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04/08/2012 : Wacken Open Air – Day 3

Pubblicato il 23/11/2012 da in Live report | 0 commenti


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04/08/2012 : Wacken Open Air – Day 3

Decisamente provati dal freddo e dall’umidità della precedente serata, ci avviciniamo all’area concerti solo nel pomeriggio, prima dello show dei TESTAMENT. I cinque californiani ci presentano un concerto davvero convincente, potente e pieno di carica, in cui la voce di Chuck Billy e le schitarrate di Alex Skolnick sono supportate da Mr.Gene Hoglan alla batteria. Sotto il palco il pubblico poga in mezzo ad un consistente strato di fango, residuo dalla sera precedente.

Live report Wacken Open Air 2012

Decisamente uno dei nomi più importanti della manifestazione, i TESTAMENT sono chiamati a scaldare il True Metal stage alle 17.30. Scesi in Germania con la spettacolare formazione Billy/Peterson/Skolnick/Christian/Hoglan, i californiani danno subito fuoco alle polveri con la nuovissima “Rise Up”, uno dei brani più convincenti dell’ultimo “The Dark Roots Of Earth”. L’attacco a dire il vero non è dei più ispirati, con i singoli musicisti un po’ “slegati” e ancora in fase di rodaggio e con suoni non ancora tarati in maniera ottimale. I problemi, tuttavia, sembrano tutti sparire improvvisamente dopo qualche minuto, quando la doppietta “The New Order”/ “The Preacher” deflagra nelle orecchie dei metal head presenti, in un letale tuffo nel passato. Si ritorna al presente con pezzi dalla già citata ultima fatica e da “The Formation Of Damnation”, ma sono di nuovo i grandi classici a far salire in cattedra i californiani: la leggendaria “Into The Pit” prima e le letali “Practice What You Preach” e “Over The Wall” subito dopo fanno tremare la terra melmosa di Wacken, ormai ridotta ad un vero e proprio acquitrino. A chiudere ancora due canzoni di recente fattura come “D.N.R. (Do Not Resuscitate)” e “3 Days In Darkness”, in conclusione di un’esibizione non da cinque stelle, ma sicuramente degna del blasone di una delle più importanti thrash metal bands di tutti i tempi.

Live report Wacken Open Air 2012

CI avviamo poi verso il BeerGarden, preferendo Mambo Kurt ai Cradle Of Filth e veniamo richiamati ai palchi principali dalle prime note di “War Of The Gods” che sono l’incipit del live degli AMON AMARTH. I vichinghi svedesi sono sempre d’impatto, epici e imponenti. Il concerto si svolge come d’abitudine, snocciolando tutti i loro brani di maggior successo con convinzione e partecipazione del mare di persone presenti, che occupano tutti gli spazi dell’area concerti, che nel frattempo viene chiusa da ulteriori accessi. L’unico neo riscontrabile nella loro esibizione sono alcune piccole imprecisioni negli assoli di chitarra, ignorati dalla maggior parte di persone intente a fare headbanging inneggiando ad Odino.

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Dopo la band svedese è l’ora degli SCORPIONS, per i quali viene allestita una scenografia spettacolare, con la batteria posta su una piattaforma a svariati metri di altezza. Ci fermiamo dal fondo a sentire qualche brano e, soprattutto in quelli inizali, la voce di Klaus Meine subisce gli effetti di qualche problema di suoni. Lo show è molto spettacolare, con proiezioni sul fondo del palco e ballerine che si dimenano vicino ai musicisti, ma notando nuvole minacciose avvicinarsi ci spostiamo sotto uno stand della birra appena in tempo per evitare un secondo diluvio universale, che durerà per un bel pezzo dell’esibizione della storica band tedesca.

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L’esibizione dei MACHINE HEAD è molto attesa e a ragione, dato che probabilmente è stato uno degli show più belli di tutto il festival. Robb Flynn è molto carico e non smette neanche per un secondo di infiammare un pubblico già molto attivo, nonostante il fango ormai sia ovunque; la frase “Cheers, Moetherf*ckers” mi rimarrà in testa per molti giorni. La band è granitica, i suoni potenti e la scenografia molto bella – anche se semplice – e arricchita da numerose fiammate e colonne di fumo.

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Non conoscevo i MINISTRY (mea culpa), americani capostipiti dell’industrial metal, band in cui il polistrumentista Al Jourgensen ospita un continuo ricambio di musicisti e guest star. Nel live di stasera Al non proferisce quasi parola verso il pubblico, il suo messaggio è trasmesso dai megaschermi che mostrano immagini molto crude e violente, alternate perfettamente a ritmo con la sua musica martellante, a creare quasi un’atmosfera onirica (più vicina all’incubo però).

Siamo quasi alla fine del festival e ci sono i tradizionali saluti degli organizzatori, che salgono sul palco e salutano ringraziando la folla, ormai molto ridimensionata, sotto al palco. E’ ora dell’ultimo live, il Surprise Act, che, come si era già capito da qualche giorno, sono gli EDGUY, che a Wacken giocano in casa.

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Lo show è scoppiettante, i nostri scherzano col pubblico, che nel frattempo gioca a calcio con un megapallone gonfiabile lanciato sopra la folla e marchiato, ovviamente, Wacken, ed eseguono principalmente i singoli di maggior successo. Tobias Sammet non è più ai fasti del passato, ma è perfettamente in grado di eseguire una prestazione molto buona e gli altri musicisti sono evidentemente molto carichi, tanto da correre avanti e indietro sul palco per tutta la durata dello show. Ormai sono le tre di notte e il Wacken è finito… See you in Wacken! Rain or Shine! (speriamo la seconda!)

Di seguito altre foto della giornata, tutte realizzate da Alessandra “MorganaPhoto” Merlin.

Testament:

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Amon Amarth:

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Scorpions:

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Machine Head:

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Ministry:

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Edguy:

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