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11/12/2012 : My Dying Bride + Talanas (Viper Club, FI)

Pubblicato il 21/03/2013 da in Live report | 0 commenti


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 11/12/2012 : My Dying Bride + Talanas (Viper Club, FI)

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Dopo molti, troppi anni, finalmente i My Dying Bride tornano ad esibirsi in Italia e lo fanno in un paio di date infrasettimanali dicembrine.

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La rigida serata è “scaldata” dagli inglesi TALANAS, british band che propone un prog death metal melodico dalle influenze gotiche con occasionali virate verso il black più atmosferico. Musicalmente la band si dimostra interessante e fa sfoggio di una buona tecnica esecutiva (presenti anche rimandi agli Opeth) ma i pezzi, ad un primo ascolto, non si rivelano memorabili pur avendo efficaci parti melodiche ed un vocalist niente male. Il citato frontman del gruppo, Hal Sinden, che ha il look di un personaggio da film gotico di Tim Burton, non a caso ha proprio all’attivo anche una carriera di attore che gli ha portato in patria decisamente più successo e fama di questo giovane progetto musicale ancora al primo disco (“The Waspkeeper” del 2011). Durante la pause tra i pezzi, Hal è prodigo di ringraziamenti per i pochi fans presenti, dimostrando di possedere le buone maniere del vero gentleman. Non mancano pure piccoli commenti che probabilmente vorrebbero essere divertenti ma il tipo di humour sarebbe di quelli “tristi” anche per i più funerei cittadini britannici.

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L’atmosfera cambia in un istante con l’ingresso sul palco dei MY DYING BRIDE, ai quali basta il primo riff della opener “Kneel Till Doomsday”, uno dei tre estratti dal nuovo pregevole album “A Map Of All Our Failures”, per scaldare un pubblico (ora un po’ più numeroso) già rapito dal groove oscuro ed ispiratissimo creato ad arte da una delle storiche band leader della scena gothic mondiale. Mi accorgo da subito che la mia apparente ottima posizione, prima fila davanti ad Hamish ed alla nuova bassista Lena, in realtà non è il massimo perchè non mi consente di ascoltare al meglio la doomy sei corde di Andrew, decisamente il chitarrista dal tocco più emozionante tra le due asce della band. Oltre ad Andrew, chi è sempre in forma strepitosa e pare non sentire per nulla il peso degli anni è il frontman Aaron Stainthorpe, con un taglio netto ai capelli ma senza alcun effetto collaterale “alla Sansone”. Con entrambi ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera a fine concerto ottenendo qualche piccola anticipazione sui piani futuri della band (in arrivo un EP con nuovi pezzi e ci sono piani per un nuovo DVD). Trovare un frontman con il carisma e una voce così inconfondibile è merce rarissima (non solo per una formazione gothic) e ha da sempre reso la sposa morente ancora più speciale.

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La variegata setlist, con almeno un pezzo da ogni disco della band con le sole eccezioni del primo album e di “34,788%.. Complete” ci dà la chance di ascoltare Aaron su ogni registro vocale: dal cantato pulito di “Like Gods Of The Sun” alle clean vocals ancor più teatrali di “From Darkest Skies” dove fa bella figura anche il violino di Shaun fino ad arrivare al growling totale del classico “Turn Loose The Swans” o agli stacchi furenti di una “She Is The Dark” resa in modo superbo. Dopo un inizio più stentato anche Hamish inizia a convincermi pienamente dalla maestosa “The Wreckage Of My Flesh” con riffs sabbathiani colossali fino alla conclusiva, splendida, “The Dreadful Hours”. E’ quasi inimmaginabile un concerto dei nostri senza l’intramontabile “The Cry Of Mankind” da quel capolavoro intitolato “The Angel And The Dark River” mentre tra le nuove composizioni merita una citazione “Like A Perpetual Funeral” con il gruppo a confermare, ancora una volta, la grandissima abilità nell’arte del songwriting. Grandissimi!

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