti ad una band che suona uno scarno death metal gotico che ricorda le perle incise su disco ottico solo per l’abbondante uso di parti preregistrate. Certi pezzi partono con strumenti classici o con tastiere (ed effetti) dei quali non si vede nemmeno l’ombra sul palco. Non sarà di certo l’ennesima versione “diabolica” di portamicrofono e qualche bel vocione tenebroso, o qualche contrasto tra riff groovy e stacchi di doppia cassa ad impressionare il sottoscritto. Non mi posso accontentare di così poco da una delle più interessanti bands estreme delle ultime due decadi. Nell’attesa che Atena doni saggezza a questi guerrieri greci io mi riascolto la loro “Anubis”.

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Gli AS I LAY DYING sono una band americana che si fa portabandiera di un metalcore piuttosto thrashy condito da inserti di melodic death metal di stampo europeo. Il buon successo ottenuto quando il metalcore, un genere per il quale di certo non vado pazzo, era più popolare ha consentito loro di crearsi una buona fetta di pubblico decisamente in brodo di giuggiole durante l’esibizione di questi cinque scalmanati. Se la componente musicale del concerto non si può definire originale va ammesso che l’impegno profuso dalla band on stage e l’intensità con la quale ogni membro della band si dimena è davvero ragguardevole. Il contrasto tra la voce estrema del frontman Tim Lambesis e quella pulita del bassista Josh Gilbert non è male anche se i pezzi proposti tendono ad assomigliarsi un po’, un fatto dovuto anche alla scelta della setlist piena zeppa dei pezzi più catchy e incisivi e priva delle rare variazioni sul tema inserite qua e là negli album della band. Gli As I Lay Dying sono una delle pochissime bands estreme dichiaratamente cristiane, e come tali si meritano un certo rispetto anche solo per il coraggio di aver fatto “outing” in tal senso in un mondo tanto anticristiano come quello della scena metal più estrema. Mazzate come “Within Destruction” possono soddisfare un po’ gli amanti del moshpit meno old school mentre con la classica “Nothing Left” gli As I Lay Dying mostrano un mix di thrash riffs chirurgici e melodie catchy da nu metal single e che sono valsi al gruppo una nomination per un Grammy Award come miglior performance metal. Musicalmente non trascendentali ma tosti dal vivo. Rispetto.

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La calata dei “vichinghi” AMON AMARTH in terra italica sta diventando ormai una consuetudine. Dopo l’esplosione della band su vasta scala (anche negli States) è del tutto evidente l’intenzione di Johan Hegg e dei suoi compagni di battaglie di battere il ferro finchè è caldo. Al pubblico italiano piace molto, soprattutto se il fabbro è intento a forgiare un’ascia vichinga o uno spadone in stile fantasy. Un secondo tour a pochi mesi dal precedente dopo anni di continue visite al nostro bel paese è una tattica un po’ rischiosa, e che ricorda un po’ quella adottata una quindicina di anni fa da un altro gruppo nordico, i finlandesi symphonic power metallers Stratovarius. Allora la band finnica fu in grado di mietere successi per un lustro abbondante per poi calare vistosamente. L’impressione è che gli Amon Amarth siano di un’altra pasta, soprattutto dal punto di vista della coesione umana. E’ vero che l’ultimo disco “Surtur Rising” a bocce ferme non si è rivelato un grande disco ma non ci si può lamentare troppo di album che pur non facendo gridare al capolavoro producono gemme del calibro di “For Victory Or Death” e “War Of The Gods”. Al solito, gli Amon Amarth dal vivo forniscono uno spettacolo di buon livello con pezzi che si presentano fedeli alle versioni di studio e senza ricorrere a trucchetti da baro. Hegg pare ripresosi almeno in parte dalla performance un po’ sottotono dell’esibizione milanese di pochi mesi prima. Il punto più alto del set, a mio avviso, è raggiunto grazie all’esecuzione della bellissima “Embrace Of The Endless Ocean”, un pezzo decisamente profondo e malinconico delle convincenti linee di chitarra “da viaggio”. Il disco più apprezzato della band, a giudicare dalla reazione dei fans, pare proprio essere “Twilight Of The Thunder God” dal quale sono estratti anche la titletrack, la catchy “Guardians Of Asguard” e la galoppante “Varyags Of Miklagaard”, ormai diventati inni del viking metal più melodico. I vichinghi dal vivo non deludono mai pur avendomi entusiasmato di più altre volte e spero siano in grado di tornare a comporre materiale di studio più ispirato e all’altezza di classici come “Victorious March”(non eseguita in questa occasione), “Death In Fire” e “Pursuit Of Vikings”. Odino pensaci tu.

Di seguito altre foto della serata, sempre opera di Massimo “Max Moon” Guidotti.
Septicflesh:

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As I Lay Dying:

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Amon Amarth:

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