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02/04/2012 : Rage + Tyr + guest (Milano)

Pubblicato il 9/05/2012 da in Live report | 0 commenti


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02/04/2012 : Rage + Tyr + Communic + Scars Of The Sun (Bitte Club – Milano)

Live report Rage, Tyr, Communic, Scars Of The Sun - Milano

Nonostante l’appuntamento con il live show dei Rage di Peavy Wagner nel “bel paese” abbia ormai assunto una frequenza annuale anche in questo lunedì meneghino una parte dello zoccolo duro di fans della cult band tedesca ha risposto presente.

All’ingresso nel piccolo Bitte Club provo (e non sono il solo) un certo fastidio nel constatare come, per l’ennesima volta, la location fornita ai Rage non sia all’altezza del valore della band sia per il palco minuscolo che per l’impianto sonoro non all’altezza.

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La serata è aperta, in grave ritardo rispetto agli orari previsti, dai greci SCARS OF THE SUN. Con quattro bands in programma e ben conoscendo le severe regole del comune di Milano (che impongono un termine dei concerti intorno alle 23) già immagino un triste taglio di canzoni dalle scalette delle (quattro!) formazioni in programma. La mesta previsione purtroppo si rivelerà azzeccata e quindi questi ragazzi ellenici hanno solo una ventina di minuti per impressionare con la loro formula musicale estremamente varia. Prendete un pentolone e, dopo averne cosparso il fondo con olio extravergine di oliva inseritevi nell’ordine 200g. di gothic metal, 200g. di power prog sinfonico, 100g di elettronica e altri 100 di parti atmosferiche a stemperare il gusto forte delle sferzate più metalliche. Nè carne nè pesce forse, ma questi giovani ragazzi sono comunque interessanti e ben difficilmente avrebbero convinto (anche se “money talks”) il produttore Rhys Fulber (già con i Paradise Lost) a curare il suono del disco di debutto “A Series Of Unfortunate Concurrencies” che vanta la presenza come guest vocalist del simpatico e talentuoso frontman dei Dark Tranquillity Michael Stanne. Simpatici e con una buona dose di energia ed entusiasmo.

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Si sale di livello con i norvegesi COMMUNIC, un terzetto decisamente più tecnico e facile da inquadrare musicalmente grazie ad un prog metal sound che mette in evidenza il cantante e chitarrista Oddleif Stensland, dotato di buona tecnica strumentale e di una voce piuttosto incisiva anche sulle tonalità più alte. Il songwriting della band si dimostra piuttosto maturo e giustifica di certo la collocazione del gruppo all’interno del nutrito roster targato Nuclear Blast. La formazione ha ormai un decennio di vita ed ha ottenuto diversi riscontri positivi da parte della stampa specializzata con svariati “album del mese” assegnati ai propri dischi da diversi magazines. L’ultimo disco “The Bottom Deep” è quello che viene maggiormente rappresentato in questo breve set, e ci ricorda a tratti i Nevermore più progressive con un tocco di gelo nordeuropeo decisamente malinconico. La formazione norvegese originaria della bella cittadina di Kristiansand potrà anche non assurgere mai alle più alte vette in termini di popolarità e vendite ma rappresenta una buon investimento di tempo se cercate una prog metal band ispirata fuori dalla cerchia dei nomi di riferimento del genere. Questi tre ragazzi dal vivo dimostrano di saperci fare e pur non essendo particolarmente brillanti nel coinvolgere i presenti meritano una chance.

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Con i TYR restiamo nel nord dell’europa, ma più precisamente nelle isole Fær Øer con una band che fa ormai del proprio epico viking metal un trademark musicale ormai piuttosto noto in ambito europeo. Il viking metal dei nostri è in realtà una commistione tra il power metal e le melodie folk tipiche delle terre scandinave che la band è solita abbinare a ritornelli particolamente catchy. Con le dovute differenze stilistiche, è facile ipotizzare che se i Manowar fossero nati nell’area scandinava dell’Europa avrebbero potuto sfornare pezzi ruffiani simili all’indovinatissima “Hold The Heathen Hammer High” o a “Take Your Tyrant” qui molto apprezzate dai fans del quartetto. “Tyr” era dio della guerra, dell’eroismo e della gloria nella mitologia norrena e a questi temi si rifanno questi “vichinghi dentro” che dal vivo se la cavano pur senza strafare, con il singer Heri Joensen un po’ sottotono rispetto alla precedente calata italica in compagnia dei Moonsorrow. Una piccola garanzia per i defenders in salsa nordica ma una vera delusione per la durata davvero esigua dello show (solo quattro pezzi eseguiti).

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Con l’ingresso sul palco dei RAGE il morale dei presenti non è purtroppo dei migliori e aleggia lo spettro di un ulteriore (e ancora più doloroso perchè trattasi degli headliners più attesi) taglio alla setlist ma bastano i primi riffs della titletrack di “Twenty One” per lasciar perdere i pensieri negativi o tristi e tuffarsi nel concerto di una delle migliori metal bands degli ultimi venticinque anni. Inutile dilungarsi troppo sui fatti più ovvi, i Rage dal punto di vista strumentale sono una compagine di primissimo livello a partire dalla scioltezza con cui Victor Smolski sciorina riffs complicati o assoli che uniscono la tecnica al gusto compositivo che da sempre caratterizza le uscite discografiche del gruppo capitanato dal mastodontico Peavy.

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E’ proprio il frontman tedesco, non in perfette condizioni fisiche ma comunque simpaticissimo e sempre impegnato a dare il suo massimo, ad informarci del motivo dei ritardi che hanno costretto ogni band a tagliare una considerevole parte del proprio show. I pullman delle bands sono stati bloccati alla frontiera tra la Svizzera e l’Italia e lasciati ripartire solo dopo circa sei ore e in seguito al pagamento di non meglio precisati dazi e oneri doganali. Tra i pezzi nuovi viene particolarmente apprezzata dai fans “Forever Dead” già piuttosto conosciuta ma invero troppo simile ad alcuni dei pezzi più recenti composti dal terzetto. Meglio “Feel The Pain” con la sua funambolica intro eseguita magistralmente da Victor e Peavy e la pazza “Serial Killer” che sconvolge un po’ le carte tra ripetuti cambi di tempo e un con Wagner gutturale e dalle vocals “assassine” come non mai.
Per il sottoscritto il momento più bello del set è rappresentato dall’esecuzione di “The Crawling Chaos”, uno dei pezzi migliori da “Black In Mind”, uno di quei brani che esemplificano perfettamente la profondità e il valore di un back catalogue che ha pochi eguali in ambito metal per una band che purtroppo negli ultimi anni è troppo ancorata al repertorio più recente e pare aver dimenticato che la maggioranza dei presenti ai propri concerti è un cosiddetto “long time fan”, e cioè uno che i Rage li segue davvero da molti anni (il sottoscritto dalla prima calata italica ad Oleggio, ed eravamo ancora nello scorso secolo). Dopo una cantatissima “Refuge” e le melodie della bella “Great Old Ones” la band si scusa ancora per i tagli alla scaletta (di almeno cinque, sei pezzi) e si congeda con una terremotante versione di “Soundchaser”.

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Al di là della professionalità mostrata dalle quattro formazioni va ricordato che si è trattato del terzo tour consecutivo dei Rage in cui i nostri non hanno suonato più di dodici pezzi, per una media di circa un’oretta per concerto, un dato francamente inaccettabile per chi si è fatto pure seicento km per seguirsi l’unica data italiana del gruppo pagando ben trenta euri per un concerto svoltosi in una location da dimenticare. Per non chiudere il report con l’amaro in bocca mi piace ricordare la straordinaria simpatia e passione che unisce molti dei fans più storici di questa band che hanno manifestato grande educazione e civiltà in un contesto nell’ambito del quale avrebbero avuto molte ragioni per lamentarsi. Tra questi ricordo un paio di ragazzi che, a fine show, hanno atteso di salutare Peavy per omaggiarlo con un vecchio film in dvd di Harrison Ford dal titolo decisamente noto ai fans dei Rage: “Solitary Man”. Ecco, questi sono i Rage, e i loro incredibili fans.

Live report Rage, Tyr, Communic, Scars Of The Sun - Milano

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Gli Scars Of The Sun all’interno del locale.

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